IL TERZO SGUARDO n.45: Mantegazza, lo scienziato iconoclasta. Monika Antes, “Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sesso”

Monika Antes, Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sessoMantegazza, lo scienziato iconoclasta. Monika Antes, Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sesso, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2013

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di Giuseppe Panella*

Le carte di Paolo Mantegazza (oggi conservate nel Museo fiorentino di Storia Naturale di via del Proconsolo al numero 12, nel cosiddetto Palazzo Nonfinito), sono quel che è ancora oggi più importante da esaminare dell’opera del padre dell’antropologia medica italiana e del lascito di quello che fu uno degli studiosi più famosi del costume della società e dei caratteri originari della soggettività umana in settori che venivano considerati all’epoca del tutto marginali e, forse peggio, rimanevano pur sempre gravati da un pesante interdetto di carattere morale, non sono state ancora esplorate, classificate e analizzate con la necessaria completezza e l’adeguata profondità di vedute.

Si tratta di un lavoro appena iniziato ma che può portare ad analisi storiche e filologiche, a scoperte scientifiche e a conclusioni ancora tutte da verificare.

Su Mantegazza, indubitabilmente, c’è ancora molto da dire, da scrivere e da studiare.

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Gente di mondo

Al Direttore che gli faceva osservare che, non avendo raggiunto gli obiettivi fissatigli dall’Azienda, purtroppo per quell’anno non avrebbe ricevuto la gratifica, e l’anno seguente, ripetendosi la cosa, purtroppo rischiava la rimozione, un Funzionario faceva osservare a sua volta che il di lui figlio (il figlio, cioè, del Direttore), già promosso quell’anno per il rotto della cuffia, l’anno seguente non ce l’avrebbe proprio fatta, rimanendo purtroppo bocciato.
I due si squadrarono, si soppesarono e infine si sorrisero, addivenendo poi a un accordo soddisfacente per entrambi, che teneva giusto conto delle relazioni e dell’influenze di ciascuno.
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“LA PARTE DI NIENTE”, DI ANGELO RICCI

di Giovanni Agnoloni

la parte di nienteLa parte di niente (Errant Editions) di Angelo Ricci, primo atto di una trilogia narrativa intrisa di letteratura, sulla (e nella) quale aleggiano presenze autorevolissime della storia di quest’arte, e soprattutto della sua stagione novecentesca. Su tutti, Roberto Bolaño. Un’opera di grande spessore, che ho cercato di approfondire insieme all’autore in questa intervista.

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– La parte di niente: una concatenazione di storie, narrazioni, visioni, sulla scia di sonorità di grandi maestri della letteratura mondiale, in primis Roberto Bolaño. Quanto ha contato per te il modello delle sue opere, e in particolare di 2666?

Credo che per ogni lettore i libri rappresentino le tappe di un percorso infinito, di un viaggio che prescinde dai tempi e dal tempo; un viaggio che cerca di giungere alla costruzione di un universo nel quale il lettore stesso arrivi a potersi in qualche modo specchiare, nel tentativo di scorgervi forse il riflesso della propria anima.

Sono sempre stato un lettore di quelli che l’accezione giornalisticamente condivisa definisce “forte”, e questa esperienza di lettore a un certo punto si è unita a quella di scrittore, in una simbiosi in cui le parole lette diventavano inevitabile formazione per quelle scritte (e forse anche il contrario). Il mio viaggio da lettore parte da molto lontano, dalla scoperta, agli inizi degli anni Ottanta, di Borges e della letteratura fantastica sudamericana, scoperta unita a quella, e non sembri ciò una contraddizione, dei postmoderni nordamericani, tra tutti DeLillo, quando ancora in Italia lo pubblicava Tullio Pironti. E da questa fusione di esperienze e di letture è nata in me l’idea, e la consequenziale ricerca, della possibilità che potesse esistere, da qualche parte, un romanzo inteso come tentativo di ricomporre l’universo, scavando in quella zona mediana tra la vita e la morte, tra la gioia e l’orrore. Questa sonorità, come giustamente la definisci, l’ho trovata in Roberto Bolaño, geniale e inarrivabile creatore di mondi e di concatenazioni letterarie, il quale, e non a caso, ha sempre considerato Borges come uno dei suoi maestri imprescindibili, e che proprio in 2666 ha fuso piani narrativi e temporali, definitive indolenze del passato e ineludibili urgenze della contemporaneità e forse del futuro. Continua a leggere→

