Clandestini

Che festa gli urli estivi dei bambini
nelle belle giornate come questa,
laggiù, nell’altra casa,
in un altro tempo della vita.
La porta sempre aperta sul cortile
dove anch’io avevo giocato,
il vociare ad ogni ora e gli abbai
di donne e cani felici.

Ora non li sopporto,
i bambini e le madri e gli animali.
Già di mattina chiudo il balcone
e accendo le luci, la radio,
il condizionatore
e il pc: in quest’ordine.

Maledetti vicini, maledetto
condominio multiculturale.
Anch’io finirò per chiamarli
barbari marocchini mustafà,
io più di loro clandestino.

lumina et semina (compresenze in valle d’Agrò) #36 – 40 (fine)

36.

Remote piante dell’“a poco prezzo”

d’un velo che si squarcia, recante mercanzia

del rimpianto sgranato allo strapiombo

della Granciara, sempre un volto accompagna

ogni ritorno, un canto irriducibile al calcare

della cava obliata, dello scalpello smesso.

Un consenso di sguardi ci contorna

ed una lama bionda dall’oriente.

Ad un commiato prossimi nel vino

che riconsacra il sonno e nuove veglie. Continua a leggere→

Europié 8 – Ultima puntata (pure se in ritardo)

(molto in ritardo)

(moltissimo in ritardo)

(vabbè, vabbè, moltissimo in ritardissimo)

(ma ci ho i miei buoni motivi, ci ho)

Eravamo rimasti qui
Di Natale così


Io così


Il pubblico del Prater di Vienna (naturalmente quello italiano) attonito


Finanche qualche agente del servizio di sicurezza manifestava rammarico

(sicuramente italiani, ché se fossero stati austriaci o spagnoli…)


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Lucia Tilde Ingrosso, strategia per la costruzione di una carriera nel mondo della scrittura

di: Guido Tedoldi

Recensione di «A nozze col delitto», romanzo di Lucia Tilde Ingrosso, 2007, Kowalski, pp. 303, € 14,00

Alcuni amano pensare che non sia possibile costruirsi una solida carriera nel mondo delle lettere – oggi come oggi nell’Italia che è la terra delle mafie, delle raccomandazioni e degli imprenditori che hanno paura di intraprendere qualsiasi impresa. Lucia Tilde Ingrosso è la dimostrazione che, invece, si può. L’ingrediente di base da usare è la forza della scrittura, maturata nel tempo, curata, sperimentata, perfino reimparata giorno per giorno per adattarla a nuovi progetti.
E poi bisogna lavorare molto, lavorare sempre, per sé prima che per chi si dice disposto a pubblicarti. Cosa che la Ingrosso ha fatto, scrivendo «A nozze col delitto» e poi mandandolo a diversi editori e poi vedendoselo rifiutato. E allora sotto con un’altra storia. Quell’altra storia, «La morte fa notizia», ha trovato un editore nel 2006 in Pendragon ed è arrivata in finale al premio Scerbanenco. Dopodiché Kowalski ha accettato di pubblicare «A nozze col delitto» nel 2007. Continua a leggere→

Come per fasciatura rituale, di Maria Grazia Calandrone

Come per fasciatura rituale

queste croci di spighe

immature

sul corpo anch’esso verde, incorruttibile

calamo

forgiato in un metallo dove attingiamo

nomi, laude

ed è mera materia che impariamo a usare come canto: ecce

corpus

meus

in absentia

carnale

sfruttato in questo altissimo dominio

fin che ha mandato stille

di morte e di rinascita

– quia ad omne supplicium paratum

est, sempre in estasi – raptus

semper, Signora

della Perdita, perché il canto dei morti si accumula

ed è lavoro nuovo – fiore

di campo e rosa

di tutti i giorni.

2 agosto 1980 – 2 agosto 2008: per non dimenticare.

