Archivi categoria: Poesia

Irene Sánchez Carrón (Spagna, 1967)

 

Mensaje de Robinson a todos los náufragos

No hay certezas detrás de tanta espera.

Náufragos que pobláis cualquiera de las islas
de este mar de silencio, transcurridos los años,
admitid de una vez que habéis sido olvidados.

Quizá pasaron barcos o pudieron ser sueños.
Escuchasteis canciones hechas de blanca espuma
que venían de lejos a embriagar los sentidos.

No miréis más el agua. El mar no es salvación,
sino vuestra locura. Las olas nada ofrecen.
Perdida ya la fe, no miréis más al mar. Continua a leggere→

Ti sia lieve la terra, Luigi

il sottoscritto è fortunato
il passaggio tra la coscienza e il niente sarà brevissimo
non è destinata a noi una lunga e spettacolare agonia
non sarà per noi l’insulto di essere a lungo vivi senza coscienza
i clinici più rinomati non appresteranno a noi lunghe strazianti agonie
la nostra miseria ci salva
dall’insulto di essere vivi senza più lo spirito nostro
ritorneremo tranquillamente nel niente da dove siamo venuti
è già tanto che il miracolo della mia esistenza ci sia stato
riuscendo perfino a testimoniarvi tutti

(Luigi Di Ruscio 1930 – 2011)

Il tempo atletico

 

di Carla Saracino

La meraviglia è certamente una delle forme anteriori dell’amore, tutto quello che prima ci riguarda di una persona o di una cosa e tutto quello che prima ci prepara alla vita. La sua radice originaria comporta qualcosa di visivo. Sarebbe un guardare. In un’accezione meno compressa, potremmo dire che meraviglioso è ogni incondizionato atto di rinuncia al pregiudizio e quindi disposizione al chiedere e al dare ospitalità, ma in senso altamente figurato.

L’ultimo libro di Andrea Leone, Lezioni di crudeltà, Poiesis, pag. 63, euro 12,00, è attraversato dalla meraviglia, ma non convulsamente né, al contrario, passivamente. Un ordine rigoroso detta alla meraviglia i suoi passi affinché essa, sgretolandosi l’incubo del postmoderno, possa rifulgere attraverso un nuovo linguaggio nel mondo delle cose possibilmente inviolate e quindi integre. Continua a leggere→

Pronuncia d’inverno, di Evelina de Signoribus

 

Vegliare

Si può scrivere di dialoghi comprensibili solo per se stessi se lo sguardo dell’interlocutore segue altre storie? Così penso che un mio amico se n’è andato, scavalcando un’aiuola, completamente sfrenato. Quando l’ho raggiunto, mi hanno detto che parlava da un paio d’ore ma nessuno lo intendeva. Aveva in mano un bastone con la punta in acciaio, di quelli che si usano per allontanare le vipere in montagna. Mi disse che un pensiero gli era rimasto, quello di salutare la piazza. Qualcuno pensò che il bastone gli dava un’aria da saggio. Qualcun altro notò la somiglianza con il vecchio prete. Respirava affannosamente, io osservavo e non facevo niente più degli altri. Per questo non dormo più e vi vengo a svegliare.

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Il Nilo e la memoria del futuro

Articolo di Guglielmo Spirito


Gli dei conoscono il futuro, gli uomini ciò che accade,
i saggi ciò che si avvicina.
Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, VIII, 7

 

Gli uomini conoscono ciò che accade.
Il futuro lo conoscono gli dei,
assoluti e unici detentori di ogni luce.
Del futuro i saggi vedono
Ciò che si avvicina. L’udito,

in ore di studi profondi, a volte
è scosso. Il segreto clamore
dei fatti che si avvicinano giunge loro.
E lo ascoltano con devozione. Fuori, invece,
sulla strada, il popolo non sente nulla.

