Archivio mensile:Marzo 2013

Corri, Pietro, corri

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da qui

Hai corso fino a quando il fiato c’era,
ma anche dopo non ti sei fermato.
Il tempo, Pietro, può essere vinto,
ma è l’ultimo nemico: prima viene
la pigrizia, la spocchia di chi crede
che tutto nella vita sia dovuto.
Tu no: correvi anche nelle feste,
non hai pensato di sfangarla, come
tanti politici nostrani. Forse
è la tua corsa il simbolo più bello
di quanto sia ingannevole il trionfo
di chi taglia il traguardo per procura.

Gustave Flaubert, il malinconico

Gustave Flaubert

Di Augusto Benemeglio

1. Il tempo della bellezza è passato
“ Il tempo della bellezza è passato …Più si andrà avanti , e più l’arte sarà scientifica, come la scienza diventerà artistica…Nessun pensiero umano può prevedere ora a quale scintillante sole si schiuderanno le opere dell’avvenire. Nell’attesa, noi siamo in un corridoio pieno d’ombra, e brancoliamo nel buio. Non c’è punto d’appoggio per nessuno di noi , letterati e scribacchini. A che serve scrivere ? A che bisogno rispondono queste chiacchiere? Tra la folla e noi non c’è nessun legame . Tanto peggio per la folla ; e soprattutto tanto peggio per noi”. Continua a leggere

IL CENTENARIO DI LACERBA: IL FUTURISMO RACCONTATO DA CORRADO MARSAN

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Il 2013 è l’anno del centenario di Lacerba, la storica rivista del movimento futurista, ma non solo. Ho avuto il piacere di parlare e di imparare moltissimo sull’argomento dallo storico dell’arte Corrado Marsan, uno dei massimi esperti in Italia in materia di Futurismo, che il prossimo 22 marzo, alle ore 17, terrà sulla pedana esterna del caffè fiorentino delle “Giubbe Rosse”, storico ritrovo dei futuristi, una conferenza sul tema “Filippo Tommaso Marinetti alle Giubbe Rosse”.

Le righe che seguono sono frutto della mia conversazione col Prof. Marsan, che mi ha anche permesso di pubblicare un articolo sul numero di domenica 10 marzo del “Corriere Nazionale”.

Da sinistra: Palazzeschi, Carrà, Papini, Boccioni, Marinetti (da giubberosse.it)

Le Giubbe Rosse hanno proprio in quest’anno (1913) il proprio sancta sanctorum, perché con la data del 1° gennaio – anche se di fatto arriva nelle librerie qualche giorno dopo – nasce il primo numero di Lacerba, dopo una lunga incubazione alla quale assiste, come “contenitore”, il caffè delle Giubbe Rosse. Se torniamo al fatidico 30 giugno 1911, vediamo come all’esterno del locale si verifica il primo famoso parapiglia tra Soffici e Boccioni. Boccioni, dopo il duro attacco su La Voce – la grande rivista di Prezzolini – nel maggio precedente, sanguigno com’è va a casa di Marinetti a Milano e convoca anche Carrà per farla “pagare” ai fiorentini vociani. In effetti, Soffici, con un linguaggio molto offensivo e molto greve, e soprattutto un po’ superficiale, aveva attaccato duramente la prima mostra di arte libera ospitata nell’aprile-maggio 1911 nel Padiglione Ricordi a Milano. I milanesi vengono allora giù a Firenze, auspice Aldo Giurlani, più noto come Aldo Palazzeschi, che fa da “avanguardia” e dice “Io so dove trovarli” – lui abitava in via Calimala al numero 2 – e si presta a far loro strada e a indicare quando arriveranno gli altri. Arrivano alle Giubbe Rosse, e Palazzeschi indica Soffici a Boccioni. Continua a leggere

Ancora pesanti prezzi da pagare per invalidi e pensionati – di Mauro BALDRATI

DA TISCALI

Siamo in un periodo di alta fibrillazione politica. Soprattutto televisiva. Non è una novità, in Italia la politica è ormai quasi totalmente televisiva. Vediamo gli esponenti dei vari partiti in diversi programmi, anche nella stessa giornata, impegnati a ripetere le parole di sempre: “gli interessi del paese”, “gli italiani non sono stupidi”, “noi non siamo interessati alle poltrone ma…”. Lo stesso Beppe Grillo, che durante la campagna elettorale ha rifiutato ogni apparizione televisiva sotto forma di interviste, talk show ecc. ha avuto uno spazio enorme. E’ un dato interessante: la televisione continua a occuparsi di un fenomeno che ha tra le sue componenti proprio il rifiuto della stessa.

