Archivio mensile:Settembre 2025

Una delegazione lucchese in Giappone

di Fabiano D’Arrigo

Ci sono legami speciali tra la città di Lucca e il Giappone, in particolare con la città di Nagasaki: la figura del beato Angelo Orsucci e… l’opera lirica “Madama Butterfly” del maestro Giacomo Puccini.
Grazie al progetto “Thesaurum Fidei”, portato avanti dall’Arcidiocesi di Lucca in seguito all’incontro – veicolato dal Centro studi Puccini di Lucca – tra la professoressa Olimpia Niglio e l’arcivescovo Paolo Giulietti, tali legami sono stati e continuano ad essere valorizzati. Così dopo la mostra “Thesaurum Fidei” allestita a Lucca nel 2023 e poi in altre città italiane, l’intero progetto è approdato all’Expo di Osaka dove, ad inizio settembre 2025, è stato presentato il libro “Tenso. Diario di un pellegrinaggio giapponese alla curia romana” alla presenza di alcuni pellegrini lucchesi, che dopo hanno visitato la città di Nagasaki e le isole di Amakusa. Luoghi nei quali i missionari cristiani stranieri, guidati da Francesco Saverio, arrivarono per la prima volta nel 1549, iniziando da lì un’attività evangelizzatrice missionaria nei territori giapponesi.
Nelle varie tappe del viaggio-pellegrinaggio, svoltosi dal 1° al 10 settembre, i partecipanti hanno ricordato i momenti dell’evoluzione del cristianesimo nell’impero del Sol Levante. Inizialmente, come del resto sempre, le motivazioni religiose si intrecciavano con quelle economico-commerciali e questo favoriva la diffusione della nuova religione soprattutto nel sud del Paese. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Mem, Mamma, Mammona

lettera ebraica Mem

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: “Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”.» [Lc 16,1-13] Continua a leggere→

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Fra le righe degli altri: intervista a Francesca G. Marone

Francesca G. Marone è sociologa, counselor, mediatrice familiare e vive a Napoli, dove lavora anche come editor, coach letterario e operatrice culturale. Dove ci sono libri, la trovate sempre. Ha iniziato a scrivere per passione e da una segnalazione al Premio Calvino, ha pubblicato nel 2017 il suo primo romanzo. Nel 2023, una storia ambientata a Napoli fra il XVIII secolo e oggi e incentrata su figure di donne complesse e affascinanti, diventa Le pentite, romanzo edito da Les Flâneurs.

Anche a Francesca abbiamo chiesto che lettrice è ed è stata e come è arrivata la scrittura nella sua vita.

Ricordi il primo libro che hai incontrato?
Non so se fosse proprio il primo ma è certamente uno dei libri più significativi
per me: Fiabe italiane, un doppio volume di circa duecento fiabe della
tradizione popolare, raccolte e trascritte da Italo Calvino nel ’56, un’edizione
Einaudi tutta sdrucita che io leggevo ogni sera nel letto, litigando con mia
sorella perché dovevo spegnere la luce sul comodino. Le ricordo quasi tutte
benissimo, ce ne erano di spaventose, ma anche di romantiche dal sapore
gotico, fra le mie preferite: Il principe che sposò una rana, e Bene come il sale.
Quelle letture serali hanno segnato profondamente il mio immaginario,
contenevano veramente tutto il bene e tutto il male della vita. Il primo romanzo
vero che ho letto fu Forte come la morte di Guy de Maupassant, lo presi dalla
libreria di mia madre, era un piccolo Bur, con le pagine che si staccavano, fu
una folgorazione per me, mi appassionai moltissimo e quando ci ripenso mi
commuove sapere che era un libro su cui si era emozionata prima di me mia
madre. Forse questa è un’altra delle magie della lettura: legare le persone fra
loro.

Francesca G. MaroneChe lettrice eri da bambina, ragazza?
Ero piuttosto curiosa ma doveva scattare in me una scintilla prima di mettermi a leggere. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di lettrici appassionate, specifico lettrici al femminile, perché da mia nonna, a mia madre e alle mie sorelle i libri sono stati una presenza costante nella nostra vita. Pensa che quando è morta mia nonna, lettrice coltissima, mia madre invitò noi e tutti gli altri nipoti a scegliere qualche libro dalla sua libreria. Mi sono appassionata, da piccola, prima alla poesia poi alla narrativa, questo perché mia sorella maggiore fece un rateizzo con Einaudi per farsi inviare tutta la collana bianca di poesia e arrivarono in casa davvero “pacchi di poesia”. Cominciai così a leggerne tanta e a trascriverne su foglietti che poi appallottolavo dedicandoli ad amici, amiche, o amori immaginari. Avevo creato un rituale attorno alla magia della poesia.

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Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Emily Dickinson

Tutto quello che io so
è un messaggio ogni giorno
dall’immortalità.

Tutto quello che io vedo
è il presente e il domani,
forse l’eternità.

