Leggenda incontrastata (i Simpson)

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Difficile indovinare le ragioni del successo. Originali, certo, con un linguaggio disinvolto e sfuggente a ogni sorta di censura; il tratto umano e alieno nello stesso tempo, con l’improbabile colore giallo, onnipresente; gli sguardi assorti ed ebeti, corrucciati e malinconici, sinceri fino alla provocazione intollerabile. Cosa avranno i Simpson per essere la leggenda incontrastata che trionfa da vent’anni? Evocano i fantasmi dell’inconscio o riproducono solo fedelmente ciò che siamo diventati?

Quando l’azienda è la vita (rileggendo “Stupore e tremori” di Amélie Nothomb)

di Alessandro Cartoni

Questo piccolo romanzo di Amélie Nothomb del 2000 oltre che essere un capolavoro di grazia crudele, utile quindi ad orientarsi in tempi terrificanti come i nostri, ha l’indubbio pregio di non essere rivolto a nessuno in particolare. Ed è appunto questa sua natura aperta e universale a renderlo un prezioso strumento di pedagogia negativa. Continua a leggere→

Magnificat. Poesie di Cristina Annino

(Com’eravamo. 2002 Cristina Annino)

Magnificat

 

Tinto fino alle gambe d’un

combusto odore di gas, l’occhio

sinistro rigido di pensiero

mescolato a formiche.

E’ tanto

sfatto di sé, pieno, vuoto

stanco con

spartiti nello spazio

minimo. Vorrebbe

farla finita, ma prende in

mano- biglietto d’ingresso

o tessera del pane- il

talento che ha e lo

mostra nell’intento

carnivoro di mangiare. Mangia.

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Magi strati (epifanie)

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Il tempo passa, le strutture culturali diventano obsolete se non si aprono alle coordinate ultime, la tradizione rischia di ammuffire e ridursi a materiale da museo. Anche l’inossidabile presepe potrebbe trasformarsi in un cimelio del passato se non si spalancasse all’avanzare del presente, alle ansie, alle attese, agli strati ultimi dei fatti. Guai se Betlehem, la città del pane, diventasse una scorza rafferma e inacidita. Sarebbe una scomunica late sententiae, lanciata dalla vita, l’unica gerarchia che non ammette repliche.

Rossella Tempesta

Giri e giri di parole

giri intorno a noi stessi

alle nostre solitudini sodali

giri intorno al palo

a cercare il chiarore,

il bianco oscurato

dalla gran mareggiata di cose.

Più bianco, più luce, Amore mio.

E girare solo dentro al chiostro

dei tuoi denti, vorrei.

Perfezione del bianco.

Dicono che morendo

la si incontra, una larga

luce bianca. Continua a leggere→

auguri in versi

le cose migliori che facciamo per gli uomini
sono quelle non rivolte a loro,
ma a qualche dio nascosto.
stare al mondo insieme agli altri
ma pensando ad altro
a un’invisibile immensità
fuori dalle stelle e da tutti gli universi.
il gesto più semplice e comune
il gesto che ci pò medicare
è stare fuori da ogni commercio
con gli uomini, non aspettarci niente
da noi e da loro.
essere fuori da ogni scopo
essere niente questo è il tesoro.

L’inferno sono gli altri

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Le riunioni di condominio, confidavo a un amico, sono i luoghi più aggressivi di associazione umana. E’ lo spazio vitale difeso con i denti, la propria idea di convivenza che si scontra con quella degli altri. La guerra non nasce tra diversi, non è l’ideologia o il colore della pelle, né la quantità di ricchezza distribuita ingiustamente. E’ l’esistenza dell’altro la causa del conflitto, l’inferno sono gli altri, come scriveva Sartre.

