Archivio mensile:Maggio 2008

Antonella Anedda

da Dal balcone del corpo

Cori

Solo nel coro può esserci verità
(Franz Kafka)

Coro I

C’era la stanza dove paura e tempo ruotavano.
Dove lui le accarezzò la schiena lavando con l’acqua ogni
traccia di respiro.
Le loro ossa brillarono in segreto.
Quando pensarono di amarsi
la luna sollevò l’acqua in due diverse maree.
Quando lei rispose lui era già lontano.
Lui parlò, lei stava cercando di raggiungerlo
il cane abbaiava nel vento. Cane e vento confusero entrambi
e più di tutto confuse la torcia di chi li andava a cercare.
L’amore s’incise a quel punto.
Lei restò tra gli scogli e la sabbia.
Il mondo si fece rosso e il cane le coprì le ginocchia.
Notte e maestrale li gelarono insieme.

Ecco per te che ti fermi e ascolti – questo dettaglio
mentre il freddo mi sale;

“Essi vivono dietro una veranda di vetro. Essi scaldano i
rispettivi corpi”. Continua a leggere→

Guido Seborga

da Quaderni del GIRASOLE Casa editrice Spaziani 1942:

Valle

Qui il giro lento delle notti, l’ansia cresce la flora meravigliosa della valle.
Qui ogni riposo è dolore,
il tempo nei rami degli alberi e la notte conduce
alla fissità irreale della sostanza.
Pietra od erba nel campo
e la valle in me si sprofonda al grido ilare degli uccelli.
.Sia di conforto la voce.
Qui giace la vita perduta. Continua a leggere→

10 righe di santa infanzia

Questa è la storia vera di una bambina rapita per 8 anni, di suo padre che la cerca, della madre che, separata dal padre, non sembra cercare né il già marito né specialmente la figlia. Paolo Di Stefano è di mestiere giornalista e, da giornalista, si è occupato di famiglie, di bambini, di genitori. Qui trae fuori il suo lavoro più maturo, incastrando a perfezione la voce del papà, quella disincantata della rapita, le testimonianze di chi ha visto e tanta voglia di parlare non l’ha. È una storia italiana di oggi, con dentro anche i rumeni falsamente (?) sospettati e la sensazione che dal grigiore diffuso non si possa uscire nemmen volendolo. Il vero protagonista del libro, però, è il rapitore. La 12enne rapita capisce presto che è lui il debole, acconsente alle sue richieste e gli fa piuttosto da mamma che da amante: perché lui la ama, questo è chiaro. Romanzo di padri e di una figlia, romanzo di dubbi, sorretto da una scrittura spietata e insieme immensamente comprensiva.

Interzona #11: “ma la classe prossima è pur sempre una classe” (Benedetto Croce)

Il critico deve veramente contenere in sé non un moralista ma un filosofo, che abbia meditato sull’anima umana nelle sue distinzioni e opposizioni e nella sua dialettica; e non propriamente il filosofo in quanto attua i suoi concetti in giudizi di filosofia, di scienza, di politica, di morale e di ogni altra sorta, sebbene in quanto viene ordinando il gran materiale dei formati giudizi in classi o tipi del vario sentire e fare dell’anima, e con ciò si tramuta in ‘psicologo’.

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Nudo

[Questa poesia è contenuta nella raccolta Men/Uomini: Ritratti maschili nella poesia femminile contemporanea, edita da Le Lettere nel 2004 e curata da Giorgia Sensi e Andrea Sirotti. La sua autrice è una delle più grandi poetesse irlandesi dei nostri giorni, ovvero Nuala Nì Dhomnaill. Nudo era stata originariamente composta in gaelico con il titolo Gan Do Chuid Édaigh, ed è stata poi tradotta in inglese da Paul Muldoon. La ripropongo qui, nella versione italiana tradotta dai curatori della raccolta]

Nudo

Per andare subito al sodo
dirò che preferirei vederti nudo
la camicia di seta
e la cravatta

esclusiva, l’ombrello sotto il braccio
in caso di pioggia,
il completo di grisaglia
che fa tanto tendenza,

i mocassini sfiziosi Continua a leggere→

“Poesia non poesia” di Alfonso BERARDINELLI

I poeti impossibili

 

