Era inevitabile che tutto cambiasse anche nel mondo della letteratura, ma ugualmente non mi sono ancora abituato a come oggi vengono presentati scrittori e libri. Il marketing editoriale ha capito che è inutile mettere i libri sui banconi e aspettare che la gente, incuriosita da una recensione, attirata dal parere di un critico o di un amico fidato, si avvicini alla pila, sfogli un volume, leggiucchi qua e là e poi, forse, paghi due monete per entrare in quello spazio magico. La letteratura era un universo a parte: di qua c’era l’utilitarismo, il denaro, l’ingiustizia, la fama e il nulla, la vita così com’è; di là c’erano le parole degli scrittori, i versi dei poeti, acqua che cade lentamente da un cielo misterioso, che impregna piano piano il campo della sensibilità, che fa crescere roba buona per nutrirsi e fiori profumati. Continua a leggere
ADRIANA ZARRI (26 aprile 1919 – 18 novembre 2010)

[Ricevo da Salvatore D’Angelo e molto volentieri pubblico. FK]
Teologa, scrittrice,
giornalista, eremita,
donna libera e indipendente.
http://insonnoeinveglia
Tutti coloro che ne hanno apprezzato le battaglie, le opere, la vita, la ricordano qui con affetto e gratitudine.
Lei stessa ha scritto
questa epigrafe:
NON MI VESTITE DI NERO
è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.
QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.57: La madre perduta di Leonardo da Vinci. Nicola Baronti, “Il Governatore delle acque”
La madre perduta di Leonardo da Vinci. Nicola Baronti, Il Governatore delle acque, prefazione di Giovanna Fozzer, Firenze, Edizioni Polistampa, 2010
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di Giuseppe Panella*
Il fascino e il segreto profondo delle acque e del rifugio che costituiscono per una mente tormentata è costituito dal ricordo della madre e dal desiderio di ritornare ad essa, nel suo grembo accogliente e sicuro. E’ quanto accade a Leonardo che – nei versi del poemetto di Baronti – proprio attraverso il loro percorso (e i lavori costruiti per imbrigliarle e renderle feconde e produttive) manifesta la sua nostalgia per una madre perduta, Caterina, di cui ancora oggi non conosciamo esattamente identità e storia della vita. Scrive l’autore nella cospicua Nota (Un percorso d’acqua e di terra) che precede il testo poetico:
Provocazione in forma d’apologo 185
Mi capita ormai raramente di riuscire a sedermi a questa scrivania solenne e un po’ buffa, e di potervi ancora sfogliare annotando qualche vecchio volume già letto innumerevoli volte.
Dalla frizione di tali note col testo ispiratore e fra loro si affacciano a tratti versi curiosi, cui non do in genere seguito anche per scarso coraggio.
Oggi però mi sento più incosciente del solito, sotto la dettatura procedo benché non ci capisca una parola: letteralmente, poiché le parole (le stringhe di caratteri alfabetici separate da spazi) che mi escono dalla penna non appartengono ad alcuna lingua a me nota.
Continua a leggere
Vetri – di Clelia Pierangela Pieri
Dalle mescolanze armoniche che nelle mani sostano
dai tuoi dire e i miei seguire in clamori e soluzioni
passa un tempo che gioca a farsi serio e più non serve.
S’incanta il trapano del vicino ai timpani già offesi
poi la musica che – questa sì che è musica –
e io vinta muoio o solo rimango a ridere sguaiata
resto, che forse è sgomento. Resto a guardare i suoni
e non si può, tu dici. Non si deve, penso.
Non posso consegnare ancora a questa tregua
trilli attorcigliati al malumore guasto di un respiro. Continua a leggere
60. Premio Lipp 2011
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=FL1gFw-7SMc]
da qui
Leopoldo non sa dove andare: Parigi è troppo grande, anche considerando solo gli angoli dimenticati che tanto piacciono a Maria. Si ferma nella brasserie Lipp di Boulevard Saint Germain. Una tenda arancione sembra accoglierlo festosamente: si siede a un tavolo e ordina una birra. C’è qualcosa di molto chic per le sue tasche – anche se la gente si accalca ai tavoli e per chi dovesse alzarsi sarebbe arduo trovare un corridoio – ma ha sentito che qui viene assegnato un premio letterario e non ha saputo resistere alla tentazione. Continua a leggere
Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. # 16 FRANCO BUFFONI
Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?
Me lo fa fare la voglia di non fare le altre cose. Resta la scrittura.
Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.