“Eufrosina” di Licia Cardillo Di Prima. Recensione di Marco Scalabrino

     “Nta la vostra biddizza, risedi la vostra rovina … lu vostru cori cu l’amuri è distinatu a canusciri lu duluri.”
Da queste poche parole, la predizione di una magara, si possono arguire almeno tre degli elementi distintivi di questo nuovo lavoro di Licia Cardillo: 1) l’avvenenza della protagonista, 2) la sua sventurata storia d’amore, 3) l’uso del Dialetto.
     Atteso che una storia d’amore infelice e tragica che si rispetti esige se non altro un antagonista oltre ai due attori principali, apprendiamo intanto di costoro sin dalla copertina il nome e il titolo nobiliare: quelli di lei, Eufrosina, non certo per caso a caratteri cubitali, baronessa del Miserendino; quelli di lui, Marco Antonio Colonna, per esteso nel sottotitolo, viceré. Continua a leggere→

Camus, la necessità di reagire in nome della verità. Omaggio della Francia a 50 anni dalla morte

di Paolo Petroni (Da: ansa.it )

ROMA – Il vuoto, l’abulia e l’indifferenza di Meursault, il protagonista de “Lo Straniero” di Albert Camus, ci paiono molto forti, specie se attribuiti a una persona che conduce una vita assolutamente normale. La verità è che il suo vuoto emotivo e spirituale, il suo istintivo materialismo, l’essere concentrato solo su se stesso, generano un’indifferenza che porta a una mancanza di morale che oggi possiamo spesso riconoscere attorno a noi. Il fatto poi che Meursault uccida praticamente senza ragioni, sparandogli quattro volte quando è già colpito a terra, un arabo, un diverso da lui, rende il tutto di ancor maggiore attualità. Continua a leggere→

C’è tempo (ha ragione chi ha fame)

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Qualcuno raccomandò di raccogliere gli avanzi, perché non andassero perduti. Un valore simbolico, dice l’esegeta, nel senso che chi credeva non sarebbe stato abbandonato. Ma il pane stesso può essere un simbolo nell’unica preghiera che Gesù ha insegnato ufficialmente: dacci oggi il nostro pane, come dire, quello che basta, non chiediamo oltre. Da noi invece ne avanza a tonnellate, e nessuno lo raccoglie. Sarà un simbolo anche questo? Quale preghiera potrebbe risolvere il problema? Fa’ che i fornai di buona volontà producano lo stretto necessario, noncuranti delle smorfie dei clienti. Il cliente non ha sempre ragione. Ha ragione chi ha fame e forse non sa che in qualche posto del mondo si getta ciò che salverebbe la sua vita. Perché non ne parliamo, perché non risolvere presto questo assurdo? C’è tempo, dice qualcuno, c’è tempo.

L’inquieto vivere segreto, di Franz Krauspenhaar

Una questione di vita o di morte. I romanzi di Franz Krauspenhaar mi hanno sempre dato questa impressione. Che essi siano, letteralmente, una questione di vita o di morte. Non che parlino di, alludano a, ma che lo siano proprio.

Sia per il loro contenuto che  per la lingua con cui questo viene espresso. I romanzi di FK, da Avanzi di balera a Le cose come stanno (per me uno dei più bei romanzi italiani quantomeno del decennio appena concluso) in poi sono la registrazione distorta di una energica necessità di esistere. Necessità che sembra si debba coniugare attraverso il suo opposto, la morte, in una dialettica bugiarda, istrionica, in cui i bisogni si mescolano in una mistura diabolica ma vitale (quali sono in definitiva? farcela? farla finita lì? eludere la paura, affrontarla a viso aperto? L’ultimo libro di FK, L’inquieto vivere segreto, suggerisce una risposta, ma chissà se è quella giusta).

