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“Meglio andare lontano”, di Antonio Steffenoni

Recensione di Giovanni Agnoloni

Antonio Steffenoni, Meglio andare lontano (ed. Carte Scoperte, 2010), € 18,50

A volte si pensa che il tempo sia qualcosa che s’incrosta, una melassa semifluida che progressivamente si solidifica e diventa immutabile.
È vero ed è falso. Dipende.
Meglio andare lontano, di Antonio Steffenoni, scrittore italiano di origini ispano-cubane già pubblicato da Rizzoli, Einaudi e Tropea, con questo romanzo edito da Carte Scoperte (oggi Excelsior 1881) scende nel cuore del concetto di contemporaneità. Tutto è contemporaneo a tutto, infatti, nella vita del suo protagonista, il commissario Ernesto Campos, ricercato dopo trent’anni dal suo amico Fabrizio, che era fuggito a Cuba dopo una “notte di tregenda” inabissata nei baratri della memoria, con sei parole (Me ne devo andare. In fretta), che avevano reciso bruscamente un’amicizia rimasta viva e forte dentro l’animo di Ernesto. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.6: L’avventura italiana di Sherlock Holmes. Luca Martinelli, “Il palio di Sherlock Holmes”

Il primo sguardo da gettare sul mondo è quello della poesia che coglie i particolari per definire il tutto o individua il tutto per comprenderne i particolari; il secondo sguardo è quello della scrittura in prosa (romanzi, saggi, racconti o diari non importa poi troppo purché avvolgano di parole la vita e la spieghino con dolcezza e dolore); il terzo sguardo, allora, sarà quello delle arti – la pittura e la scultura nella loro accezione tradizionale (ma non solo) così come (e soprattutto) il teatro e il cinema come forme espressive di una rappresentazione della realtà che conceda spazio alle sensazioni oltre che alle emozioni. Quindi: libri sull’arte e sulle arti in relazione alla tradizione critica e all’apprendistato che comportano, esperienze e analisi di oggetti artistici che comportano un modo “terzo” di vedere il mondo … (G.P.)

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di Giuseppe Panella


L’avventura italiana di Sherlock Holmes. Luca Martinelli, Il palio di Sherlock Holmes, con una postfazione di Enrico Solito, Milano, Edizioni Alacrán, 2009, pp. 175, euro 12, 50

Il Palio non lo vedrà perché troppo impegnato a risolvere il suo caso italiano, ma Siena gli rimarrà nel cuore come una delle città più belle d’Europa.

La tentazione dell’apocrifo prende, una volta o l’altra nella vita, tutti i lettori e gli appassionati (per non dire i fanatici) delle avventure del personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle.

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STORIA CONTEMPORANEA n.45: La musica da dentro. Achille Maccapani, “Bacchetta in levare”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

La musica da dentro. Achille Maccapani, Bacchetta in levare, Torino, Marco Valerio, 2010

Dopo la storia, il romanzo del presente. Questo di Maccapani è il romanzo, anzi la storia, di un concerto felice e riuscito. Un concerto che è in grado, grazie al lavoro di scavo sul testo musicale e di introspezione in se stesso effettuato dal direttore d’orchestra, di cambiare la vita che resta al suo primo esecutore. Enrico Liverani, anziano direttore d’orchestra e vedovo inconsolabile della moglie Giuliana, compagna di una vita, decide di abbandonare le scene dopo una trionfale esecuzione della Traviata di Verdi avvenuta al Festival di Salisburgo. Il direttore d’orchestra, sostenitore di una linea classica di fedeltà al libretto originale e, quindi, in rotta con la vague attualmente imperante che tende, invece, a scavalcarlo in nome della creatività artistica del regista (di solito – va detto – di provenienza cinematografica), decide di non lavorare più e di non dirigere ancora alcunché. Si rifugia tra le colline della Liguria in un luogo splendido ma remoto e piuttosto isolato (in un suo buen retiro, insomma) e trascorre le sue giornate in solitudine. Medita, scava, trascorre e analizza la partitura della Sinfonia n. 8 di Anton Bruckner nella revisione del 1890 ad opera di Leopold Nowak (ne esiste, infatti, anche un’altra curata da Robert Haas che ne fu, in effetti, il primo curatore).

