Lo stato dell’arte. Luisa Pianzola

Di nuovo, la modernità

Ogni volta che sento porre questo genere di quesiti – quale senso possano avere, oggi, le arti, la letteratura e soprattutto la poesia, dati i tempi odierni che, ipertecnologici e in grandissima crisi di valori, sembrano vanificarle con strumenti ripetitivamente acefali come la comunicazione virtuale se non addirittura inquietanti come l’intelligenza artificiale – immediatamente la mia mente si slancia indietro di secoli e la mia controdomanda è: ma non è sempre stato così?

La conquiste della modernità, anche nel passato più remoto, con tutte le loro apparentemente sconvolgenti storture hanno sempre generato scetticismo nei più, spesso procurando una totale sfiducia nella possibilità di trovare un senso alle arti, sempre più traballanti nei loro obiettivi e motivi di esistere. Pensiamo alla nascita, a metà ‘800, della fotografia, che di colpo sottrasse alla pittura il suo scopo riproduttivo della realtà (azzerando tra l’altro il ruolo sociale dei più celebri ritrattisti). E le arti visive che hanno fatto? Si sono estinte? Certo che no. Hanno cambiato rotta e mutato pelle, cominciando a riflettere sul linguaggio visivo e sulla sua complessità.

Personalmente credo che ogni tipo di ricerca ed espressione artistica, in ogni epoca, abbia ragione di esistere semplicemente perché le persone (gli artisti e il loro pubblico) hanno una terribile necessità di sperimentare una vita parallela a quella quotidiana. Quello di staccarsi, elevarsi e guardare dall’alto questo nostro formicolare indistinto e precario sulla terra è un bisogno che non si può eludere. Ci aiuta a osservare le cose con obiettività, praticando un pensiero critico.

E se il mondo, come quello attuale, si presenta straordinariamente consumistico, coattivo, deformato da una tremenda crisi culturale e valoriale, vengono in mente le parole di una canzone composta nel ‘500 da Leonardo da Vinci: «Movesi l’amante alla cosa amata, se la cosa amata è vile l’amante si fa vile».

Trovare una lingua adeguata per parlare al mondo. Amare la realtà, per aberrante che sia. È l’unica che abbiamo. Non rinchiudersi in torri d’avorio, ma calarsi nel quotidiano e con esso fare i conti. La poesia è uno strumento formidabile, in questo. 

Giorgio Stella, Il dovere di soffrire

Il dovere di soffrire: l’arcobaleno è un sasso di pietra un’ immagine del cielo monco che ritirare un arto amputato dallo stesso arto – vigile è il cilindro di seta che si appaga medesimo al faro del cerchio ladro di latrine o gavette di vetro oh! chi lo avesse mai detto: nessuno ha tale coraggio//scommesso nel commosso abbandono del suolo stesso. La regina del re è un fante di coppe una sorta di re magio – chi è per te è per sé stesso – ovunque ti trovi stai al medesimo punto/che allo straniero bacia il putto nel trittico di misericordia e poi ricrea l’odissea svastica della plastica incline alla chiusura della fine/firmamento oppure nessuna questua dove lo scroto appeso nel macello germoglia sé stesso pur se ne vergogna.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


Relazioni interrotte

«In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
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Giorgio Stella, Vuoto

Un vuoto vale il medesimo vuoto lo hai visto? Era la tenda del circo nell’ ombra del sasso, ma non te ne sei accorto così preso dal picco dell’arco – il picco dell’arco vuoto. Alcuni dadi vengono gettati nelle gare dei becchi per galli ma il vuoto è talmente prezioso che scommettere sarebbe un azzardo perdente a prescindere il presente vuoto – il merletto la maschera turchina il bazar dell’ est di Pound come la neve da cucina quando tua madre sviene nel vuoto non è ancora il vuoto nel netto del taglio floreale del vento. Certo, basterebbe una latta di benzina e darsi fuoco (sempre con una pistola vicina per lo specchio della vetrina) ma non colmerebbe il vuoto di prima – prima del vuoto. Prima del vuoto c’è il vuoto di prima: vuoto. Nel tetto dell’ acqua perfetto gareggia la statua di bronzo col manichino di cera e poi? Un vuoto nel vuoto per vuoto dopo: un vuoto più un vuoto fanno due vuoti… Non si scappa dove si fugge chi resta! Ho rotto il balcone tagliandomi le vene ma non era il tempo del vuoto ma il tempo vuoto oh! Se lo avessi saputo sarei ancora morto. Il vuoto fa eco al vuoto: nessuno spazio è più permesso nel tempo se pure lo spirito del dolore raggiungesse l’anima dell’ amore! Il cordone ombelicale si è spezzato oh tu che parli all’io tuo! E che pensavi? Che il vuoto fosse un tutto tondo di un frutto maturo di pietra albina o la prima onda d’avorio… No, era già vuoto il calcolo del vuoto che mette paura pure all’orrore nel terrore!!! La somma del vuoto è la cifra d’appartenenza del presente luogo: il vuoto. In un teatro ho visto attori vuoti come il cinema muto cadeva nel bordello delle labbra del cervello, del cervello vuoto… (una pausa si concede chi scrive) – dicevamo in questo plurale imperfetto che qualsiasi vuoto è una forma di vuoto avanti la tomba vuota del mestruo nel seme del sesso vuoto come il come nel come per come ad esempio te stesso – “chi era e che età aveva?” “era vuoto”. Alcune dame di compagnia (alle fate) sostengono regimi di diritti civili… Ok, vallo a dire al vuoto! Sordo non è il silenzio del nido spacciato per gioco nel vuoto come un poligono dove lo sparo è vuoto si alza il mirino che l’abbassa. ——————————————————————————–

