Archivio mensile:Agosto 2008

Artisti che parlano tra di loro, finalmente

di: Guido Tedoldi

Appunti sulla mostra «Il rimedio perfetto», 35 artisti scelti da Marco Tagliafierro, alla galleria Riccardo Crespi di via Mellerio a Milano.

La vernice di questa mostra si è tenuta il 25 giugno, e l’ultimo giorno di apertura è stato il 26 luglio prima della chiusura estiva della galleria – per cui l’insieme delle opere dei 35 artisti non sarà più visibile. Perdipiù il modo in cui le opere erano disposte all’interno dello spazio della mostra non era indifferente, come dice il curatore dell’operazione, Marco Tagliafierro: «Sì, dipende assolutamente dall’opportunità congiunturale originata dalla mostra in questione. Abbiamo ordinato gli artisti selezionati in una lista e abbiamo chiesto al primo di confrontarsi con lo spazio nudo, al secondo artista con il lavoro del primo, al terzo di confrontarsi con il secondo e così via in un continuo aggiornamento del senso».
Perché allora parlare di un avvenimento del genere?
Perché, mi pare, da qui prenderà il via un discorso. Non un movimento o un’avanguardia, come nel secolo scorso sembrava imprescindibile per ogni nuovo gruppo di artisti che si affacciava sulla scena, bensì un’affermazione di esistenza. Una poetica per cui è semplicemente venuto il tempo di mostrarsi, e non ha più voglia di chiedere il permesso a nessuno. Continua a leggere→

Intervista a Valerio Evangelisti

La Luce di OrioneNon è facile scrivere best seller che diventano long seller. Valerio Evangelisti, padre letterario dell’inquisitore spagnolo Nicolas Eymerich, è uno di quelli che ci riesce.

In verità Eymerich è realmente esistito (nato nel 1320 a Gerona, in Catalogna, e morto nel 1339). Evangelisti lo riprende, lo rimodella, e crea un personaggio duro, crudele, spietato, tormentato. Un uomo che agisce al servizio della Chiesa operando nel contesto tormentato del Medioevo. E che lo fa incrociando, talvolta influenzandoli, i grandi avvenimenti storici dell’epoca. Un personaggio vivo, che esce dalla storia e si presenta al lettore con tutto il carico fascinoso della sua paradossale attualità.
È possibile incontrare Eymerich nelle pagine de “La luce di Orione” (Mondadori), il più recente romanzo di Evangelisti.

“Valerio Evangelisti, parliamo di Eymerich. Come è nato?”
Eymerich nacque con la prima versione del romanzo che si sarebbe più tardi intitolato “Cherudek”, scritta senza intento di pubblicazione, per divertimento mio e di pochi amici. Però in quel momento non aveva una personalità precisa, era poco più di un fantasma. Continua a leggere→

da “Plettro di compieta”#3 di Marina Pizzi

(Giorgio De Chirico, Melanconia, 1912)

65.

cornucopia del pianto la nuca

bagnata da cave di lacrime

sgomenta aurora non esserle

che caso di nebbia l’ancora.

sul muro del geco il comando

del coma di sapersi

pezzullo di sabbia, bitume.

annessa mansione capire

il muricciolo del logico incanto

il poveretto nell’io che si sfiata

tata di sé senza insegnamento.

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LE MIE OLIMPIADI 3 – pre(i)storia

di Alessandro Seri

Tutti si aspettavano che le olimpiadi del millennio, quelle del 2000 ad Atene, culla olimpica per eccellenza ma anche in quella edizione i giochi di potere e gli sponsor contarono tantissimo, anche e soprattutto nella scelta della sede. Così la storia classica abbassò la testa e diede una capocciata al Partenone lasciando che i canguri saltassero alti e lunghi. Nel 2000 si andò tutti in Australia, a Sidney. Ormai ventinovenne e in piena crisi di identità nemmeno guardai la cerimonia di apertura. O forse provai a guardarla ma mi addormentai sul divano e di tanto in tanto, svegliandomi, sbirciavo la sfilata delle squadre dentro lo stadio. Juan Antonio Samaranch (ve lo ricordate?) il distinto signore spagnolo, presidente del CIO li definì i giochi migliori della storia. Nessuna tensione politica, anzi persino le due Coree sfilarono insieme durante la cerimonia. Samaranch in quei giorni fece la spola tra l’Australia e la Spagna dove stava morendo la moglie e ciò lo rese umano agli occhi del mondo. Continua a leggere→

