Archivi categoria: Letture

Effekappa (Zona) – due nuove date a Milano.

Effekappa (Zona) verrà presentato nuovamente a Milano – dopo la bella presentazione alla trattoria La Fermada a cura di Marco Saya – mercoledì 29 al Circolo Romeo Cerizza via Meucci 2, a cura di Francesca Genti e Anna Lamberti Bocconi, e giovedì 1 marzo al GAV in via Accademia (traversa di via Porpora) a cura di Alessandra D’Agostino.

STORIA CONTEMPORANEA n.95: Nella notte solitaria del male. Ada Zapperi-Zucker, “Il silenzio”

Nella notte solitaria del male. Ada Zapperi-Zucker, Il silenzio, Merano, Edizioni Alpha Beta Verlag, 2009

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di Giuseppe Panella*

Il silenzio racconta una storia terribile e agghiacciante che solo nel finale si apre a una luce di possibile speranza. Si tratta, in realtà, di un romanzo intenso e semplice nella sua struttura narrativa che induce, tuttavia, a riflessioni generali sulla natura umana, sulla sua crudeltà e sulla necessità di confrontarsi con i suoi aspetti più intimi e contemporaneamente più difficili a svelarsi compiutamente. Enza Rizzo in Golin, vedova da non molti mesi e attiva direttrice del Grand Hotel sul lago in una rinomata località turistica, veglia per tutta una lunga notte di lutto il corpo senza vita della sorella Rita, morta dopo una lunga malattia durata tutta la vita (pur non essendo del tutto incapace di farlo, la donna non parlava quasi mai e a stento, la sua vita attiva ridotta a poche funzioni animali e a sonni popolati di incubi terribili).

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Natan ZACH – SENTO CADERE QUALCOSA. Poesie scelte 1960-2008

Impero e vecchietta

Di qui si vede l’impero,
da lì, una vecchietta, con la sporta della spesa in mano.
Quante vecchiette con le sporte
furono necessarie per costruire l’impero,
quante sporte restarono vuote,
quanti imperi crollarono nella polvere.
Onore ai costruttori degli imperi!
Onore ai loro distruttori!
Ma la vecchietta con la sporta
e i denti che le mancano in bocca
è comunque la speranza del futuro.

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kLit: il Festival dei Blog Letterari – 7/8 Luglio 2012, Thiene (VI)

Un sottile paradosso ha forse presieduto al progetto di un’occasione di incontro e discussione di persona sulle letterature in rete, perché in rete le forme della comunicazione letteraria sono mutate, irrevocabilmente, a partire dal fatto ovvio che i luoghi della produzione del testo, ossia le radici delle voci di prosa e poesia, sono stati azzerati in un illimitato e uniforme non-luogo.

Il paradosso, se tale è veramente e non equivocazione, indica uno stallo concettuale e stimola il pensiero verso nuove idee. Come quella di ricondurre nello spazio e tempo di un Festival un insieme di esperienze eterogenee che per loro natura sono state finora in comunicazione soltanto nel non-luogo della rete. Ci sono già stati incontri di collettivi di autori e pubblico che si riconoscono in una precisa “testata” letteraria, mai però simposi delle diverse aggregazioni di interessi e tendenze culturali che si esprimono nei blog letterari.
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Poesie di Nunzio Festa

Un breve estratto del poema di Nunzio Festa Quello che non vedo (Altrimedia Edizioni, 2010), seguito da due poesie tradotte anche in inglese.

l’istinto è di considerarmi
avvelenato e vinto
battuto
di non riuscire a rimettermi
nel funesto
sconfinamento
che di sconfinare
sento il bisogno
pure
la riga reale è quella
da sotterrare
accanto ai limoni marciti
l’alibi della sorella
ho da sfamare
con i musoni
di tutte le piazze
ammattiti dalle nefandezze
e con le battute
le treccioline irsute
incatenate
ancora una volta intruppate
nei villaggi turistici
in megaschermi calcistici
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Ritorno al futuro

di Ezio Tarantino

Oggi vi suggerisco di fare un viaggio nel tempo e nello spazio. Salite su una “e” e dopo un elettrizzante giro della morte vi ritroverete a cavallo di una “a”. E così da Cinecittà atterrerete a Cinacittà: dagli studi di Cinecittà sulla Tuscolana, nel 1960, sarete approdati in un anno qualsiasi del futuro prossimo, in una Roma molto diversa da come la conosciamo.

