Archivi autore: fabrizio centofanti

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

“Che solo amore e luce ha per confine”

(Par. XXVIII)

(M. Rothko)

«In quel tempo, la donna Samaritana disse a Gesù: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». [Gv 4,19-24] Continua a leggere→

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Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Danila Di Croce

Stasera ti ho portato il mio orgoglio.
Perché è anche così
– col legno secco e duro –
che si accende il fuoco.

(Danila Di Croce, da Ciò che vedo è la luce)

La prima volta che ho letto questa quartina così pulita, lucida, rivelatrice, sono rimasto in silenzio per diverse ore. Quanto sanno insegnarci le poesie, e quanto possono mettere sottosopra le nostre vite, i nostri pensieri, le nostre convinzioni, le nostre certezze. Continua a leggere→

Chiedi alla polvere, di John Fante

a cura di Giorgio Stella

La Croce Rossa distribuì coperte, viveri e caffè in abbondanza. Per tutta la notte restammo vicini all’altoparlante, che informava degli sviluppi della situazione. A quanto pareva a Los Angeles non c’erano stati gravi danni. Venne trasmesso un lungo elenco di morti, ma in esso non figurava nessuna Camilla Lopez. Per tutta la notte non feci altro che trangugiare caffè e fumare sigarette, ascoltando i nomi dei morti, Non c’era nessuna Camilla, e nemmeno un Lopez.

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto. Hugo Mujica

Hugo Mujica, Alle stelle l’immenso (Sette Città Edizioni, traduzione di Ilaria Fior e Marisa Martínez Pérsico)

Hugo Mujica (Buenos Aires, 1942), poeta sacerdote, è uno dei maggiori rappresentanti contemporanei in lingua spagnola di una poesia del pensiero, volta a riflettere sulle aporie comunicative del linguaggio e del mondo. La sua poesia delle azioni incompiute rivela una marcata preferenza per il dinamismo dei verbi rispetto ai gesti chiusi delle nominalizzazioni ed è attraversata dallo stupore di fronte alle piccole metamorfosi della natura. Poesia spogliata di ornamenti che si avvicina alla preghiera e al miracolo di ciò che nasce, “Alle stelle l’immenso” è una celebrazione, con sguardo compassionevole e francescano, della ciclica rinascita delle creature.

(dalla quarta di copertina di Marisa Martínez Pérsico) Continua a leggere→

Domani interrogo, di Gaja Cenciarelli

di Fabrizio Centofanti

Mi sono deciso a leggere Domani interrogo quando è stato programmato per il cinema. Se è diventato un film, dev’essere importante. Balle. Ci sono film insulsi ricavati da libri più insulsi. Non andrò a vedere il film: un prete come me mica ci ha il tempo. Ma il libro l’ho letto.
Professori e preti hanno qualcosa in comune. La chiamano missione. Come dire: mandati a (ma non equivocate). Il professore è mandato a insegnare ai giovani che crescono. E questo è il problema. L’ho sperimentato, perché ho insegnato anch’io. Forse per questo ho letto il libro: per vedere come Gaja avrebbe affrontato e superato un ostacolo che era stato il mio.
Ho imparato parole nuove: strass, fantasmini. Che ne sa un prete di cose come queste? I fantasmini, in AI, li ho trovati facilmente; per gli strass c’è voluto qualche passaggio in più, la conoscenza era data per scontata. Ottimisti.
Invece la conoscenza, in Domani interrogo, non è mai scontata. Ci sono flashforward su quello che i ragazzi saranno e che faranno, e la “pressoressa” non poteva prevedere. Come dire: la vita è movimento, e solo guardandola passare puoi capirci qualcosa.
È uno strano io narrante quello di Gaja: si passa dalla prima alla terza persona come niente fosse; a volte sembra che veda a pochi metri; altre, invece, penetra il futuro come fosse un veggente. Mi viene in mente la beatitudine che preferisco, quella dei puri di cuore, che vedranno Dio. C’è un solo modo per vedere: desiderare il bene, non avere più paura.
Anch’io ero entrato nel cuore dei ragazzi: si mettevano intorno alla cattedra e dagli a parlare. Poi la preside mi disse: Centofanti, così non va, le hanno scritto un biglietto d’amore, addirittura. Ma andò avanti lo stesso, finché non lasciai la scuola e l’università per Santa Madre Chiesa.
Anche in questo libro ciò che emerge è questione di salvezza. Non si tratta soltanto di salvezza religiosa, ma anche di salvezza umana, un amore che non può essere spento da argomenti burocratici o strategie calcolatrici. Un amore che ha bisogno di darsi, che non può farne a meno.
Non andrò a vedere il film, non ci ha mica il tempo, un prete come me. Ma il libro di Gaja è un film finito e rifinito, in cui la regista ha diretto sé stessa inquadrandosi da più punti di vista, osservando da un futuro che, per miracolo, rende amabile il presente. Ecco perché l’io narrante passa, come niente fosse, da una persona all’altra: è già dietro la macchina da presa.
Ma non basta: nel film ci sono attori invisibili, che partecipano come e più degli altri. Sofia e Francesco, Daniele, Alessandra, Marco e Margherita siamo noi; Anna Ferzetti siamo noi: pressore’, che sei riuscita a fa’!