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MOSTRI MARINI IN AVVISTAMENTO. Note sulla poesia di Roberto Corsi. Saggio di Giuseppe Panella

 

Il libro di Roberto R. Corsi– ebook gratuito – può essere prelevato da questa pagina:

http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=48

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di Giuseppe Panella

   

«Poesia per accompagnare l’avanzata d’una recitazione in onore del Mare. Poesia per assistere il canto d’una marcia, lungo le rive del Mare. Come il rituale giro d’altare e la gravitazione del coro sull’arco della strofe. // Ed è un canto di mare come non ne furono mai cantati, ed è il Mare in noi che lo canterà. / Il Mare, in noi portato, fino alla sazietà del soffio e alla perorazione del soffio, / Il Mare, portante in noi il suo fruscio serico del largo e tutta la sua grande freschezza d’improvvisa fortuna per il mondo. // Poesia per placare la febbre d’una veglia lungo il periplo del mare. Poesia per vivere meglio la nostra veglia nella delizia del mare. // Ed è un sogno in mare come non ne furono mai sognati, ed è il Mare in noi che lo sognerà…»

(Saint-John Perse, Segnali di mare)

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.43: La rivolta degli angeli. Roberto Maggiani, “Angeli in volo” (su fotografie di Paolo Maggiani)

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella


La rivolta degli angeli. Roberto Maggiani, Angeli in volo (su fotografie di Paolo Maggiani), Salerno, Edizioni L’Arca Felice, 2010

«Avere accolto tutto e cessare di conoscere! Avevo la pesantezza del tempo, il colore dell’estate, / che cosa dunque? Io fui la vita, e fra poco / smetterò di essere / per tutta l’eternità! // Ho voluto vivere per esaurire il mio coraggio, / per provare pietà, / per amare sempre, / per soccorrere l’umanità di generazione / in generazione, / poiché l’ambizione non è che un più / lungo amore…»

scrive Anne de Noailles nella sua bellissima poesia I vivi e i morti (qui accolta come esergo nella buona traduzione di Giuliano Brenna).

La morte come fine dell’ambizione di esistere, la vita come prova dei sentimenti e delle passioni, l’amore come soccorso reciproco dei viventi…

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STORIA CONTEMPORANEA n.44: Tommaso Landolfi e i suoi lettori. “Scuole segrete. Il Novecento italiano e Tommaso Landolfi”, a cura di Andrea Cortellessa

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

Tommaso Landolfi e i suoi lettori. Scuole segrete. Il Novecento italiano e Tommaso Landolfi, a cura di Andrea Cortellessa, Torino, Nino Aragno Editore, 2009

A Tommaso Landolfi non sono mai andate troppo (o del tutto) le simpatie dei lettori. Infatti, egli è rimasto (quasi sempre) uno “scrittore per scrittori”, amato per lo stile ma non per il carattere, per certe sue invenzioni verbali e non per la potenza espressiva di trame e pathos scrittorio. In buona sostanza, Landolfi è uno scrittore che piaceva (e probabilmente piace ancora) a chi ama la scrittura e il suo gioco di incastro sulla pagina, non a chi legge perché appassionato e/o avido soltanto di sapere come un libro (specie un romanzo) vada a finire…

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“ANNACARSI”. La sicilianità spiegata da Roberto Alajmo