Lo spettatore che appartiene alla cosiddetta “gente comune” (un altro degli archetipi abusati dai tele-politici) assiste con una sorta di stupore, di smarrimento, di inquietudine, a questo rombo, come un’eco che si rifrange su pareti lontane, inaccessibili. I suoi problemi, le sue difficoltà, sembrano argomenti ignoti alla folla di parlamentari che discutono soprattutto di se stessi, delle loro alleanze, di quanto sono disposti a dare e a ricevere: si farà un accordo col Movimento Cinque Stelle. Sì, no, forse. Si farà un governo delle larghe intese, lo vuole Napolitano. Sì, no, forse. Si tornerà a votare molto presto. Sì, no, forse. La sinistra deve capire. La destra deve capire. Beppe Grillo deve capire. Monti ha fallito. Sì, no, forse. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.33: Cronaca di una morte annunciata. Tea Ranno, “La sposa vermiglia”

Tea Ranno, La sposa vermigliaCronaca di una morte annunciata. Tea Ranno, La sposa vermiglia, Milano, Mondadori, 2012

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di Giuseppe Panella

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Il tono e il lessico di ispirazione e di recupero della lingua siciliana non vogliono ingannare il lettore meno corrivo: non si tratta di un romanzo realistico né regionalistico e neppure di un esperimento linguistico alla Gadda (o, su di un piano assai meno sofisticato, alla Camilleri).

Il terzo romanzo di Tea Ranno (dopo Cenere, Roma, Edizioni E/O, 2006, vincitrice nel 2008 del Premio Chianti) e In una lingua che non so più dire, pubblicato sempre a Roma da E/O nel 2007), è, soprattutto, un romanzo corale, un affresco culturale e sociale, un esperimento linguistico (moderatamente) inteso ad allargare gli spazi di significazione del linguaggio della narrativa italiana e, infine, un progetto di ricostruzione obliquo di vicende viste non più e non soltanto con la lente della storia raccontata ma con l’occhio lungo di un narratore ormai esterno alla vicenda narrata e non più coinvolto in esso, una sorta di osservatore privilegiato dal suo specifico punto di vista.

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Stay gold

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Di tanto in tanto con la mia compagna rivediamo vecchi film. Spesso decidiamo di farlo seguendo un tema o uno stile. Funziona così: si propone un tema e poi si operano, ognuno per proprio conto, delle scelte. Di solito nessuno rivela all’altro il film che ha scelto fino al momento di farlo vedere. Ogni proiezione è una sorpresa. L’abbiamo fatto con James Bond, riattraversando tutte le pellicole della serie, dal mitico Sean Connery all’ultimo David Craig (“Skyfall” che consiglio a tutti), e in un passato ancora più remoto con la maggior parte dei capolavori di Alfred Hitchocok. Ultimamente il tema proposto è stato gang’s movie: film di bande giovanili, film sulle realtà metropolitane. Le scelte della mia compagna sono state “West side story”, “Gangs of New York” e “Rebel without a cause”. È stato un piacere rivedersi “West side story” a così tanti anni di distanza dall’ultima volta in cui mi era passato davanti agli occhi: i Jets contro gli Sharks, gli americani di pelle bianca contro gli immigrati portoricani e, di mezzo, la storia d’amore tra Tony e Maria: colonna sonora del grande Leonard Bernstein: potevo desiderare di meglio?
Le mie proposte sono state “The Outsiders”, “Streets of fire” e “The Warriors”.
Al di là del ritmo e della perfetta ambientazione di “The Warriors” e dello schema fiabesco di “Street of fire”, il mio preferito (perlomeno tra quelli che ho scelto) resta “The Outsiders”: lo è per l’incantevole equilibrio che l’attraversa e per la poesia che lo sostiene, ma lo è anche e soprattutto per quell’impasto di violenza e vulnerabilità che avvolge ogni sequenza e che rende dolci anche le scene di rabbia più intensa.
Francis Ford Coppola girò “The Outsiders” (in italiano “I ragazzi della 56ª strada”) nel 1983, spinto dalla richiesta contenuta in una lettera inviatagli dalla bibliotecaria di una scuola media di Fresno, California. Jo Ellen Misakian, questo il nome della bibliotecaria, scrisse per conto degli studenti dell’istituto in cui lavorava chiedendo al grande regista italo-americano di realizzare un film dall’omonimo romanzo di  S.E. Hinton.
La Hinton aveva pubblicato “The Outsiders” nel 1967 (ad appena diciott’anni d’età) e con questa storia di bande giovanili in lotta Continua a leggere

