Archivi categoria: Poesia

Il suono delle stelle. Sulla videopoesia “Prego sotto le stelle” di Saverio Bafaro

di Giovanna Miceli

 

Come in una notte piena di silenzio e meditazione, mi trovo a scrivere del canale YouTube da pochissimo aperto da Saverio Bafaro, dal titolo ‘Metaphorica Videopoetry’, chiaramente una estensione della rivista cartacea giunta all’ottavo numero e ora pubblicata da Terre Sommerse.

La prima videopoesia pubblicata realizza la fusione tra un’opera del maestro incisore Patrizio Di
Sciullo (creata ad hoc, non a caso assume come nome uno dei versi e si chiama Templi di luce) e
quattro folgoranti versi dello stesso Bafaro (anticipazione di una raccolta inedita dal titolo Altre
stelle).  
Per fruire la poesia in questa forma mutevole e trasformativa, e a tratti sfuggente, le immagini in movimento, la base “musicale”, il recitato, le parole sovraimpresse meritano uno “svelamento” che mi arriva proprio da un dialogo privato con l’autore e ideatore della videopoetry:
– il tappeto sonoro è creato da un crepitio di fuoco di molto rallentato per renderlo quasi
trasfigurato e irriconoscibile (come se le stelle ardessero nel grande silenzio di fondo
dell’universo);
– le immagini dell’incisione giungono frammentate, come in cerca di un completamento nella
mente di un osservatore attento e paziente;
– la voce recitante è dello stesso poeta, e i tempi di lettura tra un verso e l’altro sono stati
allungati abbastanza da destrutturare in maniera isolata i versi stessi, scomporli come
particelle disperse nella nostra galassia. Continua a leggere

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Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Il silenzio dei fiumi ha un inizio invisibile,
è la piena che non sembra ed è da sempre,
vanno verso il mare con la muta origine,
con i grandi ormeggi che hanno i marinai.
Sulla spiaggia che la pioggia confonde con l’acqua
è l’uomo che somiglia a un capitano,
tiene la dritta e dice poche parole,
ha un suono simile alla preghiera, le mani giunte,
si rivolge al silenzio dei fiumi e del mare,
raggiungerà la cima più alta del Tibet.

Il commento dell’autore

Una volta, dopo l’ictus, ho incominciato a pensare che del mio corpo non fosse rimasto più nulla, ma nel momento in cui pensavo questo la parola e lo spirito prendevano il suo posto. Allora le poesie che ho scritto dopo appartenevano a un’altra dimensione, quella dello spirito e della parola, e «non ci sarà patimento in tutto questo».

[da “Jesus”, a cura di Daniele Piccini]

Albert Caraco

 

a cura di Giorgio Stella

Tutte le madri degne di questo nome, tutte le madri si assomigliano in quanto tutte riflettono l’Archetipo, in loro noi riveriamo appunto l’Archetipo, esso ha certe perfezioni che la persona in quanto tale non racchiude, anche se la singola persona può imporsi alla nostra ammirazione. La Signora Madre, persona non comune, mi rimandava all’Archetipo e mi rendeva presente una Madre Eterna: così, anche se la persona scompare, non trascina nella propria morte la Mater Gloriosa, la nube fluttua in balia dei venti e l’Archetipo che essa a tratti ci dissimulava resta per sempre inamovibile.

Valerio Magrelli

 

a cura di Giorgio Stella

Una barca è una leva e niente è più bello
di una barca.

S. Weil

Una città volante, semovente,
in bilico su un bosco
di palafitte, mobile
nell’incanto del peso,
nella grazia della distribuzione,
inclinata,
oscillante in un leggero tremito, un attrito
che la consuma. Lungo i suoi canali
pieni di frutta, carichi di macedonia,
passano barche dalle chiglie deformi
come colonne vertebrali, tòrte
dall’acqua, oblique,
equilibrate appena.

Paolo Ruffilli

a cura di Giorgio Stella

Che tutto cada
morto
per essere risorto,
che venga consumato
per essere rinato.
È il trionfo
della vita perpetuata
mentre si è sepolta.
Come ci è stata
preparata, la strada,
noi la prepariamo
a nostra volta me moriamo
perché altri viva
a nostro danno
e gloria.
Ogni generazione
è sostituita
dalla successiva:
storia continuata
da altra storia,
serie mai finita. 

