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MAILÉN, UNA VERITÀ NASCOSTA di Lorenzo Marotta
Ci sono eventi che hanno segnato l’umanità lasciando piaghe profonde sulla pelle della Storia. Alcuni vengono ricordati periodicamente, altri rischiano di rimanere offuscati nella nebbia dell’oblio.
Tra le tante ferite della Storia, va senz’altro ricordata la tragedia dei desaparecidos: gli oppositori scomparsi a opera della dittatura dei generali in Argentina a seguito del colpo di stato del 1976. Si tratta di una vicenda abbastanza nota che, però, non è conosciuta da tutti. Ecco allora che, ancora una volta, la letteratura può intervenire per colmare buchi di conoscenza o per rinsaldare una consapevolezza assopita. Di recente è approdato in libreria il nuovo romanzo di Lorenzo Marotta intitolato “Mailén, una verità nascosta” (Vertigo, 2016, p. 267, euro 13), incentrato – per l’appunto – sulle “stragi invisibili” organizzate dalla dittatura militare argentina nel corso degli anni Settanta: una sorta di epurazione che segnò il destino di circa trentamila dissidenti o sospettati tali (tra uomini, donne, giovani, preti, suore) spariti nel nulla a opera del regime militare. Continua a leggere
Nicola Vacca tra i cinque finalisti del Premio Camaiore 2016
Con la raccolta di poesie “Luce nera” (Marco Saya Editore) Nicola Vacca è stato scelto tra i cinque finalisti della XXVIII del Premio Internazionale Camaiore. In questa opera, Vacca ci conduce in un viaggio orfico in cui l’Inferno è preciso, mentre il Paradiso è vago. Solo la parola dà forma. E per questo solo la parola può salvarci. Le parole, solo le parole/ che abbiamo il coraggio di pensare/ potranno dirci dove ci condurrà/ questa notte./ Soltanto se le parole pugnalano/ le ferite saranno rimarginate.
Come se un bisturi
prendesse per mano la vita
mentre incide ferite
sulla pelle dell’ora presente. Continua a leggere
La confessione
di Gianni Fumagalli
Veniva preparata molto tempo prima dalle suore che ci facevano catechismo. Per fare la prima comunione bisognava, innanzitutto, pulire la nostra anima che, per ricevere Gesù, doveva essere immacolata. La confessione aveva il compito di rendere bianca l’anima che i nostri peccati avevano macchiato. Solo il sacerdote godeva di questo potere, conferitogli da Gesù Cristo, solo il suo ministro poteva cancellare i peccati. Ma anche per andare di fronte al sacerdote bisognava prepararsi. Il libretto distribuito a tutti i bambini era il catechismo di Pio X, considerato al pari di una Bibbia in miniatura. Venne consegnato all’inizio del corso con un’aura di solenne soddisfazione e una serie di moniti, tra i quali campeggiava quello che vincolava la nostra prima comunione al fatto di imparare a memoria l’intero libretto. Un severo esame, condotto personalmente dalle suore, avrebbe garantito la solida preparazione di ogni singolo aspirante. Alcune parti bisognava impararle alla perfezione, su altre erano concesse attenuanti, ma i capitoletti sulla trinità, sulla confessione e comunione occorreva saperli senza esitazione, dimostrare di non avere incertezze e di conoscerle, quindi, “a mena dito,” come dicevano le suore. La preparazione alla confessione era meticolosa, comprendeva, la formula introduttoria: “perdonatemi padre perché ho peccato”, l’elenco dei peccati, sul quale le suore si esibivano in una serie di esercizi di fantasia al limite dell’equilibrismo, la contrizione, la soluzione e la penitenza. Quali peccati confessare? Si poteva cominciare dai piccoli furti in casa, quando la mamma proibiva di mangiare il cioccolato o la marmellata e furbescamente, approfittavamo della sua assenza per disubbidire. Continua a leggere
CRESTOMAZIA 22: Percivalle Doria, “Come lo giorno…”
Come lo giorno…
Come lo giorno quand’è dal maitino
claro e sereno – e bell’è da vedere,
per che gli augelli fanno lor latino,
cantare fino, – e pare dolze audire;
e poi ver’ mezzo giorno cangia e muta,
e torna in poggia la dolze veduta
che mostrava;
lo pellegrino ch’a securo andava
per l’alegrezza de lo giorno bello,
diventa fello, – pieno di pesanza:
così m’ha fatto Amore a sua possanza.
