Che il signor Tenerani fosse rimasto per un giorno e una notte interi nascosto sotto tutti quei cadaveri me l’aveva raccontato suo nipote al mare, mentre leccavamo coni-gelato sotto l’ombrellone che ogni anno i suoi prendevano in affitto. La vaniglia ci colava tra le dita e a me pareva d’essere tornato ragazzino, con tutto quell’appiccicume sui contorni della bocca, ma senza che nessuno di noi avesse fazzolettini con cui potersi pulire, e niente voglia d’alzarsi e attraversare i quaranta gradi di sabbia e adiposità sonnolente per raggiungere la passerella che conduceva al bar.
Così leccavamo, cercando un ordine e un decoro nel farlo naturalmente, e intanto discutevamo come due veri adulti – due adulti come si deve – di sanità, di manovre finanziarie, di sistemi scolastici e di crisi internazionali.
I miei figli stavano in acqua da ore, erano praticamente Continua a leggere
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I soldi
di Emanuele Kraushaar
A me i soldi fanno schifo, infatti quando ho qualche soldo tra le mani, lo faccio sparire. Se si tratta di banconote, le straccio. Se sono monete, me ne invento qualcuna. Tengo con me solo i soldi che mi servono per vivere. Tutto il resto lo anniento, perché proprio non sopporto la sola idea di accumulare denaro. Continua a leggere
I GIORNI DELL’ARCOBALENO: ricordi di scuola
La mamma accompagnava la bambina al suo primo giorno di scuola. Andavano a piedi, in una splendida mattina di ottobre del sud. Era la fine degli anni Sessanta: il futuro era lontano per la bambina, a scadenza molto più breve per la donna, ma intanto entrambe si avviavano inconsapevoli come per una tranquilla passeggiata fra le strade cittadine, insieme, mano nella mano. Gli ingorghi del traffico cittadino erano solo una fantasia degli anni a venire che, di lì a breve, l’austerity avrebbe per giunta censurato. Nel frattempo, durante il tragitto casa scuola le raccomandazioni si sprecavano. La mamma diceva alla bambina che doveva lasciarla a scuola, ma poi sarebbe ritornata a prenderla, non doveva mettersi a piangere. Conosceva bene la sua piccola, sapeva quale sarebbe stata la sua reazione nel trovarsi sola e voleva aiutarla a difendersi dall’eccesso di sensibilità. Meno di una decina d’anni dopo, andandosene definitivamente e dolorosamente, non avrebbe avuto il tempo di fare lo stesso, e non sarebbe mai più tornata a riprenderla né a consolarla della sua assenza. Continua a leggere
Twin Towers: Barbe
di Roberto Saporito
Nella sua follia criminale il Ventesimo secolo ha gettato via se stesso. (J.G. Ballard)
I due tipi con la barba si guardano allibiti, come a dirsi “questo è proprio pazzo”. L’americano al volante della grossa Buick blu dice:
“E’ fissato per domani”.
Barba più corta, occhi grigi profondi e carnagione scura si assicura: “Ricapitoliamo…”voi” volete che “noi” dirottiamo degli aerei e li schiantiamo contro dei grattacieli di New York, Washington, Los Angeles e quel posto del presidente, sì, la “casetta” delle vacanze?…ho capito bene?” Continua a leggere
978
di Vincenzo Ciampi
Tanto ci teneva all’accoglienza Nico il Laziale, il proprietario del bar , che un poster di Totti col ditino in bocca era visibile a tutti sopra il frigo delle bevande da tenere in fresco: perdere la clientela romanista, maggioritaria, era una minaccia abbastanza forte da interrompere il monopolio dell’iconografia biancoazzurra. La propensione naturale alle pubbliche relazioni faceva di Nico l’arbitro naturale di tutte le scommesse e di tutte le contese verbali fra avventori, purché risolvibili con dimostrazioni empiriche; ma nei casi di emergenza il “Punto Internet” – normalmente utilizzato visitare siti porno – consentiva qualche rapida verifica su Google .
Nico aveva presieduto alle scommesse più disparate; toccava a lui a custodire le somme rischiate dagli avventori fino al giorno in cui, con verdetto irrevocabile, le consegnava al vincitore, con quella solennità che inibiva, nel perdente, spiacevoli code di recriminazioni e di proteste.
