Archivi categoria: Letture

L’onore dei Kéita di Moussa Konaté: un afro-noir

Mi è stato chiesto di leggere un libro e io l’ho letto, incuriosita perchè mi è stato presentato come un noir africano. Un afro-noir, per dire; insomma, un nero che più nero non si può. Imperdibile.

Ho cominciato ad amare l’Africa, letterariamente parlando, quand’ero più giovane, grazie a Wilbur Smith e ai suoi incredibili romanzi, ma al di fuori di Smith non avevo avuto modo di leggere altro. Questa è stata l’occasione.
Il libro che mi hanno suggerito si intitola L’onore dei Kéita, di Moussa Konaté, pubblicato da Del Vecchio. Il nome dell’autore, il titolo e perfino la copertina parlano subito di Africa, perciò mi sono sentita molto bendisposta. Del resto ho una predilezione, una delle tante, per la letteratura straniera, quando per straniero s’intende qualcosa di molto lontano e diverso. Cinese, giapponese, finlandese, russa, israeliana… tanto per capirci. Continua a leggere

L’augurio a Dio e all’anno che scocca

Di Meth Sambiase e Nabil Nada

Ogni poesia ha una storia, ogni storia genera una poesia. La storia personale di ciascuno di noi sembra essere un polittico pieno di storia, ma che si apre solo nelle occasioni, nelle feste, i giorni normali. Invece, spesso vanno scordati e seppelliti nel cimitero della nostra memoria; benché questi giorni siano la vera essenza della nostra biografia personale e culturale.
Questa poesia è scritta da Nabil Nada dal Sud del Mediterraneo e Meth Sambiase dal Nord dello stesso mare; due poeti appartenenti a due culture e a due formazioni intellettuali diverse ma che condividono la stessa lingua e l’amore per la poesia, vuole essere un augurio di fine anno con una riflessione molto acuta, non soltanto sull’anno che sta per andare via, ma anche sul nostro secolo, ciascuno dal proprio punto di vista.
Sarà la qualità dell’Uno di ascoltare il diverso Altro quello che continuerà la pacifica quotidianità di una comunità eterogenea di cui (anche) si arricchisce la goccia d’inchiostro che scrive del suo mondo umano. Continua a leggere

Una poesia per finire il 2011

FINE D’ANNO

Non è l’inezia simbolica
di sostituire un tre a un due
né la metafora banale che convoca
un tempo che si spegne e uno che nasce
né il compiersi di un processo astronomico
a scuotere e scavare
l’altopiano di questa notte
e a costringerci all’attesa
dei dodici rintocchi irreparabili.
L’autentica ragione
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore di fronte al miracolo
che nonostante le infinite sorti,
che nonostante siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
qualcosa in noi perduri,
immobile.

Jorge Luis Borges, Fervore di Buenos Aires

Francesco D’Assisi, “Cantico di Frate Sole” e “Della vera e perfetta letizia”

Francesco D’Assisi, Cantico di Frate Sole e Della vera e perfetta letizia, in Gli scritti di Francesco e Chiara d’Assisi

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di Dianella Bardelli

Avevo voglia di scrivere qualcosa sul Natale, e non so perché mi è venuto in mente Francesco D’Assisi e il suo Cantico di Frate Sole. Apparentemente c’entra poco con il Natale, ma nessuno più di lui evoca in me la santità come qualità prettamente umana che deriva però da quel qualcosa di divino che è nel mondo e nelle sue creature. Ma non avevo questo testo e così sono andata dal parroco del mio paese per farmelo prestare. Lo scritto si trova all’interno di un libro antologico che contiene, per quando riguarda Francesco, tra l’altro, la Regola, il Testamento, molte lettere e le Laudi e preghiere, tra cui il Cantico di Frate Sole.
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19. Quello sguardo

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da qui

Vedo un sacco di gente entrare e uscire dall’appartamento. Un uomo pallido col soprabito scuro, la ragazza che è venuta a suonare con la busta di giocattoli. Ma chi si aggiunge, adesso? Sembra un tipo distinto, sicuro di sé. La cosa comincia a complicarsi. E se facessi un colpo di testa? Se mi presentassi senza preavviso, facendo una scenata? Continua a leggere

Angelo MUNDULA – DIALOGHI, Scritti per un’idea di letteratura

Ecco un libro da leggere e, come pochi, da rileggere e da proporre. Dialoghi (Edizioni Feeria 2011) di Angelo Mundula è una scelta di articoli pubblicati sull’Osservatore Romano dal 1996 al 2005, che trattano di svariati argomenti come precisa il curatore Federico Favali nella sua nota: “E’, infatti, proprio dal dialogo di Mundula con i libri e i loro autori che nascono questi scritti che spaziano nei vasti orizzonti della poesia, della letteratura, dell’arte, della spiritualità, della società contemporanea, con quella sensibilità e quello spirito critico che lo contraddistingue.” Continua a leggere