Per fare questo viaggio vi servono due libri: C’era una volta il futuro, di Oscar Iarussi, edizioni Il Mulino, e Cinacittà, appunto, di Tommaso Pincio, edizioni Einaudi Stile libero.

Il libro di Iarussi, giornalista e critico cinematografico della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari è, fatevi conto, un grande telo bianco disteso su un bel pezzo di storia italiana, sul quale sono proiettate, in modo simultaneo, o in un montaggio alternato dal ritmo sincopato le immagini della nostra storia recente. Si comincia dal 1960, l’anno della Dolce vita e si arriva ai giorni nostri, ma forse è il contrario, si parte dai giorni nostri, dalla politica, dal cinema, dalla televisione (soprattutto dalla televisione, cioè dalla politica), e si arriva al 1960. O forse si va e si ritorna su e giù, sopra il telo bianco, senza sottostare a uno schema troppo rigido.
Il tema del libro è la Profezia. Il profeta è Federico Fellini e l’oggetto del suo vaticinio è l’Italia, il suo degrado che oggi definiremmo “televisivo”, ma che cinquantadue anni fa sarebbe suonato come una bizzarria. La televisione era appena nata, e non disturbava i sonni di nessun intellettuale, o quasi (Umberto Eco già stava affilando i polpastrelli: il suo famoso saggio su Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, detto Mike, è infatti dell’anno seguente).

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LA NOTTE DI KREUZBERG, ANIMA TURCA DI BERLINO

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Piove, a Kreuzberg. Sono appena uscito dalla stazione della metro di Moritzplatz (foto qui a sinistra, da Wikipedia), dopo una serie di cambi e di percorsi avventurosi nell’avanzatissima metropolitana di Berlino. C’è un chiosco che vende hot dog e roba simile. Mi riparo sotto la tettoia, e un tipo mi offre una patatina fritta. Dico di no, mi scanso e mi rituffo sotto, per sbucare dall’altra parte della piazza.

Mi hanno detto che Oranienstra?e è piena di pub e locali, l’arteria centrale di questo quartiere alternativo, dove si concentra la comunità turca della capitale tedesca. Quando sono uscito dall’ostello era ancora bel tempo. Poi si è rannuvolato tutt’insieme ed è venuto giù il diluvio. Capricci del clima nordico. Mi infilo nel primo bar che trovo. Saluto in inglese e chiedo se hanno qualcosa in contrario a che aspetti che spiova sotto la tenda. I gestori non capiscono, ma sorridono. In TV c’è Udinese-Arsenal, ritorno del preliminare di Champions League. I friulani stanno per essere eliminati. Passerà, la pioggia, mi dico. E invece no.

Accanto a me, un uomo che sembra un boss col mal di pancia fa e riceve telefonate in continuazione. Alla fine salto fuori facendo lo slalom tra le gocce e sfruttando la striscia di venti centimetri protetta dalle grondaie. Passo accanto a vari localetti, tutti dall’aria vuota e avvilita, e arrivato a Oranienplatz sono già zuppo. Continua a leggere

“Il crocifisso”, di Leonardo Marini

Recensione di Giovanni Agnoloni

Ho maturato da qualche tempo il convincimento che Dio non sia qualcuno in cui si crede o non si crede. Lo si è o non lo si è. O meglio: lo si riconosce o non lo si riconosce come presenza/Fonte energetico-spirituale, dentro di sé.

Lo dico perché c’entra con questo romanzo di Leonardo Marini, intitolato emblematicamente Il crocifisso (Galaad Edizioni, 2011). È un libro molto particolare, il terzo romanzo di questo brillante sceneggiatore, tra gli autori dell’adattamento televisivo dei romanzi di Andrea Camilleri della serie del Commissario Montalbano.

Il suo romanzo, però, non è la storia di un’indagine, per lo meno non in senso immediato. In realtà, indaga eccome. Il protagonista è Alessio Parisi, un maestro elementare un tempo “credente”, ma poi serenamente riconosciutosi “ateo”, sposato a una donna (Giovanna) anche lei priva di fede, e padre di due bambine non battezzate. Continua a leggere

