“I diari di Rubha Hunish”, di Davide Sapienza – Recensione e presentazioni

Testo introduttivo e recensione di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza è riuscito con un libro che entra nelle ossa e nel respiro. Lo sta presentando ancora in queste settimane. Prima di passare alla recensione, due dei prossimi appuntamenti in cui ne parlerà:

– sabato 18 giugno alle 11.30 al Circolo Arcibellezza, in occasione del dibattito Terra incognita: Incontro su viaggio e letteratura, con Gianni Biondillo, Francesca Matteoni e Filippo Tuena, nell’ambito della seconda Festa di Nazione Indiana;

– venerdì 22 luglio alle 21.00, a Bormio, nell’ambito del Festival della Cultura di Montagna intitolato La Magnifica Terra e organizzato da Alpinia.net e dai Comuni di Bormio e Valdisotto (SO), in Alta Valtellina, con Filippo Zolezzi come moderatore. Per maggiori informazioni su questi e altri incontri, v. il sito di Davide Sapienza.

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Davide Sapienza, I Diari di Rubha Hunish

Galaad Edizioni, 2011

Una raccolta di racconti? No. Un romanzo? Neanche. Un mémoir di viaggio? Forse.
Ingabbiare I Diari di Rubha Hunish di Davide Sapienza (riedito da Galaad in una versione integrata con nuovi, bellissimi scritti) in una definizione di genere è impossibile. La sua parola d’ordine è “flusso”. Di coscienza e di luoghi. E soprattutto di risonanza tra l’intimo dell’animo del narratore e il mondo. Continua a leggere→

STORIA CONTEMPORANEA n.75: Cannibale ai Tropici. Gordiano Lupi, “Una terribile eredità”

Cannibale ai Tropici. Gordiano Lupi, Una terribile eredità, Bologna, PerdisaPop, 2009

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di Giuseppe Panella*


«Namibe era una città moderna costruita nel deserto. Sabbia e caldo, un caldo secco, asfissiante, specialmente d’estate. Alcuni compagni di guarnigione dicevano che l’Angola non era tutta così, c’erano anche foreste tropicali e vegetazioni selvagge, però nell’interno, molto lontano da noi. E’ stato là che la mia vita è cambiata. E adesso dicono che sono pazzo e mi tengono rinchiuso in quest’ospedale, dove gente strana vaga da una stanza all’altra con sguardi allucinati ed espressioni inebetite e spente. Loro sono pazzi. Non certo io. Io sono solo un soldato che ha fatto una sporca guerra. E di quella regione dell’Africa che non avrei mai voluto vedere ricordo soltanto un deserto infinito» (p. 13).

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43. Porte

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da qui

E’ come guardare dall’aereo: da quest’altezza si distinguono ancora le macchine e le palme, le palazzine beige con le finestre chiuse e i portici-rifugio nella canicola del mezzogiorno. Sopra il deserto, le nuvole sono ovatta bianca piena di acqua ossigenata, pronta a curare le ferite. Ha bisogno di cure, Magdalenne, da quando i suoi occhi hanno incontrato quelli di Yehochoua, glielo dicono tutti, a cominciare dalla madre, hai bisogno di cure, Magdalenne, non ti concentri più, hai lo sguardo perso, Magdalenne. Continua a leggere→

Marco Cavallo, la vera storia.

Edizioni alphabeta Verlag fa parte di Alpha & Beta Società cooperativa, che oltre all’attività editoriale gestisce la scuola di lingua alpha beta piccadilly, con sedi a Merano e a Bolzano.

Giuliano Scabia, Marco Cavallo, Da un ospedale psichiatrico, la vera storia che ha cambiato il modo di essere del teatro e della cura, nuova edizione a cura di Elisa Frisaldi.

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C’era (quasi) una volta in Liguria

C’era (quasi) una volta in Liguria (Edizioni Zem)

A cura di Marino Magliani e Achille Maccapani

Postfazione di Marino Magliani

Una raccolta di fiabe liguri, o meglio, di fiabe (quasi) liguri, mi è venuta in mente perché l’editore Senzapatria mi aveva chiesto di curare un libro di quasi fiabe italiane. Inizialmente, il progetto era quello di tornare in Liguria un inverno e dedicarmi all’ascolto. Andare a Badalucco o a Dolcedo, a Triora o Apricale, sulle colline gelide a Savona o nei carruggi pieni di voci di Genova, sul porto di Oneglia oppure, semplicemente, nel carruggio in salita a Prelà dove posseggo un rifugio, e chiedere alla gente di raccontarmi le storie che ascoltavano e ascoltano ancora oggi nelle nottate di vento, assieme ai rumori delle grondaie. Continua a leggere→