PAOLO CODAZZI, “IL DESTINO DELLE NUVOLE”

di Giovanni Agnoloni

Paolo Codazzi è autore del romanzo Il destino delle nuvole (ed. Mobydick) e fondatore del Premio Letterario Chianti. Ho avuto il piacere di intervistarlo.

Il destino delle nuvole– “Il destino delle nuvole” è un titolo che è in sé già un programma narrativo: le tue righe sembrano scorrere sull’orlo della mutevolezza del destino e del pensiero. Qual è la fonte della tua ispirazione?

Ho sempre avuto un particolare interesse per il senso filosofico del destino, nella piena condivisione di un’affermazione di Virginia Woolf, “ciò che è non poteva non essere”. Ma in particolare la lettura di un testo dell’ ‘800 di uno dei primi meteorologi (riportato in esergo al testo) mi suggerì di fondere una storia che già avevo in mente con la mutevolezza delle nuvole associata alla precarietà dei destini degli umani. Tutto questo mi sembrò anche coerente con il mio modo di scrivere: lessico, sintassi, nel quale avrei potuto liberarmi come una nuvola nel tracciare “cumuli” sintattici che magari avrebbero appesantito qualsiasi altra argomentazione. Il mio modo di scrivere (che, a detta di molti critici mi identifica dalla prima pagina, e questo non mi pare poco), apparentemente barocco (per chi ha un’idea “barocca” del termine), è in realtà secondo il mio modesto parere molto moderno, o quanto meno contiene una modernità nel tentativo di salvaguardare un linguaggio letterario dalle superfetazioni della modernità sia in termini lessicali (scarsa ricerca di molti colleghi), sia in termini sintattici (per i quali la comunicazione tout court pare essere l’obiettivo necessario).

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Vivalascuola. Così affondano le scuole

Il ministro Francesco Profumo aveva dichiarato un anno fa: “Questo non sarà un anno di tagli per la scuola. Il Paese ha capito che il vero investimento per il suo futuro è proprio nella scuola“. Invece ecco che arrivano i tagli della Spending rewiew e della Legge di Stabilità; il prolungamento del blocco dei contratti al biennio 2013-2014 e del blocco degli scatti per il 2013, il congelamento della indennità di vacanza contrattuale; l’accordo sottoscritto da Cisl, Uil, Snals, Gilda (contraria la Cgil), che ha portato alla decurtazione del MOF. Di quest’ultimo si parla in questa puntata di vivalascuola. Marina Boscaino ripercorre la storia del fondo d’istituto e dell’autonomia scolastica; Mario Piemontese ci illustra nel dettaglio i tagli operati; Giovanna Lo Presti commenta che “la tanto lodata autonomia scolastica era una bufala“; Rosella Massaglia, Gianluca Santangelo e Giordano Mancastroppa ci comunicano come si vivono nelle scuole i nuovi tagli.

Pillole di storia

Fondo d’Istituto e autonomia scolastica
di Marina Boscaino

Il Fis (Fondo di Istituto) è l’insieme di risorse finanziarie che arrivano alla scuola per retribuire attività aggiuntive, e/o l’intensificazione delle attività. Riguarda sia docenti che ATA. Continua a leggere

Flor Alba Uride ( Colombia, 1943) : Consejos de Afrodita

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Consejos de Afrodita

A la hora del amor llega desnudo,
desnudo y puro,
como quien vive su muerte y resucita.
Besa
hasta que sean de piedra tus labios
y tu lengua.
Acaricia
hasta que palidezcan los tigres camorreros.
Entrégate
con la avidez del sediento en la taberna,
con fervor, con pavor,
no retrocedas.

