da qui
Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Salvatore Violante
Io voglio farmi uccello mio Signore
e fare festa, all’alba, nel risveglio
contento d’esser vivo e volar via.
E fiore e pianta io voglio farmi ed erba
e pioggia e fiato e nera sabbia e culla
ed acque rotolanti, sinfonie
di luci fuse, coro per gli impianti
di soli e stelle, fasci rampicanti.
Io voglio farmi giorno, ripiegare
sborniato e fuso sopra il calmo mare
sciolto in carminio a lungo, scivolare
con ali decorate e fra le piante
voglio tenere appesi gli aquiloni,
e rotearli ad arte in mezzo ai rami.
Voglio tuffarmi infine fra I gerani.
Da Sulle tracce dell’uomo (Marcus ed. Napoli 2009)
POESIA E POLITICA.28. Michele NIGRO

Il ritorno del re
Agogno il ritorno del re
che in solitudine tutto decreta,
sulla lama della sua spada
cadranno gli ipocriti tra ghigni sociali
e periranno le confuse democrazie. Continua a leggere
Michele Sovente
Grazia
20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano
Ultimo atto (Consulta librieprogetti, 2025) dice tutto su mia madre. Lucia Diomede dedica questa ultima sua raccolta di poesie a sua madre. Ma sono versi su tutte le madri, tutte le nostre. Conferma, quasi un risvolto ancestrale e fossile di una verità banale, che il rapporto materno è di per se una relazione poetica universale. Come l’autrice preannuncia nella nota introduttiva, l’opera è un commiato in versi, l’ultimo saluto alla propria sorgente matrice. L’umanesimo della fine, che la Diomede esprime, è una definizione che intuisce la nostra attuale condizione esistenziale e civile. Non leggo o scrivo/ se non di te/ bugiardini, referti/ lacerti di lingue a me oscure/ che pure restituiscono/ tuoi brandelli di carne e sangue vivi.
Giorgio Stella. Incantagioni
Qualità
Antonella Sica. Corpi estranei
Corpi estranei di Antonella Sica
(Arcipelago itaca 2025)
Quando l’assenza e la mancanza diventano un vuoto incolmabile, la realtà psichica ci lascia attoniti e isolati in ciascuna età della vita. La poesia di apertura che Antonella Sica ha dedicato alla madre prematuramente scomparsa, è un atto d’amore sospeso che si spegne nell’oscurità dell’abbandono:
“Madre di Luna pietra madre ragnatela
di capelli sul guanciale madre pallido […]
che sei andata via
come si spegne la luce
nella stanza di un bambino”. Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
Perseveranti nel cambiamento
( Museo Peggy Guggenhaim Venezia)
«In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: “In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”. E il Signore soggiunse: “Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”». [Lc 18,1-8] Continua a leggere
La scuola di Serena Bedini 10. Scrivere è catartico
La psicanalisi ha più volte sottolineato l’importanza della scrittura a scopo terapeutico: scrivere significa trasferire su carta non soltanto i propri pensieri, ma momenti, situazioni e incontri che ci hanno particolarmente emozionato, talora amareggiandoci, talora rendendoci vulnerabili, altre volte permettendoci di assaporare la felicità.
La scrittura consente di affrancarsi dai sentimenti negativi prendendone il giusto distacco e di analizzare i positivi apprezzandone ancora di più le cause e le implicazioni: ovviamente si tratta di un processo difficoltoso perché scrivere porta a rivivere certi istanti e perché la purificazione che suscita in noi avviene solo se riviviamo appieno certe sensazioni, senza rifuggirle, ma abbandonandosi a esse nella loro intensità, consapevoli che ciò che proveremo inizialmente sarà anche quello che lascerà spazio a un senso di liberazione poi. Il fatto è che nel momento in cui mettiamo per iscritto le nostre riflessioni siamo costretti a farlo in modo logico, obbligandoci a scavare dentro di noi, a ricercare le cause della nostra sofferenza o della nostra gioia, ossia razionalizzando quanto abbiamo vissuto.
