I sogni del mattino

di Pietro Pancamo

«Le mie vecchie ferite, adesso? Chiarifi(ci)catrici», puntualizzava e mio nonno, lo posso garantire, non era certo uno che parlasse per refusi o strafalcioni. No, in realtà voleva semplicemente “inculcarmi” o suggerirmi (così la penso) una verità banale e stupenda: che la sofferenza getta luce su ogni cosa e mistero.

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Europiè 5 – Attendendo Italia – Francia

Mentre seguo via internet i risultati elettorali delle comunali al mio paese (MPA in testa, la lotta è per chi andrà al ballottaggio col candidato dei leghisti siciliani), mi viene in mente che la notte sarà lunga, e magari potrei ingannare il tempo scrivendo di pallone.
Nelle ultime due serate i gruppi A e B hanno licenziato le ammesse ai quarti. E se il Portogallo è stato fulgido esempio di come una squadra sazia di punti possa tranquillamente perdere con una Svizzera senza speranza di passare il turno, i Cechi dimostrano quanto sia facile buscarle di diritto e di rovescio anche se si sta vincendo con due gol di scarto a un quarto d’ora dal fischio finale. Ma ‘sti turchi, perbacco, fino a qualche hanno fa erano terzo mondo calcistico (senza offesa per i turchi in ascolto), e adesso rifilano pappine alla ex squadra di Nedved. Se continuano a giocare così (cioè fottendosene di essere stati un terzo mondo calcistico, e rifilando pappine a chi capita capita), penso che, se e appena dipartita la nazionale azzurra, mi metterò a tifare per loro. Perché a me, in verità, quelli che in campo danno tutto sino all’ultimo minuto e se ne infischiano di essere gli sfavoriti, mi piacciono assai, ma assai assai. Sono pure andato a documentarmi, giusto per sapere qualcosa in più dei miei nuovi idoli. Così mi sono appuntato i nomi di Hakan Yak?n e Eren Derdiyok e Gökhan Inler; solo che questi nomi, durante la telecronaca, non li avevo sentiti mai e allora, leggendo meglio, ho scoperto che m’ero sbagliato. Cavolo, non erano tutti nazionali svizzeri? Ma vedi che curioso, ho pensato, i calciatori svizzeri sono turchi (e albanesi, e slavi, e spagnoli; qualcuno, che combinazione, pure svizzero); vuoi vedere che i calciatori turchi sono svizzeri? E invece no: sono turchi pure loro, con la sola eccezione di un brasiliano, ma che si chiama Maometto. Continua a leggere→

Così uguale – di Silvia MONTI


(Silvia Monti, Così uguale, postfazione di Mary Barbara Tolusso, Milano, Lampi di Stampa, Collana “Festival”, 2008)

         Parole e opere (mini auto-antologia religiosa)

Dalla sezione love songs – prima parte

(ora vomita tutto senza fare rumore.
vomita.
i colori i ricordi i suoi baci, anche il sole
vomita
i polmoni, lo stomaco, gli occhi
e per ultimo il cuore.
e poi muore)
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Voli pindarici

Essere cieco ha i suoi vantaggi. Quando viaggi in aereo, per esempio, puoi immaginare tutto, mentre il corpo galleggia senza peso nella carlinga traballante, come nei vecchi tram di Roma. Io, poi, sono un vecchio sognatore, passo il tempo a inventare storie sempre nuove, perché la vita è questo, una fucina di storie che germogliano l’una dall’altra, senza mai fermarsi. Neanch’io mi fermo: è un altro dei vantaggi di chi è cieco. Nel mio mondo la noia non esiste: rumori, odori, sono spunti di trame e intrecci sempre nuovi, che prendono corpo nella mente e portano in volo in regioni sconosciute, scenografie che devi costruire nei minimi dettagli, perché il cieco ha l’esigenza di definire e descrivere, come nessun altro, e non può sfuggirgli nulla di ciò che lo circonda. Continua a leggere→

La cruna dell’ago

Quanta solerzia in materia di processi penali (qui) e sulle intercettazioni! Un’emergenza assoluta, altro che l’impoverimento crescente e la crisi economica, occupazionale, altro che rimozione delle vere cause di molte morti sul lavoro, altro che rivedere i privilegi della casta! Bisogna smetterla di spiare la gente (una parte di essa, in particolare), com’è avvenuto in passato (qui e qui), e tappare una volta per tutte i buchi delle serrature delle stanze del potere. Anzi, recintarne i palazzi. Queste, le vere priorità!
In nome dell’emergenza  di riordinare il sistema processuale penale, e di meglio tutelare il diritto alla privacy – chi può negare l’importanza dei temi e la doverosità degli interventi? – sta per essere assestata una storica rivincita del potere politico su quello giudiziario, sospendendo alcuni processi, limitando certe indagini e impedendo la pubblicizzazione (comunque deplorevole) dei contenuti delle intercettazioni sugli organi di stampa. Tutto ciò al fine di garantirsi la tanto agognata, quanto contrastata impunità. E cosa potrà fare l’opposizione, pur agguerrita, di fronte all’implacabile legge dei numeri? Continua a leggere→

