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da qui
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Le videorecensioni sono a cura di Giuseppe Panella
Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti
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Le crisi cicliche del capitalismo non sono cosa inaspettata, né tanto meno insaputa. Oggi, quanti hanno messo da parte le analisi e le conclusioni profetiche di Marx non hanno che ricredersi o morire nella coazione a ripetere i disastri del modello neoliberista. La politica come rapporto costante d’interdipendenza (glocalmente) è governabile direttamente, e l’etica non può non smettere di essere al servizio dell’economia di mercato del laissez faire. La “mano invisibile”, teorizzata e praticata dal profitto privato e dai suoi agenti, stabilisce e amministra le priorità del superfluo (dannoso) e del necessario (utile e produttivo) nell’organizzazione del tempo lavorativo, e sempre sotto l’egida dogmatica del diritto di proprietà e dell’appropriazione individualistica e di classe. E il plusvalore della produzione, che lo alimenta e sostiene, è quello che il sistema, con l’elaborazione e le rielaborazioni della dottrina liberale, espropria e detiene servendosi delle manipolazioni (un apparato collaudato per l’egemonia e il riserbo della ricchezza alle classi elitarie) elettorale-politiche e delle altre regole in uso legali e illegali garantendone il potere.
Proteste in università e scuole d’Italia. E martedì, data del voto alla Camera sul ddl Gelmini, si replica. Contro un governo che umilia studenti, ricercatori, insegnanti.
Alfieri è esplicito nel giudizio: “Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto eluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi,… chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno, ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo”. A scuola, come in molti altri luoghi, si tratta ormai di raccontare la verità dei fatti, di pretendere il ritorno ad una dignitosa legalità e di non sopportare più (Giovanna Lo Presti).
Insegnanti, tutti brava gente?
di Marina Boscaino
È tanto tempo che ho smesso di professare la religione “insegnanti, tutta brava gente”. Ho dismesso quella lettura un po’ romantica, un po’ utopica che – nei primi tempi della mia collaborazione su quotidiani (10 anni fa) – mi sembrava il modo più efficace per esigere quel rispetto che sentivo di meritare Continua a leggere
Giovedì 2 dicembre, alle ore 17, a Firenze, a Palazzo Strozzi (Sala Ferri, piano terra), si terrà un seminario, organizzato dal Centro Romantico del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, dal titolo Dal fantastico al fantasy – Permanenze tra Ottocento e Novecento, imperniato sul saggio di Giovanni Agnoloni “Nuova letteratura fantasy. Uno studio critico”, appena uscito per le Edizioni Sottovoce (Pavia).
Introdurranno il Prof. Giuseppe Panella, critico letterario e docente presso la Scuola Normale di Pisa, e Roberto Arduini, giornalista de “L’Unità” e studioso di J.R.R. Tolkien, che si soffermeranno sulle radici del genere fantasy nel fantastico ottocentesco, con particolare riferimento alle sue origini nella tradizione romantica. Continua a leggere
Viaggio nell’Italia neodialettale (Sicilia, 1).
Dina Basso, Uccalamma / Bocca dell’anima. Prefaz. di Manuel Cohen, Le Voci della Luna, Sasso Marconi, 2010. (www.levocidellaluna.it)
Antologia dei nuovi poeti italiani in dialetto e in altre lingue
Gentile Autore,
la Redazione della rivista “Argo” (Edizioni Cattedrale, Ancona), in collaborazione con critici letterari ed esperti del settore, sta lavorando alla realizzazione di una Antologia di poesia che faccia riferimento alle lingue e dialetti presenti sul territorio italiano, un’operazione che possa rispecchiare nel modo più completo ed esauriente possibile il panorama della produzione delle “parlate” della poesia contemporanea, diverse dall’italiano.
ll nostro intento è quello di offrire una mappatura degli scrittori che hanno scelto come lingua per i propri versi il dialetto (o il neodialetto) o la lingua della loro area di appartenenza. I testi selezionati e le note critiche verranno pubblicati in una Antologia che uscirà nell’anno 2011, in occasione dei 150 dall’Unità d’Italia.
Le chiediamo la sua disponibilità a partecipare al nostro progetto, che consiste in questo:
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da qui
Leopoldo è alla ricerca di Andreas: è sicuro d’incontrare anche Maria, dalle sue parti. Si ritrova, nemmeno lui sa come, sul lungosenna, vicino a un ponte dalle arcate pesanti di mattoni bianchi. Guarda l’acqua, le foglie che volano a tratti, spinte da folate di vento. Dallo scalone del ponte, che declina con una curva ampia e leggera, vede scendere un uomo di mezza età, con un impermeabile beige, una sciarpa amaranto e la scoppola che nasconde parzialmente i capelli biondi e spettinati. Ormai sono vicini: l’alito dell’altro lo investe a tradimento, deve aver bevuto:
– Dove va fratello? Continua a leggere
Il segreto del mondo- Messico 2010
un radiodocumentario di Maurizio Braucci
Che cosa accade in Messico? Sono circa 28.000 i morti di mafia degli ultimi 4 anni, da quando il Presidente Felìpe Calderòn ha messo in campo l’esercito e la marina contro lo strapotere dei narcotrafficanti. E’ una guerra per la legalità? Ma intanto i morti innocenti aumentano, le critiche al goveno crescono, il paese è in fiamme. Continua a leggere
Non ho quasi mai scritto nella tristezza. Nella tristezza solitamente leggo. Devo ammettere che scrivo più di quanto non legga. Non è una dichiarazione di contentezza. Cosa sia non lo so e comunque so che questo del quanto scrivo non sta bene ammetterlo.