Gli amori li coltivo: da quelli più antichi – Lucrezio, Marsilio da Padova, Lorenzo Valla, Leopardi, Keats, Auden, Sereni – a quelli più recenti: “La ragazza col turbante” (il racconto) di Morazzoni, le prime 60 pagine del Seminario di Busi, il racconto “I palloni del sig. Kurtz” di Mari, e molto recentemente le prime 50 pp di Riportando tutto a casa del mio amico Nicola La Gioia. Sulle antipatie defunte – da Virgilio a Dante a Manzoni a T.S. Eliot (pur ammirandone l’estrema bravura) a Luzi (che possiede comunque il miglior enjambement del Novecento italiano: supera Montale) – ho già scritto molto. I viventi che non mi piacciono? Li apro e richiudo subito. Che bisogno avrei di odiare?
Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.
Non mi sono mai fatto molte illusioni sulle mie capacità: sono della scuola “dei miei soli mezzi” della lettera di Sereni a Char. Però sono anche un anceschiano prima maniera: credo fermamente nei concetti di “poetica” e di “progetto”. So di avere davvero qualcosa da dire. Lavoro molto sul frammento. La mia scrittura in versi consiste di frammenti poetici che continuo a produrre. Come un flusso di lava più o meno forte, ma costante. Poi i frammenti si compongono divenendo le tessere di un mosaico, e io stesso stento a capacitarmi della precisione con cui esse finiscono col combaciare. Col tempo mi sono convinto che il collante misterioso – la forza unificante – che mi permette di inanellare i frammenti (o gli intermezzi, come li definiva Schumann) e quindi di scrivere dei libri in poesia – è la mia “poetica”. Come diceva Pasolini del film montato e finito: solo allora quella storia diventa morale. Solo quando i frammenti naturalmente si compongono mi rendo conto dell’estrema pertinenza per me della definizione anceschiana di poetica (“la riflessione che gli artisti e i poeti compiono sul loro fare, indicandone i sistemi tecnici, le norme operative, le moralità e gli ideali”) e dell’importanza del concetto anceschiano di “progetto”. Continua a leggere
“Gli occhi degli alberi”
GLI OCCHI DEGLI ALBERI
Ponte alle Grazie, 2010
Testi di Chicca Gagliardo
Fotografie di Massimiliano Tappari
Recensione di Davide Sapienza
Il legame tra immagine e testo viene in questo libro di Chicca Gagliardo e Massimiliano Tappari portato a importanti livelli espressivi. È subito chiaro che si tratta di una collaborazione dove l’unità di intenti mira a mostrare le cose della natura e della creazione (anche umana) nella loro perdurante qualità intrinseca, profonda, insondabile, misteriosa, e in definitiva capace di aprire orizzonti e imporre riflessioni. Continua a leggere
“L’amavo troppo la mia patria non la tradite…”

[ ? prima facciata dell’ultima lettera scritta da Giancarlo Puecher ]
di Orsola Puecher
In questo tardo Novembre di governi e valori al tramonto, le sorprese non finiscono mai, ma l’ultima cosa che mi sarei aspettata era di trovare, citato su Il Fatto Quotidiano del 14 novembre scorso, il nome, per di più storpiato in Aldo Pucher, di Giancarlo Puecher, partigiano, Prima Medaglia d’Oro al Valor Militare della Resistenza, fucilato a vent’anni, il 23 dicembre 1943 dai miliziani della Repubblica di Salò, e non in un articolo sulla Resistenza, sul valore della memoria, ma, accusato di un omicidio che non ha mai commesso, in un’intervista di Luca Telese ad Alessandro Sallusti, direttore del Il giornale, sobriamente intitolata ? I topi scappano. Per il dopo c’è solo Marina, in cui si promuove l’investitura di Marina Berlusconi a futuro premier del sultanato Italia, come se ormai anche il potere politico si potesse trasmettere per via dinastica. Lo scopo, il modo, la strumentalizzazione e le falsità storiche con cui Giancarlo Puecher viene chiamato in causa sono un vero e proprio vulnus alla sua memoria e alla sua figura luminosa. Bisogna in qualche modo rimediare. Ristabilire la verità. Lo storpiare i nomi è il primo, sottile, vigliacco, metodo di infangare, in certi ambienti, odioso, se fatto intenzionlamente, come una pugnalata alle spalle, ma doppiamente insopportabile se fatto per ignoranza o incuria e nei confronti di una persona scomparsa. Un giornalista serio, prima di lasciar sbandierare nomi e fatti tanto gravi, ha il dovere di controllare ciò che pubblica, almeno per quel che riguarda l’ortografia. Continua a leggere
STORIA CONTEMPORANEA n.59: Lo specchio della memoria. Simona Bogani, “Matteo Ricci. La strada dei sogni”
Lo specchio della memoria. Simona Bogani, Matteo Ricci. La strada dei sogni, Firenze, Polistampa, 2010
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di Giuseppe Panella*
In una pagina memorabile del Silenzio degli innocenti di Thomas Harris, lo psichiatra sociopatico per eccellenza, Hannibal “The Cannibal” Lecter dimostra l’accuratezza e la profondità dei suoi studi umanistici costruendosi una personale forma di mnemotecnica sulla falsariga della lettura di un celebre testo che riguarda questo settore della conoscenza umana, il cosiddetto Palazzo della memoria di Matteo Ricci (libro scritto in Cina, a Nanchang, negli anni tra il 1595 e il 1596, pubblicato poi in quest’anno per lui mirabilis – il volume riscosse un grande successo e assicurò al gesuita maceratese un posto di prima grandezza tra gli studiosi dell’”arte della memoria”).