La prima domanda che il lettore (non siciliano) deve necessariamente porsi nell’affrontare la lettura del nuovo lavoro letterario di Roberto Alajmo, è la seguente: cosa significa annacarsi? La definizione di questo strano verbo è riportata nella quarta di copertina del libro che si intitola, appunto, L’arte di annacarsi. Un viaggio in Sicilia (Laterza, pagg. 274, euro 16): uno dei migliori testi prodotti fino a questo momento dall’autore palermitano. «Annacare / annacarsi = affrettarsi e tergiversare, allo stesso tempo. Un verbo intraducibile che significa una cosa e il suo contrario. Il massimo del movimento col minimo di spostamento». Ti vuoi annacare, che si è fatto tardi? Siamo in ritardo, la vuoi smettere di annacarti? Giusto per rendere l’idea. Il titolo è azzeccato, giacché la Sicilia è tutto e il contrario di tutto. Continua a leggere

“Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava”, di Marino Magliani

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani
Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava
Ed. Senzapatria – € 7
(prefazione di Giulio Mozzi, copertina di Mario Bianco)

In attesa della presentazione di Asti, domani 5 giugno, alle ore 17,30, nell’ambito di A Sud di nessun Nord, il festival multidisciplinare sul tema del viaggio, presso la Locanda del Pellegrino, ecco una descrizione dei contenuti di questa nuova opera di Marino Magliani.

Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava è la storia di un viaggio nella memoria. Marino Magliani scende nel territorio a volte fluido, altre limaccioso, del passato, incrociando con grande sensibilità itinerari reali e percorsi onirici. Parte dal tempo dell’infanzia, dai rituali di vita di paese nell’entroterra ligure e dalle messe servite come chierichetto, con le percezioni olfattive e tattili di quegli antri di chiese povere, e ci porta con sé in un viaggio che interseca il presente della sua ricerca con le fasi della sua vita di bambino, e poi di adolescente e di giovane, segnate da allontanamenti da casa dapprima voluti, quindi sempre più venati da tinte di distacco, lacerazione e struggente nostalgia. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.4: Infanzia e memoria di un Premio riuscito. “Premio Letterario Chianti 1987-2007. Venti anni di libri e autori”, a cura di Claudio Molinelli

Il primo sguardo da gettare sul mondo è quello della poesia che coglie i particolari per definire il tutto o individua il tutto per comprenderne i particolari; il secondo sguardo è quello della scrittura in prosa (romanzi, saggi, racconti o diari non importa poi troppo purché avvolgano di parole la vita e la spieghino con dolcezza e dolore); il terzo sguardo, allora, sarà quello delle arti – la pittura e la scultura nella loro accezione tradizionale (ma non solo) così come (e soprattutto) il teatro e il cinema come forme espressive di una rappresentazione della realtà che conceda spazio alle sensazioni oltre che alle emozioni. Quindi: libri sull’arte e sulle arti in relazione alla tradizione critica e all’apprendistato che comportano, esperienze e analisi di oggetti artistici che comportano un modo “terzo” di vedere il mondo … (G.P.)

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di Giuseppe Panella

Infanzia e memoria di un Premio riuscito. Premio Letterario Chianti 1987-2007. Venti anni di libri e autori, a cura di Claudio Molinelli, Firenze, Esuvia Edizioni, 2009

Scrive Claudio Molinelli nella sua Introduzione a questo interessante e preciso volume di ricostruzione e di ricordi intorno al Premio “Chianti” di narrativa italiana:

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Le cose fondamentali

di Roberto Carnero

Con il suo libro precedente, ”Stabat Mater” (vincitore l’anno scorso del premio Strega), Tiziano Scarpa aveva svolto un’intensa, serrata riflessione sul tema della maternità. Ora il nuovo romanzo ”Le cose fondamentali” (pagg. 168, euro 18,00) , che esce oggi pubblicato dalla Einaudi , affronta l’esperienza della genitorialità dal punto di vista maschile, cioè da quello del padre. Il protagonista è un certo Leonardo Scarpa (ma – ci assicura l’autore – non si tratta di un personaggio autobiografico, anche perché lo scrittore non ha figli), il quale, quando sua moglie partorisce un bambino, Mario, decide di scrivere una sorta di diario che il ragazzo dovrà leggere quando compirà 14 anni. Continua a leggere

L’infinita soglia. Le immagini e il tempo di Antonia Pozzi.