4 SI: LA CROCE CHE CI RENDE SOVRANI IN UN MINUTO

Ore 22,00 del 12 giugno 2011: ha votato solo il 40% degli italiani. Sono referendum importanti, direi vitali, per il nostro Paese, carichi come sono di implicazioni sociali e politiche. Come non confidare perciò nella sensibilità e nell’intelligenza di chi non ha ancora votato affinché domani entro le 15,00 si rechi ai seggi. Continua a leggere→

Per un etica della libertà

( La libertà tra onnipotenza e ragionevolezza)

di Adelio Valsecchi

Per riconoscere le ragioni profonde della complessità che affiorano nella “Cultura Moderna” è necessaria un’indagine retrospettiva nella storia del pensiero occidentale per cogliere i tratti più emblematici a partire dal mondo greco-romano. Seguendo questo percorso ci può stupire il fatto che il pensiero sulla libertà proposto dalla saggezza antica, sia a volte contraddittorio se si interpreta secondo le correnti mappe mentali. Continua a leggere→

la poesia di gianni montieri

di Antonio Sparzani

sono stato l’altra sera al circolo Cerizza, via Meucci 2, a Milano, ad ascoltare, come tutti i mercoledì, una lettura di poesia. Stavolta era Gianni Montieri che leggeva sue composizioni vecchie e nuove, per cui ci sono andato con buone aspettative e con piacere, dato che, oltre a conoscere il personaggio, l’avevo già ascoltato una volta precedente (vedi qui ) e già mi era molto piaciuto.
Gianni mescola nella sua poesia le cose che sono già mescolate nella vita, così che la lirica della vita quotidiana sta assieme alla poesia cosiddetta civile: aggettivo un po’ infelice perché potrebbe far pensare che l’altra poesia sia incivile, mentre invece allude a un’attenzione particolare agli avvenimenti che ci stanno intorno, in questa società nella quale siamo volenti o nolenti immersi ogni giorno. È una di queste poesie che mi ha colpito particolarmente l’altra sera, una breve, dedicata a Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi, i sette operai morti nel tragico incidente avvenuto nello stabilimento di Torino dell’acciaieria ThyssenKrupp nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 ? incidente sul quale peraltro si è finalmente espressa la seconda corte d’assise di Torino da poco più di un mese. Eccovela:

AVREI VOLUTO

Io poi
avrei voluto scrivere qualcosa
sui ragazzi di Torino
saper descrivere le facce

essere dentro le parole
fra i rumori delle macchine: Continua a leggere→

42. Maccabee

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da qui

Ismail e Yousef hanno deciso di partire: un viaggio servirà a chiarire meglio le intenzioni. Hanno sventato un crimine, ma non potranno intercettare ogni volta i propositi omicidi, urge una soluzione meno provvisoria. Il treno è uno strumento suggestivo, consente di pensare, di sognare. Nella valigia hanno infilato soprattutto libri: è solo dalla pagina che si profila un orizzonte alternativo, la letteratura salva, dice Ismail, e Yousef non riesce a dargli torto. I corridoi della stazione, però, sono quanto di più triste ci sia al mondo: forse perché un ricordo duole in qualche angolo dell’anima, un distacco traumatico, una perdita. La gente cammina appoggiando le mani alle ringhiere, come avesse bisogno di sostenere un peso insopportabile. I due, per riprendersi, si siedono a un tavolo del bar, su un lato del piazzale interno: una birra può azzerare tutto, conservare solo la dolcezza di una nostalgia priva di oggetto. Con la bionda in corpo si bevono i chilometri: sono approdati a un molo flagellato dal vento, un faro simile a una stazione aerospaziale; cinque bandiere si dibattono tra raffiche violente. L’escursione sul traghetto è un volo sul giardino capovolto del mare, piante e pesci s’intravedono appena, ombre di un altro mondo. Sulla riva, alberi e case e, dietro, le pareti lisce dei monti. La sera si stravaccano esausti al ristorante con le finestre in legno, davanti a un kebab e un’altra pinta di Maccabee, da far girar la testa. Sono brilli, raccontano barzellette sconce e ridono fino a stare male.
– Come mai non ci abbiamo pensato?
– A cosa?
– E’ chiaro: bisogna passare per la bionda.
– Che intendi dire?
– A che ti servono quegli stupidi occhi azzurri?
– Smettila di dire fregnacce.
– Scemo, non capisci che a letto si parla meglio che nel confessionale?
– Che dovrei fare?
– Conquistala, il resto verrà di conseguenza.
– Quando?
– Torniamo subito.
I corridoi della stazione sembrano meno desolati, la ringhiera è una scala verso il cielo, i passanti sono angeli con le ali nascoste dal vestito.

