Abbiamo bisogno di Dio per ritrovare l’io. A contatto con Lui, ci trasformiamo. Come al sorgere del sole: il posto è sempre quello, ma la scena è un altro mondo, un’altra storia.
Archivio mensile:Maggio 2024
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 7
Ritratti di Contemporanei
Fu Zavattini, verso la metà degli anni ’70, a preannunciargli telefonicamente la mia visita in via Campo Marzio:
«Un ragazzo di belle speranze vorrebbe venire a trovarti. Ma attento, è molto impegnativo!».
Cesare riattaccò dopo qualche minuto e, rivolto a me, disse:
«Ti aspetta dopodomani alle 5. Sii puntuale, lui detesta i ritardatarî. Ma non trattenerlo troppo a lungo: ha mille cose da fare, quasi come me».
La mia visita durò una manciata di minuti che mi parvero ore. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Jorge Luis Borges. 15
Sicurezze
Lo stato dell’arte. Ugo Mauthe

La poesia ha ancora qualcosa da dire?
Vorrei rispondere a questa e alle altre interessanti domande della ricerca assecondando la mia natura di semplice frequentatore di poesia, pragmatico e piuttosto disincantato. E quindi dico certoche la poesia ha ancora qualcosa da dire, perché non dovrebbe? Non condivido il vittimismo-pessimismo che si respira spesso fra chi segue a vario titolo la realtà della poesia, perché penso che la poesia sia una forma d’arte e comunicazione come altre, con alti e bassi, epoche storiche favorevoli e altre meno, sostenitori e denigratori. In quanto umana espressione d’arte e comunicazioneha per forza qualcosa da dire, altrimenti nessuna arte (e quindi nessun umano) avrebbe qualcosa da dire. In realtà viviamo in un’epoca molto ricca di poesia, o, per i più severi e pessimisti, di tentata poesia (il che è comunque qualcosa) a condizione di non chiuderci in piccoli e a volte altezzosi castelli di movimenti-gruppi che fanno fatica a guardare al di là delle proprie mura.
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Una nota su Marco Munaro
da qui
di Giorgio Stella
Il poeta di Rovigo al secolo Marco Munaro è un giocatore di azzardo di versi. Una cronologia sarebbe impossibile in questo senso: ci sembra una scommessa tentata, tentata bene, la sua poetica che non garantisce il poema ma lo arricchisce nello schema che appunto lo diminuisce. Veramente una Las Vegas senza luci al neon che riproduce al buio del nero. In effetti il Nostro come già detto ma vale ripeterlo non ha comparti stagni, rievoca i fasti di un’antica leggenda che rappresenta un’epoca e i suoi protagonisti. Un’epoca provvida nella medesima propria. Suo malgrado, ma non per caso, per caso suo, risolleva la traballante economia ermeneutica. Il mittente e il destinatario si equivalgono. Erede di una proprietà privata pignorata, da un novecento post-mortem, come un veggente riepiloga un’assenza già presente. Ma non fa niente, niente di male, come una madre purtroppo precocemente assente.
Sogno
Lo stato dell’arte. Antonella Sica

Caro Fabrizio,
quanto è difficile la tua domanda!
Non so se letteratura, poesia e arte aspirino a risvegliare la speranza di un presente migliore; personalmente, credo nella loro potenza come energie creative che permettono di vivere una vita piena e consapevole. Questo, per me, non si lega necessariamente alla speranza. Come sosteneva il regista Mario Monicelli, la speranza è una trappola inventata dai padroni: ti fa chinare il capo e ti abbandona in una sala d’attesa ad aspettare. Per cambiare le cose, anche solo nella nostra vita personale, è necessario agire, impegnarsi, esprimersi, esporsi. Scrivere, dipingere, fotografare, girare un film possono essere modi per farlo, ma solo a condizione di esporsi senza tradire il nostro sentire per cercare l’approvazione degli altri
Non so se il nostro tempo sia più privo di senso di quelli che ci hanno preceduto, ma è certo che il progresso, che per sua natura non è etico ma tecnico-scientifico, sta sempre più allontanandoci dalla Natura e dal suo ritmo lento, che continua a esistere per gli altri esseri viventi. Noi esseri umani non sappiamo più farne parte.
La poesia in questo nuovo scenario diventa una sorta di barricata, ancora immersa nei cicli naturali del tempo. Per scriverla, è necessario concedersi tempo, osservare, ascoltare, scegliere con cura e infine cesellare. Anche la lettura della poesia richiede tempo, è un momento di svuotamento, incontro e relazione. Credo che gli uomini non smetteranno mai di scrivere poesia, poiché essa è parte essenziale dell’essere umano… Chissà, forse proprio questa mia ultima affermazione è una speranza.
Antonio Mazzali, una poesia
Diottrie
Lo stato dell’arte. Isabella Bignozzi