Scrivere più di quanto non si legga significa che per poco che uno legga legge almeno un libro al mese e altrettanto, un libro e una vocale o un libro e una consonante al mese per scrivere di più dovrebbe scrivere. E questo è molto anche per uno come me che scrive tanto. Continua a leggere
di
Maria Frasson
(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI)
Mario, quando veniva, incontrava a volte delle donne che aveva conosciuto e curato nella Clinica ostetrico-ginecologica. Gli chiedevano, con umili scuse, qualche consiglio o qualche prescrizione e noi, in cambio, eravamo sempre rifornite dai loro omaggi provenienti dal pollaio o dall’orto, molto apprezzati in quei tempi di carestia.
Mi ero messa in testa di allevare anch’io dei polli, con grande gioia delle bambine che trovavano divertenti i pulcini. Ma fu un disastro: quando cominciavano a crescere, ed erano pollastri, a un certo momento non mangiavano più, facevano uno strano balletto e cadevano stecchiti. Era che si era diffusa in paese un’epidemia e scarseggiavano anche le medicine per i polli. Chiusa l’esperienza di allevatrice di pollame, andavo con le bambine a cercarne nei casolari isolati dei dintorni, dove erano immuni da ogni malattia e raggiungevo spesso un mulino accanto ad una roggia, circondato da un bosco che rendeva il paesaggio molto pittoresco. Sembrava un’antica stampa della campagna nordica: qualche volta è la natura che imita il dipinto. Là comperavo anche la farina e facevo il pane bianco e devo ammettere che come fornarina superavo con successo l’allevatrice di polli.
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Don Faber passeggia con Saulo davanti alla parrocchia. Ogni tanto dà un’occhiata al portico, dove i ragazzi, esaurita la cagnara sul Napoli, s’intrattengono con gli alcolisti in attesa di un aiuto del parroco e dei suoi assistenti. Saulo è nervoso: il conflitto che lo lacera – scuola di scrittura o ribellione – non gli dà più tregua. Continua a leggere
Trascinava una valigia più pesante di lei. Salì sul treno con fatica mentre Nico la osservava. La ragazza cinese sedette di fronte a lui, tenendo accanto a sé la valigia.
Il treno si mosse. Lei guardò fuori dal finestrino. Gli occhi a mandorla saettavano inseguendo il paesaggio che fuggiva. Era esile e giovane, 18-20 anni, forse: i cinesi sono misteriosi anche nella persona, pare abbiano un’età unica buona per decenni. E saranno anche tutti uguali, ma una carina così Nico non l’aveva mai vista. Qualcosa gli si mosse dal petto allo stomaco, passando per una difficile deglutizione. A 16 anni non si crede ai colpi di fulmine, li si vive.
Il cellulare della cinesina emise una dolce suoneria esotica. Lei parlò nella sua lingua, guardando ancora fuori. Da sotto la frangia rotolarono, senza ostacoli, piccole perle umide. La voce ora tremava.
Nico non sapeva chi ci fosse al di là del telefono, se uomo o donna. Vedeva le lacrime e non le sopportava. Il cuore si spezzò, si ricompose e batté con furia. Nella testa la visione di un Paese inimmaginabile, profumi e colori sconosciuti. Pensò che un piccolo pezzo di quel mondo era nella grande valigia, solitario e irrinunciabile.
Era arrivata, la conversazione finita. Si alzò, riprese il bagaglio, ma prima Nico le porse un fazzoletto e un sorriso; sulla piccola mano scrisse il proprio numero di telefono.
Ciao, le disse.
Lei schiuse le labbra a un sorriso d’oriente.
