Archivi categoria: Poesia

Intervista a Biagio Accardo


di Luca Pizzolitto

1 domanda: Luce del più vasto giorno (la tua ultima silloge) ripercorre un arco di vita di più di dieci anni: poesie scritte due lustri fa, altre composte in un periodo intermedio, altre in questi ultimi mesi. Com’ è stato il lavoro di revisione ed unione di testi così distanti nel tempo? Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

Alfredo Panetta è nato nel 1962 a Locri (R.C.). Nel 1981 si trasferisce a Milano dove tuttora vive, svolge l’attività di artigiano nel settore Infissi in Alluminio. Ha pubblicato su varie riviste (Nuovi Argomenti, Tratti, Il Segnale, Poesia, Atelier, Capoverso) e raccolte antologiche (L’Italia a Pezzi, Guardando per Terra, Con la stessa voce, Almanacco Raffaelli 2019, Sette voci in campo ecc.). Ha al suo attivo la pubblicazione di 5 libri di poesia, il primo dei quali Pethri ‘i limiti (Pietre di confine, Moretti & Vitali 2005) e il più recente Ponti sdarrupatu (Il crollo del ponte, Passigli 2021). Vincitore, tra gli altri, dei premi Montale, Pascoli, Gozzano, Noventa-Pascutto, Città di Lanciano, Lago Gerundo, Nosside. E’ membro di  alcune giurie di premi letterari. Ha coordinato dei laboratori di scrittura poetica presso le scuole primarie di Lecco e Gallarate. Cura una rubrica sulla poesia in dialetto nel blog della Casa della Poesia al Trotter di Milano.

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Padre Elia Spezzano, una poesia

Le stagioni del mio amore
Il mio amore muore in novembre
E viene seppellito in inverno
Sotto una bianca coltre di neve
Da cui riceve vita e purezza; per poi rinascere in primavera
Insieme ai fiori Del biancospino,
Ed in estate e più che mai vivo,
Si nutre di luce e di calore.
Il mio amore! Bagnato da piogge
Insistenti alla luna di Pasqua,
Che in maggio a profumo di rose,
Il giallo oro del fior di ginestra.
Mietuto, ammassato in covoni
E raccolto con i fiori di zucca.
Vendemmiato con l’uva in settembre,
In ottobre colto coi melograni.
Macinato per diventare olio
In autunno per condire la vita.
Il mio amore, Che è sempre vivo
E sa dare vita ad ogni cosa.
Io vivo le sue povere stagioni,
E lui le mie, e siamo due fratelli.

Poesie di Marina Petrillo da “materia redenta”. Lettura di Giorgio Linguaglossa 

 

Poesie di Marina Petrillo da materia redenta, Progetto Cultura, 2019, Lettura di Giorgio Linguaglossa 

 

 

Se l’essere svanisce nell’evento, anche le parole di quella patria linguistica svaniscono irrimediabilmente

 

Lettura di Giorgio Linguaglossa

 

 

«La storia dell’essere è alla ?ne».


«Soltanto se il mondo avviene espressamente l’essere – ma con esso anche il nulla – svanisce nel mondeggiare». (Heidegger) 1

 

La fine della metafisica coincide con l’inizio di un qualcosa che non conosciamo, e in questa zona di mezzo, in questo transito su un ponte di corda dobbiamo attendere in quella che Marina Petrillo chiama la «elicoidale memoria» come un salvagente che ci risollevi e ci tenga sul pelo dell’acqua.
L’età della Tecnica richiede imperiosamente un nuovo linguaggio, un nuovo linguaggio poetico.
Se l’essere svanisce nell’evento, anche le parole di quella patria linguistica svaniscono irrimediabilmente, e non c’è modo che esse ritornino ad abitare un essere che è svanito anch’esso… Continua a leggere→

La parola ai poeti. Mauro Germani

Ho cominciato a scrivere versi da ragazzo, chiedendo alle parole tutto ciò che io stesso non capivo. Da questo impedimento o da questa mancanza è nata la mia poesia. Essa doveva condurmi là dove io non riuscivo ad arrivare. Un allontanamento, una traversata nel deserto per cercare di comprendere ciò che si muoveva dentro e fuori di me: l’esistenza stessa, il suo grido e il suo silenzio, in una tensione estrema. La parola poetica tra due abissi, qualcosa che sta all’origine, che è prima, e qualcosa che attende come un destino. In mezzo i sussulti, le voci, le preghiere e gli assedi del nulla, le notti a domandare, a fissare l’invisibile.  Continua a leggere→

La parola ai poeti. Antonio Corona

Forse, a volte, ci si stufa solo a leggerne il nome: poesia. Eppure poi, ritorna. Ritorna per chi la scrive, per chi la legge e detesta, per chi vorrebbe dimenticarla. Ma un giorno inaspettato eccola riapparire, improvvisa e schietta. La leggiamo ed è subito sconcerto, stupore o amore. Perché? 

