Archivio mensile:Agosto 2009

Un diritto elementare: essere iscritti all’anagrafe

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di Carla Forcolin, fondatrice dell’associazione La gabbianella

I nostri operatori umanitari all’estero, sacerdoti missionari o laici, quando incontrano bambini non registrati all’anagrafe dei loro paesi, ve li iscrivono immediatamente. Lo fanno per dare loro la protezione della legge, per poterli curare negli ospedali, per poterli mandare a scuola.

Se non si è iscritti all’anagrafe non si esiste per la società civile. Non si può proteggere un bambino, che per la società non esiste, né da mafie che lo vogliano sfruttare, né da predatori di organi, né da pedofili. Inoltre, un bambino che non è iscritto all’anagrafe non esiste per l’assistenza sanitaria né per il sistema scolastico. Le bande di adolescenti che scorrazzano vivendo di espedienti, furti e rapine, in tutti i paesi poveri, sono costituite quasi esclusivamente da bambini ignorati dall’anagrafe, dalla scuola e dalla sanità pubblica. Bambini come gli altri, costretti a subire di tutto e appena grandicelli induriti dalla crudeltà della loro stessa vita. Bambini privi di qualsiasi educazione, cresciuti alla scuola della strada, che diventano pericolosi per l’intera società. Continua a leggere→

Nessuno si senta escluso

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da qui

Quando ti macchiavi la camicia, prendevi la cannuccia e versavi alcune gocce di acqua minerale. Non volevo crederci, eppure funzionava. Eri orgoglioso della scoperta e ci esortavi a fare altrettanto, sorridendo. Non ci ho mai provato, quando c’eri ancora, e ora che non ci sei, le cannucce non si trovano più. Quanti tuoi consigli preziosi non ho mai seguito. Quanti pezzi di storia rimasti incompiuti o inespressi.  Occasioni perdute per imparare l’ingresso in paradiso, che preparavi giorno dopo giorno, con pazienza certosina. Non sarò mai come te. Eppure mi hai dato qualcosa che non può finire, anche se sprofondassi nell’inferno. Dovessi dannarmi per sempre, mi porterò dietro il paradiso nelle gocce di una cannuccia intrisa d’acqua minerale. Un pezzo di storia diventato eternità.

Omaggio a Leonida Repaci

26 agosto 2009 a Viareggio, ore 21.30

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Omaggio a Leonida Repaci

Una mostra e un convegno con gli interventi di

Enzo Romeo e Ottavio Rossani

Geografia dell’anima. La Calabria di Leonida Rèpaci è la mostra costituita da 60 pannelli di grande formato e dedicata al grande scrittore calabrese e fondatore del OPremio Viareggio, che è stata inaugurata il 21 agosto nei locali di Villa Paolina a Viareggio (Lucca), e che si chiuderà il 30 agosto prossimo.

Sempre a Villa Paolina il 26 agosto, alle ore 21.30, si svolgerà il convegno Omaggio a Leonida Rèpaci con gli interventi di Enzo Romeo (TG2 RAI)e di Ottavio Rossani (Corriere della Sera). L’attore Salvatore Puntillo leggerà alcuni brani particolarmente significativi dello scrittore, Con un sottofondo musicale (dal vivo). Infine, la proiezione dello storico documentario RAI del 1973, girato ne La Pietrosa di Palmi, la villa a strapiombo sul Tirreno, amatissima dallo scrittore e della moglie Albertina, filmato nel quale Rèpaci racconta e si racconta. Il documentario è firmato da Stefano Vecchione ed Attilio Zagari; nel Catalogo della Mostra l’introduzione è di Maria Brancato. Continua a leggere→

Concorso: Poesia e natura nel parco a Campigna

di Ottavio Rossani

Il Centro Culturale “L’ortica” di Forlì, con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi M.te Falterona-Campigna, organizza la 19ª edizione 2009 di “Poesia e natura nel Parco” (per la salvaguardia della natura attraverso la mediazione della creatività artistica e letteraria per il rispetto di un ambiente a misura d’uomo). Il tema proposto è: “… E dall’irsuto bronco esce la rosa” (da “Il Fiore” di Giovanni Pascoli). Il significato può essere adattato secondo le leggi dell’autoriciclo della natura: la Terra non s’arrende alla violenza dell’Uomo!….
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“Entierro” di Daniela RAIMONDI

