Archivi categoria: Letture

Impressioni lombarde

di Giovanni Agnoloni

da Tornogiovedì

Via Monte Sabatino, a Sesto San Giovanni, sembra un piccolo salotto, intimo e silenzioso. Le case sono vicine, proprio davanti alla mia pensione, ma stanno quiete. Porgono le loro finestre socchiuse da tende come occhi stanchi, mostrano gesti misurati, emettono suoni sommessi. In fondo, la ferrovia e l’illusione di una città. Un grigio accogliente, dopo tutto, come un limbo che non durerà in eterno. Fiondate di meditazione metropolitana mi immergono in un paesaggio intessuto di ragnatele invisibili ma elastiche, sovrastate da nuvole come spugne sudicie e intrise di storia. Ricordi tristi penzolano inerti come bave elettriche. Accenni, inizi, approcci proletari spalmati su orizzonti di periferia. È presto, ma è già tempo di andare.
Cammino per strada col mio trolley al seguito, e mi sembra di tirarmi dietro un esoscheletro rappreso. Il mio. Sono sull’orlo di una metamorfosi, l’ennesima. Mi imbevo delle ultime vibrazioni di Sesto, portandole in un luogo oscuro e intimo, dove coveranno trame. Continua a leggere

“Cento micron”: madri a ogni costo

Forse è nel color crema – che spesso ricorre tra le pagine di questo splendido romanzo – che troviamo una chiave di lettura: il bianco non è puro, ma sporcato. La pulizia, se c’è, è solo facciata, una stuccatura che non regge lo scrutinio di un secondo sguardo. Meno onesta persino dello sporco muffito e polveroso dei locali dove la protagonista Eva, quasi quarantenne ricercatrice di un Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma, lavora tentando caparbiamente di produrre risultati scientifici di rilevanza internazionale pur nell’abbandono tecnologico e architettonico in cui versa l’istituzione. Per contrasto, la sua amica vecchia Bibi, pariolina ricchissima e viziata, vive in un mondo quasi rarefatto per la sua distanza da quello reale. Un mondo tenue e color crema, in cui l’unico sudore è quello che si lascia sul tappetino di una palestra.
Ma non è una donna fortunata, Bibi: prima di riuscire a ottenere una gravidanza attraverso un impianto di embrioni suo marito muore in un incidente stradale, e lei, a seguito di una chemioterapia, è diventata sterile. Secondo la recente legge italiana sulla procreazione assistita gli embrioni pronti per una sua gravidanza non sono più impiantabili, ma lei decide di ottenerli dalla clinica presso cui dovrebbero essere custoditi a costo di pagare qualsiasi cifra, e commettere qualsiasi crimine. Ed Eva decide di aiutarla, nonostante tutto, imbarcandosi in un intrigo con dubbie e sospette diramazioni internazionali dove la puzza di pericolo aumenta con il crescere del profumo dei soldi. Continua a leggere

LA MEMORIA DI BERTO

di Meth Sambiase

“Al tempo di Monaco ero a Parigi. Dovetti recarmi, per incontrare un amico, in un alberghetto della periferia. Mi accompagnava una signora francese. La mia “buona stella” mi fece entrare nella “hall” dell’albergo giusto nel momento che la radio trasmetteva il discordo di Hitler. Saltò fuori, di dietro il “comptoir”, la figlia della proprietaria: giovane alsaziana tedesca. Gridava invasata “Spricht Hitler, spricht Hitler”. Mi volsi, per cogliere la reazione, alla mia accompagnatrice. Con mia sorpresa, la reazione non venne. Venne, in sua vece, un grazioso sorriso, col quale cercò di disarmare l’innamorata di Hitler, prima di chiederle, quasi con umiltà, se la persona della quale eravamo in cerca si trovava in quel momento “à la maison”. Lessi in quel sorriso che la linea Maginot era stata una grossa spesa inutile, che i “bocche” avrebbero agevolmente invasa la Francia, e trovati in essa molti volenterosi collaboratori. E decisi di tornare in Italia (da Cinque aneddoti con una morale, in Prose, Umberto Saba, 1964). Continua a leggere