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

*Sbarco

Dove giacciono accanto l’anima e il verme
tu, l’esiliata, porgi il tuo occhio
scendi da quel rottame con i figli in braccio
Porgi ciò che non hai,
dona il nulla del tuo passato
a chi non capisce il male serbato nella messe,
a chi guarda crescere la vite
e sarà vendemmiato di vergogna.
Scendi con la tua ferita,
abbandona lo sguardo al cieco che non vede
nella tua nostalgia il tuo esilio,
mostra nel tuo viaggio senza meta
l’estremo tramonto occidentale.

Roberto Carifi
*da Europa, Jaka book, Milano, 1999, pag. 66.

Charles Baudelaire

 

a cura di Giorgio Stella

Armonia della sera

Ecco già viene il tempo in cui ogni fiore vibra
sullo stelo e s’evapora come un incensiere;
suoni e profumi danzano nell’aria della sera;
valzer malinconico e languida vertigine!

Ogni fiore s’evapora come un incensiere;
il violino freme come un cuore che si affligge;
valzer malinconico e languida vertigine!
Il cielo è triste e bello come un immenso altare.

Il violino freme come un cuore offeso;
un cuore tenero, che odia il nulla vasto e nero!
Il cielo è triste e bello come un immenso altare;
il sole s’è annegato nel suo sangue rappreso.

Un cuore tenero che odia il nulla vasto e nero
raccoglie ogni reliquia del passato luminoso!
Il sole s’è annegato nel suo sangue rappreso…
Il tuo ricordo in me splende, come un ostensorio!

Roberto Carifi

 

a cura di Giorgio Stella

La luce declina ma durano le cose
trascorro gli anni vicino al lume
perché un angelo ama le luci basse
e va dagli esiliati
è scritta, dice, sopra un lenzuolo sporco
la pena da scontare,
l’ora già dichiarata
prima che venga un legno a benedire
e ti perdoni una testa pendente
un’ombra incoronata
se amerai sotto le rosse mura,
dice l’angelo e la luce
è una coperta bianca sul mio letto.

Un cardinale e la lingua della poesia

 

di Alida Airaghi

José Tolentino de Mendonça (Funchal,1965), cardinale, teologo, docente universitario, dal settembre 2022 è Prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione. Recentemente vincitore del Premio Lerici Pea, nel 2014 ha rappresentato il Portogallo nella Giornata Mondiale della Poesia.
Tra i temi principali delle sue numerose raccolte di versi, oltre a un rapporto intimamente vissuto con la natura, troviamo la riflessione filosofica sulla libertà e sul tempo come eventi dell’umano e del sovrumano, inseriti in un ambito di pensiero cristiano apertamente ecumenico. Continua a leggere

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Verso una gioia solenne

La mano che li contiene è sola
buona e implacabile
come una dèa bambina mentre le dice,
in una lingua nordica,
che tutto è già accaduto
e non c’è altro, nient’altro
che la panchina, quella rovina
cieca di chi vince.
Non c’è altro, vedi, chi ama
sbriciolato dal destino
sa che la solitudine è questa calma
sanguinante,
l’inno che lacera i cortili.
Ora un’occhiata fredda fulminerà
il viale, ascolta
strappano questa stanza
verso una gioia solenne,
e le parole esatte
hanno un vento guerriero
dalla loro parte: nessuno,
dico, nessuno
le ha mai sconfitte

Ultimo avviso, di Francesco De Girolamo

Ultimo avviso

Non fidarti di me, non lasciarti ingannare
dall’apparente candore che dal mio sguardo mansueto
vagamente traspare.
Potrebbero esserci minacce imprevedibili
nascoste in quella quiete sfuggente
ed imperscrutabili mire di un soggiogamento perpetuo,
silenzioso, incruento, che porterebbero pian piano il tuo orgoglio
ad una resa incondizionata e quasi inconsapevole.
Dietro quei modi teneri, infantili, un io nascosto ha un dominio
segreto, un io feroce, bieco, senza freni: una belva affamata
di continue concessioni, di conferme, di dedizioni,
spesso persino di sottomissioni.

Non fidarti di me, il fuoco arde sotto la cenere,
e la lunaticità è quasi come la licantropia
ed a volte trasforma d’un tratto la noia
in un gioco crudele. Ed è allora
che potresti dover soffrire, solo per dimostrarmi
che sono importante;
e se non soffrissi abbastanza, se il sale delle mie accuse
non bruciasse nelle tue ferite, vorrebbe dire
che non mi meriti; ed amen.

Non fidarti di me: troppo sconfinato è il mio orgoglio,
troppo tenace la mia vanità e l’improvvisa perfidia
che ti coglierà di sorpresa, nel sonno,
quando meno te lo aspetti, mentre sorridi,
svestita ogni corazza, con le armi ai piedi del letto,
porgendo il tuo piccolo cuore nudo
ai mille artigli del mio affetto vile.