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Tra mito e tragedia moderna, Entierro è la storia in forma poematica di un infanticidio. A raccontarla, in prima persona, è la rea del delitto, una giovane donna vittima di uno stupro – uno dei tanti consumati in ogni tempo e luogo. Il poema procede per scene, digressioni e flashback in un alternarsi di ricordi e stati d’animo che rompono la linearità diacronica della vicenda: dall’innocenza al delirio, dalla follia al pentimento, dal dolore all’accusa, in un flusso ininterrotto di coscienza. Vi è il ripudio della carne, della vita cresciutale dentro, suo malgrado; e, per contro, l’istinto di madre tradito, nella forma di un lacerante pentimento. L’interiorità monologante s’alterna con immagini vivide e metafore efficaci, dentro una scrittura capace di fondere bellezza e forza introspettiva. (gn)

*

Un giorno ho visto una bambina
in riva la mare.
Aveva gambe nude.
il vento muoveva i suoi capelli
e fra le mani
portava gabbie vuote.
Era felice.
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La contentezza non è mai quando possediamo qualcosa – La lezione di Jiddu Krishnamurti.

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Non si finirà mai di meravigliarsi del dono di saggezza e di spirito contenuti nell’avventura umana di Jiddu Krishnamurti, una delle più grandi anime che hanno attraversato il Novecento.

Il pensiero di Krishnamurti è sempre una risorsa, specialmente in questi tempi di grande confusione, di spaesamento totale, di perdita di riferimenti. Krishnamurti insisteva molto su questo, nei suoi scritti, nei celebri incontri con le moltitudini che venivano a trovarlo, nelle sue scuole, in Svizzera, in Inghilterra, a Brockwood Park, a Ojai, in California. Continua a leggere→

Voci

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da qui

Sento voci di cambiamento: niente comunione nelle mani, elevazione rivolta a oriente (spalle al popolo); un canonico ha parlato della possibilità di annullare il Vaticano II, se si dovesse stabilirne la discontinuità con la tradizione cristiana. M’interrogo sul senso di queste posizioni. Penso a Gesù, alla sua libertà di movimento, alla sorpresa dei suoi gesti quotidiani. Dovrei rassegnarmi a una forma che sembra prevalere sull’imprevedibile manifestarsi della vita? Dostoevskij provò a verificare l’attualità della fede nella Leggenda del grande inquisitore. Ci provo anch’io: se Gesù tornasse oggi, la sua vicenda avrebbe un esito diverso. Allora venne giustiziato con un processo sommario. Ora incorrerebbe in un destino più crudele: la totale indifferenza. Nessuno spazio nei mezzi di comunicazione più potenti, nessuna carriera in alcuna istituzione. Sarebbe un pesce fuor d’acqua, un utopista schedato dalla polizia. Lo arresterebbero di tanto in tanto, per convincerlo a non dare fastidio. Ma lui continuerebbe a fissarci negli occhi. A mettere il pane nelle nostre mani, al tramonto di un giorno faticoso.

da: Il sonno della ruggine di Marina Pizzi

69.

la noia del mare sullo sfondo

ingoia il gomitolo dell’aria

le risse che frantumano gli stagni.

nella tua mano s’ingaggia il primo amore

con il paltò triste degli attori

che riposano dopo le riprese.

amor sconfisse l’argine divieto

e dietro il vento che uccide ben comunque

si mise il torto che i nidi abbatte.

permesso di ventura avrò dall’angelo

che mi sonnecchia accanto.

con le muse sotto la tavolozza

vaga senza fiato la libertà dell’ozio.

intorno alla deriva del martìre

s’inventi la bella faccia di far sogno

questo veleno che legifera la sfera. Continua a leggere→

Anche la solitudine

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Partivi per un corso di esercizi spirituali e non volevi lasciarmi solo: era un momento delicato. Mi hai prenotato una stanza all’hotel Le Dune di Sabaudia. Un posto in cui non avrei immaginato di poter entrare. I camerieri mi servivano e mi sentivo in colpa: avrei voluto rendermi utile, sparecchiare, lavare i piatti, ramazzare. I miei occhi azzurri si perdevano nel vuoto e ogni tanto incontravano quelli di una donna: allora tutto si fermava, diventavo come il nucleo incandescente della terra. Mi chiedevo perché il mondo si fermasse in quei momenti, perché il cielo sembrasse scendere dentro la sala e invadere ogni cosa. Avevo l’impressione che nessun gesto avrebbe incontrato resistenza. Ero un piccolo dio, di quelli senza nome, caduto su un pianeta di donne e camerieri, all’hotel Le Dune di Sabaudia. Ora non ci sei, e resta un uomo che sale sul colle appena fuori le mura, col suo carico di ricordi messo di traverso sulle spalle. Spero di ritrovarti presto, quando la pietra dell’ultimo albergo sarà rotolata via da un giovane dagli occhi azzurri e l’abito sporco di sabbia.