Y en la batalla de labios y de huesos,
en la apretada urdimbre de dos cuerpos
baja cantando, como un minero iluminado,
para cavar muy hondo entre dos muslos.

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Democrazia e nuovo Parlamento

Il percorso verso una democrazia reale –  il cui punto focale è il metodo, quel “metodo democratico” previsto dall’art. 49 della Costituzione, nel confronto di idee e di interessi  e nelle scelte finali – sarà lungo, ed è evidente la  fragilità, in varia misura, dei soggetti politici presenti ora in Parlamento per rappresentarci.  E’ altresì evidente, per le ragioni che sappiamo, che essi non potranno rispondere a tutte le attese di cambiamento. Non per questo, però, potranno disattenderle per quanto sarà loro possibile, riguardo almeno alle priorità indilazionabili. Continua a leggere

FIRENZE, 18 marzo: “SULLE ORME DI OLGA. L’ATTUALITÀ DELLA POESIA DI GIORGIO CAPRONI E LA FIGURA FEMMINILE NELLA SUA PRODUZIONE”

Sulle orme di Olga
L’attualità della poesia di Giorgio Caproni
e la figura femminile nella sua produzione
lunedì 18 marzo 2013, ore 17
Sala delle Collezioni – Palazzo Bastogi
Via Cavour, 18 – Firenze

Introduce
Nicola Danti
Presidente della Quinta Commissione del Consiglio regionale della Toscana
Intervengono
Rosalba de Filippis
scrittrice
Andrea Malaguti
University of Massachusetts Amherst
Giuseppe Panella
Scuola Normale Superiore di Pisa

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56. Abitare

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Il presente e il passato s’intrecciano nel tessuto logoro della memoria. Le immagini dell’università si confondono con quelle della naja: androni enormi e freddi, angoli invasi dalle ragnatele, un’aria da colonia penale accentuata dalla sagoma del capitano in canottiera che ti sgrana, mentre ancora sei mezzo addormentato, il rosario osceno delle sue avventure. Continua a leggere

Piergiorgio Paterlini, dalla fisica quantistica alla vita quotidiana

Paterlini

di Guido Michelone

Ci sono, anche nella produzione letteraria contemporanea, libri strani o anomali o eccentrici che vale la pena leggere e che lasciano appagato, o soddisfatto il lettore per tante ragioni: l’originalità dell’assunto, l’inventiva formale e contenutistica (o le due assieme), la fuga intelligente dalle categorie statiche del pensiero, dell’arte, della conoscenza. Il breve testo di Paterlini è uno di questi: il sottotitolo 101 microromanzi è solo in parte rispettato, perché è pur vero che queste ministorie – che occupano dal massimo di una pagina al minimo di una sola parola (oltre il titolo, sempre eloquente e giustificatore del processo creativo di ogni singola parte) – hanno tutte un impianto narrativo che lo fanno appartenere alla letteratura romanzesca. Continua a leggere

Susanna Piontek : Due poesie

balsamo susanna

 

Verzeiht mir 

 

Ich öffne eine Kammer meiner Seele für Euch,

die Ihr keinen Einlass begehrt.

Geschunden und gequält hat man Euch,

vergast, aber nicht vergessen.

Ihr lebt fort in den Erinnerungen

der Davongekommenen

die schwer tragen an der Last

des Überlebthabens

und die Zeugnis abgelegt

und Euch einen Namen, ein Gesicht gegeben haben.

Das Gebet erstickt auf meinen ungeschickten Lippen:

Verzeiht mir, dass ich nicht verhindern konnte

was Euch geschah

Verzeiht mir, dass ich nicht bei Euch war,

das Unerträgliche mit Euch zu tragen.

Verzeiht mir, dass ich noch nicht geboren war,

als man Euer Leben für unwürdig befand.

Ich öffne eine Kammer meiner Seele für Euch.

Verzeiht mir.