18. Albe

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Cos’ha più di me? E’ persino più vecchia. Esercizio di ottimismo: l’alba, il tramonto, il mio sorriso aperto, i ricci a cui l’uomo non resiste, ora glielo chiedo, cos’hai più di me? Gilda, credici: lei potrebbe amare qualcun altro e lo scrittore sarebbe solamente tuo, te lo immagini? Seduti al ristorante, lui ti porge la mano e gliela stringi, Arturo, è bello stare qua.
E lei chi è? Continua a leggere

dono

dono

“Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
Non c’erano cose sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele”.

czeslaw milosz

un piccolo augurio di serenità per lpels

16. Il presidente

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Pronto, pronto!
Sono io.
Sei pazza. Ti ho detto di non chiamare a questo numero.
Stanno succedendo cose strane.
Non hai capito: già ne vedo troppe; con te ho bisogno di sentirmi bene: relax, come devo dirtelo?
Fausto, un uomo è entrato in casa mia.
Mi metti anche le corna?
E’ un uomo diverso da chiunque. Continua a leggere

15. Il vento

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Gilda ha deciso di andare dalla bionda del piano di sotto: cosa non farebbe per il suo scrittore! Com’è possibile che sia disposta a tutto? Non sarà stato un trauma infantile, una violenza da parte di qualche famigliare? Non può pensarci adesso: al limite, andrà in analisi dal mese prossimo. Scende le scale in fretta: lo vedi, Arturo, se ti vuole bene? Con che scusa potrebbe presentarsi questa volta? Continua a leggere

Natale

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Ecco che il giorno si avvicina. Sento
il passo, la voce, il suo respiro,
come una luce timida nel cielo:
perché, non te l’aspettavi, eppure
Dio non fa rumore, teme di avere
un tono troppo alto,
sa che potresti spaventarti, viene
come la madre al letto del bambino
quando non sa se dorme oppure è sveglio,
viene in un giorno che abbiamo chiamato
Natale, eppure, se dovessi dirti
che cos’ha di speciale,
non mi torna in mente che l’Altissimo,
El Shaddai: non poteva nominarsi,
tranne che una volta, nel Santissimo,
mentre tutti facevano rumore,
perché il nome di Dio è misterioso,
perché chi vede la sua gloria muore,
sì, proprio lui, l’Altissimo, El Shaddai,
viene in punta di piedi, nel silenzio
di una notte in cui anche il più perduto
degli uomini ha una lacrima che scende,
mentre il re dei re bacia la sua fronte.

Dark city

di Pierfrancesco Pacoda*

C’è Rank Xerox con i muri scrostati della megalopoli che una volta si immaginava ‘Eterna’, ci sono le luci oscurate dei film urbani di Carpenter, c’è un immaginario da ‘MedioEvo Tribale’ dove il futuro assomiglia sempre più a un preistorico passato. E c’è molta voglia di ‘discorsi’ sulla democrazia nel nuovo romanzo di Mauro Baldrati, esponente romagnolo ancora non molto conosciuto di una ‘crime fiction’ tutta italiana che, solo a voler mettere ordine tra i tanti riferimenti da cinefilo, fotografo, innamorato delle immagini pop estreme (non a caso ha lavorato al Frigidaire dei leggendari primi anni 80), è una gioia per il lettore.
Poi, naturalmente, c’è la trama, avvincente, ricca d cambi di sequenze che ci obbliga a seguire per le vie del baratro sul quale si agita la metropoli (una Roma senza vita e bellissima, dopo la bomba, futuro che già percepiamo), un poliziotto con molte ombre e tanto desiderio (impossibile) di riscatto.
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Ivano Mugnaini, L’algebra della vita

Prefazione di Luigi Grazioli

Già dal titolo, L’algebra della vita, questo libro di Ivano Mugnaini dichiara non solo le sue ambizioni, ma lascia anche trasparire alcune delle principali caratteristiche.

Procediamo con ordine: l’algebra, e non l’aritmetica o la trigonometria; quindi qualcosa di complesso, senza essere astruso o specialistico, che tende alla generalizzazione, all’universalità, come peraltro esplicita il complemento successivo: della vita. Si tratta insomma di capire qualcosa della vita: non dell’esistenza di questa o quella persona o delle consuetudini di questo o quel gruppo sociale in questo o quel tempo, ma della vita in generale; capire le sue operazioni fondamentali applicando delle regole certe. Continua a leggere

“Ecco l’uomo”, di Fabrizio Centofanti

“ECCO L’UOMO” DI FABRIZIO CENTOFANTI
C’è un solo modo per essere felici
DI AUGUSTO BENEMEGLIO (*)

“Ciò che mi opprime non si può curare; è la mia croce e devo portarla da solo, ma Dio sa quanto si è incurvata la mia schiena per lo sforzo” (S. Freud)