Ora, però, doveva gestire la nuova disputa fra Gino il carrozziere e Alvaro, barbiere in pensione: compito assai impegnativo, perché avrebbe richiesto una complessa verifica sul campo.
Gino e Alvaro non si erano mai amati. Diversi in tutto e su tutto. Gino corpulento, caciarone, eccessivo, sempre con le mani e la tuta sporche di grasso e di vernice per auto. Alvaro magro, azzimato, sempre con la cravatta, calmo nel parlare ma soggetto ad improvvise esplosioni polemiche . Gino diceva sempre di lui che, a due anni dalla pensione, ancora puzzava degli strani intrugli che un tempo spruzzava addosso al cliente cui aveva tagliato i capelli. Alvaro replicava dicendo che le unghie di Gino , inevitabilmente incorniciate di nero, erano così sporche perché si grattava sempre la testa.
Essendo in disaccordo sempre e comunque, le scommesse fra di loro erano frequenti e dispendiose. Dai caffè erano passati all’aperitivo, poi al whisky di marca, e infine alla vil moneta. L’equilibrio nel numero delle vittorie era perfetto: sette a sette. Gino aveva appena pareggiato il conto grazie alla formazione del Brasile ai Mondiali del ’70. Alvaro non riusciva a ricordarsi di Brito, il centrale, mentre Gino la sapeva tutta, ricordava pure le riserve. Continua a leggere
Temporale
Non so bene come mi ritrovai dentro questa avventura paradossale e grottesca, ma so per certo che da quella notte capii perfettamente il nesso che corre tra un’idea assurda e la sua possibile realizzazione.
Mi ero persa. Maledizione, mi ero persa davvero! E più andavo avanti e più il bosco si faceva fitto e tenebroso. Tra non molto sarebbe stato tutto buio. Che storia, quella di andare a vedere l’eclissi di luna! E da sola per giunta, perchè dovevo integrarmi con l’essere intrinseco della natura celeste, diventarne parte attiva, completarmi con la sua filosofica essenza, e non so quante altre stronzate che avevo letto in quel libro! Della Radura delle Querce, alla fine di un sentiero in mezzo al bosco a cinque minuti dal rifugio, da dove si sarebbe vista un’eclissi pazzesca, nessuna traccia. Camminavo così alla cieca, facendo finta di ricordare di aver già visto quell’albero o quel cespuglio, tanto per rincuorarmi un po’, cercando di poter in qualche modo tornare al rifugio, ed invece niente, più andavo avanti e più ogni traccia verde intorno a me era uguale a sè stessa. Continua a leggere
La ferocia dorata degli anni zero, di Andrea Sartori
Accadde così, un po’ per incoscienza e un po’ per disperazione, o forse perché c’era semplicemente bisogno di sentirsi vivi, guardati, considerati. Mi ritrovai lì, a parlare con un pubblicitario di lungo corso, un signore che voleva insegnarmi il mestiere. Tutto era nuovo, si ricominciava daccapo. La fiducia era doverosa, non si poteva allontanarla ancora. In parte me l’ero cercata, in parte ci avevo sperato davvero, ma in fondo non ne volevo sapere nulla, mi sarei accontentato di fare data entry a un terminale qualunque. Finirla una volta per tutte con le lotte, con le illusioni. Finirla con le immagini, con le aspettative, con le proiezioni del futuro e le relative paure. C’era bisogno di cose, di fatti, di macigni che curassero l’astrazione. Andò diversamente. Continua a leggere
Wolfgang Hildesheimer: Il soprabito primaverile grigio chiaro
Wolfgang Hildesheimer è il narratore delle vite non vissute.