E cosa altro è l’uso della seconda persona (con la quale è scritto il romanzo), se non il tentativo di separarsi da sé e al tempo stesso includere? Un altro incontro di opposti, quindi, tutto e niente che si danno del tu.
Il tu è il pronome della relazione e della solitudine, dell’amore e della follia, il pronome con cui ci rivolgiamo all’amato e a noi stessi (penso a Robert De Niro in Taxi Driver: “ma dici a me? con chi stai parlando? dici a me? non ci sono che io qui…”), il pronome del dialogo, quindi, e del soliloquio. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 141

“Fiori rosa fiori di pesco” canticchiò per settimane la solitaria e affascinante giovane davanti alla vetrina in cui si trovavano due vasi cinesi dal fondo celeste come i suoi occhi e decorati a fiori di pesco rosa come le sue guance. Per settimane passò davanti alla vetrina ogni volta temendo che i vasi fossero stati venduti; ma no, erano sempre là, ad aspettarla; e come venne il giorno di paga lei corse, al diavolo il resto!, a comprarli; e se li portò nella sua casa, dove li mise al posto d’onore.
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Omero e Tiger Woods

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Ci vuole una predisposizione, senza dubbio. Mi colpirono precocemente i giornali che investivano capitali ed energie per inseguire un vuoto che non ho mai decifrato fino in fondo. L’unica spiegazione è l’assenza di significato della vita, per cui si cerca nel vip il successo mai arrivato a coronare i propri sforzi. Lei o lui sono gli eroi di cui si seguono le gesta passo dopo passo, fra trionfi e capitomboli. Un tempo si leggevano o ascoltavano l’Iliade e l’Odissea; oggi ci si accontenta dei tracolli del primo milionario incappato in riviste demenziali e paparazzi.

Due poesie. Di Daniela Monreale

(temporale)

inediti

 

PRIMO GIORNO D’ESTATE

 

…del quale si parlava da più giorni con affanno,

e come un corno ciclonico lo inchiodasse

a basse latitudini.

Il nero e il gorgo sono tornati,

col vento in poppa e sulla battigia proboscidi,

in tivù lo raccontano, insieme a meduse e sirene.

 

I corvi radunano temporali, dal vetro

sboccia una grata di lontane stanze,

e io mi godo la decadenza che si aggrappa,

pandemica,

al ricordo del mare.

 

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Valzer

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Naturalmente, è solo un’impressione. Si dice, volgarmente, dalla padella alla brace, ma altre definizioni calzerebbero per la situazione in cui ti vieni a trovare certe volte. Candidamente, sogniamo un mondo in cui ognuno faccia la sua parte, niente di più o di meno, semplicemente la sua parte. Poi ci svegliamo, e ci accorgiamo di voler restare soli, lavorare il doppio o il triplo, pur di non scoprire lo sfacelo che si palesa intorno, il valzer degli aiuti inutili che ci servono su un piatto d’argento. Hai ancora la forza di tirare la volata, ma non sai più per quanto, questa volta.

Nanni Delbecchi, La coscienza di Mike

di Alberto Pezzini

Nanni Delbecchi oggi scrive su Il Fatto Quotidiano. Scrive di critica televisiva, una sorta di cugina povera di quella letteraria. L’unica osservazione da spendere al riguardo è che per fare quella televisiva bisogna saper di lettere. Ma esisterà davvero un critico televisivo puro, una creatura del tubo catodico che possa scrivere di televisione senza potersi abbeverare alle fonti del Clitumno? Continua a leggere→

Claudio Damiani in Sognando Li Po

di Alessandra Palombo

Claudio Damiani ha definito, in una dedica autografa, “vagabondaggi virtuali” il suo viaggiare verso, con e in Li Po in Sognando Li Po (Marietti 2007), silloge nella quale il poeta canta la vita del grande poeta cinese, dialoga con lui e, talvolta, in lui ed in altri poeti cinesi, si immedesima.

Il titolo , tratto dal secondo testo della raccolta, a sua volta è ripreso da quello di due poesie che il poeta Tu Fu scrisse nel 758 quando Li Po era sulla via dell’esilio. 1Ed è proprio con l’Addio tra i Li Po e Tu Fu che Damiani inizia questo suo originale viaggio “ virtuale”: Continua a leggere→