Lo zelo di Barack

Bronson

Perché tanto zelo, Barack? Uno contro tutti, o quasi, come un giustiziere solitario alla John Wayne, alla Charles Bronson. Nemmeno il mondo intero ti ferma, coi suoi moniti, le sue paure; né le parole di Francesco, le minacce di Putin, il fatto di favorire Al Qaeda, col tuo intervento. Sei un uomo di successo, da anni a capo di una superpotenza, con una bella famiglia, una buona reputazione, fino ieri… La tua campagna elettorale è costata più di due miliardi di dollari. La lobby delle armi ha finanziato le ultime presidenziali americane con venticinque milioni di dollari, che sono molti ma non così tanti rispetto ai danni immani di una guerra, alla possibile, tragica estensione del conflitto in buona parte del pianeta, con armi potenti e devastanti. Continua a leggere→

I nostri padri ci hanno detto

Unknown

C’è un’immagine, usata come pubblicità di una famosa marca di vestiario, che negli ultimi tempi sta comparendo sempre più spesso sulle pagine dei quotidiani. Nell’immagine tre adulti – tre anziani – stanno seduti su tre sedie davanti a un gruppo di bambini accovacciati sul pavimento. Siamo all’interno di un’aula scolastica e c’è una bella atmosferia bucolica. Sulla lavagna qualcuno ha disegnato un fiorellino sorridente. A lato, su di un ripiano, la foto del presidente della repubblica sbuca da dietro un mappamondo, con sullo sfondo le stelle della bandiera europea. Uno degli adulti (gli adulti sono di fronte, i bambini, invece, sono tutti di spalle) mostra un libro aperto, l’altro sta parlando, il terzo sorride. Se si scende più nel dettaglio si vede che due dei bambini hanno la mano alzata e sembra stiano attendendo il loro turno per porre una domanda. La didascalia, nella parte alta dell’immagine, dice: I NOSTRI PADRI CI HANNO DETTO.
Eppure più guardo questa immagine e più mi rendo conto che questa cosa delle vecchie generazioni che Continua a leggere→

“ZOO A DUE”, DI MARINO MAGLIANI E GIACOMO SARTORI

di Carlo Martinelli

(da “Il Trentino” del 19 agosto 2013)

Zoo a dueZoo a due
Marino Magliani, Giacomo Sartori
Perdisa pop
178 pagine, 14 euro

Nel caravanserraglio dell’editoria italica capita che autori dalla scrittura nitida e tagliente, mille miglia alla larga dalle banalità imperanti, continuino ad essere collocati in un limbo fatto di editori minori, per quanto di qualità, alla ricerca di una visibilità maggiore, dovuta oltre che meritata. Vabbé, importa poco. Oggi possiamo comunque salutare la nuova, convincente – a dir poco, a tratti la lettura diventa piacere puro – di Giacomo Sartori, agronomo che si divide tra Parigi e la “sua” Trento e del quale abbiamo già doverosamente segnalato, al tempo, Tritolo, Anatomia della battaglia e Sacrificio. Continua a leggere→

Appunti su “Le Foglie del Giovedì”, di David Chiucconi

Cucchioni
Ogni parola una foglia, ogni foglia un vascello.

Le foglie del giovedì, di David Chiucconi, edizioni Pequod-Italic, Ancona, 2013

di Anna Elisa De Gregorio

Diciamo subito che David Chiucconi è uomo di mare a trecentosessanta gradi: ama andare in barca a vela nel tempo libero, e, nel tempo del lavoro, è un tecnico surveyor (in parole più semplici, si occupa di controlli sulle navi). Continua a leggere→

Lo scrittore che amava le storie

L' amore graffia il mondodi Massimo Maugeri

La ragazza osserva il vuoto. L’immagine è di profilo, in bianco e nero. Sullo sfondo, nuvolaglie anonime che non lasciano presagire nulla di buono. La prima volta che osservai quella copertina, lo sguardo della ragazza mi parve sereno. E in fondo è così anche adesso, nonostante la notizia della scomparsa dell’autore sia ancora fresca e il solco nell’anima profondo. Osserva il vuoto, la ragazza. Con i capelli tirati dal vento. Non c’è sorriso, ma nemmeno inquietudine. L’amore, a volte, graffia il mondo… ma non gli sguardi. Non sempre, almeno.
Il romanzo è “Per Antonio, che è andato appena un attimo di là”. È dedicato a lui, il libro. Lo scrittore lo precisa nella nota finale: “personaggi, luoghi, situazioni che a qualche lettore potessero sembrare veri o accaduti sono solo il frutto di una sintesi letteraria tra realtà e fantasia, di quella particolare capacità che appunto la letteratura possiede di fornire una verità altra raccontando storie. In altre parole, come ha scritto Antonio Tabucchi, al cui ricordo questo libro è dedicato, raccontando menzogne. ”
Rileggo questa breve nota e penso: quant’è bravo. Vedi? mi dico. Riesce a trasformare in virtuoso lirismo letterario anche il classico riferimento al “puramente casuale” dietro cui, in genere, si cautela uno scrittore per proteggersi dall’eccesso di reale contenuto nelle storie. Quant’è bravo, sì. Lo sussurro tra me, consapevole della mia difficoltà a formulare la frase usando l’imperfetto. Continuo a pensarlo al tempo presente. Come se fosse ancora qui.
L’avevo incontrato qualche mese prima. Gli avevo chiesto di raccontarmi di lui, di spiegarmi com’è che era diventato scrittore, quali erano state le letture che lo avevano reso il romanziere del dolore perfetto. Fu una bella chiacchierata. La conservo nel cuore. Continua a leggere→