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Axis Mundi. Racconti della Brianza

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di Gianni Fumagalli

 

NEL PAESE DEI SOGNI AVVERATI

 

Il paese dei sogni avverati non è un luogo immaginario e le storie che raccontiamo non sono frutto della fantasia. Alcuni dei protagonisti non sono più tra noi, molti invece li potete ancora incontrare per le vie del nostro piccolo paese della Brianza. Gli angoli che fanno da quinte ai racconti sono ancora riconoscibili anche se, in alcuni casi, profondamente e tragicamente trasformati. Basterebbe questo a garanzia di autenticità. Ma i sogni a cui facciamo riferimento non hanno a che vedere con la proiezione dei desideri, i sogni della vita o cose del genere. Rimandiamo piuttosto, sperando di non cadere in un mieloso sentimentalismo, ad un tempo particolare dove la vita era carica di una singolare pienezza, tale da renderla pari ad un sogno. Non ci rendevamo conto, o se ciò accadeva era dentro un’istantanea rivelazione, che quel tempo possedeva già una luce propria e che ogni fede nei cambiamenti del mondo era situata in un aldiqua. Questi racconti minuti potrebbero essere letti anche come piccoli Amarcord, ma non è quello che vorremmo. Leggeteli come vi pare ma, se volete accettare un’esortazione, non dimenticate il titolo che li contiene. Continua a leggere

KENNETH WHITE NELLA LUCE DEL NORD

di Roberto Lamantea

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Kenneth White

La luce migliore per leggere I cigni selvatici di Kenneth White (nella foto), il diario del viaggio in Giappone dello scrittore e poeta scozzese appena pubblicato dalla mestrina Amos Edizioni (176 pagine, numero 3 della collana “Highway 61”) è annotata a pagina 150 del libro. White viaggia in Giappone, alla ricerca dei cigni selvatici, portando nello zaino la fotocopia dell’edizione in-folio del Settecento, conservata alla biblioteca della Sorbonne a Parigi, dell’Histoire Naturelle des Oiseaux. Perché un libro del XVIII secolo, si chiede, invece di un veloce manuale di ornitologia di oggi? “Nel lontano XVIII secolo esisteva, prima di ogni specializzazione, quella disciplina generale chiamata ‘filosofia naturale’ in cui la poesia, la scienza e la filosofia sono riunite, e dove l’accento si pone su un’indagine totale, cosí come sulla ricerca di una comprensione globale, di una cosciente esperienza globale”.

 A fine lettura restano negli occhi – e sulle narici, e sul palato, White narra anche le pause in un bar, un ristorante, una notte in una locanda o un albergo con un ritmo che ridà, oltre al movimento del viandante, anche sapori e aromi – cieli e mari di vento, l’increspata schiuma bianca sulle onde azzurre degli acquarelli giapponesi, il volo e le voci degli uccelli (gabbiani, corvi, aironi, sino ai cigni, raggiunti verso la fine, come la meta di Achab in Melville, qui citato), la pioggia, i mattoni delle case. I cigni selvatici accenna solo a Tokyo: la metropoli-formicaio fosforescente e assordante è solo un punto di sbarco dall’Europa per andare altrove. White cerca il Nord, il paesaggio, il silenzio. Nel suo zaino un libro blu di haiku. Ovunque le tracce di Bash?, poeta zen del Seicento, la sua metrica (5-7-5), i componimenti che affiorano, come foglie rosse, sul taccuino del viandante a illudersi di fermare un momento nel flusso della vita.

   Il libro – rivela subito White – e il viaggio in Giappone “sarebbe anche stato un altro pellegrinaggio geopoetico […] e un viaggio-haiku sulla scia di Bash?, un documentario sognante di strade e isole, un tuffo veloce ed ellittico nel Vuoto – in definitiva un libro nipponico piccolo e stravagante pieno di immagini e di pensieri a zig-zag, scritto in uno ‘stile bianco e svolazzante’, come dicono i pittori”. Continua a leggere

Un reggiseno imbottito, di Barbara Gozzi

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E’ uscito oggi – otto marzo 2013 – l’inbook della storia Un reggiseno imbottito.
Gli in-book sono una delle tante evoluzioni dell’editoria digitale, si tratta di ebook tecnologici e interattivi che permettono l’uso di più contenuti all’interno dello stesso prodotto (testi di diverso tipo, immagini, registrazioni audio, link esterni, possibilità di interagire con la narrazione facendo alcune scelte all’interno del plot – l’evoluzione digitale dei c.d. ‘game book’). Continua a leggere