Quando i libri bruciano i lettori

L’opera d’arte – scriveva Sartre – non ha fini, e fin qui siamo d’accordo anche con Kant. Ma è un fine. La formula kantiana non tiene conto dell’appello che risuona in fondo ad ogni quadro, ogni statua, ogni libro. Andrebbe solamente aggiunto che tale appello non sta in un rapporto privo di fratture con l’impegno tematico della poesia. La spietata autonomia delle opere (non dal soggetto che le scriva o dal lettore che le assimili), che si sottrae all’adattamento del mercato e allo smercio, diventa spontaneamente attacco. Questo però non è astratto, non è un atteggiamento invariante di tutte le opere d’arte nei confronti del mondo che non perdona loro di non adattarglisi completamente. Al contrario, il distanziarsi delle opere dalla realtà empirica è contemporaneamente e intrinsecamente mediata da quest’ultima. La fantasia dell’artista non è una creatio ex nihilo; solo dilettanti e gente fine se la immaginano tale. Le opere d’arte, contrapponendosi all’empiria, obbediscono alla forza di quest’ultima, che quasi respingono la creazione artistica e la rigettano su se stessa. Continua a leggere→

Francia o Spagna…


(Goffredo Fofi – La cultura uccisa dagli assessori alla Cultura )

Ci si comporta come se nulla fosse cambiato, in giro per l’Italia, e in particolare in giro per l’ostinatissima Italia dei festival, delle vacanze, del tempo libero dalla fatica del pensiero. Non è che nel resto del tempo si pensi molto, si dirà, ma ci sono momenti in cui questo è più evidente e pesa di più. E quest’estate è uno di quei momenti. Continua a leggere→

LE MIE OLIMPIADI 2 – pre(i)storia

di Alessandro Seri

Il cronometro corre alla rovescia verso l’ 8/8/08, data misticheggiante voluta dagli organizzatori cinesi per questa olimpiade che segna già la storia. Nel frattempo i media di tutto il mondo segnano le informazioni e le prime pagine sui giochi parlando di un attentato che ha ammazzato sedici poliziotti cinesi avvenuto esattamente nella parte opposta della nazione, cioè all’ovest estremo del paese, oltre 4000 km di distanza e i lanci ipocriti dei giornali e dei telegiornali di tutto il mondo dicono qualcosa tipo “Attentato sui giochi, paura nel villaggio olimpico”. Sarebbe come se qualche romano avesse paura perché c’è stato un attentato a Mosca. Pari pari per la distanza. Così passano in secondo piano gli arrivi degli atleti, compreso quello della nuotatrice francese Laure Manaudou che forse non vincerà la sua gara ma per me ha già vinto altro (affermazione leggera di uno spettatore olimpico). Continua a leggere→

Samir

Lo conobbi quando avevo i canini aguzzi e giravo per il Medio Oriente. Samir era un agente marittimo con gli uffici in due stanzette buie in fondo a un vicolo: non aveva bisogno di impressionare i clienti, preferiva disorientarli. Gli proposi di concorrere insieme a un appalto ad Alessandria d’Egitto.
Era un buon contratto, ma avrei dovuto sapere che la burocrazia egiziana è intricata come il delta del Nilo e le pratiche finiscono sempre per incagliarsi in qualche meandro limaccioso. Non me ne preoccupai: in un modo o nell’altro ero sicuro di cavarmela.
Vincemmo la gara e aprii il cantiere. Ma i pagamenti non arrivarono. Ogni fine mese incontravo Samir ad Alessandria: tiravamo le somme del dare e dell’avere, e lui mi guardava da dietro le ciglia socchiuse, in silenzio. Io sorridevo e lo invitavo a cena. Continua a leggere→

Le lingue della profezia – “Tiresia” di Giuliano MESA


(Matias Guerra, Anno Silente / Dedicato a Giuliano Mesa)

Tratto da: Giuliano Mesa, Tiresia (e altre poesie), traduzioni di J. F. Haboud, É. Houser, A. F. Müller, A. Raos, S. Zanotti, illustrazioni di Matias Guerra, con supporto fonografico contenente la versione dei testi letti dall’autore, Roma, La Camera Verde, Collana Argento diretta da Giovanni Andrea Semerano, 2008.

