VIVERE
Va il fiume con lentezza
esasperante e tronfia.
Ma d’un tratto si gonfia,
rompe gli argini, esonda,
dilaga distruttore: Continua a leggere
VIVERE
Va il fiume con lentezza
esasperante e tronfia.
Ma d’un tratto si gonfia,
rompe gli argini, esonda,
dilaga distruttore: Continua a leggere
di don Gino Rigoldi
Che in Italia un adolescente possa essere tolto alla madre perché iscritto a un partito della sinistra alternativa sembra incredibile ma questa è una nazione piena di scelte incredibili per chi ha una cura competente dei giovani ed un convinto sentire democratico. Il pudore chiederebbe di non giudicare indizio di colpa o di sicura criminalità l’appartenenza a un movimento comunista ma occorre appunto aver conservato il pudore. Continua a leggere
(foto di Francesca Woodman)
*****
al muro di confisca
ho conficcato il muso
per ordire un carico di frutta
sacrilega del buio.
ho messo in ordine un cassetto
con la schiuma del rantolo,
con la disfatta del calendario
nessun tempo per fracassare
coriandoli di maschere.
con l’ultimo pensiero ho fatto addio
la servitù del basto appresso
alla rondine.
[da L’eremo del foglio, 2008]
LO STESSO CHE CANTARE
di Nadia Agustoni
Silvia Monti, così uguale, Lampi di Stampa
Nella postfazione al libro di poesie di Silvia Monti “così uguale” (2008), Mary B. Tolusso sottolinea che l’autrice non ignora i richiami alla cultura pop musicale, ma sa andare oltre. Queste poesie hanno una traccia come di canzone, un ritmo che scivola via senza pesare nonostante l’interrogarsi e l’interrogare che contengono. Continua a leggere
Ecco qui un mio racconto uscito su internet qualche anno fa, e poi scomparso dalla rete. Lo ripropongo con un’aggiustatina.
LO STRAPPO
di Giovanni Agnoloni
Si era appena svegliato, e aveva la fiamma del sole negli occhi.
Ricordava frammenti di verità sparsi come cocci di ceramica, ma ancora non riusciva a focalizzare il motivo per cui aveva tanto sofferto. Era disteso sulla spiaggia di Torre del Lago, ampia e vuota. Continua a leggere
di: Guido Tedoldi
Recensione di «Duma Key», romanzo di Stephen King, 2008, Sperling & Kupfer, pp. 741, € 19,90
In «Duma Key» ci sono alcune persone che muoiono in circostanze tragiche, provocate perlopiù da un potere sovrannaturale che cerca di tornare nel nostro mondo dopo essere stato confinato in una cisterna d’acqua dolce (alla quale è allergico) e tenuto a bada con bracciali d’argento.
Poi c’è un pittore che di mestiere ha fatto per decenni il costruttore edile, fino a che un tragico incidente con una gru lo ha privato del braccio destro. Mentre lavorava nell’edilizia quel pittore non sapeva di essere un pittore – al massimo produceva scarabocchi inoffensivi nel corso delle telefonate pallose. Peraltro i suoi quadri migliori li dipinge quasi in trance utilizzando proprio il braccio amputato (ne è sicuro, anche se razionalmente non sa bene come potrebbe succedere).
E poi c’è un’isola, Duma Key appunto, che si trova davanti alla Florida e da cui si gode una vista spettacolosa del Golfo del Messico. La parte nord dell’isola è l’unica abitata, perché quella sud è infestata da una giungla tossica in cui le donne non possono entrare senza dare di stomaco, e in cui si aggirano entità inquietanti come famiglie di rane giganti e nani da giardino.
Grazie a tutta questa esplosione di creatività, «Duma Key» è il romanzo in cui Stephen King riflette su di sé in quanto artista. Non scrittore o pittore o regista cinematografico: artista. La condizione esistenziale di chi è capace di raccontare. Continua a leggere
Polli e galline
Fonte: Federica
Chi sono?
I polli sono animali interessanti e curiosi, intelligenti quanto i mammiferi, come i cani, i gatti e anche i primati. Sono molto socievoli e amano passare il tempo insieme, razzolando in cerca di cibo, pulendosi le piume in bagni di polvere, appollaiandosi sugli alberi e stando distesi al sole. I polli sono animali precoci. Le galline comunicano coi piccoli non ancora nati, i quali rispondono pigolando da dentro l’uovo!
