Non ho avuto inizi facili. I miei primi vent’anni sono stati un urlo trattenuto e rappreso, scivolato via nel gorgo della morte di mia madre e di mia nonna. Non ho avuto spazio emotivo per vivere il mio menarca, o la mia sessualità, o la mia bellezza. I successivi venticinque ho cercato di riprendermi da quello spavento, come un gatto sfuggito alle fauci di un cane se ne sta arrampicato sul muro a leccarsi una zampa. E neanche in quegli anni ho potuto vivere le emozioni collegate ai cambiamenti fondamentali del mio corpo ? gestazione e maternità ? perché ero sterile.
Mi ricordo che fino a poco tempo fa ogni tanto facevo qualche battuta sull’avere le caldane, nei giorni più torridi d’estate, con quel filo di disprezzo impaurito che si prova per un tempo brutto da cui si pensa irrazionalmente di essere esenti. Continua a leggere
IL TERZO SGUARDO n.54: Franco Ferrarotti, “Al Santuario con Pavese. Storia di un’amicizia”
Franco Ferrarotti, Al Santuario con Pavese. Storia di un’amicizia, Bologna, EDB, 2015
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di Giuseppe Panella*
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«Ciò che forse non è stato capito dai contemporanei è che in Pavese, come del resto in Adriano Olivetti, benché in tutt’altro modo, era sempre presente e nel fondo, misteriosamente operante, un sentimento religioso che lo rendeva estraneo allo storicismo “laicistico” allora dominante e lo spingeva invece allo studio dei grandi miti, archetipi strutturali, racconti metastorici, risposte criptiche alle pulsioni profonde che costituiscono l’uomo in società. Vico e Frazer al posto di Hegel, per non parlare dei suoi garruli italici nipotini. Ricordo come se fosse ieri che provammo un sommesso divertimento nel riuscire a far passare sotto il naso del crociano-marxista Ernesto de Martino il libro antropologico- strutturale di Theeodor Reik da me tradotto» (p. 49)1.
Franco Ferrarotti, giunto alla soglia dei novanta anni, rievoca, con passione e accoratezza, la passata e condivisa amicizia con Cesare Pavese. In un libro breve ma denso e tutto concentrato sui fatti, il sociologo vercellese racconta del suo incontro con lo scrittore di Santo Stefano Belbo, del loro rapporto di confronto produttivo e qualche volta di scontro, della loro corrispondenza e del loro ritrovarsi a ogni snodo della loro vita (fino all’interruzione brusca ma non imprevedibile legata al suicidio di Pavese). Pavese emerge come “un uomo complesso e privato”, con un interesse serrato e vibrante per la dimensione mitopoietica della vita umana, delle origini della coscienza, del senso ultimo e profondo della vita. – una dimensione astorica che urtava con i convincimenti più forti dell’ambiente culturale in cui egli vive e da cui traeva linfa. La sua fama di “eterno adolescente” affibbiatogli dalla critica letteraria italiana (in ultimo in un saggio pur importante come quello di Cesare Segre che costituisce la sua introduzione all’ultima edizione di Il mestiere di vivere2) ha continuato da sempre a perseguitarlo.
Vivalascuola. Referendum! Referendum!

Sole, sole, sole: primavera di democrazia… Prevalgono il desiderio di riappropriarsi della propria cittadinanza, di decidere: sono rarissimi i passanti che – una volta ricevute le opportune spiegazioni sul tema dei quesiti – non scelgano di firmare. Un impegno gioioso e serrato, nei banchetti dove sono stata come negli altri, distribuiti per la nostra grande città: talmente tanto, pensate, che non abbiamo nemmeno trovato il tempo di farci un selfie. Che cosa ne penserebbe il premier? Vogliamo che monti, come una epidemia di democrazia… Lo abbiamo fatto tutti insieme, seppellendo antichi dissapori, incomprensioni, vecchie ruggini; cercando sempre la mediazione e mai la rottura; includendo. Per dare gambe e ali a questo progetto. (Marina Boscaino) Continua a leggere
41. Triduo