(ritorno serale)

L’infinita soglia. Le immagini e il tempo di Antonia Pozzi.
Di Nadia Agustoni

Un libro del 2007, trovato per caso e di cui voglio parlare, curato da Ludovica Pellegatta e Onorina Dino, Antonia Pozzi Nelle immagini l’anima, Ancora editrice 2007 pag. 111 euro 22, interessante sia sotto l’aspetto delle immagini che nella scelta dei testi che le accompagnano, ci consegna in un’antologia fotografica una scelta degli scatti che la poeta realizzò nell’arco della sua breve vita. Complessivamente l’opera fotografica di Pozzi consiste in 2.800 immagini quasi del tutto inedite. Il volume, quindi, colma almeno in parte una lacuna.
Le poche poesie riportate e alcuni commenti dell’autrice, permettono di scorgere quel senso segreto che sembrò guidarla e che forse infine le mancò. Le immagini di Antonia Pozzi sono il tempo che visse e il tempo interiore in cui concentrò la propria forza, ma nel consegnarci questo mondo sembra quasi “volesse trovare una giustificazione al vedere”(1). Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.43: La scrittura e il suo doppio etico. “Leggere la cenere. Saggi su letteratura e censura”, a cura di Roberto Francavilla

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

 

La scrittura e il suo doppio etico. Leggere la cenere. Saggi su letteratura e censura, a cura di Roberto Francavilla, Roma, Artemide, 2009

Bisogna stare molto attenti quando si parla di censura. Scrivere è sempre un atto pericoloso per il Potere. Lo rileva anche Leo Strauss in uno dei suoi libri (Scrittura e persecuzione, trad. it. e cura di Giuliano Ferrara, Venezia, Marsilio, 1990) più trascurati dagli studiosi di filosofia politica quando analizza il modo tenuto da molti autori in odore di eresia o di critica al potere politico per evitare le ritorsioni o la vendetta (fisica e morale) di coloro i quali li considerano a ragione i propri più acerrimi nemici. Come salvare la vita e non finire sul rogo (come Giordano Bruno) o in carcere (come Ugo Grozio o Denis Diderot)? La strategia della scrittura trasgressiva in tempi di censura comporta una prudenza nell’argomentazione e una sorta di copertura nella finalità dimostrativa che la critica letteraria può individuare ma che la censura non sempre scopre e punisce.

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Mauro Baldrati, “La città nera”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Mauro Baldrati
La città nera
PerdisaPop 2010
Euro 18,50

Una storia ambientata nel futuro. Una storia che sa di presente. O meglio, di ombre inquietanti che si allungano come bave di ragno dalla nostra epoca.
Siamo a Roma, nel 2106, in un mondo devastato da guerre e inquinamento. La Capitale è ormai il centro spettrale di una Repubblica Sociale del Centro-Sud in cui la civiltà è un pallido ricordo. Retta da un dittatoriale Sindaco e governata con la violenza dalla Guardia Pretoriana, è un covo di intrighi e assassinii, al centro di loschi traffici internazionali. Non restano praticamente più tracce della sua antica civiltà o della sua storia recente. Continua a leggere