Quando vivono liberi, i polli formano gerarchie sociali complesse, note come “ordine di beccata” e ogni pollo conosce il suo posto nella scala sociale e ricorda le facce e il “grado” di oltre 100 volatili. Chi ha passato del tempo coi polli sa che ogni volatile ha la sua personalità che spesso è legata al suo ordine di beccata – alcuni sono gregari e senza timori, mentre altri sono più timidi e stanno in guardia; alcuni polli apprezzano la compagnia umana, mentre altri amano stare per conto proprio, o sono timidi o anche un po’ aggressivi. Proprio come i cani, i gatti, e gli stessi umani, ogni pollo è un individuo con una sua specifica personalità.
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In televisione passano immagini di capi di stato, alcuni dei quali dittatori sanguinari, che se ne stanno tutti insieme appassionatamente, fra strette di mano e sorrisi. “Così va il mondo”, borbotta Erre, disgustato dalla visione e dalla reale provenienza della cena che sta consumando. Continua a leggere
di Lucien
Nell’autunno 1981 dopo pochi mesi passati insulsamente nel servizio di leva riuscii ad ottenere della convalescenza e quando tornai a casa scoprii che alcuni amici avevano appena dato vita ai Reverse; serviva un bassista e io, pur essendo chitarrista, mi adattai con un certo entusiasmo. In quel periodo, insieme ai Talking Heads, ascoltavo soprattutto To Each degli A Certain Ratio e altri gruppi post-punk tipo Pop Group che cominciavano a contaminarsi con sonorità black & dance (con linee di basso palpitanti che mi entusiasmavano) e con l’elettronica. A Certain Ratio facevano parte della mitica Factory di Manchester che aveva già prodotto band di culto come i Joy Division. Le loro intuizioni musicali hanno indubbiamente aperto la strada a gruppi come i Massive Attack e i Portishead.
From: Luca
Subject: i miei volatili
Date: Thursday, August 28, 2008 10:42 PM
To: errepi
Ti devo raccontare di un mio volo del mese scorso. Ho incrociato dei grifoni! E ci ho volato insieme, verdad! Tu non puoi avere idea della loro, come dire, nobiltà di movimento. Te ne accorgi subito, se li osservi nel loro elemento, se ti avvicini mentre volano. Non puoi giudicare queste creature se sono a terra. Secondo una leggenda dei nativi del Nordamerica, l’aquila e l’avvoltoio sono le creature che salgono più in alto di tutte, e le preghiere degli uomini a essi affidate sono le uniche che arrivano alle orecchie di Dio. Buon segno quindi scorgere ancora le grandi ali sopra di noi e accompagnarle per un tratto di via nel cielo. I messaggeri non portano pena.
Nell’isola di Cres c’è un paesino alto sulla montagna, sul versante scosceso che precipita verso il mare, si chiama Lubenice. Da là, un giorno di luglio, pensavo di fare tutt’al più una planata turistica fino alla spiaggia, quattrocento metri più in basso. Invece mi ha preso una termica blu e sono salito subito di mille metri. Non ti dico il panorama. Continua a leggere
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=da-EjCxsGsc&feature=related]
«Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù»: così, per Molière, autore e attore. Il tarlo dell’immagine è assillo/assioma anche per chi non recita – per chi redige. La versione pubblica della propria-persona-poeta. E si pretende [nel pullulare/paupulare di performance]: i poeti completi vestono completi da poeta. È credo «buono e giusto» somigliare allo scritto steso – è nel come [complessi di gusti, si stereotipa lo stile che sia: forma/foggia, abito/accento], il crimine. Perpetuato ai danni del carisma speciale, in nome della classifica speculare. La foga in voga è rogo: si chiede di dire «si vede – è poeta!».
«Limae labor et mora» – il precetto si declina per divise. Estetiche, estatiche, ça va sans dire. Continua a leggere
Oltre ai dietrologi, la realtà contemporanea presenta almeno altre due sfaccettature singolari: i “disguidati” e i “flagellanti”. Dei flagellanti parlerò in una prossima puntata. Oggi vorrei intrattenervi sui disguidati.
Chi sono costoro? Quelli che hanno consumato la vita rincorrendo un sogno impossibile, poi tutt’a un tratto si trovano di fronte al fallimento e non ci vogliono credere. Non classificateli nella categoria degli “ultimi romantici”: non lo sono affatto. Sono rancorosi, permalosi, vendicativi. Non vogliono ammettere di avere preso fischi per fiaschi: è la realtà che ha sbagliato, mica loro. Ormai non cercano più la realizzazione di un (bel) sogno, ma solo una rivincita (possibilmente cruenta e da ottenersi con qualunque mezzo). Però se glielo fate notare si incazzano.