La maschera ritratto di Maurizio Cucchi

di
Fabrizio Fantoni
 
 
 
 
?Un vagone ferroviario semivuoto in corsa verso una cittadina di frontiera, una tranquilla gita al confine. Sono questi gli elementi che portano il protagonista dell’ultimo romanzo di Maurizio Cucchi – “La maschera ritratto”, Mondadori € 18,00- a riannodare il legame con il mondo della sua infanzia e di suo padre Gino, un uomo silenzioso, sognante e poetico che cinquant’anni prima si era tolto la vita. Continua a leggere

Casa Calidonia – La casa dei racconti

Nel cuore dell’Umbria un omaggio alla parola scritta. Si parte il 24 febbraio con Luca Crovi e il noir.

Camini accesi, aria pulita, silenzio e tanti libri.

È qui, a Bettona, uno dei borghi più belli d’Italia tra Perugia ed Assisi, che Casa Calidonia, e la padrona di casa Stefania Nardini, aprirà le porte nei week end a sette scrittori tra i più apprezzati dai lettori: Crovi, i Gregorio, Magliani, De Giovanni, Suarez, Vasta, Paolacci.

Saranno infatti proprio loro i docenti dei corsi di scrittura creativa che prenderanno il via il 24 febbraio 2012 con “Leggere e scrivere suspense”.

Sponsor tecnico di Casa Calidonia sarà Perdisa Pop, la casa editrice fondata da Luigi Bernardi e ora diretta da Antonio Paolacci. Continua a leggere

Tizian non è solo, qualcosa si muove nella cultura e nella coscienza del Paese, di Andrea Sartori

Giovanni Tizian, giornalista ventinovenne della Gazzetta di Modena, autore del libro d’indagine Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea (Round Robin, 2011), è sotto scorta, come Roberto Saviano, Lirio Abbate e Rosaria Capacchione. La notizia è ascrivibile a un fenomeno d’interesse generale, in cui la presenza delle mafie nel nostro Paese – da tempo insediate anche al nord, ovvero in regioni come la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Veneto, il Piemonte – si coniuga con il problema culturale, altrettanto endemico, della latitanza della verità. In un luogo in cui la verità è occultata, vilipesa e ostacolata, infatti, le mafie attecchiscono facilmente, poiché tutte prosperano sul terreno del silenzio omertoso, della menzogna imposta dalla paura, della connivenza omissiva, allergica ai fatti e alla loro ineludibilità vincolante.
Non è un caso, d’altra parte, che Tizian e i suoi colleghi lavorino con la parola, con il linguaggio, ovvero con il dispositivo della comunicazione per eccellenza, che rende possibile il rispecchiamento del vero e che la criminalità organizzata teme al pari dell’azione investigativa, dei provvedimenti cautelari e ristrettivi. Continua a leggere

“Severino di Giovanni”, di Osvaldo Bayer

Introduzione di Marino Magliani

Ho conosciuto Alberto Prunetti lo scorso dicembre ad Haarlem. Di suo avevo letto Il fioraio di Perón, e i suoi pezzi su Carmilla, l’ormai famoso Argentinazo, e una traduzione, anch’essa da osvaldo Bayer su “Il Reportage”. Con la traduzione di Severino Di Giovanni (Agenzia X, 2011) diciamolo subito, l’editore ha regalato agli italiani la possibilità di leggere uno dei libri più odiati dalla dittatura argentina, quella della guerra sucia. Ma Severino racconta una storia di sangue e anarchia degli anni Venti, un tango-punk nero e ribelle, come lo definisce la quarta. Come ha fatto a farsi odiare tanto dai generali e dai marescialli? Qui ha giocato molto la forza narrativa di Osvaldo Bayer. Per questo estratto, di cui ringraziamo l’editore, ho scelto la parte romantica – distruttiva, folle e d’altri tempi, tenera e selvaggia, innocente e libera, eppure colpevole come lo è la vita di Severino Di Giovanni – dell’amore di Di Giovanni con l’allora quindicenne, America Josefina Scarfò.