Gaja Cenciarelli, Domani interrogo, Marsilio 2022, pp. 240.

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Claudia Iandolo

Sappiamo dei padri
Che ci amarono in contumacia
In nome del loro nome
Nel tempo del loro tempo

Ma delle madri non sappiamo
Che questo:
partorirono nella carne
anche Dio
e fu un’ipotesi perfetta

di mancanza in mancanza
senza tempo né tempi.

(testo tratto da Alia, Tracce edizioni 2012)

Biagio Salmeri

a cura di Giorgio Stella

Le voci dei dispersi, e in rapida sequenza,
la bocca impastata, la testa pesante,
una allarmante chiazza violacea, sacchi
di plastica con la cerniera, bandiere sui balconi,
una vecchia che sorride senza incisivi,
il tempo di scavare una fossa, sotto
un qualunque insediamento umano la terra puzza,
l’uomo in canottiera,
che guarda la tv, con tutto quell’adipe, gli aloni
di sudore, i sandali ai piedi,
il vento è infestato di microrganismi,
un’altra vita è possibile
sotto forma di scarafaggi,
c’è tutto l’occorrente per farsi esplodere,
da buoni occidentali, una fame bulimica,
un’emicrania cronica, un raptus di follia.
Settembre, prima che la scuola riprenda,
il ripasso della caduta.

Tamara Vitan, “La salvezza compie passi piccoli”

di Mauro Ferrari

Una raccolta bipartita, quella di Tamara Vitan, al secondo libro dopo l’esordio di Accade la luce (Firenze Libri 2022): si tratta di due sezioni che danno origine a una sorta di prosimetro, con una prima parte, Lettere a un’amica, in una prosa lievissima di riflessioni diaristiche e una seconda, eponima, in versi liberi. Si tratta di due sezioni che nelle rispettive modalità si parlano: il colloquio con l’amica morente, giunta sulla soglia fra vita e oltrevita, è una splendida riflessione sul valore della nostra esperienza terrena, da vivere non tanto alla maniera heideggeriana di un “vivere per la morte”, ma con una forte consapevolezza religiosa che l’oltre che attende alla fine non è che l’inizio della trascendenza. Continua a leggere→

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 47

Ipertrofia interpuntiva

«Il premier incaricato, Giuseppe Conte, ha terminato il giro di consultazioni» («la Repubblica», 30 agosto 2019).
Se anche voi fate così ripensateci: non dite forse «Il poeta romantico Friedrich Hölderlin ha scritto opere fondamentali», senza isolare il soggetto tra due virgole?

Valentina Simona Bufano

a cura di Giorgio Stella

Il suonatore di fisarmonica

L’essere discreto si avvolge nel freddo mantello.
Aveva ascoltato l’Angelo esporre le tre scelte, ma
barcollava sulle nuvole e cadde, nascendo in Marzo
ma non in Primavera, in v. Di Mezzo, possibilità di sconfinare.
Attento al movimento dell’insieme,
che deve comprimersi e distendersi
come il corpo d’una fisarmonica
si lascia scorrere tra le strade acciottolate
fino alla chiesa a spiegarsi perché
quello strumento che occupa le mani nascondendo il cuore.
Nelle tasche profonde del mantello rosso
non sono ancora appassite le sementi:
si rompe i tacchi nei vicoli più ruvidi
rincorrendo le note con le dita.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Festa di Tutti i Santi

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati. Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». [Mt 5,1-12a] Continua a leggere→

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Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Cibo 1

Il Cibo 1. Mangiando s’impara

Sembra facile: “vivere pienamente con i nostri piaceri non meno che con i nostri principi”. Ancora: “La consapevolezza che i sensi sono parte della nostra intelligenza è ciò che ci rende umani”.
Vola alto Adam Gopnik nel suo In principio era la tavola; lo scrittore americano, saggista capace di svariare con la stessa penetrante competenza (priva di supponenza) dalla storia delle idee politiche, al costume, alle biografie, costruisce attorno al cibo un libro incatturabile, che sta al punto ma si dipana in più direzioni. Vediamo. Continua a leggere→