Notizie dalla poesia, di Alberto Fraccacreta

Gabriele Amadori, Il giro più corto (con una nota di Salvatore Ritrovato, Raffaelli, 2021)

L’obolo non sulla bocca gelida
per il transito di Acheronte
né al barcaiolo del Bou Regreg
nel tragitto tra derelitti sull’esile barca.

Basta il confine in fiore delle ginestre
nell’acceso meriggio
a pagare il battito d’ali
degli angeli traghettatori.

I versi di Gabriele Amadori sono legati all’idea del poeta-viator che, come scrive Salvatore Ritrovato nell’interessante prefazione al testo, «raccoglie e interpreta ogni segnale che l’angolo di mondo che lo ospita». Una lirica cognitiva, dunque, levigata e granitica, capace di annotare e osservare l’angelo necessario della realtà.

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Jorge Luis Borges

di Giorgio Stella

Le cose

Le monete, il bastone, il portachiavi,
l’agile serratura, le tardive
note che i pochi giorni che mi restano
non leggeranno, gli scacchi e le carte,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento di una sera
da non scordare mai e già scordata,
il rosso specchio occidentale che arde
di un’illusoria aurora. Quante cose,
atlanti, soglie, lime, coppe, chiodi,
ci servono in silenzio come schiavi,
cieche e misteriosamente segrete!
Dureranno ben oltre il nostro oblio;
non sapranno mai che ce ne siamo andati.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Guariti e salvati

(Xu Bing, Square Word Calligraphy: si legge Mouton Rothschild nella grafia degli ideogrammi, riportati in basso a destra)

«Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse loro: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. E gli disse: “Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”» [Lc 17,11-19] Continua a leggere

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Maurizio Soldini, Ammennicoli

di Massimo Seriacopi

Maurizio Soldini, Ammennicoli, Il Convivio, 2025

Una complessa prova di maturità artistica, densa di significati espressi attraverso una ricerca attenta dal punto di vista lessicale e stilistico, tale da riuscire a comunicare una realtà profonda pur partendo da ciò che potrebbe apparire semplice quotidianità.
Lo “straniamento” attuato costringe a un cambiamento continuo di punto di vista, deforma, dà nuova vita, rivelatrice, a ciò che si osserva e si vive; è nella trasparenza fonica e di significanti veicolati dalle parole strutturate secondo precisi codici espositivi che si può intravvedere quanto l’autore offre dopo meditazione e rielaborazione alla lettura/visura di chi legge o ascolta, come si vede in componimenti che mettono in rilievo, anzi in primo piano gli ammennicoli/ natura morta per sopravvivenza/ al corpo che suona la campana/ resurrezione nella scena madre/ la comprensione nuda al senso/ a scanso dei significati inerti, davvero proiettandosi verso una ricerca poetica, creativa e costitutiva di una realtà “altra”, scandagliata in profondità nella comprensione di certi suoi meccanismi costitutivi, per nulla facilmente visibili, ancora più duramente interpretabili. Continua a leggere

Luca Pizzolitto. Getsemani

di Rosa Salvia

Luca Pizzolitto, Getsemani, (peQuod, Ancona 2023)

Getsemani è un’avvincente opera poetica di Luca Pizzolitto che si apre con una dolcissima dedica in memoria dell’amico Ugo Fama e si chiude con tre componimenti teneri e commoventi che ne suggellano il perenne respiro: “Il tuo cuore è cieli quieti e lontananza”. 
Nella forma di un diario ininterrotto, vario e irregolare, l’opera sviluppa il disorientamento emblematico di un discorso impossibile fra Dio (nel silenzio che lo avvolge) e l’uomo nella sua imperfetta sofferta corporeità. Continua a leggere

Intervista a Le rose e il deserto

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Nodo antico è una raccolta di poesie dedicata a mia mamma: alcuni testi sono stati scritti durante la sua breve malattia ma la maggior parte di essi risale ai mesi successivi alla sua morte. Mi rendo conto però solo ora, a distanza di quasi tre anni da quegli eventi, che scrivere queste poesie è stato non solo un atto di ricordo, di memoria, ma anche e forse soprattutto, di auto-cura: un lento, istintivo riemergere dagli strati del dolore sordo in cui ero sprofondato senza accorgermene. Una riemersione che grazie alla scrittura è stata a occhi aperti, in cui ogni metro di questo enorme vuoto è stato osservato, non tentativo di disinnescarne la carica dolorosa. Continua a leggere

Salva L’Anima

Salva L’Anima è un libro spartiacque: segna il passaggio da una fase all’altra della vita, un passaggio che accade all’interno stesso del libro. C’è la mia anima nel momento del massimo pericolo e della massima salvezza. Ancora oggi, quando lo rileggo, piango. È un libro difficile, che richiede attenzione, o forse cuore, perché solo il cuore è veramente attento.

