Archivio mensile:Ottobre 2007

Romolo Bugaro, Il labirinto delle passioni perdute

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di Elena F. Ricciardi

Per chi, e sono in molti, spendere 18 euro per permettersi una lettura, significa dover rinunciare a qualcos’altro, chessò io, una pizza al sabato sera con gli amici, un concerto all’auditorium , una visita al museo, o per chi, e sono forse i più, spendere quei soldi significa contrarre un po’ il contenuto del carrello, o meglio del cestino della spesa, la lettura de “Il Labirinto delle passioni perdute” è un vero e proprio pugno nello stomaco. Penso al lettore con portafogli eternamete esangue e in lotta con bollette e affitto, che sogna di entrare una volta in un negozio per spendere senza pensare al possibile rosso in banca. Continua a leggere→

I miei ringraziamenti, in agile volumetto

thanks.jpgHo appena finito un libro. E oltre al libro ho anche finito le pagine dei ringraziamenti.
In questo caso tre fogli in carattere minuto minuto, tanto per farci stare più roba possibile.
Cosa l’autore ha ascoltato o non ha ascoltato durante la stesura, a quali altri libri si fa riferimento o non si fa riferimento, da dove ha tratto l’ispirazione per la battuta a pag. 103, il quadro citato a pag. 276 l’ha visto nella pinacoteca di Hannover e ne è stato subito folgorato, l’idea della similitudine a pag. 324 gli è venuta guardando un vecchina che portava a spasso il cane, l’armadio a sei ante descritto a pag. 360 è quello che effettivamente lui teneva in camera da letto, prima che la moglie lo costringesse a cambiare arredamento, e poi ovviamente tanti tanti ringraziamenti, a tanta tanta gente, naturalmente tutti i famigliari, gatto compreso, poi tutti quelli della casa editrice, dagli editor all’usciere, senza dimenticare il vicino di casa che si è sorbito le continue letture e riletture ad alta voce delle bozze del capolavoro.
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Lettera aperta a Raymond Carver

Raymond CarverGentile Sig. Raimond Carver,

Le scrivo queste righe per dovere di attribuzione, dico meglio: per lamentarmi con Lei, in quanto autore, ai miei occhi, di una incresciosa situazione nella quale attualmente mi dibatto.
Vengo subito al punto. Sto parlando di Meccanica popolare, lo ricordera’ di certo, e’ un Suo racconto. Tutto, secondo me, e’ iniziato da lì. Ho cominciato questo racconto seduto sulle poltrone di mezzo di un DC9 dell’Olimpic Airlines, in volo da Kos ad Atene, per poi proseguirlo da Atene a Roma. Le parlo della seconda meta’ d’agosto del 1998. Per tutto il viaggio ho avuto, a mo’ di sezione ritmica adeguata, i calci di mia figlia, seduta nel posto giusto dietro al mio. Cio’ non ostante, ho comunque letto la Sua storia, con bramosia, compenetrandomi proprio, nella situazione che lei ha descritta. Continua a leggere→

Per quello che non sono

di Emanuele Kraushaar

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Quella sua fastidiosa abitudine di puntare il dito, mentre parlava: ecco, questo mi dava i nervi per esempio. Ma poi ha tirato fuori quella storia…
Ha detto proprio così: “Faccio esattamente il contrario di quello che vorrei fare, dico l’opposto di quello che penso: in questo modo sono uscito da quel momento brutto e adesso ho molte persone che mi apprezzano”.

Marco Rossari, L’amore in bocca, Fernandel 2007

Nel sottotitolo, c’è la sintesi della raccolta: Canzoni sconce e malinconiche.

Nei versi di Rossari sono infatti onnipresenti dosi massicce di eros e di humour nero.

E’ una poesia che ha la leggerezza di Sandro Penna, la visceralità di Bukowski, il gusto per il calembour di Toti Scialoja. Da questa felice miscela vien fuori un libro godibile, onesto, malinconico. Uno dei pochi che si sottraggono a quella sessuofobia che caratterizza la quasi totalità della poesia contemporanea italiana. Da gustarsi, in particolare, la sezione finale, La stagione dei poeti, dove in una prosa esilarante, si racconta una grottesca gara tra poeti, in cui coesistono la vanità, l’amarezza, la megalomania e la dannazione di questa anacronistica vocazione. Segue qualche assaggio: Continua a leggere→

Catullo

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Traduzione di Letterio Cassata

