La parola ai poeti. Antonio Fiori

 

La poesia è un’infermiera, ovvero colei che somministra il farmaco. Ci viene in soccorso per lenire il dolore delle ferite della vita, quelle che non guariscono, quelle che restano sempre oscenamente aperte, che tentiamo di nascondere, di cui cerchiamo di ricordare l’origine. È dunque un’infermiera che non può curarci realmente, né tantomeno salvarci l’anima ma può offrirci, questo sì, un unguento prezioso che ci aiuta a sopravvivere, ad avere il coraggio di guardare e interrogare la ferita. Lei è l’infermiera di chi scrive ma si prende anche cura di chi legge, proponendo lo stesso unguento anche al lettore (quando parlai di questa infermiera a Vivian Lamarque durante la presentazione del suo libro più intimo – Madre d’inverno, Mondadori, 2016 – ne rimase colpita e condivise con entusiasmo). Continua a leggere

Peninsulario, di Marino Magliani, recensione di Riccardo Ferrazzi

 

 La poetica di Marino

 

È uscito, per i curatissimi tipi di Italo Svevo, prelibata casa editrice triestina, un libro di racconti (o forse sarebbe più corretto dire: novelle) di Marino Magliani. La dotta prefazione di Filippo Tuena mette in luce i punti di contatto della poetica di Magliani con la lezione di Calvino, scava nella psicologia del ritorno al luogo natale (il nostos) e nella punta di amaro che ci sgomenta ogni volta che torniamo alle nostre Itache. Continua a leggere

Riposo


È inutile illudersi d’essere se stessi senza l’Altro. Bisogna uscire per entrare, perdersi per potersi ritrovare. Il viaggio di Abramo è quello di ogni uomo e di ogni donna che hanno compreso dove andare, per trovare riposo.

Al più presto


Nutrire gli altri per nutrire se stessi: ogni parte del corpo si dona, perché l’organismo si conservi in vita. È dando che si riceve, come disse qualcuno. L’egoismo è il circolo vizioso da cui uscire al più presto.

Poesia italiana del XXI secolo

Ilaria Seclì, salentina nata a Ginevra, laureata in Letteratura moderna e contemporanea, insegnante, ha pubblicato D’indolenti dipendenze, Besa, 2005; Chiuderanno gli occhi, Diario a due voci con Federico Federici, Quaderni di Cantarena, 2007; Del pesce e dell’acquario, LietoColle, 2009; La sposa nera, I libri del’Arca, Joker, 2016; L’impero che si tace, Giuliano Ladolfi Editore, 2019. Ha collaborato, nel 2004 e nel 2005 in performance dal vivo, a Lecce e a Bologna, con Giovanni Lindo Ferretti. È stata ospite, nel 2005 a Ginevra, a la 5^ edizione della “Settimana della lingua italiana nel mondo”. Del 2007 è lo spettacolo teatrale La sposa nera con Adamo Toma. Suoi scritti sono presenti, oltre che sui maggiori siti italiani di letteratura, anche in varie antologie, tra le quali: Poeti Circus, I nuovi poeti intorno ai trent’anni a cura di Giuseppe Goffredo, Poiesis edizioni, 2006; Il segreto delle fragole, a cura di Giampiero Neri e Fabiano Alborghetti, LietoColle, 2006; A sud del sud dei santi. Sinopsie, immagini e forme della Puglia poetica. Cento anni di storia letteraria, a cura di Michelangelo Zizzi, LietoColle, 2013), Come una mezza luna nel sole di maggio, Ricognizione della poesia pugliese (1975-1994), Fallone Editore, 2017. La silloge Finché vivrò non passerete è stata pubblicata sulla rivista online La foce e la sorgente, a cura di Marco Ercolani, 2018.  Nel 2014 è stata premiata con l’Apollo d’argento dal centro di cultura e Archivio storico “Il laboratorio” di Parabita. Continua a leggere

Intervista a Manuel Lantignotti


di Luca Pizzolitto
1) Questa, Manuel, è la tua raccolta di esordio. Tu hai 28 anni. E nella vita, leggendo il tuo curriculum, ti dedichi anche ad altre forme di espressione artistica. Perché (e quando) hai sentito la necessità di investire sulla poesia e scegliere di pubblicare una raccolta?
Il mio approccio al teatro, alla musica, al cinema e alla poesia è sempre lo stesso. L’arte ha qualcosa che la vita non può dare, e cioè l’esperienza amplificata. Con questa espressione intendo indicare il potere che ha una storia, un componimento o l’interpretazione di un ruolo di proiettarti al di fuori della tua singola esistenza che, per quanto piena di esperienze, sarà sempre limitata. In questo modo tu puoi essere un ragazzo di periferia, il capotreno dell’Orient Express, un astronauta, credere in una religione che non ti appartiene, camminare tra gli edifici dell’Atene ellenistica e altre infinite possibilità. Con la poesia vi è uno step in più. Nello spazio di poche righe puoi proiettare il lettore direttamente nell’anima dell’esperienza universale che vuoi far rivivere. La poesia è l’unica forma d’arte che rappresenti nella sua essenza il ricordo, tema centrale di tutta la raccolta e l’unica che in poche righe riesce a intrappolare piccoli frammenti di senso, che una vita intera non riesce a cogliere. Ho sempre amato leggere e scrivere poesia, raggiunta una certa consapevolezza sia tematica che stilistica, ho deciso di mettermi all’opera e creare qualcosa che potesse avvicinarsi a quello che cerco dall’arte.

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Il segreto


Gesù ha bisogno di noi. L’amore ha bisogno, ha desiderio. Religione falsa è quella dei doveri, dei riti, delle cose fatte per forza, e magari controvoglia. Come disse Gesù: c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Il segreto è tutto qui.