Konstantinos Kavafis, I saggi ciò che si avvicina Continua a leggere→

Anna Maria Carpi, L’asso nella neve


(…) ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo
e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà. Ma non è il solo, essendo la poesia
una produzione o una malattia assolutamente endemica e incurabile. (Eugenio Montale)

Non è difficile amare la poesia, alcuni poeti soprattutto. Ma bisogna saperla trovare, la cura giusta. La giusta malattia.
Per esempio si potrebbe scoprire che Anna Maria Carpi andrebbe assolutamente letta…
Silvia Monti

da L’asso nella neve, 2011

IL MIO CUORE ha l’accesso stretto
il sangue non ci passa facilmente
o rigurgita o rimane dentro,
così gli altri non sanno
che passione ho per loro
che potrei
fermare anche gli ignoti per la strada
e dirgli
tutto quello che ho dentro e non mi passa –
e sarebbe la grazia. Continua a leggere→

A dieci minuti da Urano – Carla De Angelis

di Germana Duca Ruggeri

Grandi i meriti etici, civili, letterari della scrittrice romana Carla De Angelis, ma ancora maggiori le connotazioni umane che le derivano dall’esperienza di madre, che tanta parte di vita, anche feriale, inserra ed espone. La sua unica figlia, Roberta, già incontrata fra i versi di “Salutami il mare” e nel libro “Diversità apparenti”, scritto in collaborazione con Stefano Martello, in questa nuova raccolta, sottotitolata <<poesie di tentata conquista>>, appare controluce. Come filigrana posta a risguardo delle circa ottanta liriche che la compongono, sotto gli influssi tempestosi e illuminanti di Urano: “folgori che squarciano il buio, aprono la mente, indicano nuove strade”, scrive Alessandro Ramberti sulla bandella. Un denso ininterrotto fluire di stati dell’animo nei moti del pensiero, e viceversa, mentre “il corpus dello scritto e l’animus che lo sottende” vanno alla tentata conquista di un cammino, scegliendo come bussola la responsabilità e il rispetto. Continua a leggere→

La lingua terza: su Co’e man monche [Con le mani mozzate] di Fabio Franzin

di Adelelmo Ruggieri

 

 

    Mentre che mi sono deciso di scrivere queste robe che mi rosega dentro, à scuminziato a nevicare
    (F. Franzin, “Camioneto roso”)
    ???

Quasi in coda a Co’e man monche [Con le mani mozzate] di Fabio Franzin (Le voci della Luna, 2011) sventola il tricolore italiano; appena dopo – la sola poesia motivata al centro del libro – nelle due pagine finali c’è un pioppo: nella pagina di sinistra è chiamato nel dialetto dell’opitergino-mottense, piòpa, nella pagina di destra pioppo. Continua a leggere→

Baudelaire, il canto della contraddizione

di Paolo Pegoraro

 

Parigi è una città di cimiteri: si erge sopra fosse comuni ordinatamente occultate nel sottosuolo e alla luce del sole vanta tombe illustri ed eccentriche, mete di veri e propri pellegrinaggi. Tutti conoscono il Peré Lachaise, eppure è a Montparnasse che riposano i più grandi cantori della capitale francese. Qui non troverete Jim Morrison, ma Serge Gainsbourg. E neppure Oscar Wilde, ma il padre della poesia moderna, Charles Baudelaire. Colui che scrisse: «le tombe capiranno sempre il poeta»…
All’appuntamento con I fiori del Male si sono presentati traduttori quali Bertolucci, Caproni, Raboni, Bufalino, ai quali si aggiunge ora questa nuova edizione (Salerno, pp. XLIII+519, € 22) curata da Davide Rondoni: fedele al testo, sensibilissima al ritmo e pronta – appena l’italiano lo permette – a restituire rime e assonanze dell’originale. Continua a leggere→

“La divisione della gioia”, di Italo Testa

Italo Testa, “La divisione della gioia”, Massa 2010

da: Delta (sezione III)

spogliarsi
in una stanza
disadorna
muoversi
con violenza
contro la parete
lasciarsi prendere
da una foga
una veemenza cieca
e a testa bassa
andare
a cuneo
dalla pelle a brani
scacciare il male
sul pavimento
a piombo
lasciarsi andare
in una stanza
disadorna
precipitare.