VI. Flavi

Flavi, delicias tuas Catullo,
ni sint illepidae atque inelegantes,
velles dicere nec tacere posses.
verum nescio quid febriculosi
scorti diligis: hoc pudet fateri.
nam te non viduas iacere noctes
nequiquam tacitum cubile clamat
sertis ac Syrio fragrans olivo,
pulvinusque peraeque et hic et ille
attritus, tremulique quassa lecti
argutatio inambulatioque. Continua a leggere→

Puro al 100 per 100

di Richard Linton

Il nostro cittadino americano si sveglia in un letto costruito secondo il modello originario del Medio Oriente, ma che fu modificato nell’Europa settentrionale prima di essere trasferito in America. Egli scosta da sé la coperta di cotone, che era usata in India, o di lino, adoperata in Medio Oriente, oppure di lana di pecora, che è pure allevata e usata nel Medio Oriente, o persino di seta, il cui uso è stato scoperto in Cina. Continua a leggere→

Wodehouse, la poesia del riso letterario

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di Guido Michelone

È fresca la notizia del Premio Nobel per la Letteratura a Doris Lessing, narratrice inglese, anche se nata in Iran e vissuta a lungo n Africa (ma da decenni residente a Londra). Questo consente una rivalutazione della storia letteraria del Regno Unito nel XX secolo, che in Italia non ha mai goduto di particolari apprezzamenti da parte sia del pubblico sia della critica, ma che invece meriterebbe nuove attenzioni, a cominciare dalle figure maggiormente popolari (ma anche meno prevedibili) nella patria di Shakespeare, Byron o Geoffrey Chaucer. Continua a leggere→

Un delirio razzista

Quello che segue è un delirio razzista e il suo autore, purtroppo, è un redattore di La poesia e lo spirito. Il testo integrale si trova qui.

Ecco un lacerto significativo:

Sana palestra in attesa di quello che verrà. Duri e puri nelle vostre posizioni, ma spero pronti a coalizzarci quando giungeranno (e già son giunti) gl”infedeli’… sia infedeli nei confronti del nostro Dio sia nei confronti della nostra scienza… comunque avversari, nemici, della nostra cultura, della nostra tradizione, del nostro sapere, della nostra identità… e non ditemi, miei cari positivisti o moderati o umanitari o quel che siete che chi sta arrivando porta rispetto a voi e non a noi.

Per rispetto allo stomaco dei lettori tralascio di portare in prima pagina altri passi in cui Gian Ruggero Manzoni non si perita di spiegarci come qualmente i musulmani “succhiano, sporcano, appestano” e “si accoppiano bestialmente”.

Bollare il diverso e l’altro da sé non solo come nemico ma come bestia è la premessa immancabile di tutti i genocidi, inclusa la Shoah: una volta marchiato l’altro come essere inferiore e indegno di rispetto, sterminarlo sarà un gioco da ragazzi. Be’, sarò strano, ma io a quel gioco lì non ho intenzione di giocare.

da “Un gerundio di venia” – di Marina Pizzi

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40.
la donna sempre sola affacciata
nei panni in balìa
confeziona clessidre
sa di curve che stralunano
nell’occaso di un sole allo smacco
nel fusto scalfito di un albero
nel berretto del capostazione
logorio di trilli e segnali
di va e vieni lei lo sa il saluto
del miserrimo guardare nel ritmo
di una persiana da rincuorare
nel ladruncolo stipo di lettere
dove prestava servizio il miracolo!
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René Char – Fogli d’Ipnos – (1943-1944)

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1

Per quanto possibile, insegna a diventare efficace, per il fine da raggiungere ma non oltre questo. Oltre questo è fumo. Dove è fumo è mutamento.

28

Esiste una specie d’uomo sempre in anticipo sui suoi escrementi

32

Un uomo senza difetti è una montagna senza crepacci. Non m’interessa.
(Regola di rabdomante e d’inquieto). Continua a leggere→

La mia generazione, di Christian Frascella

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Se io mi guardo intorno, è tutta una vertigine di parole che violentano parole. Non c’è mai un significato e, se c’è, rimbalza sulla crosta del vecchiume politico, culturale e sociale nel quale vivo da trentaquattro gloriosi anni. Sempre le stesse bocche a dire le solite cazzate: pur restando passivo – anche se Sartre considera attiva la passività in quanto si compie comunque un’azione ricevente – disperdo energia e m’affloscio in una spossatezza di ideali che non ricordo da un bel po’. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 36

Un tale entra in una grande e bella casa per chiedere la mano della figlia del padrone. Gli viene rifiutata. Allora corteggia la cuoca. Riceve un mestolo sulla testa. Allora palpeggia la serva. A quel punto viene giustamente cacciato. Uscendo dalla casa nota un ombrello abbandonato in un angolo. Facendo spallucce lo prende e se ne va. Almeno non a mani vuote.
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