Ed il solo che incontro
è Dio, la sola strada
l’esistenza; di là

da questa, se altre cose
vi saranno o visioni più mirabili,
ve lo dirò.

Emily Dickinson Continua a leggere→

Maria Marchesi

di Giorgio Stella

Verso il traguardo

Dopo la curiosità e la sfida
arriverà la stanchezza.
La sentenza sarà neutralizzata
da altre sentenze passate in giudicato.
Occorrerà molto tempo
e una ricognizione estenuante.

Qualcuno dirà ch’è tutto inutile.
Un altro che bisognava anticipare
le mosse dei giudici o rompere
uno specchio nell’aula.

Le manifestazioni d’orgoglio avranno
adepti impensati. I fucili
rinculeranno all’unisono.

Giorgio Stella, poesie

Nazaret: è come fosse stato il Bronx o Tor Bella Monaca o l’Olocausto per Dio! Non c’era nessuno che non avesse in casa un falegname Cristo! Infatti è morto sul legno immagino da Lui già sceso nel regno del Padre, Padre nostro! Noi non ci ricordiamo che torniamo alla casa gemella e chi e noi? Cristo.

*

Orologi muti gettano l’ ora sul culto del mito nel poeta.  Ora ci dovrebbe essere la lancetta spezzata che segna sempre la stessa ora.  La nostra. Amico mio non si muore per questa rondine.  Non si muore ancora.  Siamo vivi appunto per.  L’ ora.

*

(senza titolo) –   è domenica,    non c’è più  nessuna   messa –   sono l’orfano  della chiesa-materna.

*

i fanti) – nel vento hanno lo spavento – i fanti non saranno mai santi. (Nota:  da un detto ignoto ‘gioca coi fanti lascia stare i santi) –     

*

c’è la forma e la materia che la informa di essere stata quello che era: merda! Un piatto caldo e migliore di un mazzo di fiori sulla tomba delle croci..

*

Coccio-Bigotto il tempio del primo ed ultimo regno.

(senza titolo) –    porgerò nella bettola l’occhio del lume di cane – lui capirà il fiume, le zanne ancora ancorate alla zavorra.

Un elogio della condizione umana. Su “Il conforto dell’ombra” di Giancarlo Consonni

Un elogio della condizione umana. Su Il conforto dell’ombra di Giancarlo Consonni
di Giorgio Morale

La nuova raccolta di poesie Il conforto dell’ombra (Einaudi 2025) di Giancarlo Consonni è un elogio della condizione umana strutturato in tre sezioni, con la poesia Parola a fare da introibo: I gelsi spaesati, Babylo minima e Dono. Le tre sezioni seguono l’itinerario del poeta, dall’infanzia e adolescenza nell’Italia rurale, alla maturità nella Milano post-industriale e al dono del presente, facendo del libro una sorta di autobiografia ellittica per immagini e sensazioni. Continua a leggere→

Intervista a Massimiliano Mandorlo

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Almadìra è nata come una sorta di diario notturno, composto da frammenti dispersi che prendevano lentamente vita nella memoria. A volte un bicchiere allungato di ouzo nelle afose sere estive mi riportava ad un universo mediterraneo, ricordi di viaggi in Medio Oriente e oltre si mescolavano a intuizioni sulla poesia e sul mistero della vita. Continua a leggere→

La scuola di Serena Bedini 9. Contro la noia

Da cosa nasce un’opera letteraria?
Nasce dall’interesse. Esso può avere origini diverse: riflessione sulla realtà, curiosità, divertimento, approfondimento e studio, sofferenza, piacere. Tutto questo produce interesse e spinge l’autore a scrivere, lo motiva, lo induce tutti i giorni a svegliarsi consapevole di dover concludere il lavoro iniziato e lo investe di un onere che si traduce in una vasta gamma di sensazioni mai e in nessun modo riconducibili alla noia. Chi scrive, non si annoia. Non può perché se si annoiasse, smetterebbe di scrivere. La scrittura si basa sull’impegno e sul coinvolgimento, sul fare tenendo ben impegnate la mente, l’anima e il cuore, senza nessun tipo di distacco tra di essi.
La noia nasce invece dal disinteresse, dalla freddezza, dall’incapacità di abbandonarsi al piacere della narrazione. Chi scrive, avvertendo il peso di scrivere più del piacere di farlo, può smettere all’istante: anche quando arrivasse a terminare l’opera, non riuscirebbe a trovare alcun tipo di lettori interessati a leggerla. Le emozioni che ci accompagnano infatti in fase di composizione saranno quelle che trasmetteremo al lettore a opera terminata perché da esse scaturiscono la scelta dei termini, delle figure retoriche, del ritmo e dello stile.
Portare avanti un romanzo o un racconto con stanchezza, senso di pesantezza e noia non permetterà né di ottenere quella catarsi di cui parleremo più avanti né di creare un’opera letterariamente valida.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

“Esaltazione della Croce”

Masaccio, Crocifissione (part.) museo di Capodimonte, Napoli

«In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». [Gv 3,13-27]

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