Se ciò avviene nella scrittura autobiografica e diaristica con maggiore immediatezza, qualcosa di molto simile succede anche quando scriviamo un romanzo: le vicende narrate, seppure frutto della nostra fantasia, sono suggerite da fatti, episodi e comportamenti che ci hanno visto protagonisti o di cui siamo stati direttamente e persino indirettamente testimoni. Nessuno inventa niente perché il romanzo è una chiave interpretativa della realtà: non importa a quale genere narrativo afferisca, se è vero che anche nel fantasy si può senza difficoltà intravedere una metafora del mondo in cui viviamo. Ogni autore, volente o nolente, attinge alla commedia umana a cui egli stesso prende parte ogni giorno e, come spiega Murakami, qualunque angolo della realtà nasconde minerali di rara bellezza che possono diventare le pietre preziose da rendere oggetto della nostra ispirazione.
Il pane del domani
Fra le righe degli altri: Sara Maria Serafini
Sara Maria Serafini, immersa nelle parole e nelle storie fin da bambina, insegnante in una scuola secondaria, emigrata al contrario da Milano alla Calabria, ha scritto quattro romanzi editi da Morellini (più uno che scoprirete in questa intervista) e tantissimi racconti.
È la coraggiosa fondatrice della rivista Risme e sui social racconta storie di scuola, di vita e di libri che è un piacere leggere.
Conosciamo qui Sara Maria lettrice, prima che scrittrice.
Ricordi il primo libro che hai incontrato?
La prima lettura in assoluto sono i fumetti di Paperino, ho ancora tutta la collezione dei Paperino Mese sulla mensola della mia cameretta di bambina. Ogni tanto scorro i dorsi delle copertine colorate e metallizzate, bellissime. Paperino è nato nel mio giorno, il 9 giugno, ma l’ho scoperto anni dopo. Mi sembra una coincidenza bellissima che sia stato il protagonista delle prime storie che ho letto.
Il primo vero romanzo, invece, è stato Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba, me l’ha regalato mia madre in una mattina assolata in cui passeggiavamo insieme.
Che lettrice eri da bambina, ragazza?
Una lettrice appassionata. Spesso rimanevo sveglia di notte perché i personaggi mi avevano rapita, volevo sapere come andava a finire la vicenda. A pensarci, mi accade ancora adesso. Chiaramente non con tutti i libri che mi capita di leggere… con i più belli!
Il marchio
Frammenti di Cinema # 93

Due uscite estive del 2025 introducono questo frammento dedicato ai film tratti da libri di narrativa. Ma partiamo da Il maestro e Margherita (2024), di cui è uscita una versione molto ben riuscita del russo Michail Loksin. Alla 82^ edizione del Festival di Venezia poi è stata presentata la versione de Lo straniero di Albert Camus del regista francese Francois Ozon. Del romanzo di Bulgakov ricordo la versione con Ugo Tognazzi del regista serbo Aleksandar Petrovic, di cui, però, resta memorabile solo il tema musicale di Ennio Moricone. Più degna di nota è lo straniero interpretato da Marcello Mastroianni nel film di Luchino Visconti (1967). Tornando al tema generale, tutti questi film traggono ispirazione, più o meno libera, da un testo narrativo, romanzo o racconto che sia. E ogni volta tra gli spettatori e non solo si rinnova la disputa abituale: meglio il film o il libro? Difficile, dunque, farne una classifica, se non di gusto personale. Di due grandi trasposizioni, per esempio, è stato interprete supremo Gregory Peck, come il capitano Ackab in Moby Dick (1956) di John Huston e l’avvocato de Il buio oltre la siepe (1962), diretto da Robert Mulligan, tratto dal romanzo omonimo di Harper Lee. Huston firma anche la versione cinematografica del Libro per eccellenza. La Bibbia (1966) viene girato anche a Cinecittà, scritto con la collaborazione di uno sceneggiatore italiano, Ivo Perilli. Con un canone opposto, lo ha preceduto nel 1964 il capolavoro assoluto di Pier Paolo Pasolin, Il Vangelo secondo Matteo.