“Tra disastri e desideri” di Marco Statzu. Recensione di Antonio Fiori

Marco Statzu, giovane sacerdote e teologo, nella poesia rivive e traduce la propria vita.
“ E’ poesia vissuta ”, ci dice in un verso: la chiamata, la riflessione teologica, l’amore per la natura, gli incontri emblematici, le forti amicizie. Il verso libero è pulito, diretto, spesso narrativo, come ogni autentico linguaggio amoroso: “ Non ho una storia alle spalle,/ ma dentro./ E questa intesso e disfo/ e racconto./ In infinite trame.” Molti testi recano la data (e a volte l’ora) della definitiva stesura, quasi che la traccia temporale li garantisca da ogni travisamento futuro: “ Mi sono rotto in mille tentativi di parlare./ Ma una è la Parola a cui mi debbo assimilare.” Una poesia d’esordio molto mobile, volenterosa e aurorale, ma che già reca la consapevolezza e l’umiltà della poesia matura: “ Con parole mie/ più non so scrivere./ Con quelle di altri/ – talvolta -/ m’incontro.” Massimo Sannelli, nella postfazione alla raccolta, legge nella poesia e nella vita del poeta un susseguirsi di scelte e le riconduce a quella fondamentale tra l’ubbidienza intelligente di Noè e l’intelligenza testarda di Ulisse. L’uomo di oggi, dopo la perdita della sua condizione originaria, è in precario equilibrio tra il disastro e il desiderio di Dio e solo camminando sulle orme di Noè, non a caso salvato dal diluvio, anch’egli potrà salvarsi.
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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.42: L’usignolo resta senza voce. Gennaro Oriolo, “Mute parole e ingannevoli delizie”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

L’usignolo resta senza voce. Gennaro Oriolo, Mute parole e ingannevoli delizie, con una prefazione di Franco Manescalchi, Cosenza, Ferrari Editore, 2010

 

Di Oriolo e della sua scrittura mimetica scrive proficuamente Franco Maniscalchi nella sua notevole presentazione di questo volume di poesie:

«Si può parlare, perciò, di un autore per il quale la scrittura è fine e mezzo, strumento per dare voce ad una complessa articolazione dove lo spazio tempo prende corpo e identità storica in un vivo e vivido divenire di parole che amplificano e definiscono il farsi medesimo degli eventi. L’ecletticità che emerge anche ad una lettura immediata è dunque movimento modulare e non dispersione stilistica. Un movimento modulare che conferma, come già abbiamo scritto, un operatore di grande cultura e di sapiente mimesi nel quale il “divertissement”(nel senso del pensiero divergente e della reinvenzione ludica) conduce fino alle radici di un’estrema drammaticità dove finito e infinito, vota e morte, esistere ed essere, tutto e nulla confermano la pienezza di una coscienza alimentatasi al mito mediterraneo di una terra dove un tempo abitarono gli dei e dove ancora è possibile respirarne gli ultimi pollini. E questo è possibile perché nel poeta si fondono tre archetipi: la monovalenza del “logos” che inizialmente in lui sembra prevalere, l’entropia dell’ “eros” che, sottesa, crea tensioni telluriche nell’uomo e dunque sulla pagina, e, infine, la non deperibilità del “ludus” confortato dalla “tèchne” del mondo primigenio» (pp. 7-8).

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IL CONTO DELLE MINNE di Giuseppina Torregrossa

recensione di Michele Mangiafico

http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788804591689Mi trovavo all’aeroporto di Roma, poco dopo il check-in. In barba ai contenuti, la strizzatina d’occhio di quei due dolci di glassa con la ciliegina sopra in bella mostra sulla copertina, l’ha avuta vinta sulla parola scritta. E non ha tradito le attese, né la promessa di accompagnarmi, tra illusioni e ammiccamenti, fino all’ultima pagina di questa storia.
Il conto delle minne” è una promessa di delicatezza, un patto non scritto con il lettore, una di quelle offerte che non si possono rifiutare. Parlerò di un argomento difficile – sembra dire l’autrice dallo scaffale della libreria – vi racconterò una storia triste, affronterò un tema spigoloso e pesante, ma lo farò con dolcezza, con estrema delicatezza.
“Il conto delle minne” è la fase del corteggiamento, il gioco delle allusioni, il continuo pretesto per parlar d’altro. E se così non fosse stato, Giuseppina Torregrossa non avrebbe sostenuto se stessa, la sua storia professionale, la quotidiana fatica di una ginecologa impegnata sul campo nella prevenzione del tumore al seno. Continua a leggere

LA FORMULA CHIMICA DEL DOLORE di Giacomo Cardaci

http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788804597957Giacomo Cardaci, classe 1986, è nato a Udine e vive a Milano da diversi anni. Nel 2008 aveva pubblicato, per Mondadori, «Alligatori al Parini». Di recente Cardaci ha pubblicato un nuovo volume, sempre per i tipi di Mondadori: «La formula chimica del dolore». Un libro autobiografico, dove il protagonista – Filippo – racconta l’esperienza traumatica di una grave malattia (un tumore) e delle conseguenti “traversie” vissute in ospedale.
Ne parliamo con l’autore.