Un Bompiani d’autore
Già, d’autore, perché il suo è un “Bompiani fai-da te” o, se volete, un “falso Bompiani”. L’autore del libro, e della burla, è Alberto Canetto. Il volume in questione è “Realtà vera” e saperlo stampato col finto bollino blu, roba da Ciquita di ultima scelta, fa sorridere… se solo quelli di Bompiani non l’avessero presa tanto male! Cominciamo dall’inizio, magari da quella presentazione letteraria del 22 ottobre 2010: in un famoso albergo di Ferrara, la Presidentessa del “Gruppo Scrittori Ferraresi” introduce la nuova opera di Canetto.
Lui sta incazzato nero
Perdonerete questa intromissione nella normale programmazione del sito, purtroppo urge un annuncio.
C’è uno che sta incazzato nero, e io non so chi sia. Questa notte ha turbato i miei sogni, la notizia di questo qua che sta incazzato nero.
Vi prego, aiutatemi perlomeno a capire chi è che sta incazzato nero. E’ molto semplice risolvere il mistero: basta che qualcuno di voi ieri abbia visto Studio Aperto.
Ma come ho fatto a sapere che ci sta uno che è incazzato nero? E che ne avrebbe parlato Studio Aperto?
Le cose sono andate così. Continua a leggere
Cose dell’altro mondo. “Sul molo lascia la tua ombra – le origini del tango” – (1)
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=U3lnn5HVRVg]
Verso la fine dell’Ottocento, sbarcarono nei porti sudamericani del Rio de la Plata, in fuga da guerre e carestie, ondate di emigranti italiani, francesi, ungheresi, ebrei e slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione, provenienti dalle pampas, carichi di speranze e aspettative, cercavano una nuova vita nella “Terra d’Argento”, l’Argentina.
A Buenos Aires convivevano in squallidi appartamenti, in quartieri costruiti dal nulla, detti ‘”Orilla”, dove condividevano un destino di disillusione e disperazione.
Partendo avevano lasciato sul molo il proprio passato (ombra), ed erano approdati in un presente incomprensibile sia dal punto di vista culturale che linguistico, dove, tra l’altro, il sogno di una vita migliore si scontrava con il duro lavoro. Duro lavoro che, unito alla solitudine, generava dolore e nostalgia. Dolore e nostalgia si riversarono nell’unico linguaggio possibile: quello del corpo e della musica che divenne luogo d’incontro. Il ritorno dell’ombra nel monologo sta a significare la rinascita dentro la quale passato e presente si fondono.
Per saperne di più: http://www.informadanza.com/storia/tango.htm
(Lucia Marchitto)
Dino Campana: tradotto in italiano il saggio della tedesca Monika Antes
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=6dvlyfgLDZs]
È stato finalmente tradotto in italiano Tra sogno e realtà, il saggio di Monika Antes su Dino Campana uscito in Germania nel 2006 col titolo Zwischen Traum und Wirklichkeit. Leben und Werk Dino Campanas die Canti Orfici. Continua a leggere
La democrazia della polis moderna. Saggio di Antonino Contiliano
Una città che sia di un uomo solo non è una città.
Sofocle, Antigone
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Marx e Engels (Manifesto del Partito comunista e L’ideologia tedesca) scrivevano che l’epoca borghese, pur nelle sue forme liberali e democratiche rappresentative, rivoluziona continuamente la produzione, le situazioni sociali e con ciò l’assetto dell’intero contesto organizzativo della vita di una comunità. Dissolve “tutti i rapporti stabili e irrigiditi con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra, e gli uomini sono finalmente costretti a guardare con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciproci rapporti”. È il ciclo delle crisi continue, e sempre più a corta distanza come evidenziano le ristrutturazioni in atto nel mondo dell’attualità neoliberistica globale e finanziario-elettronica; le crisi che rilanciano lo sviluppo illimitato e il mantenimento del sistema produttivo e riproduttivo borghese con tutto il carico di incertezze e insicurezze che si portano dietro. Un insieme correlato di movimenti e riconfigurazioni che incidono poi sulle stesse strutture mentali e i processi delle soggettivazioni degli attori coinvolti, sebbene in maniera non omogenea.