Doni de l’adìo – (Doni dell’addio)

di Fabio Franzin

in memoria di T. C. (dandole del Lei, come ho sempre fatto)

(Nel dialetto Veneto-Trevigiano dell’Opitergino-Mottense)

Chel gaso

Chel gaso de fil bianco pontà
a far misura te ‘na balzana
de braghe scure, in fresco
de lana, braghe da sposo…

Chel gaso che no’ se savéa
nianca se ‘a ‘vesse fat ora
de cùser, cara, che se ‘ven
incòrt sol che ‘sta sera, a ‘na

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“La nebbia dentro”, di Sergio Pent

La morte separa, la morte riunisce.
Attilio e Pietro sono due fratelli che hanno seguito percorsi di vita differenti. L’uno – Attilio – ha intrapreso con un certo successo la carriera politica; l’altro – Pietro – ha deciso di rimanere nel proprio luogo d’origine, in Val di Susa, a fare il maestro elementare e dare seguito alla grande passione per i libri e la letteratura. Due caratteri diversi. Due persone diverse, accomunate – oltre che dal legame di sangue e dai ricordi infantili e adolescenziali – dall’amore provato per la stessa donna, Cristina, ex fidanzata di Pietro e, oggi, moglie di Attilio. Continua a leggere→

Paul Boldt: L’effetto primario

Der Primäraffekt

Jemand, den Kopf in Mädchenknien, sagt:
Daß deine Schenkel früher zu mir kamen.
Wie Krähen fraßen Huren mich Einsamen.
Immer war Winter. Ich bin angenagt!

Dein roter Mund, ein Nest voll weißer Küsse,
Ist unerreichbar nah. Du bist so keusch.
In meinem Herzen da ist ein Geräusch,
Als ob es röchle und ersticken müsse. Continua a leggere→

Muti dialoghi

di Emanuele Kraushaar

Sono preso di assalto
roba di sirene e rostri
“Non occupartene,
è come se non fosse niente”.

Un telefono sospetto squilla.
“Intende di donne e mobili,
poi anche ombrelli”.

Ragazze con gli occhi di luce.
“Devo parlare dell’acconciatura dei loro capelli,
lasciami studiare”.

Persone che non mi conoscono
indovinano la mia faccia.
“Ma senza certezze,
ogni tanto quasi per svago”.

Leggende familiari di poco conto.
“Nessuno crede più a certe storie”.

La lepre cede il passo all’oro – di Francesca SALLUSTI


(L’immagine di copertina è uno still dal video Voyager, a journey through time and water (2005-2008), di Marco Mazzi.)

[Francesca Sallusti, La lepre cede il passo all’oro, prefazione di Jacopo Ricciardi, postfazione di Stelvio Di Spigno, Forlì, Editrice L’Arcolaio, “I Germogli”, 2008.]

Dalla prefazione (“Nell’universo nessuna cosa può mentire“) di Jacopo Ricciardi

     La sincerità è incanto. Si deve parlare di poesia quando questa è portata con tanta sincerità e quando la sincerità è tanto particolare da porgere un incanto; un incanto particolarissimo e ricco come è quello femminile nel momento unico e privato di una donna che mette al mondo un figlio: questa poesia sembra possedere tutte le doti emotive e propulsive di un animo femminile còlto nel momento di maggiore sensibilità, come è quello, per una donna, della rivelazione di una nascita che si prepara. Continua a leggere→

IL PAESE

il paese è quel luogo
dove tutti i giorni
chi aspetta di raccogliere qualcosa
resta a mani vuote.
la colpa è di chi
ci ha bucato le mani
e sciupato la voce
noi poveri cristi
senza croce.

Cristina Campo, Il culto della parola antica

di Manuela Maddamma

Firenze, Caffè delle Rose, parlo di lei con un suo amico degli ultimi anni, che mi ha appena consegnato alcuni ricordi, due lettere e un disegno, riaffiora in me un suo pensiero.

“Se qualche volta scrivo è perché certe cose non vogliono separarsi da me come io non voglio separarmi da loro. Nell’atto di scriverle esse penetrano in me per sempre – attraverso la penna e la mano – come per osmosi”. Queste parole costituiscono una rivelazione. Mi suggeriscono l’unico modo di affrontare il mondo arcano di Vittoria Guerrini: l’osmosi. Inghiottire ogni sua frase, ogni suo segno.

Vittoria pubblicò la sua prima raccolta di poesie nel 1956 come Cristina Campo, nome col quale decise di diventare nota, pur firmando lettere e articoli con diversi altri pseudonimi: la Pisana, Murena, Vie, Xtina, che ora stillano come petali dalle labbra del mio confidente. Continua a leggere→

Europiè 4. Due capocannonieri, mica uno.

Ieri, decisamente, non era giornata favorevole al colore azzurro. I nostri, come scolari diligenti ma di mediocre talento, s’impegnano e non riescono; i Blues di Domenech, come capita giustamente ai blues, vengono suonati. L’atmosfera è malinconica (è blues fratello!) e alla fine le lacrime si sprecano.
Ma andiamo per ordine.