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Incùo
Incùo el mé fiòl pì pìcoeo
l’é ‘rivà daa só camaréta
co’ un pòche de machinete
rote in man, rodhèe e tòchi
de plastica che ghe caschéa
fra ‘e piastrèe del pavimento
– ‘a só voséta prima de lù, là,
drio ‘l coridòio – “papà, se
non riesci a trovare lavoro Continua a leggere
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…abbandonati a sé stessi e senza mezzi per iniziare o proseguire gli studi, senza opportunità di lavoro né soldi per avviarlo, il lavoro, che quando c’è lo si sfrutta, senza pietà, o lo si elimina con tagli e licenziamenti;
…senza arte né parte, molti, per fragilità loro e delle famiglie spesso inesistenti; che si fanno balordi, a volte, dal fondo della gabbia d’un sistema prono all’ingordigia di pochi pronti a tutto;
…che credendo nello Stato e nelle regole, nella necessità della loro tutela; o nel gioco mai adulto delle armi e della forza o, più semplicemente, per un lavoro sicuro hanno indossato una divisa, accettando gerarchie e ordini senza poterli discutere; pensando o sperando di stare dalla parte giusta;
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E’ sera. Maria contempla la Torre Eiffel percorsa da luci intermittenti bianche e gialle che l’attraversano come scariche elettriche. Capisce che deve decidersi, anche se gli stimoli sono complessi e discordanti. E come potrebbe essere altrimenti? E’ una scrittrice, ha il compito di accogliere nell’anima la profondità del mondo, le sfumature infinite, il ragazzo romano della comitiva che sente ripetere, a pochi passi di distanza, mi mancherai Parigi, cazzo, mi mancherai, o gli spagnoli che intrecciano dialoghi impegnati sulle forme architettoniche, il bambino che punta il dito verso l’alto pronunciando frasi incomprensibili, la guida francese che propone una lezione al tempo stesso sensuale e intellettuale, mentre una madre italiana continua a sussurrare, chissà perché, non muovere le mani, non muovere le mani e un battello bianco passa lentamente, come in una giostra d’altri tempi. Le ragazze urlano, lasciandosi eccitare dalle luci che scorrono sui seni e sulle gambe provocando un orgasmo di risate e gridolini irrefrenabili, tra i clacson delle auto e il rumore del fiume e della notte che riproduce il sottofondo inconscio di Maria, la memoria di una notte sotto il ponte, stregata dagli occhi azzurri del barbone Andreas, dal calore insostenibile, ora riesploso nelle fiamme e i fuochi artificiali che avvolgono la torre e ne fanno una torcia incandescente di musica e bagliori; no, adesso cambia tutto: la mole è attraversata da una luce blu da cui partono razzi e sfere abbaglianti col sottofondo di Ragazza d’Ipanema e poi, ancora, una marcia incalzante tra urla di gente impazzita che pensa, come il ragazzo romano, mi mancherai Parigi, cazzo, mi mancherai, mentre le braccia alzate brandiscono i telefonini pronti a cogliere l’attimo trionfale del fuoco e della musica, come se la vita si accendesse solo nel Parc du champ de Mars e la verità fosse una fiamma che balla sulla ringhiera della torre dei sogni impossibili, del desiderio crepitante come i petardi che scoppiano uno dietro l’altro senza mai stancarsi, travolgendo i ricordi in un caleidoscopio che anticipa l’unione tra carne e spirito, pensiero e sentimento, ora che è Maria la ragazza d’Ipanema e ha capito l’ultima cosa che restava da capire: la scrittura puoi odiarla o amarla; lei la ama perdutamente, non potrebbe farne a meno, e solo nella successione infinita delle parole e delle frasi, dei capitoli e dei libri, può sentire fino in fondo l’ebbrezza e il dolore, l’orgasmo di una notte che è fuoco e musica e urla di piacere di una folla che sente finalmente sua.

Elogio del turpiloquio. Letteratura, politica e parolacce
a cura di Romolo Giovanni Capuano
Nuovi Equlibri, 2010
Ecco un post che si potrebbe cominciare con un bel porco d’un cane, ma non sarebbe chic, perché il turpiloquio, pure lui, non manca d’una certa etichetta. Lo veniamo a sapere leggendo “Elogio del turpiloquio – Letteratura, politica e parolacce” a cura di Romolo Giovanni Capuano.
Martedì 30 novembre, alle ore 14,30, in Largo Gemelli 1, Milano, presso l’Università Cattolica, nell’aula G117 D. Scoto, presentazione del volume L’invisibile canto del silenzio – Parole e immagini nell’Abbazia di Chiaravalle (v. qui), con testi di Davide Sapienza e foto di Andrea Aschedamini, Introdurrà la Prof.ssa Giovanna Salvioni e saranno presenti gli Autori.
A tutti gli scrittori e lettori
l’esserci (ri)conosciuti con e nella poesia, incontrati e scontrati per la poesia, ha certamente il significato di poter e dover fare qualcosa insieme: mutare cose e parole.
A tal fine presentiamo in questa sede un progetto editoriale, sperando di trovare in tutti voi appoggio e adesione.
Lo scopo di questo progetto è sopperire all’appiattimento culturale del paese e alla messa al bando della poesia, filosofia e quant’altro in ambito culturale viene considerato pericoloso agli occhi del potere che sempre di più, oggi, ostacola qualsiasi vitalità creativa e audacia critica. Continua a leggere