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La Roma del crimine di Yari Selvetella

“Roma – L’impero del crimine”, di Yari Selvetella, Newton Compton Editori

Il segreto di questo autore risiede di certo in molti fattori, di cui l’appeal del tema è solo uno, e non il maggiore: certamente “Roma” e “crimine” sono due ingredienti importanti della sua ricetta, ma sarebbe una ricetta banale, servita e assaggiata talmente spesso da essere ormai insipida, da sola.
Ritengo invece che il successo di vendita dei libri di Selvetella abbia origine da altro. Prima di tutto dalla sua penna: una scrittura originale, una voce di personalità forte che si esprime su vari registri, dal giornalistico all’ironico, dallo storicistico all’elegiaco. E proprio su quest’ultimo vorrei soffermarmi: ci sono alcune pagine, soprattutto quelle dei capitoli in corsivo in cui l’autore entra più nell’espressione di un’opinione personale, un taglio critico, una visione dal suo sguardo, che sono davvero di grandissima letteratura. Così vicine per intensità e anima al migliore Pasolini, alla sua capacità letteraria mai scevra da una potenza espressiva che pare dettata in primo luogo dalla partecipazione umana, densa, alla materia raccontata.
In effetti Selvetella sta a Roma come Saviano è stato, in Gomorra, a Napoli. La stessa chiarezza di sguardo, la stessa conoscenza minuziosa della città, dei suoi pregi e difetti, la sua bellezza, a volte un po’ decadente, ma soprattutto la sua bruttezza. Roma qui c’è tutta, senza censure. Non c’è solo il centro o le periferie “fichette”, ma l’intero polpo urbano, con i suoi tentacoli grigi, abusivi, denaturalizzati, escresciuti, vomitati, brutti. Con il coraggio e la dignità di chi tenta di abitarci senza sentirsi una parafrasi di degrado sociale. In questo senso, Selvetella riesce in pieno a far sentire il lettore dentro la città, tutta la città, a farsi cruccio e sdegno del suo martirio, della vita condannata di chi ci abita, romani e non, italiani e non italiani. Lo sguardo di Yari abbraccia, e non fa sconti a nessuno: a ciascuno le proprie responsabilità. Continua a leggere

Cavaliere errante della letteratura

Con Carlo Fruttero se ne va un grande scrittore, un grande traduttore, un grande uomo e un grande amico, anche per quelli che, come me, avevano avuto modo d’incontrarlo di persona solo all’interno dei suoi libri.
Mentre se ne celebrano e se ne ripercorrono ovunque (e a ragione) le indimenticabili creazioni in coppia con Lucentini, l’amicizia intensa e tribolata con Calvino, i pensieri illuminanti e le produzioni personali, qui lo vogliamo ricordare così, con alcune sue parole che restituiscono, insieme al mestiere dello scrivere, anche il mistero di chi sceglie di farlo.

“…Il problema del tradurre è in realtà il problema stesso dello scrivere e il traduttore ne sta al centro, forse ancor più dell’autore. A lui si chiede di essere insieme, e a freddo, Napoleone e il suo più infimo furiere, di avere lo sguardo d’aquila dell’uno e la maniacale pignoleria dell’altro. Gli si chiede di dominare non una lingua, ma tutto ciò che sta dietro una lingua, vale a dire un’intera cultura, un intero mondo, un intero modo di vedere il mondo. E di sapere annettere imperialisticamente questo mondo a un altro del tutto diverso, trasferendo ogni sfumatura, registro, accento, allusione, tonalità entro i nuovi confini. Gli si chiede infine di condurre a termine questa improba e tuttavia appassionata operazione senza farsi notare, senza mai salire sul podio o a cavallo. Gli si chiede di considerare suo massimo trionfo il fatto che il lettore neppure si accorga di lui.
… Il traduttore è l’ultimo, vero cavaliere errante della letteratura.”