Giovanni PELI, poesie inedite. Nota di Antonio Fiori

Una profonda nostalgia alimenta la poesia, civile e visionaria, di Giovanni Peli: “C’era amore nell’aria, molte estati fa/ non c’era alcuna consapevolezza, solo desiderio”. È dunque ancora più grande la delusione dalla contemporaneità e al poeta restano solo rabbia e rimpianti, incubi e profezie. Il linguaggio è parascientifico, e il lettore ha l’amara impressione di aver letto un referto autoptico sul nostro presente, “un sentore d’infarto e rotte di collisione.” (Antonio Fiori) Continua a leggere

Tre fisse a… (domande semplici e concrete)

 

di Patrizia Baglione

TRE FISSE A LAURA PUGNO

 

• Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia?

 

Si può davvero scrivere, in assenza di queste tre parole/cose? Ma vorrei dedicare un pensiero in più alla bellezza, perché per me in poesia c’è sempre stata, come obiettivo asintotico – impossibile da raggiungere, come la linea dell’orizzonte, e allo stesso tempo necessario – e come impatto fisico del testo che deve incidere su di te, arrestarti lì dove sei, e non è una metafora. La bellezza ci dice che li c’è qualcosa per noi che dobbiamo fare nostro, e sperare di comprendere. Del resto, è ben noto che “il bello non è che il tremendo al suo inizio….” come scrive Rilke nella Prima elegia…

 

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Rendez vous. Poeti che si parlano. Valeria Raimondi e Alessandro Ramberti

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 19

Si fa un gran ciarlare di “poesia del corpo e del dolore”, la quale — secondo alcuni gazzettieri letterari digiuni d’estetica, approdati non si sa come alla ribalta nazionale — non potrebbe non sfociare nel tòpos e nell’insignificanza.
Eresia! Tutto in letteratura è letteratura; non si dà materia che non possa farsi poesia.
Corpo o non corpo, dolore o joie de vivre, non è il soggetto che va giudicato, ma la struttura formale dell’opera (dove forma, ovviamente, sta per sostanza).

Intervista a Biagio Accardo

di Massimiliano Bardotti

1-Come e dove nasce l’idea di questo libro? E potresti dirci qualcosa sul titolo?

Mi accingo con qualche dubbio a scrivere queste righe che precedono o vanno in contemporanea con l’uscita del mio nuovo libro di poesie, Esercizi di riparazione, per conto di peQuod, collana Portosepolto. E questo perché noi poeti rischiamo sempre di dire troppo, facendo ombra alle nostre stesse poesie, le quali dovrebbero poter parlare da sé, senza ulteriori commenti. Proverò quindi a rispondere a ciò che mi viene chiesto nella maniera più sobria possibile. 
Questo è un libro che amo, e lo amo perché finalmente la parola lasciata sul foglio è impronta alquanto fedele di quella sperata e attesa. Entrambe sono in un certo equilibrio, senza eccessive asimmetrie tra momento intuitivo e quello realizzativo. Sono sincero: aspettavo il momento in cui poter scrivere qualcosa di questo tipo e in questo mondo; il tempo e gli incontri hanno permesso che ciò accadesse. Continua a leggere

Giorgio Stella, Una poesia

Sapevo che il tempo era poco e della morte non me ne importava più di un mulino di neve (arco di pozzo) – di tanto in poi fui pure io bianco. Dalle verande vedevo Harlem o Rom, non lo so… Uno sterile ponteggio era sospeso come me nel cielo – / alle volte parlavo con la finestra di Cassandra // mio unico amore in una saggezza di Verlaine & alla biglia non ho mai // promesso la spiaggia. ————————————- 24/10/2024 –

Rendez vous. Luca Pizzolitto e Pietro Romano

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

Giorgio Stella , Una poesia

Una sorta di Guernica

Come la betoniera salda il conto degli articoli da ballo – la seta e è il valzer della meta; un pugno / chiuso non è necessariamente una mano aperta! La creta non può e non deve essere un no, un no di costume – & sotto la ringhiera sopra la regina…. Stagione dell’ altro ieri quando eri quello di prima

Dolcina