Giacomo, quando hai scritto questo libro? Raccontaci un po’ la tua esperienza…
Ho scritto il libro fra un ciclo di chemioterapia ad alte dosi e l’altro, spesso di notte, quando ero ricoverato in ospedale e non riuscivo a prendere sonno per “la tosse del soldato”, ovvero i rantoli di quegli anziani che combattevano contro la malattia che gli sbranava il corpo, tossendo, mugolando anche di notte, rubandomi il sonno con quegli aiuto-aiutatemi-aiuto che sentivo provenire dalle altre camere del reparto; ricordo che, quando ero in camera sterile, litigavo col caposala perché notoriamente la tastiera del computer è l’oggetto più infetto che si possa immaginare, ma su quadernetti dove annotare le mie sensazioni o dettagli salienti dei miei compagni di camera, e sul computer dove rielaborarli in racconti, non ero disposto a transigere: a costo di farmi venire un febbrone per quei “batteri-batteri-batteri!” che erano banditi dal reparto. Continua a leggere

Hervé Guibert, “Le regole della pietà”: quando l’Aids diventa poesia

di Giovanni Inzerillo

 

Le protocole compassionel, ultimo romanzo di Guibert, apparso in Francia nel 1991 per le edizioni Gallimard venne pubblicato in Italia nel 1995 per i tipi della Marsilio con il titolo Le regole della pietà.

Autore assai discusso in Francia ancora oggi, specie a seguito della pubblicazione di La pudeur ou l’impudeur, agghiacciante documentario degli ultimi mesi della sua vita, in Italia di lui non resta che qualche timida ombra.

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NEL SEGNO DEL CANCRO di Cinzia Spadola

nel-segno-del-cancroCi sono argomenti più difficili da trattare, rispetto ad altri; ma non per questo meno importanti. “Nel segno del cancro” è il titolo di un libro scritto da Cinzia Spadola e pubblicato dal piccolo editore “Sampognaro & Pupi” (€ 10, pagg. 65). Che il titolo non tragga in inganno, però; giacché non ha nulla a che fare con l’astrologia o i segni zodiacali, ma con qualcosa che incide nelle nostre vite in maniera molto più significativa e devastante: la malattia. Questo libro, infatti, offre l’incredibile testimonianza di una donna colpita dal tumore al seno.
Credo che libri come questo meritino la massima attenzione. Anche perché secondo l’Airc, il tumore al seno colpisce una donna su dieci. È il tumore più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 25 per cento di tutti i tumori che colpiscono le donne. In Italia sono diagnosticati circa 37.000 casi (152 ogni 100.000 donne). Uno di questi casi è, appunto, quello di Cinzia Spadola. Continua a leggere

Teresa Caligiure recensisce “L’inquieto vivere segreto” per “Transfinito”.

“L’inquieto vivere segreto” di Franz Krauspenhaar
Teresa Caligiure
(26.04.2010)

«Oggi hai ripreso a scrivere sulla carta, perché cerchi affetto in te stesso non avendo altra compagnia che la scrittura». Queste le parole che compaiono nelle prime pagine de «L’inquieto vivere segreto» di Franz Krauspenhaar, edito da Transeuropa (Massa, 2009), un libro che si legge tutto d’un fiato, un romanzo breve, ma potente, che costringe il lettore a fare i conti con una cruda e indecifrabile realtà. Continua a leggere