Frequenze
Guido Ceronetti
Accanto
Leopoldo Marìa Panero
Una scatola
Gautier e come si racconta una fiaba
Théophile Gautier (1811-1872), poeta, romanziere, uomo di teatro, giornalista e critico letterario, fu una figura importante nel mondo culturale francese. A lui Baudelaire dedicò Les fleurs du mal e diverse correnti letterarie (Parnasse, Simbolismo, Decadentismo e altre) trovarono nelle sue opere e nei suoi articoli gli spunti dai quali svilupparono la loro poetica. Per almeno vent’anni, pur senza appartenere a una corrente definita, Gautier fu un punto di riferimento per i letterati francesi. Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre». [Mc 13,24-32] Continua a leggere
20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano
Con la sua ultima raccolta Diario dell’approdo (Arcipelago Itaca, 2024) Fernando Della Posta riesce a portarci oltre il paradigma lucreziano sul nostro stato naturale. Infatti, il naufragio della nostra esistenza umana viene indicato un esito finale nel toccare finalmente terra. E dunque, si presume, che di questo destino non siamo stati solo spettatori ma attori. Davide Toffoli nella prefazione la definisce una nuova cartografia del reale. La categoria che la poesia di Della Posta predilige è lo spazio. Il tempo lo misuriamo soltanto in una condizione di perenne nomadismo esistenziale. Ma anche poetico. Si percepisce che anche di viandanza della parola si tratta. Questa poesia è umile, più che onesta. Non è minimalista se anche un gigante come Ezra Pound ha inseguito solo tre o quattro versi buoni in un’opera ciclopica.
Memoria
Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Mistero. 2

Il Mistero 2. Quella nave pirata
A cosa pensiamo quando pensiamo alla realtà? Pensiamo certamente alla nostra città, alla casa che abitiamo, agli strumenti di cui ci serviamo e più in generale al mondo esterno. Ma pensiamo anche, come fossimo altro rispetto al contesto che ci contiene e ci vede in azione, a noi stessi: a ciò che desideriamo, a ciò che temiamo, a ciò che vorremmo essere; a ciò che siamo. Continua a leggere
Abbastanza
Ion Barbu
È prigione nella bruciata, indegna terra.
Di giorno il fieno dei raggi inganna;
ma le nostre teste, se ci sono,
stanno ovali, di calce, come un errore.
Tanti i covoni di filo sinistro!
Troveranno il gesto chiuso, che li riassuma,
che neghi, diritta, la linea che spezzi:
occhi in vergine triangolo tagliato verso il mondo?
*
Il pavone
Si inchinava nascente e morbido,
granturco della tua mano per beccare.
Azzurro tremolava e caldo, ai piedi,
come i veli dell’alcool, nella tazza.
Sul ceppo, il tuo matto con cuffia
occhi ineguali terribilmente tristi roteava,
e ti ha torto la mano, come si strizza un panno,
e ha rotto anche il collo dell’uccello, che sbatteva.
Travolti
Narratori del Nuovo Millennio – Carola Susani
Nell’appuntamento di oggi Carola Susani ha scelto di raccontare la sua scrittura attraverso una delle sue splendide poesie.
Luigi Maria Corsanico legge Francesco Pastonchi
Con amore
“Raccontami una storia”. Poesie di Roberto Ochi
Estratti da Raccontami una storia, di Roberto Ochi (Brè Edizioni, 2022)
Chi sono io?
Io sono il figlio di un tempo breve. Sono il punto interrogativo. Sono l’ascolto, l’attenzione. Io sono la consapevolezza.
Io sono il dire grazie e il chiedere scusa. Io sono la gentilezza.
Io sono il silenzio al cospetto di nostra Madre Natura. Io sono l’acqua e la terra.
Io sono l’abbraccio e il sorriso, la bellezza che servo ai miei occhi. Io sono la compassione.
Io sono ciò che ricordo, ciò che resta, tutto ciò che non ho perso. Io sono lo scrivere.
Io sono tutte le mie storie.
—
Mi racconti una storia?
Mi racconti una storia?
Ora io esco a passeggiare per le vie di Perugia
E tu
Mi racconteresti una storia?
C’era una volta una barista dagli occhi grandi e profondi e dalla rara gentilezza
Ciò che ci separava
Ma anche ciò che ci univa e ci proteggeva
Era il bancone del suo bar
A quel bancone avevamo creato un nostro momento
Un nostro mondo
Si chiamava il martedì della curiosità
Io arrivavo e le raccontavo una storia curiosa
E lei mi ascoltava
Un martedì le raccontai la storia della parola Mamihlapinatapei
È una delle parole più intraducibili al mondo
Della tribù degli Yamana
Della Terra del Fuoco
Indica lo sguardo tra due innamorati troppo timidi per fare la prima mossa
Questa è la storia di quel momento
Di un momento
Lungo come una parola
Intraducibile
Ma bellissimo
Novembre, di Enrico Fraccacreta
Novembre e pioggia
alla tomba di Luisa piove forte
il dolore è stato grande,
piove di frequente dove i morti pensano
le nuvole sono i loro pensieri
e piovono tutte le parole non dette, i discorsi inutili
i segreti, finalmente tornati a casa
le opere perse nelle intenzioni,
piovono i rumori degli schiaffi
grida sottili delle offese nei rivoli dell’acqua
fragori sordi delle cattive azioni nei canali.
Una camminata tra le tombe, neanche uno schiamazzo
mi dici che i ragazzi non vogliono tornare a scuola
essere interrogati, scrivere alla lavagna
vogliono fare lezione all’aperto, sulla terra
guardare in alto anche quando piove.
A volte crediamo si possa risolvere tutto
passeggiando dentro un acquazzone come una penitenza
ma le cose del mondo sono più veloci di noi
non riusciamo a misurarle né a prevederle
poi nessuno guarda più verso il cielo
solo i morti forse, e i bambini.
Andiamo verso il Carmine, a vedere se i nostri sono ancora lì
i più piccoli non scendono neanche a terra, vedi
lasciano pezzi di sguardi nella pioggia
le espressioni degli uomini che sarebbero stati,
se Filippo era troppo giovane, sarà rimasto tra le nuvole
mentre l’aereo precipitava.
Guarda, adesso piove anche controvento
ti stringi più forte, mi racconti piano
che forse stiamo diventando cristiani,
a quest’ora fa più freddo
l’equinozio è già passato
il sole sorgeva perfettamente a est
tramontava nel punto esatto dell’ovest
avevamo le stesse ore di luce e di buio
ora sta arrivando il solstizio d’inverno
il giorno si riduce vistosamente
il tuo bacio dovrà essere più lungo
















