Prima che l’universo finisca


di Fabrizio Centofanti

La Chiesa non dice più nulla
ha paura
altri predicano sui tetti
fanno sentire la voce del serpente
il sibilo antico
Non abbiamo più profeti
siamo carne da macello
in una società vegetariana
Non hai preso le pillole?
Una religione bipolare
mostra fantasmi logorroici
che arringano da pulpiti
lasciati deserti
Oggi colazione alle 5.00
Ricordati di chiudere la porta
L’apocalisse sarà domani all’alba
mentre dormi
se è possibile
attento a non svegliare i bambini

*

La religione è cielo nuvole acqua
è volo d’uccello all’orizzonte
silenzio irreale per noi macchine
Basta poco per ricordarsi la gioia
i passi tra la gente lo sguardo che si perde
in fondo alla via
La felicità è una vetrina
in cui ti vedi diverso
come fossi appena nato
Poi la vela si spiega
navighi con la forza del pensiero
e l’ombra del monte ti ricorda di Dio

*

Ho già avuto tutto
non sono come quelli
che chiedono
ho chiesto a suo tempo
quando ancora non esisteva
l’universo
con una voce chiara
inconfondibile
sapevi quello che volevo
e in barba alla logica
Tu che sei Dio
che vieni con l’alba
che io fotografo ogni giorno
per ricordarmi di Te
Tu che sei Dio puoi dare
a noi spetta chiedere
prima che sia tardi prima
che l’universo
finisca

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Frammenti di Cinema # 67

Chissà quando la società fluida arriverà a far crollare l’ultimo tabù dell’inclinazione sessuale. L’art 556 del codice penale punisce il reato della poligamia. Ecco, mi domando quando nascerà il primo movimento per l’abolizione. Davvero, già sul piano morale mi domando cosa separi questa pratica, tendenza, natura (?), da tutte le altre che già conosciamo. Chiaramente, mi riferisco anche alla poligamia femminile. Anzi, sul piano culturale sarebbe l’approdo alle colonne d’Ercole della parità di genere. Immaginate una struttura mentale che non associ più la promiscuità femminile al più turpe mercimonio ma, come per i maschi, ad una brillante attrattività di cui vantarsi. Sarei contento di scoprire che esista una Casanova. È curioso, d’altra parte, che proprio questo modello sia in crisi. Ne abbiamo già parlato, non credo sia un caso che Gabriele Salvatores associ la storia di un regista in cerca della propria identità perduta alla figura di Giacomo Casanova. Sul piano collettivo, Federico Fellini (1976) vi associa un passaggio d’epoca collettivo. Eppure, come sappiamo, il modello ha goduto, specie nelle culture mediterranee, di una grande fortuna. Il primo film su Casanova è del 1918 del regista tedesco Alfréd Deésy. Il primo film italiano, invece, è L’avventura di Giacomo Casanova (1938) di Carlo Bassoli. Da notare che il primo arriva alla fine della prima guerra mondiale, mentre l’altro a ridosso della seconda.

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Trasversalità, di Rosa Pierno. Alejandra Pizarnick

Trasversale, 30 dicembre 2011

Alejandra Pizarnick, “Poesia completa”, Lumen, Barcelona 2016, traduzione di Alessandro Ghignoli

È possibile riscontrare un particolare esempio di relazione tra poesia e prosa nel libro di Alejandra Pizarnick, “Poesia completa”, Lumen, Barcelona 2001, nella traduzione di Alessandro Ghignoli.  Alla prosa viene affidata l’espressione di una visione del mondo di fatto poetica e alla poesia numerose volte l’autrice fa riferimento come a un traguardo irraggiungibile:

Sulla vetta dell’allegria ho dichiarato riguardo a una musica mai ascoltata. E cosa? Magari potessi vivere solamente in estasi, facendo il corpo della poesia con il mio corpo, riscattando ogni frase con i miei giorni e con le mie settimane, infondendo alla poesia il mio soffio man mano che ogni lettera di ogni parola è stata sacrificata nelle cerimonie del vivere”. Continua a leggere

Poesia e Psiche, di Luca Buonaguidi


di Fabrizio Centofanti

C’è un libro che bisogna acquistare. Ecco, la solita pubblicità, dirà qualcuno.Tutto ciò che ha a che fare coi “consigli per gli acquisti”, da Costanzo in poi, non riusciamo a digerirlo. Ma qui c’è di più: è un libro che non dovremmo semplicemente acquistare, ma tenere sulla scrivania, a portata di mano, per lasciarci trasformare dal potere terapeutico della poesia, dalla sua capacità di suscitare o di risuscitare le risorse creative, di connettere il capire e il sentire, che dopo il tempo delle origini abbiamo drammaticamente separato. Continua a leggere