In uno dei suoi più bei romanzi, Marbot, si finge biografo di Sir Andrew Gregory Thomas Marbot, critico dell’arte e contemporaneo di Goethe. Quando il libro uscì nel 1981 diventò presto un caso letterario. Lettori e critici cominciarono a cercare invano informazioni su questo affascinante personaggio che è puro frutto dell’immaginazione del suo autore. Continua a leggere
Flora RESTIVO – “DUDICI (DODICI) – Racconti in siciliano”
Flora Restivo, siciliana di Trapani, è poeta dialettale autrice delle raccolte poetiche Ciatu (Sfamemi, 2004) e Po Essiri (Samperi Editore, 2008). Non deve sorprendere questo suo primo libro di racconti che richiama qualità importanti già presenti nella sua poesia: l’essenzialità del dettato, lo sguardo acuminato ed ironico sul mondo e una forte sensibilità. La misura del racconto breve riesce dunque a riproporle, dette qualità, con nuovo equilibrio e tensione narrativa. Proprio riguardo all’essenzialità del dettato, scrive Marco Scalabrino nel suo saggio introduttivo (Flora Restivo – Dda notti chi spariu la luna & autri cunti): “Edgar Allan Poe ha individuato nella short story gli elementi della essenzialità, della densità, della unicità; Henry James ha affermato che il racconto bisognerebbe “farlo tremendamente conciso, con la più stringata scelta di particolari”; Evelyn Waugh ha sostenuto che “lo stile non è un attraente ornamento applicato, ma parte dell’essenza stessa”. Continua a leggere
“Revenant: a volte ritornano” – Intervista a Giovanni De Matteo
Introduzione di Giovanni De Matteo, co-fondatore del movimento connettivista
Intervista di Antonio Cerrato e Julian Shabi
Prima della pausa agostana (che, se mi riesce una sorpresa per i lettori del blog, pausa non sarà per lo Strano Attrattore), mi preme tener fede a una promessa fatta a due studenti della facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, Antonio Cerrato e Julian Shabi. I due intraprendenti giovani hanno deciso, bontà loro, di intervistarmi sulla genesi dei racconti di Revenant per la tesina che hanno poi presentato con successo al corso di Antopologia Culturale del prof. Vincenzo Padiglione.
La lunga conversazione, tutta svolta via e-mail la scorsa primavera, è andata a costituire l’ultima sezione del loro saggio, che ha analizzato il fenomeno dei non-morti nell’immaginario degli ultimi decenni, oltre che sul fronte letterario anche su quello televisivo (con la serie Ghost Whisperer – Presenze), cinematografico (con il film The Others) e musicale (il videoclip di Michael Jackson per Thriller). Sono particolarmente contento per loro del risultato, per cui ho pensato con il loro consenso di pubblicare la parte che mi riguarda, in cui vengono affrontati temi di più ampio respiro, sia in ambito letterario (la fantascienza, il fantastico, il connettivismo) che “antropologico” (l’influenza delle leggende della tradizione sull’immaginario dello scrittore), prima di incentrarsi sull’antologia e la sua struttura. Continua a leggere
Tappa vomito n. 2

-Come ti senti?- mi fa la nostra Brunetta.
-Bene-, la prima bugia di oggi.
Del resto se tra poco starò male è solo colpa mia. Mia, e del gelato Coppa dei Campioni. L’hanno fatta bicolore, bianco e nero, panna e cioccolato. Forse è per via dei colori della nazionale tedesca, quella che quest’anno ha vinto i Mondiali. Peccato, che a me piaceva di più l’Olanda e quei cappelloni dei suoi giocatori.
La nostra Brunetta me l’ha detto, che mi avrebbe fatto male. Ma io no. A insistere che lo volevo, quando ci siamo fermati al bar della pompa, con la foto del gelato nel cartello di metallo sul frigo.
D’ora in poi, ne sono sicuro, la nostra Brunetta si volterà in continuazione per chiedermi come sto. Ed io, sul sedile di plastica rossa, con l’asciugamano pronto accanto, a tornare a mentire.
Adesso che il Pilota ha imboccato l’autostrada della Morte, il gelato inizia a girarmi sullo stomaco. Noi dentro la centoventotto blu. Fuori il sole a cuocere il tetto.
-Pensa a qualcos’altro- mi fa la Brunetta.
Ecco, me l’ha detto un’altra volta. Che poi mi ero già distratto per conto mio, senza bisogno che me lo ordinasse lei, tanto l’Autostrada della Morte di distrazioni ne offre un sacco. Continua a leggere
Pdf completo di SCRITTURE DAL FAR WEST DI PONENTE: MAGLIANI, SEBORGA, LANTERI, MURATORE
[IN]EDITO (racconti/e-book)
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A cura di Marino Magliani, Scritture dal far west di ponente: Magliani, Seborga, Lanteri, Muratore. (pdf) [Racconti inediti]
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Testi pubblicati sul terzo numero di Atti impuri
SCRITTURE DAL FAR WEST DI PONENTE: MAGLIANI, SEBORGA, LANTERI, MURATORE (4/4). “Fanciulli di sabbia” di Lorenzo Muratore
[Fanciulli di sabbia è un romanzo inedito di cui proponiamo qui il primo capitolo.]