Premio Strega a “La scuola cattolica”
Ripubblichiamo l’articolo in cui Maurizio Soldini aveva previsto la vittoria di Albinati al Premio Strega 2016, recensendone il libro.
Finalmente ho portato a termine la lettura de La scuola cattolica, che rimetto in coperta e ripongo in libreria tra i vincitori del Premio Strega.
Non perché sia d’accordo, a proposito della vittoria dello Strega, tanto più per il valore del libro, ma perché così pare sia già deciso, del resto come ogni anno a questa parte, in cui avviene che si sappia anzitempo quale libro sia destinato a vincere. Continua a leggere
Guido Michelone intervista Gianluca Barbera

La truffa come una delle belle arti
Gianluca Barbera, cinquantenne reggiano (ma senese d’adozione), dopo Finis Mundi (2015), ha da poco pubblicato il suo secondo romanzo, dal titolo spiazzante: La truffa come una delle belle arti. Continua a leggere
E poi
Non respiro…
L’articolo qui di seguito lo avevo scritto nel 2014, all’indomani dell’uccisione dell’afroamericano Eric Garner da parte della polizia di New York. Sono passati quasi due anni e in Italia come negli Stati Uniti (e ovunque nel mondo occidentale) il diritto alla vita di chi ha il colore della pelle diverso dal nostro continua a non essere riconosciuto.
Mi permetto allora di ripostare le parole di ieri, nella speranza, auspicata già a suo tempo alla fine di questo articolo – e purtroppo contraddetta dai fatti – di non doverlo fare ancora una volta domani.
Viviamo in un mondo in lotta tra diritti e soprusi, povertà crescente e ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Viviamo in una società basata sempre più sui conflitti, di razza, di genere, di religione e non ultimo, appunto, di ricchezza, che poi è divenuta l’attuale scala di valori su cui giudicare gli altri, dopo la scomparsa di quel concetto di ‘classe’ che tanto a lungo aveva caratterizzato il secolo scorso.
Dagli Stati Uniti, nazione che fino a non molti anni fa veniva indicata come luogo simbolo delle lotte per i diritti civili, e che all’indomani dell’elezione di Barack Obama sembrava aver definitivamente superato i fantasmi della discriminazione razziale, arrivano ogni giorno storie di violenze e ingiustizie operate dalle forze dell’ordine nei confronti di persone di colore. In Italia più che il colore sembrano contare (come spesso accade dalle nostre parti) le conoscenze. E così, per un’escort appena maggiorenne che fa la vita della milionaria tra il Messico e Dubai, ci sono i vari Giuseppe Uva, i Federico Aldovardi, gli Stefano Cucchi, entrati Continua a leggere
Il porgitore di stelle, Margherita Guidacci

Poesie tratte da Il buio e lo splendore, di Margherita Guidacci.
Ed. Garzanti Poesia
a cura di Barbara Pesaresi
da Il porgitore di stelle
“Una Lasa etrusca (divinità femminile alata) di nome Vecua, divenuta per amore una donna mortale, ebbe dal Collegio dei Lucumoni l’incarico di delimitare i confini dei terreni dei popoli etruschi, perché non sorgessero discordie; e, successivamente (essendo i Lucumoni rimasti molto soddisfatti dell’operato catastale di Vecua) anche di disegnare una mappa del cielo. A questo scopo fu dato a Vecua un assistente, detto «Mav Luceziniai» (il porgitore di stelle) perché le indicasse ad una ad una le stelle, che Vecua poi incluse in sedici «case del cielo». Dalla storia di Vecua, che mi piace enormemente, ho tratto il titolo di questa parte della mia raccolta.”