Crescevamo tra ostacoli anch’essi crescenti, ma qualcosa si muoveva. Avevano spostato la liturgia eucaristica dalle otto alle sedici: un bel vantaggio, perché la sveglia presto, la domenica mattina, era per molti uno scoglio insormontabile. Mi commuovevo a vedere la folla che sceglieva quell’orario semplicemente ritenendolo il migliore. Non venivano per me: ed era un importante risultato. Potevano scoprire qualcosa che mettesse in crisi le loro coordinate, aprirsi a un mistero che fissa, con ciascuno, un incontro decisivo. Insomma, stavamo ripartendo. La messa delle otto era un recinto che tendeva ad allargarsi, ma sottostava a limiti precisi. Ora, l’argine era rotto: il passaparola sarebbe divenuto un volano grazie al quale il Progetto avrebbe preso piede. Pensavo a don Mario e a don Umberto, che dal cielo incoraggiavano la nostra avventura sgangherata: l’esperienza quotidiana, infatti, continuava a registrare angherie ed umiliazioni, un’insignificanza simile a quella di coloro che i francesi chiamano “invisibili”. Eppure, crescevamo: tornavamo all’origine, dopo aver fatto il giro; approdavamo alla sorgente che zampilla per la vita eterna, ai fiumi d’acqua viva di cui parla il Vangelo di Giovanni. Passato il venerdì cruento di passione e il silenzio assordante del sabato santo, scorgevamo la lama di luce dell’alba della domenica di Pasqua.
17 aprile 2016. Riprendiamoci la sovranità donataci dai nostri padri
Ciò che caratterizza la democrazia è che la sovranità appartiene (o dovrebbe appartenere) al popolo, invece che a un sovrano e alla sua corte. Così afferma la Costituzione. Ed è come se tutti gli italiani con capacità di voto, una volta ogni tanto, avessero una corona in testa per prendere decisioni importanti.
L’aspetto preoccupante è che pochi sono consapevoli di essere sovrani, anche se solo per il tempo necessario ad esprimere una preferenza di voto su una scheda. Ma ancora più preoccupante è che moltissimi non sappiano cosa è la Costituzione, come è nata, i diritti e gli obblighi che ci vengono attribuiti, la ragion d’essere degli organi costituzionali, le loro funzioni e i loro limiti. Quanto meno sappiano delle frequenti violazioni o disapplicazioni dei suoi principi e delle sue norme. Della sottrazione di sovranità che i governi e partiti ci hanno riservato soprattutto in questi ultimi anni. Continua a leggere
Il nuovo libro di Giancarlo Consonni
La mattina accalcati
è tutto un becchettare
sulla tastiera.
Pollici come colombi affamati.
Giancarlo Consonni è poeta appartato, stimato come studioso di architettura e apprezzato come fotografo e artista. Le sue opere sia in prosa sia in versi sono un distillato di poesia intensa, colta e profonda. Le date delle pubblicazioni dei suoi libri: Vûs nel 1997, Luì nel 2003, Da grande voglio fare il poeta nel 2013 ci possono dare un’idea di quanto sia non occasionale ma lungamente elaborata la sua produzione. E’ da salutare con gioia perciò l’uscita di una nuova raccolta di liriche di Consonni, Filovia. In attesa di parlarne più diffusamente, proponiamo un assaggio di questo libro, di cui alcune liriche si possono leggere qui. Continua a leggere
La necessità della poesia

di Max Ponte
Il poetry slam è una gara poetica che unisce il singolo e la comunità, la conosciamo ormai da quando è arrivata in Italia e abbiamo investito tantissimo per renderla quello che dovrebbe essere. Durante il poetry slam brevi brani poetici di tre minuti di tempo massimo (senza accompagnamento musicale) vengono presentati al pubblico. Continua a leggere
CRESTOMAZIA 12: Elegia giudeo-italiana
Elegia giudeo-italiana
La ienti de Sïòn plange e lutta;
dice: “Taupina, male so’ condutta
em manu de lo nemicu ke m’ao strutta”.
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La notti e la die sta plorando,
li soi grandezi remembrando,
e mo pe lo mundu vao gattivandu.
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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano
Meglio il “libretto rosso”
o il telefonino?
Le intercettazioni sono diventate lo strumento più efficace di investigazione, in modo particolare contro i reati in danno della Pubblica Amministrazione. Contro la corruzione svolgono lo stesso ruolo che hanno avuto i pentiti nella lotta contro il terrorismo prima, e la mafia dopo. Anche sui pentiti si aprì un dibattito culturale per le implicazioni di natura etica che l’abuso di questo mezzo innescava. Leonardo Sciascia ne fece un parallelo con le conseguenze dell’Inquisizione e richiamò alla memoria La storia della colonna infame di Alessandro Manzoni. Le intercettazioni odierne invece rinviano subito al sistema di controllo massiccio della libertà personale messo in atto nei paesi comunisti dell’Europa dell’Est.
Incanto e disincanto. Due poesie di Elisabeth Bishop
I magazzini del pesce
Benché sia fredda la sera,
accanto a un magazzino del pesce
siede un vecchio ad aggiustare una rete,
una rete che è quasi invisibile
nel crepuscolo, scura, d’un viola rossiccio,
con una spola lustra e consumata. Continua a leggere
Lucetta Frisa, poesie su dipinti