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Fanciulli di sabbia di Lorenzo Muratore
Avvenne per una congiuntura un giorno che, ostentatamente coperta di gioielli come un idolo delle indie, Esterina si avvicinò alla vasca da bagno.
La ricca e nera capellatura sciogliendosi le cadde sulle spalle.
«Gabriele… potresti aiutarmi un poco?» gridò all’ombra.
«Certo» egli rispose.
«Non riesco a slacciare…»
Erano i bottoni di una tunica semitrasparente di mussola arcigna, che avvolgeva la traboccante schiena, e le rotonde cosce e più che neve bianche, e ogni più nascosta parte; e attorno ai quali, bioccole luccicanti, si poteva ascoltare la voce delle Erinni; ma un ragazzo potrebbe dire d’esser vivo per un attimo, e non di rado in una umile tela qualsiasi si nasconde una arcigna divinità che dà forma ai nostri spropositi.
SCRITTURE DAL FAR WEST DI PONENTE: MAGLIANI, SEBORGA, LANTERI, MURATORE (3/4). Due racconti di Elio Lanteri
[I due testi inediti che presentiamo sono come due “fiabe” del ponente ligure. Il titolo della prima è quasi lo stesso di Licia pesca a Ponente, testo teatrale scritto da Seborga nel 1947, rappresentato a Vallebona nel 1951 come “teatro della realtà”, e pubblicato su Europe nel gennaio 1952 con il titolo La pêche de Licia.]
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Licia pescava a ponente di Elio Lanteri
Licia pescava laggiù, al riparo dei venti, dietro il promontorio che proteggeva dalle correnti.
«Guarda, Teresì», mi diceva il nonno, «Licia ha in mano la lenza e chiede perdono ai pesci.»
Pescava sempre là, dove il mare fa ascella, dai campi alti sopra il cielo si vedeva un guscio di legno, nell’azzurro. Fermo.
SCRITTURE DAL FAR WEST DI PONENTE: MAGLIANI, SEBORGA, LANTERI, MURATORE (2/4). Due racconti di Guido Seborga
[I due testi inediti che presentiamo sono come due “cronache” della vita nel “far west” del ponente nel secondo dopoguerra, e rappresentano solo una delle molte vene dell’autore.]
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Vietato incontrarsi di Guido Seborga
Bordighera alta con le case antiche lavate dal vento risplende nella tersa giornata invernale. Le palme sono piene di vento. Gli ulivi ritorti. Verso sera l’atmosfera s’arrossa, il ponente si calma come sconfitto dalla nascente notte. Dallo spiazzo aperto sul mare e sull’ampia prospettiva della costa stretti carruggi salgono alla chiesa con gradini bassi e lunghi di mattoni rossi, la chiesa è in una piazzetta stretta da case. Un carruggio era percorso da un uomo, trent’anni poteva avere, piccolo di statura, col volto pallido e gli occhi neri febbrili, vestito di nero; sembrava particolarmente eccitato, come dovesse compiere qualcosa di eccezionale. Finiti i lavori quotidiani i coltivatori stavano rientrando alle loro case, abbandonando le serre sulle colline, e le fasce coltivate sul terreno arido e pietroso. I pescatori erano già scesi al mare, dove si accendevano le prime lampare.
SCRITTURE DAL FAR WEST DI PONENTE: MAGLIANI, SEBORGA, LANTERI, MURATORE (1/4). “Il mio Far West” di Marino Magliani
Il mio Far West di Marino Magliani
Il ricordo più antico che ho dell’estremo ponente ligure appartiene a una specie di far west. Vedo il lungo corridoio della stazione di Ventimiglia, quello al fondo del quale si “passa” in Francia, attraverso una porta custodita dai frontalieri. Sono lì, in braccio a mia madre, sulle panche, in attesa di un treno proveniente dalla Francia, perché mio padre lavora in uno stabilimento balneare di Sainte-Maxim o Saint-Raphaël.