(Margherita Guidacci) Continua a leggere
Il Calcio d’autore di Antonio Donadio
Gli Europei di calcio stanno volgendo al termine e l’Italia come sempre è divisa in due, tra chi ama e chi detesta il gioco del pallone: pro o contro senza mezze misure. Per l’evento sportivo e mediatico annunciato da mesi, anche l’editoria si attrezza in tempo per offrire ai lettori romanzi e saggi sul football (o soccer, per dirla all’americana), sia per cercare di attrarre nuovi lettori dalle tifoserie storicamente ritenute incolte o addirittura ignoranti e semianalfabete, sia per mostrare a tutti che sport e cultura non sono due fenomeni contrapposti, ma addirittura riescono a convivere nelle passioni di molti scrittori insospettabili. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 11
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=a9LUIlLy4VA&feature=youtu.be]
da qui
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=X9l2kSd6fwg&feature=youtu.be]
da qui
Federico García Lorca
L’ombra della mia anima
Da:
GARCÍA LORCA
Poesie
Libro de poemas – Suites
a cura di Claudio Rendina Continua a leggere
L’ultimo giorno
[Un racconto che ho lasciato nel cassetto per molti anni, ma che ho voglia di tirare fuori proprio in questi giorni. Una buona musica da ascoltare durante la lettura potrebbe essere questa, se avete voglia. Grazie.]
L’ULTIMO GIORNO
Quando la mattina si incamminava verso il lavoro in genere albeggiava. In silenzio, scendeva a valle insieme ad altri, ognuno a passo diverso, chi con asini, chi con ceste, chi con niente, come lui, sentendo solo il rumore dalla terra sabbiosa che scricchiolava sotto i sandali, dando un ritmo cullante al cammino. Solo qualche sporadico camion saliva a quell’ora in senso contrario verso il suo villaggio, mischiando acre gas di scarico e polvere in un’unica nuvola nera. Continua a leggere
Il commento
di
Roberto Plevano

§ Il commento
Lunedì vado finalmente a visitare l’amico che non ci si riesce mai a vedere, quello che ha seguito i passi del padre e si è accomodato, con occasionali mugugni e genuino compiacimento di sé, dietro la scrivania, nella prassi e identità di imprenditore. Mi mostra i capannoni – un quaranta anni fa qui c’erano campi a perdita d’occho e sull’orizzonte si stagliavano soltanto i campanili dei paesi –, la macchine delle linee di produzione, pile di bobine nei magazzini, parla di fatturato, di crescita, di personale soprattutto: snocciola numeri importanti. I suoi capannoni non sono scatole vuote, c’è gente che viene a lavorare ogni mattina, con i turni anche di sera, famiglie intere hanno un reddito. Ma non è tutto oro quello che luccica, non è soltanto virtù salvifica del sudore e del lavoro, questo lo so da me. Senza addentrarsi in considerazioni generali, so che la crescita di fatturato è stato un passo obbligato per minimizzare perdite pesanti di un investimento sbagliato, un errore che gli rode, tanto che ne parla poco, lui che ama parlare; e per buona sorte, questo passo gli è stato possibile.
Con un giorno del suo fatturato ci vivrei comodamente per anni, eppure lui dice: tu non hai problemi, la tua vita tranquilla, qui appena ti muovi ti saltano addosso, è un assedio continuo. Escludo a priori che dietro alcune occhiate di sottecchi che mi lancia ci sia un sentimento – vaghissimo, eh? – di invidia, invidia in senso buono si intende. Dalle mie parti, con redditi come il mio, c’è poco da invidiare, mi punge il sospetto di essere una specie di fallito, uno sfigato… discorso lungo, la sfiga è una categoria dello spirito che tocca il genere umano, come il peccato originale, come il fato eschileo, come le idee platoniche. Come l’IO cartesiano. Ci si rispecchia, nello sfigato, lo si teme.
Non gli dico niente, annuisco con aria seria, come a dire, eh, ti capisco, comprendo il tuo fardello di imprenditore.