Il soldato e la ragazza che ride
Vermeer van Delft
Soldato, hai volto e cappello ombroso
che indossi su strade impervie e cavalli in corsa
e giungi qui da guarnigioni lontane
sfinito,affannato, polveroso.
Non credere alle carte geografiche
mai sapranno condurti su strade felici:
te lo dice una donna che viaggia
libera nella sua casa dove impara
certi segreti che tu ignori. Ma finalmente
sei qui davanti a me spavaldo
battendo il tacco dei tuoi lunghi stivali.
Ti porto un bicchiere di birra fresca
mentre spalanco la finestra per fare entrare
la luce. Guardala, non è la stessa che incontri
sulle tue strade fangose: questa è chiara e leggera.
Ecco che ti cammina sul mantello
sull’elsa della spada e tra la barba
tenera e ride dai tuoi occhi ai miei
dentro i nostri bicchieri e per tutta la stanza.
Ti prego, non farmi la domanda
che sulle labbra ti trema; non voglio
sapere adesso il mio destino, lascialo
nascosto ancora nell’angolo di questa luce.
Vivalascuola. Annuncio. La scuola alla rovescia

La scuola alla rovescia
Milano, 15 aprile 2016: Corso di aggiornamento dell’Associazione “Scuola e società”??
L’Associazione culturale e professionale Scuola e società organizza il 15 aprile 2016 un incontro dal titolo La scuola alla rovescia centrato sull’analisi degli effetti della Legge 107 e sulla continuità della politica scolastica italiana a partire dall’inizio degli anni Novanta. Il seminario è rivolto a tutto il personale della scuola; per la partecipazione è prevista la fruizione dei permessi per l’aggiornamento. L’incontro si terrà presso il Liceo classico “G. Carducci”, via Beroldo, 9, Milano, dalle ore 9 alle ore 13. Continua a leggere
I vacillamenti di Cioran

di Nicola Vacca
Nessuno come E.M.Cioran, scrittore e pensatore dal fascino contagioso, ha pugnalato con la scrittura l’essenza tragica dell’esistenza. Nessuno come lui, nel secolo scorso, si è servito del frammento per riassumere in un unico grande aforisma tutto il divenire che nelle cose mostra la sua spregiudicata metafisica. Chi è stato in compagnia di Cioran racconta che era impossibile uscire delusi da un incontro con lui.
Il reuccio e il bene che non vediamo
Eppure era lì per aggiustare le cose, per fare, con equilibrio ed equità, le riforme necessarie e le scelte economiche urgenti, attese dalla maggior parte degli italiani.
Invece il reuccio che fa? Esattamente il contrario, in continuità e in empatia perfetta coi governi di destra, e con la protervia fanfarona dell’innovatore che ripete come un mantra, in ogni occasione, il gran bene che sta facendo per l’Italia e gli italiani. C’è chi gli crede, grazie alle tivù di Stato che lo rincorrono e ne moltiplicano il verbo e l’immagine, come se la favola, a forza di ripeterla, si auto realizzi. A credergli sono innanzitutto i beneficiari delle risorse pubbliche, e quindi, nell’ordine: banche, multinazionali e grandi imprese, lobby professionali, l’ampia corte di politici e alti dirigenti di enti pubblici.
La maggioranza degli italiani ha elevato invece un muro di diffidenza e di aperta contrarietà per la sua politica, e si moltiplicano le manifestazioni e le iniziative nelle piazze contro le scelte del Governo e del Parlamento. Il reuccio non ne ha infatti azzeccata una: la pessima riforma sulla scuola, l’abolizione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, il rifiuto di modificare la legge Fornero sulle pensioni, la pericolosissima controriforma costituzionale unita all’altrettanto pessima riforma elettorale (italicum), la normativa che consente di estrarre idrocarburi dal sottosuolo marino fino ad esaurimento del giacimento, il Job act come ricetta per l’occupazione, la destinazione di enormi cifre per gli investimenti infrastrutturali a vantaggio delle solite lobby. Continua a leggere
La rivoluzione di internet
Lettera a un’agente editoriale
Caro Luca P.,
… il libro è il grande investimento di tempo ed energia dell’autore… non ne farà altri per chissà quanto…
… I lavoratori della filiera del libro, invece, sono dentro il meccanismo del mercato (ahimè, ci devono vivere) che richiede novità continue, e hanno sempre meno tempo…
… Giornate intere davanti al PC a sbrigare corrispondenza…
… non mollare la scuola! Più produttiva e incisiva di un libro…Anna G.
Agente editoriale in Milano
Sabato è stato giorno di ricreazione, mi do al passatempo preferito. Verso sera scambio due parole con il mitico campione italiano – siamo pochetti, alcune scarse migliaia, ci si conosce un po’ tutti. Gli chiedo se dopo tanti anni – siamo sullo stagionato, il suo record è del 2001 – si diverte ancora a venire sui monti, a passarci tanto tempo, a curare l’attrezzatura, a pianificare, ecc. ecc. Al che mi ha guardato un po’ stupito, ha alzato la testa – secondo abitudine, non distoglierebbe gli occhi da quello che ha per le mani. Non è il genere di domande che si sente fare, di solito si sta più sul tecnico.
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Ciao Attilio!