Sangue
Luigi Maria Corsanico legge Vincenzo Cardarelli. 11
Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Antonio Spagnuolo

“La Croce”
*
Che i miei miseri versi diventino preghiera
verso di Te trafitto sulla Croce,
tra la luce che propone spine
ed il sangue che tinge il fiume in rosso.
Sul legno alto nel cielo le stelle
tentano un ponte per tutto il creato,
ed io povero artista ho mani vuote,
sogni spezzati, livide illusioni.
Vorrei porti il segreto con verghe d’oro
e con le pietre, e con versi
che non spariranno in fretta,
ma le mie sillabe tremano di fede,
mimando voce del ladrone smarrito.
Tu accogli il mio muto oscillare,
il desiderio di riuscire a credere,
allontanando il dubbio che corrode
e le parole del mio fragile canto.
Lama di folgori la tua passione terrena
è ferita per il mio eterno rincorrere.
*
POESIA E POLITICA.27. Luigi DI RUSCIO

Da poesie operaie, Casa editrice Ediesse 2007.
Hanno scioperato perché non potevano più vendere pesce inquinato
sciopereranno perché sopravviva la fabbrica delle armi
certi andavano dietro alle bandiere rosse
altri correvano dietro i crocifissi
il tutto è tanto scemo che è penoso anche raccontarlo Continua a leggere
E se rileggessimo… di Enrico Grandesso. Nostalgia, di Ermanno Rea
Ogni compleanno va festeggiato… e certo compiere 2.500 anni, come succede alla citta di Napoli dalla sua fondazione, è qualcosa di grandioso ed unico!
Tra celebrazioni ed eventi in una metropoli dai molteplici volti – ricca di maschere e sonorità, gentilezza, entusiasmi e dolore – colgo occasione per accennare a un bel libro di una partenopea doc. È Il mondo del vicolo. Identità e rappresentazione di Monica Florio (Guida editrice), che esplora uno dei luoghi più vitali e intimi della città, tra storia e antropologia, geografia urbana, letteratura e arti.
Moltissimi romanzi e testi narrativi sono stati ambientati o hanno attraversato i tanti vicoli di Napoli. Tra tutti – di altri parlerò in puntate seguenti della mia rubrica – voglio oggi soffermarmi su Nostalgia (Feltrinelli) di Ermanno Rea, uscito nel 2016 a pochi giorni dalla morte dello scrittore e tradotto in film nel 2022, con esiti eccellenti, da Mario Martone. L’opera tratta della tragica e simbolica vicenda di Felice Lasco, un giovane delinquente che a quindici anni – prima di scivolare senza ritorno nel buio della realtà criminale – viene portato via dallo zio. Vivrà nei paesi arabi e in Africa, dove nel tempo diventerà un importante uomo d’affari.
Quarant’anni dopo Felice ritorna a Napoli, nel Rione Sanità della sua infanzia (nostalgia deriva dal greco nostos, ritorno) per rivedere sua madre negli ultimi momenti di vita e per l’esigenza del confronto con il proprio passato più lontano, per salvarne un nucleo essenziale di significato. Incontrerà due figure opposte: Don Luigi Rega, un sacerdote coraggioso ispirato dalla figura di Don Antonio Loffredo, che ha lottato per anni per offrire ai ragazzi poveri ed emarginati possibilità di risarcimento con lo sport, il teatro e la musica. E il criminale Oreste Spasiano, O Malomm, con cui Felice proverà invano a ricucire un rapporto (non svelo il finale). Un romanzo ricco e con acute descrizioni di un dramma e della sua malinconica bellezza.