Etica e nichilismo – Se la Chiesa rivendica l’autorità

di Nadia Urbinati

Alla base dell’ identificazione tra nazismo e nichilismo riproposta recentemente dal Pontefice ci sta, ci suggeriva perspicacemente Adriano Sofri, la difficile relazione del cristianesimo cattolico con la modernità. Il Papa ha scelto una strategia retorica efficace chiamando “nichilismo” la modernità perversa, quella che rifiuta la trascendenza e pensa che il mondo morale sia in grado di reggersi solo sulla ragione e quello sociale solo sul consenso. L’ idea (non nuova) è che ci siano due modernità: una radicale, rappresentata dall’ illuminismo e gestatrice del male estremo che ha segnato la storia occidentale – il nazismo, l’ olocausto; l’ altra moderata, sintetizzata da Vito Mancuso come primato dello spirituale sul materiale, contenimento della ragione. Prima ancora che il nichilismo, un termine che ha funzione polemica più che analitica, il tema centrale é il fondamento dell’ autorità, e quindi l’ interpretazione dell’ umanesimo e della modernità. Continua a leggere→

…quando si progettano i modi di uccidere… Di Ryszard Kapu?ci?ski

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(Taccuino)

…quando si progettano i modi di uccidere…

di Ryszard Kapu?ci?ski

 

in memoriam J.P

 

1

 

…quando si progettano i modi di uccidere

vengono considerate svariate tecniche

 

2

 

eppure si tornerà ai metodi più semplici

(alla faccia dei seguaci dell’elettronica

convinti che esista solo la loro dea)

e si userà il manganello –

un ramo nodoso

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Dietro le quinte del mondo

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La paura passa in un modo solo: quando ti accorgi che i cuori sono aperti. Non sai come è successo; dovessi ricostruire le fasi del processo, non ci riusciresti. Sai solo che, uno dopo l’altro, confidano di aver sentito, di essersi trovati nel mezzo di un evento di cui non erano padroni, ma che gli regalava una misteriosa libertà. Tu non sai che dire, ti lasci andare a una strana sensazione che ti prende ogni volta che ti fidi, quando sai che la vita ha le sue strade, sconosciute ma sicure. Provi lo stesso sentimento quando t’innamori: fra te e un ebete non c’è alcuna differenza; ma sei stato ammesso dietro le quinte del mondo, al cospetto di Dio.

Fernanda Pivano intervista Fabrizio De André

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Pivano: Hai voglia di raccontarci come ti è venuto in mente di fare questo disco?

Fabrizio: Spoon River l’ho letto da ragazzo, avrò avuto diciotto anni. Mi era piaciuto, e non so perché mi fosse piaciuto, forse perché in questi personaggi ci trovavo qualcosa di me. Poi mi è capitato di rileggerlo, due anni fa, e mi sono reso conto che non era invecchiato per niente. Soprattutto mi ha colpito un fatto: nella vita si è cotretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso o a non essere sinceri, nella morte, invece, i personaggi di Spoon River si esprimono con estrema sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare. Così parlano come da vivi non sono mai stati capaci di fare.

P: Cioè, tu hai sentito in queste poesie che nella vita non si riesce a “comunicare”? Quella che a me pare la denuncia più precorritrice di Masters, la ragione per la quale queste poesie sono ancora attuali, specialmente fra i giovani? Continua a leggere→

Dialoghi d’amore 5: Agilulfo e Priscilla

di Antonio Sparzani
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Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez è lo straordinario interprete – per pura forza di volontà – de Il cavaliere inesistente scritto da Italo Calvino nel 1959. Armatura bianca splendente e inappuntabile, mai alza la celata se non quando gli viene ordinato dal suo imperatore Carlo Magno, per permettergli di constatare che lui non esiste (Oh questa poi – esclamò l’imperatore – Adesso ci abbiamo in forza anche un cavaliere che non esiste); scudiero Gurdulù, l’esatto contrario di Agilulfo.
Nel viaggio che intraprende per ricuperare la certezza di una verginità di quindici anni prima, il cavaliere s’imbatte nel castello di Priscilla, dove viene degnamente accolto dalla dama, evidentemente adusa ad ospitare con  cortesie particolari i cavalieri: questi tuttavia è il primo con caratteristiche così speciali. Ecco il loro autentico dialogo d’amore.:

– Il cielo s’imbruna, – osservò Priscilla.
– È notte, è notte fonda, – ammise Agilulfo.
– La stanza che vi ho riservato…
– Grazie. Udite l’usignolo là nel parco.
– La stanza che vi ho riservato… è la mia…
– La vostra ospitalità è squisita… È da quella quercia che canta l’usignolo. Continua a leggere→

La corolla del ricordo

Chiara De Luca, La corolla del ricordo, Kolibris Edizioni, 2009, € 10

di Narda Fattori

Un poeta oggi ha alcune consapevolezze piuttosto amarognole: non saranno i suoi versi a salvare il mondo, neppure potranno fornirgli risposte esaustive alle domande di sempre, non hanno poteri taumaturgici né garantiscono la sua sopravvivenza intellettuale. Inoltre gli complicano la vita con reading, presentazioni, contatti non sempre stimolanti e … vuotano le tasche.

Nulla è più impopolare della poesia. Ma i poeti, testardamente, continuano a scrivere, pubblicano, spendono “la parte migliore di sé” a limare, a ricercare una parola, quella sola che aderisce al senso del verso e al suo ritmo.

I poeti sono testardi ma non vivono al di fuori della comunità, dei suoi valori o disvalori, delle chiamate imperiose del mercato, dei mille problemi quotidiani che assillano qualunque persona. Continua a leggere→

Ridere

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da qui

Non c’è niente di più difficile che mettere d’accordo settanta teste in un posto come questo, dove bisogna far sentire allo stesso tempo la possibilità di essere se stessi e quella di crescere, di ricevere un frammento di senso, giorno dopo giorno. Le esigenze sono tante, ognuno ha bisogno di attenzione, e guai a darne in più o in meno, subito scatta la levata di scudi, il pianto isterico, l’aggressione violenta. M’immagino Dio che ride di fronte ai miei goffi tentativi. Mi viene in mente la nascita di Isacco: al sentire l’annuncio, Sara, la moglie di Abramo, ormai avanti negli anni, sorride dentro di sé. Il messaggero divino le chiede: perché hai riso?. Lei nega: non ho riso. E lui: Sì, hai proprio riso. Dopo un anno le nascerà un figlio che chiamerà Isacco, sorriso di Dio. Dio ride, mentre cerco di resistere. E’ il riso di Dio che mi dà forza. Mi ricorda che a lui niente è impossibile. Nemmeno che io, con tutta la stanchezza che mi trovo addosso, possa trasmettere qualcosa a una banda di ragazzi scatenati. Mi viene da ridere a pensarci. Perché hai riso, Fabrizio? Non ho riso. Sì, hai proprio riso. Ecco, vorrei sorridere anche nell’ora della morte, che spera di trovarmi impreparato, troppo stanco per resisterle ancora, per dirle che non mi fa paura.

Io sono un bambino con un mantello nero. Di Nadia Agustoni

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(Il paese dei balocchi. Disegno)

IO SONO UN BAMBINO CON UN MANTELLO NERO.

di Nadia Agustoni

Io sono un bambino con un mantello nero, nero come la notte che è nera e come il buio in cantina che è nero e anche il bosco è nero e neri gli alberi e nera la terra che è ancora più nera nelle grotte e nero il cielo in cima ai rami e le foglie sono nere e neri gli uccelli e la civetta. Questo è il paese nero, con la gente nera e io non ho paura delle cose nere, solo dei cuori neri e di cappuccetto rosso che non capisce nulla dei lupi e fa le cose tanto per farle, ma mi hanno detto e ve lo dico, che solo i bambini veri capiscono i lupi, che solo i bambini neri parlano con i lupi e gli dicono le cose ai lupi come un comandamento e i lupi non rispondono, li guardano e sono lupi che fissano un bambino che è quasi una stella, la loro stellina oscura. Continua a leggere→

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.4: Rabbia, furore e musica. Marco Rovelli, “Corpo esposto”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

 

di Giuseppe Panella

 

Rabbia, furore e musica. Marco Rovelli, Corpo esposto, Massa, Memoranda Edizioni, 2004

Il primo libro di poesie di Marco Rovelli (Corpo esposto, Massa, Memoranda Edizioni, 2004) è un libro furibondo, un libro che non concede requie ai suoi lettori e che non gli dà tregua né consolazione. Un esempio di questa sua scrittura che si trasfonde da furore a cenere è in questo suo:

 

“Trittico del tempo III. Non recedo (è necessario) dall’attesa / che scava le ossa e le sostiene / e mi tiene: sospeso come il sole / nel solstizio, in un supplizio / che precipita il mio sguardo / nell’abbaglio del mancarci / nel contagio” (il libro di Rovelli, per scelta e per disdegno, non ha pagine numerate).

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