Prefazione di Alessandro Ramberti
“Non sfuggire al sogno più bello che è la vita” . Il verso che fa da titolo a questa prefazione lo trovate a p. 13 e nella sua icasticità riassume molto della poetica di Carla De Angelis, come anche quello scelto da Stefano Martello per la sua postfazione (lo trovate all’inizio della poesia a p. 19), tanto da diventare il titolo di questa raccolta assolutamente vera, dagli echi profondi, necessaria. Quante volte ci sentiamo schiacciati dagli eventi, abbandonati, inutili, incapaci persino di formulare una preghiera, perché le solite parole ci sembrano mere litanie, mantra assurdi per riempire il vuoto che ondeggia paurosamente in noi e ci toglie il respiro, ci sfianca, ci mangia le ossa fino ad arrivare al limite della nostra pelle e pare rosicchiare anche quella, anche la nostra ultima maschera, quell’esile involucro che ancora delimita il vuoto dentro di noi da quello esterno? Non solo noi come singoli, come individui, vaghiamo spesso come monadi eterodirette che fin che possono comprano e consumano oggetti e relazioni, affetti e consolazioni… ma anche i nuclei sociali piccoli e grandi (la famiglia, la cerchia degli amici, il vicinato e via via le unità maggiori, gli Stati e le istituzioni “globali”), ecco sembra che un po’ tutti abbiamo perso la bussola, il senso di comunità, l’attenzione non solo alle nostre problematiche ma anche a quelle degli altri. Viviamo, mi pare, un’epoca priva di afflato, scevra di entusiasmo, incapace di farsi responsabilmente carico di chi verrà dopo di noi. Continua a leggere




