Alle diciotto di ieri la Nostra nazionale si schiera. Ben cinque cambiamenti rispetto a quella inciollonita(1) dell’esordio, e cioé: fuori Barzagli e Materazzi, dentro Chiellini e Grosso; fuori Ambrosini e Ringhio, dentro De Rossi e Perrotta; fuori Di Natale, dentro Del Piero.
E via. E ci si attende sfracelli. Due capocannonieri in attacco, mica uno, Grosso che butta dentro traversoni, Pirlo e De Rossi che dialogano a centrocampo, i centrali difensivi che difendono. Non fosse per Camoranesi che gironzola per il campo senza saper che fare del pallone, sarebbe tutto rose e fiori. Va tutto benissimo, gli Azzurri sono carichi e fanno valere il loro potenziale tecnico e tattico. Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna, e infatti Panucci devia la palla con le natiche e la manda a sbattere sul palo (il nostro palo). Continua a leggere→

LPELS a “La penna del Magnifico”

Oggi, sabato 14 giugno, a Firenze, alle ore 17,00, nella cornice informale della “Trattoria Divina Commedia”, in Via dei Cimatori, 7/r, si terrà il terzo appuntamento della manifestazione letteraria “La penna del Magnifico”, ideata da Giovanni Agnoloni e da lui organizzata in collaborazione con l’associazione “Cittadini del Mondo”. Continua a leggere→

Un racconto inedito di Antonio SCAVONE


(Emilio Merlina, Secret love, 2006)

Antonio Scavone – 200 misti

     Camilla Landriscina, Geppi Cassitto, Fulvio Rodimonti, Clara Gatto, Maria Bove, Espedito Arcovelino, Cosimo Lupoli, Franca la cassiera, Ettore il barista… nessuno, nessuno di noi si è accorto di quello che era già successo di là, nell’altra sala, dove di solito si gioca a carte. Ci eravamo tutti riuniti nella sala grande, quella del televisore, per seguire in diretta la finale dei duecento metri di Massimiliano Rosolino ai campionati mondiali di nuoto. Ed eravamo eccitati, ovviamente, perché, chi più chi meno, conosciamo Rosolino si può dire da bambino e siamo molto orgogliosi quando un socio del Circolo, sia pure transfuga come Massimiliano, si fa onore, soprattutto all’estero. Non avremmo potuto, non avremmo mai potuto staccarci dalla cronaca della finale dei duecento misti per attaccarci ad un’altra finale, quella che si era consumata nello stesso tempo nella sala delle carte. Continua a leggere→

Tortura come sfida letteraria

Tortura come sfida letteraria
Erwin Koch: La danza di Sara

Come ogni esperienza estrema, la tortura è una particolare sfida letteraria.
Come trasformare in letteratura la de-personalizzazione dell’individuo, il suo sistematico annientamento nell’orrore del dolore fisico e psichico senza banalizzarlo? Può la dimensione umana sopravvivere in una condizione di programmatica negazione dell’umano?
Sono queste le domande che si pone il giornalista svizzero Erwin Koch, il cui romanzo La danza di Sara è la rielaborazione letteraria di un reportage che l’autore realizzò nel 2001 per la pretigiosa rivista svizzera Das Magazin.
In Tango Argentino Koch aveva raccontato la storia di una giovane donna, membro di un raggruppamento di sinistra, che in un carcere argentino s’innamora della sua guardia carceraria. Continua a leggere→

Puema sicilianu (di Santo Calì)

Quannu jù moru vènicci a Schisò
nta na notti d’austu comu a chista,
ca li schiggi allimati di l’ojetra
a la luna cci perciunu lu cori.

Lu mari agghica di luntanu e sbroma
rèpiti longhi d’amanti ammucciati
sutta linzoli d’àlichi di sita
e mentri l’ascutamu, ahiahi,
lu pedi
s’affunna nta la rina
e non putemu
cchiù fujiri e pir chistu
n’abbrazzamu,
ni strincemu, mpazzuti, ni mplicamu,
stanchi ni pircantamu nta la ribba
a ‘scutari la storia di lu mari. Continua a leggere→

Europiè 3. Chi attende e chi si dispera.

Mentre si discute ovunque se Berselli abbia ragione e i nostri 23 europieduti siano bamboccioni oppure no, mentre seicentomila rumeni attendono una sconfitta italiana per ottenere una piccola e impropria vendetta, in provincia di Catania la Procura indaga, onde accertare precise responsabilità e colpevolezze, così da trovare qualcuno che la paghi, una buona volta, e dimenticare in fretta.
Ma siccome, nella buona società è uso far finta di importarsene sempre qualcosa, qualcuno in Svizzera sta di certo studiando: un segno di lutto che s’intoni alle maglie, un’espressione di circostanza, una frase importante.
E poi pallone. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 64

Oggi il mio dolore diventa maggiorenne. Ma è bamboccione anche lui, non se ne vuole andare, e mi ha chiesto le chiavi di casa solo per chiuderci dentro, io e lui, a fissarci in silenzio.

Ed ora siamo qui, l’uno di fronte all’altro, e nel suo sguardo lo sguardo di C. è vivo per sempre.