1.Vivere l’istante.
Ecco l’uomo, di Fabrizio Centofanti (Effatà Editrice, 2011), è un romanzo dedicato all’uomo del fuoco, del sole, dell’insonnia, della faccia chiara del mondo, la goccia d’inchiostro di sangue e di miele, colui che non è più tra noi , e tuttavia continua ad essere freccia conficcata nell’altare , vetrata luminosa , croce di pietra e legno con nomi incisi tutt’intorno, memoria di memoria che si inventa una storia, cento , mille storie di mani tese , di voci e di gridi. Ecco l’uomo è dedicato a don Mario Torregrossa , il santo bruciato , memoria viva che si fa coscienza per sciogliere il nodo del tempo dei nostri egoismi/classismi/razzismi che non mutano ,nonostante tutto; lui è sempre lì, sopra il cielo della parrocchia , aquila e colomba , bosco pensante , lampada, lapis, coltello zampillo, benzina, rosso e nero , labbra annerite , il corpo che è uno straccio avvolto nel suo enigma nudo. Continua a leggere

Faust, da Goethe a Sokurov

Di Paolo Pegoraro

Quando ci si domanda se la letteratura può “salvare” si sottintende, in genere, la salvezza del lettore. Ma è una richiesta indebita, oltre che eccessiva: è già molto se la letteratura riesce a salvare i propri personaggi. Perché non basta un happy end caritatevolmente elemosinato dal deus ex machina di turno: se la storia naviga davvero a mare aperto, l’approdo – fosse pure quello del naufrago – non è più scontato. I capolavori di Cervantes e di Goethe sono lì a ricordarcelo, due “opere mondo” riprese in mano fino alle soglie della morte dai rispettivi autori, stratificandovi pagine che mal si adeguano con quelle dell’esordio e che tuttavia solo così – ambigue, incerte – possono sbozzare un embrione di salvezza per le proprie creature. Continua a leggere

“Tolkien e Bach” di Giovanni Agnoloni

Recensione di Alberto Pezzini

In Italia i libri originali passano inosservati. E’ il caso di Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni, pagg. 175, euro 13,00), scritto da chi Tolkien lo studia da una vita, Giovanni Agnoloni, che – per vivere – traduce, scrive ed ha elaborato una specie di ponte spirituale tra il creatore de Il Signore degli Anelli e l’inventore della floriterapia, una medicina alternativa capace di curare il malato mediante i fiori e le loro virtù terapeutiche. Edward Bach iniziò la pratica ospedaliera subito dopo la laurea. Siamo nel periodo della Prima Guerra Mondiale. Bach si trova in Inghilterra, a breve distanza da Oxford. Non andrà mai in trincea a causa delle proprie condizioni di salute. Ebbe però la responsabilità di un gran numero di pazienti all’ospedale dello University College of London. Nel 1917 gli diagnosticarono un cancro alla milza e tre mesi di vita. Bach, che sembrava un valetudinario ma possedeva un’anima di ferro, non si dette per vinto e mise a frutto i suoi preziosi studi di immunologia sui vaccini. Guarì. Fu un miracolo ma anche una dimostrazione di quanto possa fare la volontà, unita alla convinzione che il malato vada curato olisticamente, ossia coinvolgendo tutta la persona. Scriverà nel 1931 Heal Thyself (Guarisci te stesso), dove sosterrà che l’origine di tutte le malattie “non è, in definitiva, materiale, e consiste nella negazione o nel rifiuto della mente di accettare ciò che l’anima suggerisce”. Continua a leggere

Do you remember Piero Chiara and Giuseppe Pontiggia?

Reminiscenze natalizie che si ripropongono e si uniscono a ricordi di librerie frequentate nel tempo. Non è inusuale che il Natale porti folle di lettori, in servizio permanente effettivo o solo in fieri, a rimirare scaffali, nella speranza dei librai, si spera ben riposta, che tale frequentazione si trasformi in acquisto. Amici librai mi confermano da sempre ciò che le statistiche illustrano: che la gran parte del fatturato delle librerie prende forma solo nel corso del febbrile periodo che precede il 25 dicembre.

Evito, da lettore forte, di varcare la soglia di qualsivoglia libreria proprio in tale momento. E’ così invadente il muro fatto dalle copie impilate le une sulle altre di presunti best sellers e di libri che hanno una loro ragion d’essere solo in un qualche raccordo televisivo e cinematografico, che rimando le mie visite al gennaio successivo, luogo temporale di tranquilli rendiconti contabili, da parte dei librai, e di visite meno affannose, da parte dei lettori abituali.

Esistono comunque altri fili sottili che uniscono le festività natalizie ai libri. Fra i tanti ne ricordo uno legato ai colori. Il marrone degli scaffali di una libreria unito al blu delle copertine dei Meridiani Mondadori che, proprio a dicembre, mi pare presentassero sconti sul prezzo di copertina.

Piero Chiara e Giuseppe Pontiggia, due autori dei quali, tempo fa Continua a leggere