La poesia, è bene dirlo, è ancora piena di salvezza: in quanto arte simbolica, eccedenza di senso, che scaturisce da lunga contemplazione, potente e silenziosa.
Non nella scrittura, non nell’esser letti o commentati vi è rimedio al male, ma nello sguardo al mondo: puro sulle cose, privo di desiderio e giudizio. Poesia è essere nella pienezza di creatura vigile, presente, che s’inscrive nella durata, e risuona del proprio timbro lirico, nel grande coro del creato. Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
[At 1,1-11; Ef 4,1-13; Mc 16,15-20]
«Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?» [Atti degli Apostoli]
«A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: “Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini” ». [Lettera agli Efesini]
«Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro» [Vangelo di Marco] Continua a leggere
Lo stato dell’arte. Marco Furia
poesia e arte, a mio avviso, costituiscono una sorta di non statica costellazione di episodi creativi privi di prescritti orientamenti il cui divenire, com’è ovvio, può essere oggetto di analisi e critica.
Faccio presente, a questo proposito, che ritengo l’ottimismo e il pessimismo atteggiamenti aprioristici scarsamente condivisibili, mentre considero il senso di fiducia ciò che davvero consente di continuare: se certi percorsi intrapresi possono rivelarsi poco opportuni ciò non significa che altri itinerari non siano individuabili. Continua a leggere
Più grande
20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano
Se la poesia può essere usata come un martello contro il senso comune, la nuova raccolta di Nicola Vacca, Il libro delle bestemmie (Marco Saya, 2023), alza il livello dello scontro. Il bersaglio sta in alto, in un qualche cielo, nel cielo cartaceo di tutti nostri umani dogmatismi. Il bersaglio contro cui lanciare l’offesa è (un) Dio. Questo mostro non ha niente di trascendente, spirituale o misericordioso. E’ un Dio capovolto, il Dio che l’essere umano s’è fatto nella storia a propria immagine e somiglianza, come scudo della propria fragilità e saetta della propria impotenza. Insomma, è un Dio odioso. Tanto più orrendo, a guardarlo in faccia in questi giorni spietati. Questo Dio è pienamente immanente. Di questa immanenza incarna la forma più orribile. Il Dio di Vacca è in-manis, immane, bestiale, troppo umano.
Di casa
In fondo alla via Canonica
di Antonio Sparzani

in che senso “in fondo”? Da che parte? Beh, vi ho già portato dalla parte di piazza Gramsci, adesso andiamo dalla parte opposta, cioè verso il centro, e incontriamo così il viale Elvezia, traversato il quale si entra nel parco Sempione. Il Parco! Un posto grande, bello, vario, pieno di piante e, in questa stagione, di fiori e profumi e aria pulita (per lo meno un po’ più pulita di quella dei vialoni circostanti).
Chi si incontra nel parco? Dipende dall’ora in cui ci si entra; la mattina molti proprietari(e) di cani; cani di ogni forma e tipo, buoni, aggressivi, indifferenti, ma in genere vogliono salutarsi a vicenda, anche perché nel parco vengono spesso lasciati liberi, senza guinzaglio, nei modi in cui si salutano i cani, naturalmente, inducendo così spesso i padroni a sorridersi, a scambiare due parole. Continua a leggere
VARIAZIONI Arti visive e poesia a Castel Sant’Elmo di Napoli

Torna “VARIAZIONI – tra parola e immagine”, il festiva che unisce arti figurative e poesia con le nuove tecnologie, stavolta in uno scenario altamente suggestivo come Castel Sant’Elmo – Museo del Novecento a Napoli.
Organizzato e supervisionato da Marco Amore, presidente della Altre Voci Società Cooperativa Sociale, nel corso degli anni il festival ha beneficiato di significative collaborazioni, tra cui quella con la Fondazione Morra Greco e l’Accademia Mondiale della Poesia di Verona (Unesco), oltre al sostegno di figure autorevoli del panorama editoriale, come Alessandro Canzian di Samuele Editore, responsabile della sezione dedicata alla poesia.
Lo stato dell’arte. Gianluca Garrapa
Lo stato dell’arte, credo, sia variegato e confuso: l’arte spesso non segue sempre una necessità o un’urgenza ma, almeno per me, è sempre una spinta del desiderio a farci compiere delle azioni poetiche; ecco, noto poco desiderio e un’omologazione di comodo che non permette di mettersi in gioco. Spesso c’è molto studio e poco corpo, poca immaginazione. Vedo anche un crearsi di continue divergenze, un limitante politicamente corretto. Ogni innovazione o viene ignorata o sistematizzata. Il riflettere su cosa sia una nuova cosa porta via tempo, si preferisce andare oltre. Mi spiace dire che le nuove generazioni, tranne pochissime eccezioni, hanno talmente tanto materiale tecnologico ma poi non molte capacità plastiche atte a trasformarlo in una nuova dimensione, per quanto postumana. Questo riguarda, in effetti, anche le vecchie generazioni che a un certo punto hanno ‘scoperto’ il mezzo digitale. Tanto è facilissimo produrre poesia e pubblicizzarsi, tanto è difficilissimo operare scelte etiche e desideranti, umane, rischiose magari.
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