
di Giulio Bruno
Il finale e la messa in discussione della sospensione dell’incredulità.
L’ultimo colpo di scena riguarda proprio il Papa eletto ed è stato fonte di ulteriori vibranti polemiche negli ambienti ecclesiastici. Il Papa è nato intersessuale. La presenza in lui (anche) di organi femminili (utero e ovaie) è stata individuata quando già era stato ordinato sacerdote. Benitez e il defunto Papa decisero per l’asportazione di tali organi, ma poi Benitez ritenne di non alterare quanto era stato da Dio deciso e creato. Benitez conservava all’epoca di quella sua decisione personale, e conserva tuttora, un’etica irreprensibile. E un carattere dolce e, al tempo stesso, risoluto. Ma la sceneggiatura di Conclave va oltre la creazione di un mero conclusivo colpo di scena e mira a rendere instabile, a manipolare e incrinare la sospensione dell’incredulità dello spettatore e ad attivare la ricezione di significati simbolici.
L’elezione di un Papa intersessuale è un evento privo di noti precedenti storici. Pertanto è un evento carico di una innovatività esuberante, ma comunque di fatto materialmente possibile e, quindi, suscettibile di essere vissuto come plausibile. La plausibilità ha una insopprimibile componente soggettiva ed è legata alle aspettative degli spettatori: l’innovatività eccessiva può indurre alcuni spettatori ad interrogarsi su quanto sia plausibile l’evento rispetto al contesto reale. Una reazione di scetticismo di fronte a tale questione, suffragata dalla sensazione che l’evento abbia in sé qualcosa di irragionevole, spinge lo spettatore a cercare significati più profondi, che vadano al di là della pura forma esteriore e, guardando oltre l’evento in sé e il semplice fatto biologico in esso implicato.


