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Incontri XVII

Metafisico

di Stefanie Golisch (Germania, 1961)

L’uomo molto alto cammina sulla terra, curvo
come un vecchio cameriere. Il cameriere ha
un paio di ali che ha dimenticato da qualche parte
nella vita. Non intende più volare, ma stare piuttosto
con i mortali, servendo loro zuppe e budini. Il
cielo è una margherita nell’insalata primavera,
una canzone per bambini sulla morte di un pesce
rosso, la somma di tutte le piccole cose tristi
che gli uomini si raccontano nell’attesa di
cose importanti

Senza titolo

di Bill Knott (1940-2014)

Dopo la tua morte,
Naomi, i tuoi capelli fuggiranno, trasformandosi
in un animale rotondo, senza nome.

Metaphysical

The very tall man is walking on earth, curved
like an old waiter. The waiter has a pair
of wings, forgotten somewhere in life.
He won’t fly anymore, rather stay with
the mortals, serving them soups and
puddings. Heaven is a daisy in the spring
salad, a children’s song about the death
of a goldfish, the sum of all little sad
things men tell each other while waiting
for more important things to happen

Untiteled

After your death,
Naomi, your hair will escape to become
a round animal, nameless.

Traduzioni di Stefanie Golisch
La foto è di Stefanie Golisch

Vocazione


Dove abitiamo? Ciascuno di noi ha una residenza, un posto del cuore; pensieri, emozioni, energie che tendono in un punto. Maria era così focalizzata con il Tutto che è stata assunta nell’interezza della sua persona. Averla come Madre vuol dire condividerne la vocazione di pienezza.

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Clinicamente vivo     

di Riccardo Ferrazzi

Pomiciarono anche alla stazione, incapaci di staccarsi uno dall’altra. Sul treno mostrarono i documenti ai doganieri continuando a guardarsi in viso, come se si scoprissero in ogni momento per la prima volta. Erano universitari che rientravano da una vacanza clandestina.
“Confessa: non ti sei mai divertito tanto.”
Baci, mani sotto le felpe, brevi pause per calmare i bollori. Tra Arnhem e Francoforte lei gli chiese sottovoce:
“Piaciuta l’erba? Valeva la spesa, no?”
Lui scosse la testa. Lei gli mostrò la lingua.
“Va’ là che tra dieci anni sarai uno stimato professionista.”
Lo pizzicò sulle maniglie dell’amore.
“E sarai ancora più grasso.”
A Basilea lui voleva comprare un hot dog. Scoprì di non avere neanche un quattrino. Era convinto di averne ancora, ma il portafogli era vuoto. Tornarono nello scompartimento e non si baciarono più. Continua a leggere

Salvatore Toma


Anche da morto
io sarò un ribelle
uno strano tipo
giacché non c’è altro modo
oltre la morte
di curare i rimorsi i dispiaceri
la noia dei soprusi
le bruttezze le violenze
i capogiri della vita.
Mi sentirò bene anche da morto
e puro e semplice e ribelle.

*

Spesso penso alla morte
al modo in cui dirò addio alla vita
a come avrò la bocca in quell’istante
le mani il corpo.
Vorrei morire mi dico
senza saperlo
a tradimento
in un momento
in cui non me l’aspetto.
Ma ecco che l’alba
riaffiora assurda
e la vita ridiventa
l’incontenibile gioco.

*

Il poeta esce col sole e con la pioggia
come il lombrico d’inverno
e la cicala d’estate
canta e il suo lavoro
che non è poco è tutto qui.
D’inverno come il lombrico
sbuca nudo dalla terra
si torce al riflesso di un miraggio
insegna la favola più antica.

 

La parola ai poeti. Lorenzo Mari


Per dare una risposta che probabilmente non è una risposta a una domanda che non è soltanto una domanda (ma anche
un segno di amicizia da parte di chi la estende, un segno che richiede e, soprattutto, che provoca gratitudine) su una questione, la “poesia”, che quasi sicuramente non è più tale (ovvero immediatamente o facilmente riconoscibile come tale), propongo un mio testo tratto daSoggetti a cancellazione (Arcipelago Itaca, 2022).