In memoria di Giorgio Celli

Dio fa il professore

«(i gorilla sugli arsi vulcani del Vironga continuano a sognare)»

(Giorgio Celli, Morte di un biologo)

Ho incontrato Giorgio Celli solo una volta, a Firenze mentre presentavo un libro alle “Giubbe Rosse” (una presentazione alla quale avrebbe dovuto partecipare anche lui, ma arrivò all’ultimo, con amplissimo ritardo, come si addice alle prime donne…). La sua figura fisica non mi fece troppa impressione perché era del tutto simile a come compariva in fotografia o alla televisione e quello che disse poi non fu memorabile (si presentava un numero della rivista di poesia “L’area di Broca” diretta da Mariella Bettarini e Gabriella Maleti dedicata all’acqua e lui, in qualità di biologo, disse che il corpo era composto in gran parte d’acqua – tutto qui). Nutrivo per lui un’ammirazione sconfinata perché era riuscito a coniugare ricerca scientifica (era un entomologo illustre) e passione letteraria: pratica della scrittura ed esercizio della divulgazione scientifica in lui facevano tutt’uno. Quell’episodio me lo alienò un po’ ma continuai comunque a leggere una parte di quella che era già allora (negli anni Novanta inoltrati) una copiosa produzione e che prometteva di essere continua, prorompente e ricca di novità anche sotto il profilo della ricerca formale. Continua a leggere→

41. Chi cerca

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da qui

Un rabbino avanza lentamente sotto l’ombra degli alberi, con una busta in mano; tre giovani con la camicia bianca camminano appaiati, passando davanti a un tabaccaio con la scritta Cuban cigars; una signora bionda in tuta guarda verso l’alto, forse in direzione dei piani alti di un palazzo o addirittura in cielo.
– Una dimostrazione di potenza, non c’è dubbio.
– Liberarlo così, in un momento, con un semplice moto della folla.
– E nessuno che abbia trovato da ridire.
– Quell’uomo può fare grandi cose.
– Il problema è che non dà mai il colpo di grazia.
– In che senso? Continua a leggere→

Seregn de la memoria

Seregn de la memoria

Il circolo culturale Seregn de la memoria
presenta sabato 11 giugno 2011 ore 17,30
il cinquantunesimo libro d’artista

Nadia Agustoni
Le parole non salvano le parole

(litografia originale di Simone Fumagalli)

Sempre nello stesso ambito inaugurazione della mostra di Simone Fumagalli Continua a leggere→

40. Deviazioni

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da qui

E’ martedì. Una signora si ravvia i capelli, un ebreo ortodosso procede a passo svelto nascosto dalla barba, un ragazzo con lo zaino si volta indietro, incuriosito da qualcosa. I palazzi di fronte sembrano fortezze della Legione straniera, con pietre beige e finestre-occhi stanchi di vegliare. Continua a leggere→

La Punta della Lingua 2011

La Punta della Lingua 2011

POESIA FESTIVAL (VI edizione)

Ancona e Parco del Conero 14-21 giugno

Programma

  Continua a leggere→

Stefano GUGLIELMIN – C’è bufera dentro la madre

3.
capisce quando la vita svacca. ne sente il crepo destro
e il sinistro. cura per questo la piaga che è sua, salta di lato.
poi la sera, in groppa al leone che è stato, sfila la calma dal chiodo
la scuce, mentre dorme, una ventina di femmine gli stira le pieghe
gli alza il livello del mare. Continua a leggere→

Gianfranco Palmery

Gianfranco Palmery, Compassioni della mente, Passigli 2011.

di Domenico Vuoto

Bisognerebbe stabilire una volta per tutte che l’organo infido per eccellenza del corpo umano non è certo il cuore, da sempre fatto responsabile di slanci e devozioni e però anche – e soprattutto – di inganni, abiure e catastrofi sentimentali. È il cervello. Del resto, non è necessario un suo studio approfondito (in riproduzione o dal vivo) per accertarsi della sua inaffidabilità: un intrico di circonvoluzioni che i solchi cerebrali rendono più nette nella loro impressionante morfologia labirintica. La mente è qui, qui sono il pensiero e gli impulsi che si irradiano in un organismo determinandone stabilità o vacillamenti, effimere ricomposizioni o conclusive disfatte. Continua a leggere→

39. Sui giusti e sugli ingiusti

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da qui

I soldati si guardano intorno, circospetti; controllano la gente che agita bandiere e gagliardetti, scandisce slogan, mentre la bara viene portata a spalla da Yaacov, Matityahou, Nathane ed Eleazar; mani di diverso colore gettano riso e petali di fiori; qualcuno urla: maledetti!; pugni alzati si tendono e ondeggiano allo stesso ritmo delle litanie ossessive sgranate dai gruppi organizzati; auto della polizia con le sirene accese stazionano con agenti in tuta blu; donne vestite in nero piangono battendo le mani contro il petto; sopraggiungono motociclisti e camionette di agenti coi fucili. Continua a leggere→

TEORIA DELLA LETTERATURA n.13: Intreccio e struttura del romanzo. A cura di Giuseppe Panella

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Per una visione migliore, cliccare sul video

Le lezioni di teoria della letteratura  sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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