(Attilio Mangano, Palermo, 2 aprile 1945 – Milano, 10 aprile 2016)
Vai, esci nel sole, cammina lento
di Ennio Abate
*ad Attilio*
I
M’ero addormentato inquieto
sì, con brutti presentimenti.
La sentivo la Signora Nera: dettava
laconica, dura
parole ancora più di lei oscure
sbattute sulla faccia
di qualcuno.
Oh, implacabile, potente Maestra!
Sempre ci stai addosso.
Ci curi, ci segui, ci agguanti. Continua a leggere
SUL TAMBURO n.15: Ilaria Gaspari, “Etica dell’acquario”
Ilaria Gaspari, Etica dell’acquario, Roma, Voland, 2015
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L’”acquario” indicato e profilato nel titolo è la Scuola Normale Superiore di Pisa, l’istituto universitario di eccellenza dove anch’io ho studiato e dove attualmente insegno. Ma il luogo descritto nelle pagine rarefatte e impregnate di dolorosa malinconia del romanzo di Ilaria Gaspari è ben diverso da quello in cui io ho vissuto alcuni degli anni più intensi (e più interessanti e felici) della mia vita. L’acquario è metafora (è il caso di dirlo) del tutto trasparente di una vita alienata e vissuta al di fuori dell’esistenza quotidiana degli altri esseri umani (quelli che godono la loro giovinezza e i vent’anni e non passano il tempo soltanto a studiare per gli esami universitari e a specializzarsi in discipline esoteriche e conosciute solo da pochi eletti); l’etica non è (o non è soltanto) la dottrina filosofica che permette di comportarsi in maniera adeguata nel mondo ma allude a una forma di etologia il cui oggetto di studio sono soprattutto gli uomini e non soltanto le specie animali. I normalisti che risultano gli attori protagonisti di questo romanzo che oscilla tra la confessione morale e il thriller hanno vissuto la loro “meglio gioventù” in un acquario e, come i pesci rossi della vasca del giardino del Collegio Timpano, si sono gonfiati, imbruttiti, divenuti irriconoscibili (i pesci rossi descritti nel romanzo hanno subito questa in-necessaria mutazione perché qualche bello spirito ha pensato bene di gettare dei piranha nello specchio d’acqua dove vivevano, i giovani studiosi perché costretti a una vita di rinuncia e di competitività esasperata).
Storie da ridere della tradizione popolare pugliese raccolte da Lino Angiuli, Piero Cappelli e Lino di Turi
Furbi e gabbati, preti lussuriosi e monaci avidi, donne intemperanti e mariti stolti. Il poeta Lino Angiuli, l’attore Lino Di Turi e l’editore Pino Cappelli hanno raccolto narrazioni popolari della civiltà orale pugliese. Se è vero che il “il mezzo è il messaggio”, questi racconti sono l’anima della letteratura di un popolo.
Stava una povera crista che teneva il marito malato ma non teneva manco gli occhi per piangere tanto era povera scalognata disgraziata, manco i cani. Che malattia? Una malattia brutta brutta, che non la voglio manco nominare, la tibbiccì, la peggio malattia che attacca il verme senza che manco te ne avverti e poi si butta il sangue dalla canna. Oh! E tanto era scalognata quella, che si va a sgravare di un creaturo che pure lui, come nacque, già nacque con la stessa malattia. Che peccato, figlio mio bello; chissà, si vede che il figlio aveva pigliato dal sangue del padre; capace. Il fatto fu che, sempre per quella maledetta scalogna, nella stessa notte – oh! nella stessa notte dico –, va a morire il padre e gli arrivò l’atto di richiamo pure al figlio. Insomma, praticamente se ne andarono padre e figlio e nella stessa notte!
GLI EVENTI MITOMODERNISTI capitanati da Tomaso Kemeny
Dal comunicato del Direttivo del Grand Tour Poetico

RECENTI E FUTURI EVENTI MITOMODERNISTI
CONTRO LA BARBARIE DEL BRUTTO
Il giorno 20 aprile al Teatro Filodrammatici a Milano, dalle ore 17.30 fino alle 24.00, Tomaso Kemeny e Giuseppe Conte propongono un incontro mitomodernista dal tema “Contro la pulsione di morte – Bellezza & Mito, Poetiche e Politiche del Desiderio”, in cui interverranno personalità della poesia e della cultura italiana. Continua a leggere