Francesco De Girolamo
(da Piccolo libro da guanciale, Dalia Edizioni, 1990)

Jules Verne

a cura di Giorgio Stella

Per una madre al mondo non c'è piú triste cosa
      Che perdere appena nata,
La figlia, angelo del cielo, tenera e rosa,
      Grazioso, piccolo bimbo!

C'è cosa al mondo della madre piú triste!
       Per il figlio soffrire,
Vederlo andare malgrado preghiere e pianto,
       Nascere vederlo e morire!

Ma è quello un morire, perché piange l'occhio triste,
       E quella una tomba?
Il tempo il cielo ha fissato della vita e della morte,
       È una culla la tomba!

La fragile farfalla non ha toccato terra,
       Ma Dio e la felicità!
L'ala l'ha sospinta diafana e leggera,
       A scomparire nel cielo blu.

E lassú, accanto a Dio, a giocare con gli angeli,
       I Cherubini gentili,
Fanciulli dalle dorate ali, e le allegre schiere
       Dei dolci, piccoli Santi.

È lassú, accanto a Dio, perché dal seno della madre,
      Spirituale creatura,
Sdegnando le sventure e i mali della terra,
      È nata per il cielo.

Povera madre! Non è un bambino l'obolo

      Per ricompensarti?
Non stai ad attendere la sua prima parola,
      Per baciarlo sul collo?

Anche a questo pensiero la tua anima si appresta,
      Di respirare un giorno
Il profumo di un bimbo, fiore fatto di tristezza,
      Di sofferenza e d'amore.

Piangi, devi piangere! Ricreano le lacrime l'anima.
      Le lacrime vengono da Dio!
Piangi! Il tuo povero figlio in cielo lo reclama,
      Come un ultimo addio!

Piangi, rallegrati! Prega per te il tuo bambino
      Con pie parole!
Tua figlia, povera madre, era ben bella!
      Ben meglio pregherà!

José Tolentino Mendonça, La lingua primitiva

 

a cura di Luca Pizzolitto

José Tolentino Mendonça, La lingua primitiva (Crocetti 2026)

Il posto delle mangrovie

Quand’era bassa marea tra le mangrovie di Lobito
passavamo ore e ore a girovagare in quell’intrico di rami
indifferenti al terreno instabile
al labirinto di radici, al passo malfermo a mezz’aria

Forse era un modo di essere più vicini
alla verità senza quella sensazione
che prima o poi l’avremmo perduta
e quando attraversavamo la frontiera delle acque
festosi e gridando d’entusiasmo
ci sembrava strano che ci fosse solo una parola
per designare il mondo

Nessuna ignominia nessun veleno
scalava le pareti di quei regni
la nostra esistenza era cosa semplice e selvaggia
un sentirsi meravigliosamente

Solo quando sorprendevamo i fenicotteri
pronti a spiccare il volo
come una flotta
di zattere invisibili
comprendevamo di essere testimoni di segreti
non destinati a occhio umano Continua a leggere

Pierluigi Cappello

a cura di Giorgio Stella

Mandate a dire all’imperatore

nulla nessuno in nessun luogo mai
Vittorio Sereni

Cosi come oggi tanti anni fa
mandate a dire all’imperatore
che tutti i pozzi si sono seccati
e brilla il sasso lasciato dall’acqua
orientate le vostre prore dentro l’arsura
perché qui c’è da camminare nel buio della parola
l’orlo di lino contro gli stinchi
e, tenuti appena da un battito,
il sole contro, il rosso sotto le palpebre
premerete sentieri vastissimi
vasti da non avere direzione
e accorderete la vostra durezza
alla durezza dello scorpione
alla ruminazione del cammello
alla fibra di ogni radice
liscia, la stella liscia, del vostro sguardo
staccato dall’occhio, palpiterà
né zenit né nadir
in nessun luogo, mai.

Carlo Betocchi

a cura di Giorgio Stella

da Ultimissime

[Fraterno tetto…]

Fraterno tetto; cruda città; clamore
e strazio quotidiano; o schiaffeggiante
vita, vita e tormento alla mia anziana
età: guardatemi! sono il più caduco,
tra voi; un rudere pieno di colpe sono…
ma un segno che qualcosa non tramonta
col mio tramonto: resiste la mia pazienza,
è come un orizzonte inconsumabile,
come un curvo pianeta è la mia anima.