Non lo faccio con la sicumera – peraltro ampiamente legittima, nel caso specifico – di Giuseppe Ungaretti, al quale attribuisco, andando a memoria, l’aneddoto per il quale gli fu chiesto quale fosse il significato di una certa poesia e Ungaretti, per tutta risposta, rilesse quel testo per intero, senza commentarlo. Non lo faccio nemmeno con la sicumera, diametralmente opposta, di chi – non avendo, magari, nulla da dire – costruisce una dichiarazione di poetica che – magari, mantenendo le apparenze di un discorso super partes, o comunque che rifugge il gioco delle parti – difenda il proprio operato e quello del proprio circolo ristretto. Continua a leggere

Saltando in paradiso


di Fabrizio Centofanti

Ricominciare a vivere
diventando piatti come ponti
mentre infuria il pensiero
il serpente nascosto nel cespuglio
Aggrovigliare il tempo
è il mestiere dei filosofi
mentre il poeta decide di sciogliere
i legami
di tagliare corto
coi concetti

*

Saltando in paradiso
trovi cose utilissime
gente che ti spiega la vita
e conosce il futuro
È bene fare sortite
incamerare più dati possibile
soprattutto in questi tempi infidi
in cui ogni parola può essere l’ultima
Io vado e torno
assaporando la calma nei momenti
più agitati
Nel cielo c’è una musica
che intercetta le anime
le fa ritrovare
per miracolo

*

La gente d’oggi
ha una passione morta
un vulcano spento
in attesa del tram
come se emettere l’ultimo respiro
fosse una pratica da compiere
per senso del dovere
Abbiate pietà del poeta
ha bisogno di sentire
La mattina fa il verso alle tortore
per sembrare meno solo

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20 righe (per niente) facili di Pasquale Vitagliano

 

Chi nutre dubbi sulla possibilità che esista una via diversa da quella frammentaria e istantanea del selfie dovrebbe prima sfogliare e poi leggere questo libro su Prisco De Vivo, La radice delle cose – Interviste (1995-2020), Mimesis, 2023. Si tratta di un palinsesto nel quale si stratificano testi poetici, riproduzioni di opere pittoriche, fotografie e documenti. È possibile ricostruire l’opera e la figura di un artista ancora in attività e importante punto di riferimento contemporaneo.

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Trasversalità, di Rosa Pierno. Stefano Iori

Stefano Iori, Il tocco dell’ignoto, peQuod, Ancona, 2023. Con una nota introduttiva di Flavio Ermini

Il nuovo libro di poesie di Stefano Iori, Il tocco dell’ignoto, peQuod, Ancona, 2023, si dipana tra poesia e filosofia. Il libro infatti si compone di poesie e testi filosofici, ma il poeta non percorre campi mediani, nel senso che non effettua tra loro una sintesi e non ne scarta le differenze; piuttosto esegue un’interpolazione dei due estremi, ossia li collega e conserva entrambe le esperienze con i loro dettagli. È come se il poeta stringesse assieme le due forme del poetare e del filosofare, costringendole a procedere sempre unite, a tenere tutto l’orizzonte del possibile in una linea, non omogenea, naturalmente, in forza della specificità delle due risorse creative, eppure continua. Lo straordinario apporto di codesta scelta, creativa a tutti gli effetti, consiste nel fatto che non scompare l’abisso tra le due forme espressive; tuttavia, esse sono ritenute inscindibili anche dal lettore. Per poter ottenere tale risultato occorre affondare le mani nell’immaginazione e nella meraviglia, che sono gli ingredienti necessari e sufficienti. Nell’attuale fase storica, con la perdita di quelle certezze che implicano un ambiente stabile per l’essere umano, l’illusione diviene strumento di speranza e desiderio, si trasforma in un beneficio, facendo emergere il pensiero dalle acque stagne degli schemi preconfezionati. L’illusione è la risposta al tocco dell’ignoto. Il tocco dell’ignoto è forse qualcosa che ci sfiora dall’esterno, come i primi chiarori e i suoni sinestetici che sono latori, dopo la prima morte, di un’attenzione risvegliata, da che eravamo in letargo mentale e percettivo. Essere presenti alla vita è indispensabile per attingere all’oltre che ci riguarda. Continua a leggere

Sicurezze

Ci piace l’alba, perché è sempre giovane. Così dovrebbe essere l’amore per Gesù: creativo, sorprendente. Dio comunica la Sua eterna novità anche a chi, come noi, tende a ripetersi, a cercare sempre false sicurezze.

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Noi stessi


Nascondersi in Gesù: c’è qualcosa di meglio? Viviamo tra rischi e meccanismi di difesa, in guerra con gli altri e con noi stessi. I momenti migliori sono quando ci sentiamo stretti al Cristo, guidati dal Suo genio, abbracciati dal Suo affetto. Solo allora ci sentiamo noi stessi.

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