    Come si può parlare criticamente, usando il linguaggio della critica letteraria, voglio dire, con il suo carico di cognizioni storiche e tecniche, occupandosi di tanti nuovi poeti? Me lo chiedo da tre decenni, ma ogni volta è come se fosse la prima volta. La produttività poetica dilaga. Negli ultimi due tre anni devo essermi distratto (me ne accorgo ora) perché apprendo che sono nate nuove scuole, nuove tendenze, di tonalità prevalentemente sadico-ilare o depresso-sadica. Continua a leggere→

Nelo Risi

da Né il giorno né l’ora

A torto si lamentan gli omini della
fuga del tempo incolpando quello di
troppa velocità, non s’accorgendo
quello essere di bastevole transito
(Leonardo)

Nessuno

Una pietra esiste
per essere guardata
ecco David
mentre riposa in sé

come potrebbe essere il mondo?
stupore di esserci ancora
che il visionario dell’azione
diventi visibile

sradicati: l’avulso uno strappo
però con un che di diverso
che ci spinga all’insù
verso l’ardire del non compiuto

nell’indistinto
nel flusso riflusso di un futuro
in ciò che non è ancora
tenebra nella sua latenza

nel non avvento in acque calme
dove non muore foglia
niente accade né possa accadere
all’intelletto impigrito

un nuovo dizionario ci vorrebbe
per comprendere la morte
come nuovo elemento di vita. Continua a leggere→

Il Cavaliere della Rosa

Secondo un modo di dire di fine Ottocento, a Vienna in ogni strada abitava un genio. Non era uno sproposito: nell’arco di una generazione, prima di sprofondare nella guerra e nel disastro, la capitale dell’ultimo impero vide una rivoluzione in tutte le arti e in tutte le scienze. Il fenomeno aveva la sua spiegazione in una serie di coincidenze: una lunga espansione economica, un impero multietnico, un imperatore-simbolo che non moriva mai, imbalsamava le contraddizioni e mascherava fino all’ultimo l’agonia di una civiltà.
Tra i letterati, che hanno per missione la sensibilità a ciò che nasce e a ciò che muore, soltanto Hofmannsthal si rivolse con un sorriso a un mondo che si ostinava a sopravvivere a se stesso. Nel “Cavaliere della rosa” non ci sono i sarcasmi di Kraus, l’ironia di Musil o i tremori di Kafka. Hofmannsthal contempla con serenità i formalismi desueti, le fisime nobiliari che vanno in archivio. Confida nell’immortalità dei sentimenti. Sorride ai suoi personaggi con la nostalgia di ogni addio e con la vaga speranza di una metempsicosi: quei sentimenti trasmigreranno in altri corpi, in epoche nuove. Continua a leggere→

Era mio padre, di Franz Krauspenhaar

di Ezio Tarantino

“I miei si conobbero nel 1955, a Sanremo, al matrimonio di Erna col sanremese Nicola Pitto, figlio del maresciallo dei carabinieri Giuseppe Pitto, genovese purosangue, e di una zia della mamma, calabrese,sorella di mia nonna….”
Non comincia così Era mio padre, di Franz Krauspenhaar, infatti questo brano si trova a pagina 168. Forse avrebbe potuto. Sarebbe stato, però, un’altra cosa. Una cosa già vista, probabilmente.

Era mio padre è un memoriale atipico, un dialogo sguaiato e malinconico, un atto di dolore e di autocompiacimento. Ma è anche qualcos’altro.

La famiglia Krauspenhaar era originaria dei Sudeti, una regione tedesca incastonata nel cuore dell’imperio austro-ungarico. Una famiglia facoltosa, di commercianti. La loro storia poteva essere raccontata come un’epopea novecentesca affascinante e drammatica, una nuova Heimat multinazionale (divisa fra Boemia, Germania, Svizzera e naturalmente Italia, da San Remo alla Calabria). Oppure con il tono affettuoso, sul filo dell’avventuroso dramma epocale, di un altro Lessico famigliare.
Franz non aveva bisogno né dell’una dell’altro. Franz aveva bisogno di fare a cazzotti con la sua storia e con la sua vita, e con qualche ragione. Continua a leggere→

Ennio Abate, “Salernitudine”

Renato Guttuso, Ragazzo alla finestra

Presentazione
di Michele Ranchetti

Tra le due quinte in prosa – due testi bellissimi – si apre il paesaggio meridionale della poesia di Abate. Chi legge, assiste ad una storia di paese e di infanzia, ne vede i particolari, le figure: il padre, ritratto da vecchio, impettito e quasi oleografico, soprattutto la madre, sempre presente in una memoria senza tempo né storia, i compagni di giochi, le tentazioni, che richiamano saghe, proverbi e storie di briganti ma non hanno nulla di incantato. Sono, anzi, oscure e ataviche, sgraziate e senza innocenza. Come senza innocenza è la poesia di Abate, che insegue e interroga le figure della sua origine per riconoscere la natura difficile e paurosa di se stesso bambino, senza alcuna pietà. Continua a leggere→