“La musica della neve”, di Davide Sapienza

Recensione di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza

La musica della neve – Piccole variazioni sulla materia bianca

Ediciclo, 2011

Una delle cose più difficili, anche per i saggi, è spiegare che cosa sia l’essenza delle cose. Anthony De Mello ha parlato di questo in un suo libro con riferimento al verde. Possiamo dire che cosa è verde (un prato, un indumento, per esempio), ma definire il verde in sé è impresa ben più ardua, che comporta l’addentrarsi in un territori fatti di puro intuito e pura percezione, non mediata dalla razionalità.
Sono questi gli spazi che Davide Sapienza ha esplorati in La musica della neve – Piccole variazioni sulla materia bianca, opera uscita per la collana di Ediciclo “Piccola filosofia di viaggio”, in cui lo scrittore, viaggiatore ed esperto di musica unisce le sue tre grandi vocazioni per calarsi nello spirito del bianco e di quella materia sempre mutevole e mai prevedibile che più di ogni altra cosa lo rappresenta e lo esprime. Continua a leggere

chiunque cerca chiunque

francesco è per me più di un amico
è stato la mia ombra in giornate di pioggia e compagno di risate in giorni pieni di sole
mi ha fatto diventare personaggio di un racconto
mi ha dato nuova linfa per le lettere e abbiamo parlato della poesia come con nessuno mai
e con lui ho in comune un grande amore per la stessa città: Parigi Continua a leggere

“Effekappa”, di Franz Krauspenhaar

Recensione di Giovanni Agnoloni

Definire Franz Krauspenhaar un poeta è riduttivo, e non solo perché è anche un romanziere.
Ce lo dimostra la sua nuova pubblicazione, la raccolta poetica edita da Zona, che ha per titolo le sue iniziali, Effekappa. Quasi un imperativo consonantizzato, che si fa personaggio e declina se stesso e il proprio grumo gutturale in una varietà di sfumature che sono lirica, flusso di coscienza e dialogo intimo. Continua a leggere

“Loro”, di Sergio Rotino

Testo introduttivo di Marino Magliani

Loro è un volume di poesia di Sergio Rotino edito da DotCom Press, con prefazione di Enzo Mansueto e postfazione di Roberto Roversi.

Riportiamo qui proprio gli scritti critici di apertura e chiusura, e al centro cinque delle poesie di Rotino, intitolate Azione (dalla prima alla quinta). Continua a leggere

Intervista ad Angelo Ricci

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Angelo Ricci è un avvocato pavese che scrive per diletto, con un’ottima penna. Promotore di eventi letterari nella sua città, è autore di Notte di nebbia in pianura (ed. Manni) e ha partecipato all’antologia Nero Lombardia (ed. Perrone Lab). È da poco uscito, per la casa editrice digitale Errant Editions, L’ossessione per le parole, un suo libro che esplora i meandri e le sottili connessioni tra letteratura, cinema, musica e internet. Il suo blog si chiama anch’esso “Notte di nebbia in pianura“.

– Parlaci della tua attività di scrittore, dei tuoi modelli e del significato di quest’ultima opera.

Cerco di guardare alla mia attività di scrittore con molto distacco, al punto che non credo nemmeno di esserlo. “Scrittore” è parola che evoca esotismi e avventure mitiche nonché appartenenze a consorterie letterarie. Per quanto mi concerne rifuggo sia dagli esotismi che dai miti e soprattutto dalle consorterie letterarie, siano esse cartacee o digitali.
Per quanto riguarda i modelli letterari ne ho avuti certamente, almeno fino a qualche anno fa. E sarei stato anche in grado di citarli. Oggi vedo la letteratura come un mare. Ogni tanto lo guardo e scorgo all’orizzonte il profilo di qualche nave lontana e quella nave batte la bandiera di qualche autore russo o francese dell’Ottocento.
Non ho alcuna remora nel definire L’ossessione per le parole come un gioco. Credo nella letteratura come gioco. Mi piace giocare mischiando autori, generi, musica e cinema, creando collegamenti e cercando punti di contatto. L’ossessione per le parole è un libro fatto di libri, di autori, di svisamenti, di interpretazioni anche scellerate. E in quella scelleratezza, da cane sciolto quale sono, mi ci sono trovato benissimo. Continua a leggere

La prima antologia del calcio astrale

È in uscita l’opera prima della nuova casa editrice Cletus Production: La prima Antologia del calcio astrale, un ebook (la prefazione è di Enrico Vaime) di racconti scritti da una fra le più valide leve di scrittori italiani (Cletus Alfonsetti, Stefano Amato, Martino Baldi, Marco Candida, Marco Crestani, Samuele Galassi, Franz Krauspenhaar, Antonio La Malfa, Héctor Genta, Giuseppe Manfridi, Mauro Mirci, Gianni Montieri, Mario Pischedda, Paola Ragnoli, Ezio Tarantino, Rocco Traisci). Segue la prefazione.