[questo articolo è firmato da Demetrio Paolin, autore del libro Una tragedia negata, edito dal Maestrale. Mi permetto di aggiungere due parole solo per dire che condivido in tutto e per tutto l’intenzione di non dimenticare le vittime né di questa né di qualsiasi altra strage. In tema di diritti umani, ad esempio, mi piacerebbe parlare – e non sarebbe una discussione serena, bensì profondamente indignata – delle prossime Olimpiadi, ma non è questa la sede: forse prossimamente, se il tempo me lo consentirà. Gaja Cenciarelli]

di Demetrio Paolin

Fateglielo scrivere a loro un libro

“È proprio che non lo voglio leggere il nome di fioravanti valerio [sic] e di quelli come lui in fondo a un articolo di giornale. Non sono eroi e non sono vittime. È gente che uccideva e si sentiva importante […]. Non dico che dovrebbero stare in fondo a un pozzo, ma certo non vivere di rendita delle loro atrocità. Continua a leggere→

“La fabbrica degli imbecilli” di Luciano Gianazza


Il titolo non è un remake del detto: “La mamma degli imbecilli è sempre incinta”.
Avendo comunque usato un termine così crudo, una premessa è doverosa.
Nessuno deve sentire come indirizzato a sé il contenuto dell’articolo, non è a questo scopo per cui lo scrivo e dare dell’imbecille a qualcuno è l’ultima delle mie intenzioni.
Una delle definizioni del termine della lingua italiana imbecille viene normalmente usata come insulto, dicasi di persona ritenuta poco intelligente, o che fa cose stupide. Continua a leggere→

Tempesta di sabbia

Minsk ha gli occhi stanchi.
Servono per lavorare, dice. Quando siamo dentro li tiene socchiusi.
Sembra sempre che dorma, e quando parla, il fatto che non ti guarda negli occhi induce a pensare stia recitando un mantra, a se stesso.
Minsk è un altro ammasso di cellule sotto questo sole, che graffia.
E’ dura da spalare la sabbia. La tempesta l’ha gettata come una glassa impazzita su tutto.
Dove sono nato io, racconta, mai vista una cosa cosi. La tempesta però, aggiunge, al tramonto è bellissima.
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La foto di Ahmad Batebi

di  Nadia Agustoni

E’ ancora l’immagine più vivida della seconda rivoluzione iraniana. Un ragazzo che alza una maglietta insanguinata. Al di là di ogni parola. Le parole solo in parte raccontano la tragedia dell’Iran. Le denunce di Amnesty International e di altri organismi internazionali non hanno potuto far molto per i dissidenti. Le esecuzioni, dall’ anno della presa del potere da parte dei religiosi, non si contano e la tortura è pratica corrente. Ahmad Batebi ha subito la tortura, che ne ha minato la salute e due finte esecuzioni. La sua fotografia fece il giro del mondo. Gli costò l’arresto, il carcere e la condanna a morte. Finalmente libero è attualmente negli Stati Uniti Continua a leggere→

Malati di intelligenza

Dal momento che molte persone mi hanno chiesto di leggerlo e che il volume su cui è apparso è ormai introvabile, pubblico il breve saggio Malati di intelligenza, che scrissi diversi anni fa e che uscì nella raccolta Duras mon amour 3 a cura di Edda Melon ed Ermanno Pea (Lindau, 2003).

Indaga in modo del tutto embrionale il tema dell’intelligenza, trasversale a tutta l’opera di Marguerite Duras. Continua a leggere→

IL COMPLEANNO DELLA NONNA.

La Nonna compiva gli anni. Non pochi, visto che si era ormai giunti all’ottantasettesimo genetliaco. Come sempre, da quando si era intrufolata nella categoria degli ottuagenari, aveva radunato i nipoti davanti ad una gran torta, e non solo. Era un giorno speciale, quello, in cui amava rimanere a tu per tu con la discendenza più giovane, saltando una generazione. Rifuggiva perfino dagli auguri di sorelle e fratelli, ben dieci, tutti viventi e in buona salute. Quel giorno era consacrato ai figli dei figli, il sangue del suo sangue. Nove fra giovanissimi e un po’ meno freschi ragazzi; diciamo dai diciotto ai quarant’anni. I quali non riuscivano mai a sottrarsi all’imperioso invito. Forse nemmeno lo volevano. Continua a leggere→

Paz

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=wn1AkIddZDY&feature=related]
(Andrea Pazienza, San Benedetto del Tronto, 23 maggio 1956 – Montepulciano, 16 giugno 1988)

di Vincenzo Sparagna

Il caro Mauro Baldrati, antico collaboratore/redattore di Frigidaire, autore – tra le molte cose – di tante splendide fotografie di Andrea Pazienza e di tutti noi della redazione, mi chiede di inviargli un piccolo ritrattino scritto di Paz. Ora parlare di Andrea non mi dispiace affatto, ma so che qualsiasi ritrattino, memoria o aneddoto non può che essere un parzialissimo contributo per avvicinarsi a uno degli autori più geniali e innovativi del finale del secolo ventesimo.
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Prose [2003-2008] , di Massimo Sannelli

la simmetria non è più un fine. Il meglio è uscirne.