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La parola e lo spessore

Dice bene Lucini parlando di durata, di opere che restano perché continuano a provocare una reazione non solo estetica, ma anche esistenziale. Cosa ti ho dato di buono / Non lo so: la grandezza della poesia è nell’incoscienza di un dono inestimabile, non quantificabile, capace di cambiare il corso della storia personale e universale. Sono così le poesie di Fortini, Betocchi, Pasolini; così le tue, tracce invisibili che scavano nel cuore, lasciando questioni in sospeso che perdurano in un loro lavorio sommerso: Vita non è solo quella che vedi, Ce n’è un’altra nascosta; uno spessore, appunto, attingibile solo da chi ha una vocazione da speleologo, umile e pronto a un eroismo non riconosciuto né rimunerato. Continua a leggere→

Daniela RAIMONDI “Diario della luce”

MATTINO
                                                          “Porque toda la noche
                                                           senti pasar las tortola
                                                           me tocaban, limpias,
                                                           que con su ala de espuma.”
                                                               Juana Castro

Questo è per te, che ti siedi e mi ascolti.
Ogni dettaglio è tuo,
fermo da secoli sulle righe del legno.
Il prato è bianco,
la pance delle pecore intrise di brina
e gli uccelli sognano,
la testa piegata sotto l’ala.

Esco dall’acqua della notte.
Vivo insieme a loro questa povertà
fatta di erba e sale
il rigore del cielo
nell’attesa di un tempo più mite.

La vita con il pane, con un poco di bene.
E’ solo a questo che crediamo:
al ruotare magico del tempo
alla raccolta dell’acqua,
alla fede terrena del seme.

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Giampaolo De Pietro: inni svaniti e una nota

 

di un pomeriggio fuori dal portone

 

Gli aspetti fioriti appena dopo

come i passi coltivati mentre.

 

Vivi e premi, nulla

che si premediti, qualcosa

di speranza, altro di

fiducia scappatoia

via d’uscita, dentro

un volo di braccia che

il ragazzino prova

per meglio risvegliare

l’aria fitta che imprigiona

madre e padre e il corso grande quasi tutto,

vorrei nient’altro che volare

[…] 

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Narrazioni: voce plurale. Conversazione con Alba Donati.


(Vajont)

di Nadia Agustoni

Le storie, come la poesia, non bastano. Bisogna che qualcuno le racconti. Alcune storie si tramandano perché divengano coscienza civile e siano qualcosa di più d’un racconto. Una narrazione è più ampia di un racconto: è il sangue di un paese, un guardarsi e riconoscersi in quelle storie, movimenti, gesti e parole; riconoscersi perché se ne riconosce la gente. Una narrazione ha delle radici. Non può essere inventata, deve avere il genio dei luoghi e del tempo. Deve abitare in noi prima che noi la ascoltiamo. In seguito, l’ascolto e l’attenzione, rafforzano le radici e la voce che narra le cose ci porta alla terra e ai corpi, unisce il passato e il presente, interroga il futuro. Un epos riguarda un popolo, non una semplice famiglia o un solo nucleo di persone, e affiora affidandosi alla materia del caso, alla sua precisione che incastra i tasselli uno ad uno, come nessuna invenzione può fare. Continua a leggere→

Manuel COHEN – Cartoline di marca

(Paolo Volponi)
quante volte, dopo cena, l’ho spiato
dai vetri della casa, in fondo al Pincio
sulle mura, da dove monti e valli
dominava. e c’era un vento gelato
furioso come pochi. rassettava
la Giovina, impagabile, in cucina
mentre Paolo, nel tinello, armeggiava
col tele e l’insonnia. lottava. lottava.

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“China” a Milano

Sta venendo un tempo, te ne uscivi improvvisa,
spalancando vetri e silenzio,
sullo stupefatto giardino di San Paolo.
Indicavi il nord, viene da Milano e porta pioggia.
Annuivo, seguendo il tuo profilo sporgersi additare
dove il fischio dei treni aumentava

tu restavi calma,
ne eseguivi imperterrita l’ascolto
di vicende del tempo di stagioni, latrice
di messaggi, giudizi antichi.

(Maria Pia Quintavalla, China)

Venerdì 14 gennaio alle ore 18.00 presso la Libreria Feltrinelli, via Manzoni, 12, Milano, tel. 02.76000386, incontro con Maria Pia Quintavalla, autrice di China (Effigie Editore).

Intervengono Gabriella D’Ina, Paolo Giovannetti, Itala Vivan. Continua a leggere→