I connettivisti, l’avanguardia italiana
Dal Blog “Poesia“, a cura di Luigia Sorrentino, sul sito di Rai News 24
Introduzione e conclusione di Giovanni Agnoloni
“Il Connettivismo è la nuova avanguardia italiana, e forse l’unico vero movimento letterario (e non solo) presente in questo momento nel nostro paese. Si tratta di una realtà formata da scrittori che si riconoscono in un manifesto (http://www.next-station.org/nxt-ex-1.shtml) che non li costringe, ma nel quale confluiscono spontaneamente. È nata a fine 2004 da un progetto di Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Marco Milani. Corrente letteraria originariamente rientrante nell’alveo della fantascienza, ha da poco vinto, con la rivista NeXt (http://hyperhouse.wordpress.com/connettivismo/next), il Premio Italia 2011 come miglior rivista non professionale, ed è cresciuta stagione dopo stagione, passando per i Premi Urania di Giovanni De Matteo (2006, con Sezione ?², ed. Mondadori-Urania) e Francesco Verso (2008, con E-DOLL, ed. Mondadori-Urania) e per una serie di antologie a più voci (Supernova Express, Frammenti di una rosa quantica e A.F.O. – Avanguardie Futuro Oscuro, successivamente uscite con Ferrara, Edizioni Diversa Sintonia e Kipple Officina Libraria), nonché per la ricca serie di numeri di NeXt, culminata nella recente antologia SuperNeXt (ed. Kipple Officina Libraria, 2011) – senza dimenticare le due “case virtuali” del movimento, i due siti www.next-station.org e http://hyperhouse.wordpress.com. Continua a leggere
Flora RESTIVO – DUDICI. Recensione di Marco Scalabrino
Con CIATU del 2004 e con PO ESSIRI del 2008 abbiamo conosciuto Flora Restivo quale Poeta. Sui temi e sulla forma, sulla progressione e sugli esiti della sua poesia sono stati spesi da più versanti autorevoli e lusinghieri giudizi. Nondimeno eccoci per le mani un suo nuovo lavoro: non poesia, come ci saremmo aspettati, bensì prosa, ancorché sempre in Dialetto. Questa virata merita un esercizio di decifrazione: la nostra è che, attraverso la breccia che la Poesia ha aperto, una regione dell’Autrice fino a quel momento segreta, recondita, inconfessata, quella regione carsica venutasi a creare in tutta una vita dalla sovrapposizione degli strati ancestrale, sociale, culturale, trascinando con sé custodite memorie, esperienze, sentimenti, si sia rivelata e, felicemente assistita dal suo genuino talento, abbia conquistato naturale, confacente sbocco. Una diversa cifra, quindi, una ulteriore opportunità, un aggiunto tramite mediante il quale svelarsi, ampliando l’orizzonte della sua comunicazione. E perciò nessun addio alla poesia, che peraltro ci risulta lei continui a frequentare con dedizione, quanto la chance per adempiere a una ritrovata occorrenza. Continua a leggere
La Multa
All’incrocio c’è la pantera della stradale con una preda fra le fauci. Mi fermo allo stop, con religioso scrupolo, e osservo.
L’incrocio in questione è di quelli strategici, più centro che periferia, ma nel cuore della città sembra improbabile che possano verificarsi grosse mancanze da parte degli automobilisti. Il traffico congestionato limita le follie di piloti in delirio di onnipotenza.
In questo punto tuttavia ci sono una pista ciclabile, a ostacoli, un senso di marcia obbligato, segnalato da una freccia bianca in campo azzurro nel tempo diventata invisibile agli esseri umani, una rotatoria che sembra stare antipatica ai più e che quindi viene di regola snobbata, e un passaggio a livello per trenini fantasma transitanti per gli stessi binari delle auto nelle ore di punta. Non bastasse, nel quartiere dimora stancamente la sede dell’azienda sanitaria locale, uffici e ambulatori. L’umanità sofferente e affaccendata ogni giorno si reca all’appuntamento con una burocrazia che, nel tentativo di essere generosa, spesso è solo kafkiana.
Insomma, volendo, qualcuno un’occasione di peccare, automobilisticamente parlando, la potrebbe sempre trovare. Continua a leggere
Giovanna Lo Presti, Giardinetti condominiali

Giardinetti condominiali – c’è speranza anche in corso Venezia
Nel 2005 lavoravo in corso Venezia, periferia nord di Torino. Il corso era diviso in due dalla ferrovia che va verso Milano; le case si affacciavano sulla trincea in cui corrono i binari ed il passaggio dei treni scandiva il passare delle ore, lacerandole in frammenti incongrui con il fragore che si addice ad un mostro meccanico. Adesso la ferrovia è stata coperta ed i treni scorrono in vene sotterranee, ma in superficie poco è cambiato. Continua a leggere