Chi vede, non ha visto il distacco tra il segno emesso e la carne tradìta, anche se è bella. Avevi già detto sì, e sì ancora, ad uno spogliarti, tu stesso, tu, tra gli altri nudi e le nude, sotto un getto d’acqua dura, in un cortile di Firenze: e questo non era un simbolo; rispondendo. Lo era per gli altri, e per il nudo no: che pensava: ecco, in me non è più nulla installato, nulla è solido. Per il mio bene! Per la mia coerenza! Continua a leggere→

Le Jupiter Anal – di Lorenzo CARLUCCI

Le Jupiter Anal
Aux Bouvards et Pécuchets de la poésie contemporaine.

                       This s.p.e.r.m. (several pages electronic ready-made) was written at Rathsbone
                       Hall, University of Liverpool, end of April 2007, while visiting Dr. Andrey Bovykin.

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Strambotti di Niccolò Machiavelli

I

Io spero, e lo sperar cresce ‘l tormento:
io piango, e il pianger ciba il lasso core:
io rido, e el rider mio non passa drento:
io ardo, e l’arsion non par di fore:
io temo ciò che io veggo e ciò che io sento;
ogni cosa mi dà nuovo dolore;
così sperando, piango, rido e ardo,
e paura ho di ciò che io odo e guardo.

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MATTEO AVEVA UN GALLO, di Nadia Agustoni

Un libro che parla delle morti sul lavoro ci costringe a parlare a nostra volta. A volte il silenzio fa male perché nasconde qualcosa. Un paese non può fingere che 1300 morti all’anno non abbiano alcun significato, ma quel significato continua a sfuggirci. L’ho capito leggendo Lavorare uccide di Marco Rovelli. La frammentazione del mondo del lavoro e la complessità del reale in questo inizio millennio cospirano per renderci assenti. E’ su quest’assenza che si rafforzano gli abusi. Su quest’assenza c’è chi specula e il denaro è sempre di più vita rubata alla vita o morti bianche. Perché non sappiamo definire queste morti in un altro modo? Prima ancora delle “morti bianche” non ci sono forse, come ci ricorda Marco Rovelli, “vite bianche”? E una vita bianca com’è? Continua a leggere→

Il giorno del Giudizio

Forse sei già morto. Forse no. In fondo, si muore solo per scelta. Ma non stare a far domande: non servirebbero a niente. Piuttosto, non c’è qualcosa che dovresti aspettarti, se fossi morto? Non dovrebbe succedere qualcosa come il Giudizio Universale? Sai, il Giudizio si fa alla fine dei secoli. Ma ogni volta che un essere vivente esce dalla canna dell’imbuto, quella è la fine dei secoli, e non solo per lui ma per tutti. Dall’altra parte dell’imbuto il tempo non esiste. L’eternità è sempre lì.
Per quanto strano possa sembrare, il Giudizio è una faccenda priva di complicazioni. La Valle di Giosafat è un canyon come tanti altri, sassoso e sabbioso. Secondo un rabbi vissuto a Bisanzio nel V secolo, nel mondo antipode la valle di Giosafat si chiama Uadi el Boèb. Il rabbi la descrive come un imbuto ed è probabile che si tratti di una specie di anfiteatro naturale, un po’ come la valle di Häuser. Dice il rabbi che laggiù fa un caldo micidiale e gli scorpioni sono costretti a nascondersi sotto i sassi. Continua a leggere→

Riflessione su NOI E LORO di Franco Buffoni

Un sasso di titolo che leggendo si trasforma in macigno e sotto il titolo tre segni, e sopra il titolo il nome ed il cognome dell’autore. È questa la geografia di copertina dell’ultimo libro di Franco Buffoni. Noi e loro edito da Donzelli. L’ho letto di mattina questo libro per puro caso eppure il caso conta, tant’è che subito ho intuito non si trattava di un libro notturno, c’era troppa luce, c’è un viaggio, un cumulo di storie luccicanti. Continua a leggere→