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Non c’è più tempo per le poesie
All’ombra del campanile
di Gianni Fumagalli
La nostra infanzia è stata dominata da una presenza possente, distaccata ma fiera, dominante ma necessaria: il campanile della nuova chiesa parrocchiale, dedicata a S. Margherita . Alto, elegante, conquistava la simpatia dei parrocchiani con il suono forte e caldo delle sue campane e lo sguardo austero ma rassicurante. Abitavo allora nella curt di Brivi, il cui muro di cinta confinava con il piazzale della chiesa. E’ inutile dire che la prima cosa che vedevo appena alzavo lo sguardo era proprio il campanile, ma occorre dire che la mia fantasia si è esercitata sulla sua ardita altezza e sulla sua forma slanciata. Fu ultimato nel 1933 e per la sua costruzione le maestranze si avvalsero della collaborazione volontaria di molti parrocchiani, tra i quali mio zio Luigi e mio padre. Ho una chiara istantanea della piazza della chiesa, parte erbosa :la famiglia Barachetti quasi al completo, il sacrestano Giuseppe, davanti a tutti col suo passo lesto, un po’ dietro la moglie, sempre sorridente, a seguire Ermanno, con la sua grande e lenta falcata e lo sguardo pensieroso, ultimo Sem, leggero nella camminata e sorridente nel viso. Continua a leggere
LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano
Ode all’arte “assenteista”
In un viaggio a New York ho visitato una mostra al museo Guggenheim; Storylines: questo era il titolo. Il tema era, spero di aver interpretato bene, il rapporto tra opera d’arte e biografia dell’autore. Insomma, l’arte come “narrazione” dei vissuti umani e del vissuto particolare dell’artista. Mi ha colpito un’installazione del vietnamita Danh Vo. In realtà, più che l’opera – l’arte post-moderna ci ha offerto un catalogo inesauribile di stranezze, dal WC al vuoto pneumatico – mi ha fatto riflettere la didascalia a sua presentazione. Continua a leggere
SUL TAMBURO n.20: Guido Guidi Guerrera, “La truffa”
Guido Guidi Guerrera, La truffa, Reggio Emilia, Imprimatur Edizioni, 2016
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La più grande (e riuscita) truffa della storia dell’Occidente avvenne a Lisbona tra il 1925 e il 1926. Le sue ripercussioni furono enormi per la storia della nazione lusitana – senza il gravissimo scandalo suscitato dalla burla (come viene chiamata in portoghese) orchestrata da Arturo Virgilio Alves do Reis e dai suoi complici di tutta Europa, e dalle sue ripercussioni a livello economico nazionale e internazionale, l’inflazione non avrebbe dilagato in Portogallo e i militari non avrebbero trovato la forza e il consenso necessari a prendere il potere (con il colpo di stato del 28 maggio 1926 che portò al potere António de Oliveira Salazar per lunghi decenni fino alla “rivoluzione dei garofani” del 1975). Non si trattò, allora, solo di un evento criminale sia pure di livello notevolmente alto per conseguenze e implicazioni ma della tipica goccia che fece traboccare un vaso fino allora rimasto colmo soltanto fino all’orlo (analoghe conseguenze ebbero storicamente eventi dello stesso tipo: l’affaire Stavisky nella Francia del 1934 con le imponenti conseguenze che ebbe sul governo del radicale Camille Chautemps costretto alle dimissioni e, più indietro nel tempo, nel 1786, l’affaire del collier della regina Maria Antonietta all’alba della grande stagione della Rivoluzione Francese – sembrerebbe che, dal punto di vista della storia universale, grandi truffe siano i prodromi di grandi eventi successivi, siano rivoluzionari o meno).
dentro il bosco
di Antonio Sparzani
cosa meglio del verde intenso
delle foglie degli alberi
qui davanti
per capire l’intimo della vita.
Andare con tutto me stesso
dentro la delicata struttura
delle vene delle foglie, Continua a leggere
KSENJA LAGINJA, “PRATICARE LA NOTTE”
Ksenja Laginja – Praticare la notte – Giuliano Ladolfi Editore
La cosa singolare è che scrivo la recensione di questa raccolta poetica, Praticare la notte di Ksenja Laginja, intrisa di ariose oscurità notturne (reali e metaforiche) in un luogo (Visby, sull’isola svedese di Gotland) e in un momento (il solstizio d’estate) in cui è il giorno a farla da padrone, e le tenebre si affacciano appena solo per un’ora o due. Ma è l’atmosfera perfetta, sia per riflettere su un romanzo che ho in gestazione, sia per coltivare queste emozioni, per così dire, “in negativo”, attraverso letture fatte di Ombra e Luce. Durante il viaggio di andata ho letto La lucina di Antonio Moresco (ed. Mondadori), romanzo immerso nel buio ma con un unico – enigmatico – segnale luminoso a fare da guida a un narratore in cerca di risposte sulla vita e sull’Oltre. E anche un poemetto di prossima pubblicazione, del quale scriverò la postfazione, La via lattea di Diego Caiazzo, dove le vicende umane si specchiano nella profondità abissale dell’universo (esterno e interiore).
A suggellare il tutto, la lettura di Ksenja. Continua a leggere