Frammenti di Cinema # 56

In letteratura si è discusso in passato sul perché non sia sorta in Italia una tradizione del genere giallo. Poi, dagli anni ’90 del secolo scorso sono arrivati i magistrati, ed è nato il giallo italiano. Nel cinema, analogamente, ci si chiedeva come mai, pur avendo una storia nazionale ricca di spunti avventurosi, dal brigantaggio alla criminalità organizzata, non fosse nato un genere proprio di action movie, come il western nel cinema americano. Chiaramente gli spaghetti western non possono entrare in questa considerazione, perché lo scenario storico resta immutato, essendo stati solo riprodotto e riadattato con mezzi e stili italiani. Forse, l’unico regista italiano che ha tentato di costruire un’epica cinematografica con la nostra storia è stato Pasquale Scimeca (I briganti di Zabut, 1997).

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Frutti


Gesù ha sofferto, è indiscutibile. Ha sofferto più di tutti, come Dio. Ha sofferto per tutti, al punto da dare un senso a ogni dolore. Da Lui in poi, non c’è bisogno di fuggire: la sofferenza è una terra feconda, che produce i frutti più pregiati.

Poesia italiana del XXI secolo

Maria Pina Ciancio di origine lucana è nata in Svizzera nel 1965 e dopo aver vissuto tanti anni in Basilicata, si è è trasferita da circa due anni nella zona dei Castelli Romani. Viaggia fin da quand’era giovanissima alla scoperta dei luoghi interiori e dell’appartenenza, quelli solitamente trascurati dai grandi flussi turistici di massa, in un percorso di riappropriazione della propria identità e delle proprie radici. Ha pubblicato testi che spaziano dalla poesia, alla narrativa, alla saggistica. Tra i suoi lavori più recenti ricordiamo “La ragazza con la valigia” (Ed. LietoColle, 2008),Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro (Fara Editore 2009), “Assolo per mia madre” (Edizioni L’Arca Felice, 2014). E’ presidente dell’Associazione Culturale LucaniaArt.

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Vivere


Solo Dio basta: grande intuizione questa di Teresa, propria di chi è approdato all’essenziale. Dio basta perché solo con Lui c’è tutto il resto: se avessimo tutto, ma vivessimo al buio, non servirebbe a nulla. Apriamoci alla luce, decidiamo di vivere.

Si vis pacem, para pacem. “Ma dove è il pericolo, cresce / anche ciò che salva”

In caso di conflitto nucleare generalizzato le vittime ammonterebbero a circa 34 milioni solo nelle prime ore. Eppure gli USA inviano altre armi, l’Ucraina invoca la no-fly zone sui suoi cieli e la fornitura di missili a lungo raggio Atacms, mentre Mosca annuncia il ricorso al nucleare nel caso queste richieste venissero accolte. A quel punto sarebbe da attendersi un intervento degli Stati Uniti: con armi convenzionali o nucleari? Le bombe russe potrebbero puntare su obiettivi strategici anche in Italia, come le basi aeree e navali e i comandi Nato. Prime nel mirino sarebbero le basi Nato di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone), che ospitano circa 40 testate nucleari. Altri bersagli, le basi e i comandi militari Nato a Vicenza, Livorno, Gaeta, Napoli, Taranto, Sigonella. In Italia il bilancio ammonterebbe ad almeno 55.000 morti e oltre 190.000 feriti. Come scrive Franco Toscani in questa puntata di Para Pacem: “Dovremmo sempre tener presente quella che Primo Levi chiamò la ‘memoria dell’orrore’, che non serve per restare paralizzati, ma per scongiurare il peggio”. Continua a leggere

La voce degli ultimi. Amore a Dio e amore agli altri

Condividiamo un’altra testimonianza di Carlo Sansonetti, uomo di missione, uomo degli ultimi. Vi invito caldamente a leggere questo libro, che dice molto di lui:

Perciò

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Quando si mantengono separati – anche fosse a livello verbale – l’amore a Dio e l’amore agli altri, si crea una scissione, una frattura e una rottura nell’amore stesso. Prevale ciò che mi o ci conviene, prevale l’Uomo su Dio; allora scompare Dio e si erge l’Uomo, anche quando afferma di amare Dio.

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La voce degli ultimi. Gesù ci insegna a seguire lo Spirito

Gesù, nella sua vita, fu impregnato di uno spirito di sottomissione alla famiglia, di amore al lavoro, ma contemporaneamente anche dello spirito di amore alla verità, che lo portava di volta in volta sempre più in là, sempre oltre, e diventava così, questo spirito che viveva, uno spirito di fuoco, uno spirito di desiderio profondo del regno di Dio, di desiderio intimo di liberare questo mondo dal giogo della morte. E così ha continuato a vivere lo spirito della fedeltà anche nei momenti più bui, e dunque dello spirito della perseveranza, dello spirito di preghiera, dello spirito di ribellione verso un sistema che lo voleva omologare a sé. Ma contemporaneamente, era pieno dello spirito di sottomissione al Padre suo e Dio suo

E così, alla fine, il suo desiderio più profondo è stato esaudito, perché fu invaso – dopo la sua morte – dello spirito di risurrezione, che non ha tenuto per sé, ma lo ha effuso su coloro che vivevano (e quelli che vivono ancora) l’esperienza della croce. 

In questo modo, lo spirito di risurrezione diventa il punto d’arrivo, la pienezza e il compimento di ogni altro spirito. Gesù non poteva possederlo del tutto fino a che non avesse offerto la sua vita in obbedienza ai diversi spiriti che la verità gli riversava nel cuore di volta in volta, di esperienza in esperienza, sempre in funzione del compimento del regno di Dio.