Di me diranno, di Luca Benassi

Le prose poetiche di Luca Benassi conservano l’atmosfera e i personaggi della tradizione religiosa cristiana: l’asino ( Di me diranno la pazienza della soma. ), il bue ( Di me diranno il fiato caldo. ), la stella (Di me ricorderanno la luce che segna la strada verso il bimbo. ), il fico ( Di me diranno sterile,…), il gallo ( Di me diranno il pianto amaro del tradimento. ), la croce (Di me diranno il segno della storia. ), il lago (Non c’è rete al dubbio se non quella / tesa al pesce, a rinnovare il mestiere del lago. Ma nel collaudato meccanismo dell’allegoria, Benassi introduce due sostanziali innovazioni: la rinuncia a qualsiasi morale spicciola e soprattutto l’elemento sorpresa. Mi viene spontaneo un riferimento a La Buona Novella di Fabrizio De André, per il quale il legame con i Vangeli Apocrifi è al contempo profondo e tenue: allo stesso modo per Benassi il ricorso alla rappresentazione tradizionale del Natale. Egli fa riferimento alla tradizione cristiana del presepe, ne usa alcuni strumenti, per poi stravolgerne lo schema statico e rituale. Continua a leggere

Pier Angelo Soldini. Tra giornalismo e letteratura.

Esistono purtroppo casi in cui l’editoria ha la memoria corta e, schiava dei modelli imposti dalla frettolosa mercificazione dei nostri tempi, dimentica autori che molto hanno dato alla letteratura italiana.

Uno di questi autori, a lungo caduto nell’oblio, è Pier Angelo Soldini. Nato a Castelnuovo Scrivia (in provincia di Alessandria) il 25 maggio 1910, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pavia. Nella città lombarda iniziò a collaborare con la rivista Ticinum, abbandonando poi gli studi universitari per diventare allievo ufficiale a Palermo.

Nel 1931 uscì il suo primo libro Pupa Fernanda e altre novelle, nel 1935 vinse il “Premio Viareggio – opera prima” con Alghe e meduse e diventò collaboratore del quotidiano La stampa. Nel 1936 fu corrispondente di guerra in Spagna e, da quella esperienza, nacque nel 1940 il romanzo Duri a morire, che fu edito da Bompiani. Dal 1940 al 1943 continuò l’attività di corrispondente di guerra a bordo dell’incrociatore Eugenio di Savoia e successivamente al seguito del corpo di spedizione italiano in Russia. A quegli anni risalgono Avventura e Terra deserta.

Nel 1957 vinse il “Premio Bagutta” con Sole e bandiere. Continua a leggere

“Lodi a Maria e arte in Suo onore”, di Valentino Salvoldi

Recensione di Giovanni Agnoloni

Nella raccolta di quattro volumi di Lodi a Maria e arte in Suo onore (Edizioni Messaggero Padova) di Don Valentino Salvoldi mi sono imbattuto per uno di quei casi del destino che, secondo me, casi non sono.
Ero giunto da poco all’Albergo Centrale di Fino del Monte (BG), sotto la Presolana, per la performance letterario-musicale di Davide Sapienza e Giuseppe “Jos” Olivini sul libro La musica della neve (Ediciclo) di Davide, poi rivelatasi (ma non che avessi dubbi) un’esperienza straordinaria.
Ma evidentemente c’erano anche altre sorprese ad attendermi. Continua a leggere

Cammini, di Roberto Saporito

La realtà è che morire non è brutto,
ma dura per sempre.
[David Foster Wallace]

Il cielo è un impenetrabile muro bianco, latte condensato, raggrumato, l’asfalto nero ancora lucido di pioggia. Il giorno si è strappato la notte di dosso da pochi minuti e il traffico automobilistico aumenta inesorabile col trascorrere del tempo.
Tu cammini sul bordo della strada da più di due ore, cammini con un passo veloce e costante: sembra che tu non senta la fatica, appari come un automa puntato in avanti, con lo sguardo fisso che dà l’impressione di osservare un punto lontano, lontanissimo, inarrivabile. Continua a leggere

Il Connettivismo in video e negli studi internazionali

Qui potete trovare tutti i video tratti dalla NeXTCon (convention del movimento letterario di avanguardia del Connettivismo) tenutasi a Firenze al Pub Joshua Tree (Via della Scala, 37/r) il 14 dicembre 2011.

Colgo anche l’occasione per segnalare che del movimento connettivista si è recentemente parlato sulla rivista accademica digitale dell “California Italian Studies Journal”, facente capo all’Università della California. Giovanni De Matteo l’ha recentemente segnalato su Fantascienza.com.