51. A quell’ora della notte

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da qui

Ai piedi del monte vedi molta gente che discute con vivacità. Ti avvicini per saperne di più. Ti viene incontro un uomo ancora giovane, segnato dal dolore: lo si capisce dalla linea delle labbra, tendente verso il basso, e da una ruga fissa in mezzo alle sopracciglia troppo folte. Continua a leggere→

Ombre. Predappio, impressioni d’agosto

mausoleo mussolini

di Stefanie Golisch

Arriviamo in una calda mattina di fine agosto in questa cittadina di origine romana, incorniciata da un bellissimo paesaggio collinare.
Tutto tranquillo.
Predappio, a prima vista, sembra una città di provincia qualsiasi, lenta e noiosa, eppure, a suo modo, rivelerà una vivacità abissale.
Qui, il 29 luglio 1883 nacque Benito Mussolini e, a quanto pare, ancora oggi, la città vive all’ombra – o di luce riflessa – di questo avvenimento. Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.53: La densità della scrittura poetica. Giovanna Iorio, “In-chiostro”

Giovanna Iorio, In-chiostroLa densità della scrittura poetica. Giovanna Iorio, In-chiostro, Grottaminarda (Avellino), Delta 3 Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella

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La poesia è composta esclusivamente di parole disposte sulla pagina (il come questo avvenga nelle forme più diverse – lo dimostra la storia della tradizione lirica non solo occidentale – non elimina la necessità e l’uso delle parole composte tipograficamente e la loro rappresentazione segnica).

Allo stesso modo, le parole composte sulla pagina non sono solo il frutto dell’incontro dell’inchiostro tipografico utilizzato e della carta su cui si imprime il suo segno ma rappresentano il corpo dell’autore che le hanno prima concepite come flusso del suo desiderio e parto della sua emozione vivente. Lo rivela la stessa Iorio nella prima poesia della sua raccolta, il testo che scandisce significativamente il successivo passaggio delle emozioni e dei sogni che configurano la realtà della sua scrittura e ne perimetra con attenzione i limiti (molto precisi e attenti) della sua poetica in nuce, presentandosi con l’apparenza di un vero e proprio “manifesto di poesia”:

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Rosa Salvia su “E’ la scrittura, bellezza!”

è la scrittura
di Rosa Salvia

La filosofia antica, ci ricorda Michel Foucault nel saggio Le parole e le cose, riteneva che il soggetto, così come è, non è capace di verità: per raggiungere questa occorre che egli si trasformi completamente in se stesso, fino ad uscire fuori di sé e addirittura a perdersi, per trovarsi. Continua a leggere→

Stelle, di Fabrizio Centofanti

stelle
di Barbara Pesaresi

Fabrizio Centofanti, in Stelle, affronta ancora una volta uno degli aspetti della scrittura che gli sta più a cuore: il rapporto privilegiato tra scrittore e lettore. Il lettore deve fare la sua parte, è lui che mette insieme i pezzi, le tessere sparse del mosaico che si va definendo a poco a poco (Fofner). Come non pensare a Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino? Continua a leggere→

L’autunno del patriarca?

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DA IL MANIFESTO SARDO

Giovanni Nuscis

Berlusconi ha comprato mezza Italia: giornali e giornalisti, tivù e attrici, comici, cantanti, opinionisti, figlie e madri e padri e nonne, avvocati, deputati, senatori, consiglieri, assessori, dirigenti. Ha costruito in vent’anni un partito su misura per i suoi interessi personali, salvando e incrementando il suo patrimonio, intanto che governava il Paese.
Come imprenditore ha frodato lo Stato, corrotto un giudice, falsificato bilanci, pagato tangenti. E’ inoltre accusato di aver corrotto un parlamentare per assicurarsi la maggioranza necessaria in Parlamento, di aver sfruttato la prostituzione di una minorenne, di aver tenuto in busta paga un harem di giovani donne. Continua a leggere→