 

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Fenomenologia del Tempo


Qualche riferimento per un’etica del futuro

L’avvenire del tempo

Mentre l’immediatezza e l’urgenza scandiscono la nostra vita, la precarietà e l’instabilità del lavoro rendono drammaticamente effimero il tempo presente. Questa istantaneità impedisce ogni previsione a lungo termine, facendo aleggiare la più grande incertezza sul futuro. Un’incertezza che è un grave elemento di irresponsabilità nei confronti delle prossime generazioni e che può essere annullata solo da una solida prospettiva del domani. Diventa quindi quanto mai necessario riscoprire una saggezza antica: abitare il tempo e, seguendo l’invito di Marcel Proust, impegnarsi a ritrovare il tempo perduto. Continua a leggere→

Estate di lettere – Tahar Lamri

Tahar Lamri, Schio (VI), Fabbrica Alta. Azioni Inclementi – IX edizione Festival “Da lontano. La scrittura e il dispatrio” – Domenica 27 Luglio 2008

Prima che Dio creasse Adamo
Si dice che abbia creato tutte le anime della sua discendenza.
E si dice che Dio abbia fatto girare queste anime intorno al suo trono per trecentosessantamila anni.
Si dice che all’inizio ciascuna anima girava da sola cantando le lodi del Creatore.
Si dice poi che, vuoi per il tipo di canto, vuoi per gli sguardi scambiati, le anime cominciarono ad aggregarsi.
E poi, si dice che quando Dio le buttò nel libro dei singoli destini per farli nascere fratelli, padri e figli, conoscenti e amici, si dice che ciascuna anima di quelle che si erano aggregate girando intorno al Trono debba incontrarsi con le altre, almeno una volta nella vita, anche se abitassero emisferi opposti del cosmo.
Si dice che la simpatia non è altro che il ricordo di quell’incontro intorno al Trono.
Si dice che l’antipatia deriva dal non incontro degli sguardi nel pellegrinaggio delle anime intorno al Trono.
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LE MIE OLIMPIADI 1 – pre(i)storia

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=t2_Xu7AXAdY&feature=related]

di Alessandro Seri

Mancano pochi giorni, davvero pochi, all’inizio della ventiseiesima olimpiade dell’era moderna e in questi giorni preolimpici sento parlare tanto di censura, di smog, di doping, di diritti umani, di internet, di presenze alla cerimonia di apertura, ma non sento dir nulla di sport. Allora è nata subito una prima riflessione: le olimpiadi sono il più importante evento sportivo planetario ma proprio per questo si lasciano, durante il prima e durante il dopo, condizionare e sovrastare da discussioni e fatti che con lo sport hanno poco a che fare. A volte l’olimpiade è servita da cassa di risonanza per grandi gesti che hanno segnato positivamente la storia mondiale, più spesso è stata utilizzata come mera propaganda nazionalista o anche tragicamente sfruttata per atti terroristici. Praticamente l’esatto contrario dell’idea ellenistica di olimpiade, ripresa e sognata (ma anche filtrata) millenni dopo da Pierre Fredi de Coubertin. Continua a leggere→

Giuseppe Pulina, L’ANGELO DI HUSSERL. Introduzione a Edith Stein

Giuseppe Pulina, L’ANGELO DI HUSSERL. Introduzione a Edith Stein

(Civitella in Val di Chiana, Zona, 2008, pp. 126 – euro 14,00 – ISBN 978 88 95514 47 5)

«L’angelo media, annuncia, rivela e sollecita lo sforzo conoscitivo, perché se si ha la ventura di vederlo, lo si deve anche riconoscere». È l’angelo di Edith Stein, parente non tanto lontano di quelli di Rilke e Cacciari. Un angelo affine, consanguineo si potrebbe dire, a quelli dello Pseudo Dionigi e di Tommaso d’Aquino. A loro simile, ma non derivato da questi. Continua a leggere→

Clandestini

Che festa gli urli estivi dei bambini
nelle belle giornate come questa,
laggiù, nell’altra casa,
in un altro tempo della vita.
La porta sempre aperta sul cortile
dove anch’io avevo giocato,
il vociare ad ogni ora e gli abbai
di donne e cani felici.

Ora non li sopporto,
i bambini e le madri e gli animali.
Già di mattina chiudo il balcone
e accendo le luci, la radio,
il condizionatore
e il pc: in quest’ordine.

Maledetti vicini, maledetto
condominio multiculturale.
Anch’io finirò per chiamarli
barbari marocchini mustafà,
io più di loro clandestino.

lumina et semina (compresenze in valle d’Agrò) #36 – 40 (fine)

36.

Remote piante dell’“a poco prezzo”

d’un velo che si squarcia, recante mercanzia

del rimpianto sgranato allo strapiombo

della Granciara, sempre un volto accompagna

ogni ritorno, un canto irriducibile al calcare

della cava obliata, dello scalpello smesso.

Un consenso di sguardi ci contorna

ed una lama bionda dall’oriente.

Ad un commiato prossimi nel vino

che riconsacra il sonno e nuove veglie. Continua a leggere→