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“Vicolo del precipizio” – Intervista a Remo Bassini

di Marino Magliani

Remo Bassini ha scritto parecchi libri, alcuni molto ben accolti dalla critica, e credo anche dal pubblico. Sicuramente è un autore che, col tempo, è riuscito a proporsi ad un “suo” pubblico. Nel suo blog, Altri Appunti, emergono a volte le ossessioni delle cose editoriali. Anche di questo genere di informazioni, per o sugli addetti ai lavori, Bassini scrive sinceramente (una parola che non ama usare); non spiega mai, non ha questa presunzione, ma racconta, e questa è una cosa che sa fare bene.
Oggi parleremo con lui di Vicolo del precipizio, che è l’ultimo suo romanzo (Perdisa, 2011). Continua a leggere

Cinque poesie verso il nulla

di Franco Arminio

io dico che si deve partire
da un punto qualunque,
per esempio dal fatto che alle nove del mattino
puoi andare in un paese vicino
e sentire quello che dicono al bar
un postino un muratore, un vecchio ammalato
e poi ti rimetti in moto senza sapere
dove vuoi andare
sapendo che la giornata
una giornata qualsiasi è il tuo splendore.

*** Continua a leggere

Le nebbie di Castiglion della Pescaia

Testo di Giovanni Agnoloni

Da Doppiozero.com

Di solito al mare, almeno in Italia, si associano scenari di luce, sole e calore. È curioso, invece, come i miei ricordi di Castiglion della Pescaia, una delle più ridenti località turistiche della Maremma, siano di nuvole e foschia. Esterne, in qualche giornata di pioggia, ma soprattutto interiori.
Ci sono stato tante volte, fin da piccolo, coi miei, da solo e con amici. E sempre, per me, ha rappresentato un crocevia, e insieme una visione che si levava da un mondo in dissolvenza.
Il primo anno che ci sono venuto sarà stato quand’ero in prima elementare. Durante il viaggio avevo dormito sul sedile posteriore della Giulia, un’Alfa Romeo che solo a ripensarla evoca passato. Mi svegliai sulla Via Costiera, circondato dalla pineta litoranea, e poco dopo mi apparve il profilo arroccato del paese, con il castello e la torre della Pieve di San Giovanni Battista. Continua a leggere

I versi color amaranto di Krauspenhaar

Lo scrittore milanese nella sua nuova raccolta esplora
la realtà attraverso il dramma umano e la fisicità del dolore.

di Angelo Molica Franco

Se il poetare di Franz Krauspenhaar fosse un colore, sarebbe l’amaranto poiché esso tocca tonalità – cremisi, scarlatto, granata capaci solo di somigliargli. Allo stesso modo, le strofe di “Effekappa” (Editrice Zona, 2011) sono ammantate da un sentimento che non è solo malinconia, dolcezza, dramma, dolore, bellezza: c’è sempre una traccia che sa sfuggire all’interpretazione del lettore. Continua a leggere

“Il mare immobile”, di Valentina Ferri

Recensione di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli

Un sogno di vacanze passate, un incubo affiorante d’infanzia rubata. Il mare immobile di Valentina Ferri (Galaad Edizioni) è un romanzo che si potrebbe definire di de-formazione. Racconta la storia di una bambina di dieci anni, Lia, che negli anni Settanta va in vacanza in Toscana con la mamma e le sorelle più piccole, ma si porta dietro, e dentro, tutto un mondo di ricordi e sensazioni da incubo. La scrittrice evidenzia molto bene i sottili passaggi del suo tormento, che si manifestano nei suoi nervosismi, nei non detti e nelle tensioni sempre latenti e a tratti affioranti nel rapporto con la madre, donna molto bella ma riluttante al contatto e alla dolcezza. Continua a leggere

Non dimenticare il salvagente

Trama, emozione, personaggi, tema, stile, ambientazione, dialoghi, disciplina, cura del dettaglio, visione d’insieme: scrivere fiction (e soprattutto buona fiction) “può essere un lavoro difficile e solitario, come attraversare l’Atlantico con una vasca da bagno” dice Stephen King in “On writing, a memoir of the craft”.
Ma per quanto negli ultimi decenni il ‘segreto’ di tale traversata sia stato rivelato, sviluppato e sviscerato con bussole, mappature, guide, manuali di navigazione assistita e GPS, le vasche da bagno continuano a costituire il mezzo meno indicato ad attraversare gli oceani, soprattutto per chi, a metà strada, scopre di soffrire il mal di mare.
Nel suo “On writers and writing” John Gardner, usando una metafora un po’ più camuffata ma altrettanto autoevidente, dice: “fiction is the only religion I have”. E chi davvero naviga lo sa, che vasche da bagno o meno nessun oceano può essere attraversato senza fede. Continua a leggere