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Vincenzo Crosio

‘Koan, la parola che ci interroga’

 Breve introduzione-saggio sulla parola come linguaggio del divino

In genere i saggi sulla fenomenologia della religione e del sacro, anche i più consapevoli e scientificamente avanzati, si fermano alle soglie della domanda: cos’è il sacro e quale sia la sua lingua. In realtà già questo ci dice molto sul rito e sui linguaggi semiogenetici che ‘il sacro’ (categoria recentemente riaffrontata dalla scuola di santa Giustina in Padova e in particolare da Roberto Tagliaferri) attiva. In qualsiasi tempo e luogo si comprende proprio come la ritualità, a volte il linguaggio magico rituale, disegni una vera e propria mappa di Thom, ovverossia il teatro/luogo dell’umano che ‘recita’ l’omelia del sacro a volte ritualmente silente, a volte parlando ai più una lingua estranea,nel senso di misteriosa. Ma a veder bene non è così. Dai canti sciamanici siberiani, a quelli indo vedici, ai sutra, alle preghiere recitate in ebraico con la loro struttura musicale. Bellissimo ad esempio il canto musicato de ‘Il cantico dei cantici’ attribuito a seconda della tradizione a re Salomone o a suo padre, Davide, che essendo anche citaredo e guaritore col canto quale novello Apollo, probabilmente è il vero autore. Il canto poetico e ‘mieloso’(pieno di miele sono le tue labbra o mia gazzella dei monti…) è connesso ad una pratica della semiogenesi espressiva che non ha eguali al mondo. Tranne che ad osservare bene come i mantrajari indù siano esattamente questo, poemi in versi, ritmati, battuti sui metri di nove, dieci e dodici misure. Come acutamente osservarono Mauss e Granet, il metro di Anna virai fa degli inni vedici, dei poemi in canto e musica di una strana forza e persuasione poetica. Ricollegabili questa tradizione ai poemi omerici e alla successiva riscrittura sintattica e metrica dei poemi latini come l’Eneide e persino del De Rerum Natura di Lucrezio.’ Continua a leggere

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POESIA E POLITICA.26. Gianmario LUCINI

Da: SAPIENZIALI (puntoacapo  Editrice  2010)

  

Visione

 

Si curvano davanti all’opera delle loro menti
davanti a ciò che fabbricano con le loro dita
Is 2,8
perirà la sapienza dei suoi sapienti
e scomparirà l’intelligenza degli intelligenti
Is 29,13-14

Perché sei sapiente se sei ancora in vita?

Guardati intorno, pullulano piaghe

da ogni direzione i disperati assalgono

ed hanno fame – da secoli non mangiano – Continua a leggere

Giorgio Stella. Poesie

L’ altra faccia della scrofa – è una convinzione di urto Sapere che una campana non abbia rintocco nella reciproca medaglia del suono – alle volte, alle volte spesso, penso che non sia incisa su nessuno volto umano una serie di francobolli da collezione.

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Avevo poche monete in tasca giusto per comprarmi una corda per inpiccarmi monete antiche che  gestivano il profilo di Dio ma talmente logorate che non ne raffiguravano il Volto le ho trovate in paradiso.

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Sembra ieri l’oggi del domani come fosse adesso – i cinque pani d’orzo! La cifra raccolta nella riva nascosta e così sia la provvida mattanza.

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La stagione dei morti –   Balcone caldo d’inverno. Le piante non hanno acqua io non ho lacrime –  morta una madre si fa un figlio del padre.

Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 13. Antonio Fiori

Antonio Fiori, La stessa persona, peQuod, 2024

A maggio 2024 ricevo dall’Autore del libro, Antonio Fiori, che stimo e che conosco da più di due lustri, da quando entrambi pubblicavamo per LietoColle, questa preziosa plaquette dal titolo La stessa persona, che da subito mi incuriosisce e nello stesso tempo mi attrae sin dal titolo per la presenza di quella magica parola, persona, che molto spesso sfugge ai più e non solo a chi non possiede una cultura avanzata; sfugge, dicevo, nella sua determinazione linguistica basata su una etimologia che qui sarebbe troppo lungo potercisi soffermare sopra, ma che rimando ai miei numerosi scritti sul personalismo nell’ambito della bioetica. Persona, che sfugge, ahimè, ut in pluribus, anche ai letterati e ai poeti. Fiori, invece, da poeta con solide basi culturali, mostra un grande coraggio nel metterla nel titolo di un libro di poesia. Fatto sta che mi convinco, per quanto detto, che il libro merita quantomeno una nota da parte mia. Poi, siccome le cose vanno come vanno, mi capita che questo piccolo libro finisce sotto una delle tante pile di libri in attesa di lettura e, dopo averlo ricercato più volte nel tempo, finalmente ad agosto ultimo scorso lo trovo perché casualmente viene allo scoperto. Continua a leggere