“Un modello…”

Peccato. Mi era sembrata una buona idea quella di mettere in rete i redditi degli italiani. Non per suscitare invidia, curiosità o commiserazione, ma per iniziare a far chiarezza sulla condizione economica reale dei cittadini, in modo equanime e oggettivo. Trasparenza su un dato che, a ben vedere, non è più “sensibile” dei milioni di contribuenti onesti comprensibilmente dubbiosi del comportamento altrettanto virtuoso di molti altri. Non si vede del resto la ragione per cui alcuni redditi – e non soltanto di vip – siano stati pubblicati sui quotidiani mentre tutti gli altri ne sono esclusi (non considerando gli elenchi pubblicati in rete e dichiarati fuori legge). Si ha l’impressione, in questo modo, che solo il vojeurismo legittimi una deroga al principio della privacy. Continua a leggere→

Lunga vita

di Mauro Baldrati

 

La faccia di Keith Richards nell’ultima pubblicità Louis Vuitton, quel rilievo spigoloso di rughe e di vecchiezza che si nega e si esibisce con noncuranza, con strafottenza; quegli occhi foschi e truccati, quei capelli dritti, con la messa in piega, quelle labbra col rossetto e quel foulard coi teschi, che forse è uscito dall’anello col teschio, che non si vede, come la tuta rossa di Flash, l’uomo che corre alla velocità della luce; con una tunica e un coltello di ossidiana potrebbe essere il sacerdote che strappa il cuore alle vittime sacrificali e lo offre al sole; o un guitto decrepito che, con una chitarra scordata, si arrabatta per strappare un sorriso ai suoi padroni annoiati; forse ci specchiamo in quella maschera di cuoio rugoso, come Gustav von Aschenbach che vedeva nei lineamenti dell’uomo truccato il proprio fantasma e la propria morte; forse vediamo in quella scultura di legno intarsiato la sfida al demone della vecchiaia che tutto consuma e tutto degrada.
Lunga vita a Keith Richards.

Una donna scrive al Presidente della Repubblica

Quel figlio negato

Di Stefania Nardini

Siamo un paese povero.

Povero di civiltà. Perché, al di là delle questioni etiche o morali, il fatto che una donna, una coppia, sia costretta a rinunciare alla nascita di un figlio non puo’ che indignare. Si, perché un figlio costa. E tanto. Recentemente un settimanale ha pubblicato un’indagine: mantenere un figlio da quando nasce a quando avrà completato gli studi (ammesso che sempre ci sia la disponibilità per pagare l’Università) richiede un investimento di circa 300mila euro in 24 anni. E puo’ permetterselo una famiglia che guadagna circa 3.500 euro al mese. Continua a leggere→

Vuoi un libro fuori catalogo? Te lo stampo

La Faber&Faber, colosso dell’editoria britannica, entra alla grande nel mercato del print-on-demand

La questione è semplice: se volete un libro fuori catalogo, ma proprio quello, ci sarà presto un editore che lo stamperà. Detto in soldoni, è questo il principio del mercato print-on-demand: e in effetti ci sono già piccoli editori che, soprattutto grazie al web, preparano testi e poi, su richiesta specifica, li stampano, spendendo relativamente poco grazie alle nuove tecnologie digitali. Si abbattono i costi di magazzino, non si sbaglia con una tiratura eccessiva e la riduzione delle fasi di lavorazione mi permette di abbreviare i tempi ed eliminare passaggi più costosi. Qual è allora la novità di oggi? Continua a leggere→

“DEVOTI A BABELE” di Valter Binaghi

Arvo, eroe senza volto

nell’Italia che cambia

di STEFANIA NARDINI

Arvo. Una creatura , un simbolo. Sagoma in carne ed ossa trafitta dalle pallottole di un killer senza nome. In agguato. Signore delle tenebre nell’Italia della “Milano da bere”. Vampiro senza pietà nel gioco della vita sballata e senza scrupoli. Il grande profeta, il mago, l’alchimista, che attraverso l’invisibile tela di un sistema mediatico infarcito di culture a basso costo, lo guida nelle scene di una commedia in cui Argo non può che essere com’é. Continua a leggere→