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Come valorizzare un’area col turismo di qualità

DALLA MAREMMA UNA LEZIONE PER LE VALLI APPENNINICHE PIEMONTESI

Articolo di Marco Grassano

da Postpopuli

Daini sotto gli ulivi maremmani

Lo scorso giugno ho fatto, con la famiglia, un “tour” tra Assisi e la Maremma; in quest’ultima zona, in particolare, ho osservato un modello di “gestione” del turismo che potrebbe funzionare egregiamente anche da noi, se solo lo volessimo davvero adottare. Tutto ruota attorno al valore ambientale dell’area, in Toscana garantito da un parco regionale (come lo sono in provincia di Alessandria, tanto per intenderci, il Parco del Po e dell’Orba o quello delle Capanne di Marcarolo) – ma si potrebbe anche partire da una zona protetta della Rete Natura 2000, quale quella del Monte Antola, magari estendendola alle Terre del Giarolo, che dal punto di vista della biodiversità non hanno nulla da invidiare a molte altre realtà più rinomate (mi pare però che la Comunità Montana abbia deliberato, non molto tempo fa, l’espressione di parere negativo alla creazione di un’area di salvaguardia, voluta dalla Regione… forse per timore di avere le mani legate, o forse in obbedienza all’ormai abusato principio “padroni in casa nostra”, che in una società civile deve invece essere, necessariamente, limitato dal prevalere degli interessi collettivi, a partire dalla tutela del territorio).  Continua a leggere

Alfonso Nannariello.

Materie spirituali

Dal 1952 la cacciata dal paradiso è raffigurata alla

Madonna, con l’angelo impietoso, e Adamo ed Eva afflitti.

Alla Madonna la navata centrale aveva motivi laminati

in oro dai quali scendeva nel sensibile di qua l’Irrappresentabile.

Sulla stessa navata erano raffigurate alcune scene

della passione insistentemente sottolineata dalle stazioni della via crucis. Continua a leggere

La scrittura vertiginosa di Franco Arminio

di Anna Rotunno

La scrittura di Arminio non è artigianato colto, ma è scrittura ispirata, anche piena di scorie, detriti, schegge, che ingloba in sé come se si trattasse di relitti preziosi della coscienza e dell’inconscio, senza escludere nulla e anzi con meticolosa cura di ciò che altri getterebbero via come scarti. In questo e per questo si tratta di una scrittura in tutto anomala, atipica e soprattutto controcorrente, tanto che si dà atto alle case editrici che hanno pubblicato l’opera di Arminio (Da Laterza a Mondadori) del coraggio dimostrato nel puntare su uno scrittore che distanze siderali separano dall’attuale produzione letteraria italiana. Continua a leggere

l’età degli alcolisti

Franco Arminio

Una nota di un mio amico uscita su fb mi riporta alla nostra gioventù alcolista. bere è obbligatorio, come pare obbligatorio trascurare il padre, considerarlo poco più che un bancomat. non amo i ragazzi ligi e conformisti, ma basta vedere una festa per i 18 anni per capire che stanno completamente fuori strada. aprire dieci birre e berne cinque, solo perché è tutto gratis, è veramente uno spettacolo… indegno. più che l’ebbrezza sembra che questi ragazzi sembrano volere togliere ogni sacralità all’esistenza. so che non sono tutti così, ma è ora di finirla con la complicità con questo andazzo. beaudelaire, poeta dell’ebbrezza, diceva che tutto sommato lavorare è meno noioso che divertirsi. e si può lavorare anche da disoccupati, imparando a fare qualcosa, leggendo un libro, aiutando qualcuno, etc…