Anche il brano che segue fa parte del fantomatico romanzo di cui vi ho parlato e può darsi che contenga qualche riferimento poco comprensibile. Vi do la mia parola che in quei riferimenti non c’è niente di rilevante ai fini dell’episodio. Il protagonista si trova in uno stato mentale alterato: ha dei vuoti di memoria e ricorda a sprazzi. Si è perso in una zona semidesertica della Sierra de Guadarrama, ha incontrato un accampamento di gitani che l’hanno rifocillato. Gli torna in mente un episodio successo due mesi prima. Continua a leggere
[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=hedoKIIQzaE]
da qui
Vedi anche l’articolo su Liberazione, 19/08/2008, p. 13:Internet è sotto attacco, ai vostri posti patrioti.

di
effeffe
Il bagnante aspetta l’arrivo della corriera vestito di una sola valigia e di una
risoluzione. Dopo un’attesa durata quasi trent’anni ha racimolato tempo ed
energie per compiere il viaggio. Che dalla città lo porta ad un antica stazione
balneare. Antica come lui, per girare disinvolto tra sedie a sdraio ed
ombrelloni- chissà che non mi riesca di rivedere Remo, che per un bagnino
nome più appropriato non si poteva, e che il padrone, puntuale dalla terrazza
in vimini e ferro battuto, con un caffè in una mano ed una Linda tra le labbra
diceva – Remo ( pausa) in barca. Continua a leggere
What do you see now?
Globes of red, yellow, purple.
Just a moment! And now?
My father and mother and sisters.
Yes! And now?
Knights at arms, beautiful women, kind faces. Continua a leggere
1. Il perimetro del soggetto possibile
«Virbio. […] La colpa è mia, credo. Ma ho bisogno di stringere a me un sangue caldo e fraterno. Ho bisogno di avere una voce e un destino. O selvaggia, concedimi questo.
Diana. Pensaci bene, Virbio-Ippolito. Tu sei stato felice.
Virbio. Non importa, signora. Troppe volte mi sono specchiato nel lago. Chiedo di vivere, non di essere felice»
(Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò)
Anche il poeta – qualsiasi poeta, forse – chiede alla sua poesia di riuscire a vivere e a durare, anche a costo di rinunciare alla felicità. La sua richiesta riguarda la capacità di capire attraverso la scrittura poetica quale sia il suo posto nel mondo e quale perimetro esso ritagli nell’economia dell’essere e del trovarsi in esso. Nella maggior parte dei casi, quel perimetro coincide con la crescita della propria soggettività in esso e attraverso esso, alla ricerca del salto di qualità che gli permetta di bruciarlo.
Angelo Ferrante, Dentro la vita, con una dedica in versi di Gianni D’Elia, postfazione di Plinio Perilli, Bergamo, Moretti & Vitali Editori, 2006.
Giunto alla sua ottava raccolta, Angelo Ferrante si rivela come uno dei pochi poeti contemporanei capaci di coniugare un lirismo alto, di ascendenza leopardiana (e non solo il Leopardi idillico, ma anche quello, più severo, dei Canti di Aspasia), con un’intensa passione civile – spesso nutrita di toni aspri e polemici, ma anche di una tormentosa e umanissima pietas -, di ascendenza questa volta pasoliniana (e non a caso sotto il segno, anche stilistico, di Pasolini è posta tutta la seconda parte della raccolta). Continua a leggere
Oramai sono vecchio, ma per fortuna ho messo da parte abbastanza denaro per ritornare là da dove sono partito, per morirvi sereno. Sull’aereo, mentre guardo il mare in basso e in alto il cielo, il cuore mi martella all’impazzata.
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Short Cuts – Vitaliano Trevisan / Massimo Tuzza – Reading
Rassegna Busnelli Estiva Nel Giardino Magico – Dueville (Vicenza) Martedì 12 Agosto 2008
Vitaliano Trevisan ha scritto romanzi, racconti e pezzi teatrali. Tra i non molti autori italiani nell’ultima quindicina d’anni a essere tradotti all’estero. Coltiva anche una carriera di attore e autore di teatro e cinema. Massimo Tuzza lavora con percussioni di ogni tipo da più di venticinque anni. E c’è un’affinità tra l’idea di musica che può avere il musicista Tuzza, tutta colpi, scansioni, ritmi, e la scrittura di Trevisan, che usa le parole per battere come un fabbro una materia che ha interminabile bisogno di definizione, quando non le usa per incidere sulla memoria del lettore e asportare i sedimenti del superfluo, di ciò che viene accettato per abitudine, solo per abitudine. Continua a leggere

Erbe divorano corpi ormai ciechi
chinati commossi carnosi nei prati
i nuovi coi vecchi.
Non c’è aria che non sia stata respirata
anguria dai molti semi che credevamo di sputare
noi i loro ignari locatari.
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