Vivalascuola. Ma davvero la scuola italiana va così male?
Col consenso degli interessati, che ringraziamo, proponiamo un dibattito tra Stefano Stefanel e Girolamo De Michele nato a partire da un annuncio di vivalascuola per l’uscita del libro La scuola è di tutti.
Può essere utile chiarire le premesse del dibattito. Basandosi su una gran mole di dati, De Michele sostiene nel suo libro un’idea meno pessimistica di quella abitualmente circolante sulla scuola italiana: non è vero che gli insegnanti italiani sono troppi; non è vero che nelle scuole italiane c’è più bullismo che nel resto d’Europa, anzi la scuola è lo strumento più efficace per il recupero dei bulli; non sono attendibili i dati OCSE sulle scuole superiori, perché gli studenti europei cominciano le superiori un anno prima e hanno conoscenze non comparabili con quelle dei nostri studenti; ecc. Ne viene fuori un’appassionata difesa della scuola pubblica.
07.11.2010
Gentile professore,
grazie per il contatto. Ho letto il suo libro segnalatomi da un’insegnante che condivide il suo pensiero e che forse ha cercato di convincermi tramite lei. Sono rimasto sbalordito per la documentazione da lei analizzata Continua a leggere
Alessandra Paganardi, Altri occhi
Non dire mai: sei bello
a un volto, un verso, un canto.
Fermalo nel tuo sguardo. Arriva il tempo
rosicchia ciò che deve – tu non sai
della verde sua fame.
Non dire mai che soffri, che qualcuno ti mancherà per sempre…
Solstizio
Non lo diresti, ma l’inverno è stanco
di freddo. Proprio adesso che le ombre
sono tappeti lunghi sull’asfalto
già si smagliano scampoli ribelli
a gettare coriandoli di luce. Continua a leggere
David Butali. My Tuscany
di Cristina Annino
Queste foto di David Butali, negando concettualmente ogni presenza umana, mi ricordano le pitture rupestri del Neolitico dove gli animali venivano raffigurati senza alberi, rifugi o altro, in modo tale che era escluso ogni riferimento veramente descrittivo dell’oggetto presentato. Il loro scopo era infatti solo quello di informare, quindi, “necessario”. Con una specie di salto rovesciato, azzarderei un’ipotesi paradossale: che quelle pitture rupestri possano essere le antesignane, oltre che di tutta la storia della pittura, anche di una certa soluzione fotografica. Idea, ripeto, non rigorosa, ma molto suggestiva. Continua a leggere
59. Irish pub
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da qui
Nonostante il biglietto ricevuto, Saulo decide di recarsi lo stesso da don Faber. Il tom tom lo guida, dal Raccordo, all’uscita dell’Eur, dove fa un giro complicato di cui non ricorda già più nulla; prende la Cristoforo Colombo, costeggiando una campagna in via di estinzione divorata dai palazzi di una speculazione edilizia che, s’intuisce, non ha limiti né regole. Giunto nelle vicinanze di Acilia, si meraviglia della sproporzione fra l’agglomerato urbano e l’insufficienza della rete stradale che lo serve: il traffico è intasato, gli automobilisti isterici, pronti a insultarsi e a incolparsi vicendevolmente. Continua a leggere
La bambina col vestito azzurro
di Laura Badaracchi
Lo sentiva frusciare. Quella sensazione le piaceva, mescolata al rumore che facevano le pieghe arricciandosi ancora di più per la velocità con cui girava. Così ruotava su se stessa fino a farsi venire il capogiro e tutti i colori intorno diventavano improvvisamente sfuocati, indefiniti.
“Smettila, Marta! Rischi di scivolare e di smagliarti le calze!”, le diceva sua madre, senza sollevare il mento dalla lettura. Lei si guardava di sfuggita le scarpe di vernice, mentre nella testa tutto le si mescolava, come quando preparava con i vari ingredienti nella terrina di porcellana l’impasto per il ciambellone: i colori del Po, le nuvole del cielo, le balaustre del Tevere e il tavolino di casa con la lampada di alabastro. Continua a leggere