Se la poesia nasce prima della scrittura, sotto forma di storie cantate o in frasi strutturate per farsi ricordare e tramandare più facilmente, oggi si assiste ad una totale inversione di tendenza. Le rime, molto usate in passato, diventano spesso ridondanti o scontate e la poesia non s’identifica più in un cielo terso, in una luna malinconica o in un gabbiano che plana ma è nella vita di tutti i giorni. La poesia diventa strumento di riflessione profonda, non scontata dove lo scrittore stesso si trova non solo a scrivere poesie ma ad essere necessariamente e istintivamente poeta. Continua a leggere→

Basilio Stella, un poesia

Le perle nere

Ho incontrato Cristo vestito da cencioso

a mendicare: nessuno l’ha riconosciuto mai

cosi conciato

ed il passo si è fatto più lungo e l’occhio ha guardato altrove.

Cristo è un gran re

che ha mille reggie e servitori in gran quantità

pronti a tradirlo,

perché dunque mendicare? Più avanti l’ho incontrato ancora

vestito da demente il Cristo

a parlare col sole:

nessuno l’ha riconosciuto mai

cosi conciato ed il passo si è fatto più lungo e l’orecchio si è girato altrove.

Cristo è un gran re

a cui hanno usurpato il trono

per far dannare l’uomo, perché dunque delirare? Cristo

E ancora più avanti vestito da morto

a dormire:

nessuno l’ha riconosciuto mai così conciato,

ma il passo si è fermato a commiserare.

Per farsi riconoscere un’altra volta Cristo ha dovuto morire!

Poesie di Giuseppe Raudino

 

 

 

 

Il vostro seme viene da lontano,
da una terra in cui gli aranci
profumano le notti azzurre
e sono afflato e tregua breve
dopo il torrido del giorno.
I vostri occhi, prima di fiorire,
videro cieli
tanto blu e abbacinanti
che lo sguardo a stento
riesce a sostenere,
e per mille volte
il turchese della riva
è sfumato innanzi a voi
fino all’orizzonte d’oltremare.
Le vostre bocche
ancor prima che nasceste
ebbero assaporato
la mandorla verde e nuova
e il fico dolce e bruno
senza toglierne la buccia.
L’isola da cui venite
può essere mangiata e bevuta
così
prendendo i doni benedetti
senza parsimonia,
ché il suo sortilegio è tale
da offrire frutti e abbondanza
là dove si ricambia
con astio e dannazione.

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La parola ai poeti. Stefano Guglielmin

 

Leggo e scrivo poesia da almeno quarant’anni. Ho condotto un laboratorio di lettura di poesia italiana contemporanea per venti. Gestisco Blanc de ta nuque dal 2006 e, fino al 2016, ho scritto quasi una recensione alla settimana di libri di poesia appena usciti. Ho scritto anche alcuni saggi; l’ultimo, il più completo, s’intitola La lingua visitata dalla neve. Scrivere poesia oggi (Aracne, 2019, pp. 450). Posso dunque dire di praticare la materia con una certa regolare continuità, frequentando poeti d’ogni ordine e grado. Che cosa ho compreso? Niente di nuovo: i poeti sono persone difficili, a volte generose, spesso permalose; e ho capito la difficoltà che hanno gli aspiranti poeti nel comprendere che non si può scrivere senza conoscere le opere degli altri contemporanei e quelle della tradizione. Si è sempre allievi di un’area del poetico: dev’essere chiaro di quali e quanti sforzi si è fatto per liberarsene. Mi stupisco sempre quando qualcuno non ha la minima idea del canone secondo-novecentesco, e, di conseguenza, non si rende conto di scrivere come un epigono degli autori che viaggiavano in carrozza e pensavano che le donne non avessero diritto al voto né la libertà di parola. E mi stupisco che non capiscano che la rima fiore /amore è davvero difficile da fare. E che il canto non possa più essere cristallino, a meno di non essere davvero fanciulli, come Penna, oppure maledetti, come Simone Cattaneo, per esempio. Continua a leggere→

Talent scout. Leo Silva Brites


Leo Silva
Brites, L’ultima poesia d’amore, Instapoeti, Alise Editore

Poesia di Nadia

La pioggia fuori cade forte,
rimbomba dentro al cuore,
pulsa nelle vene e sa di rara felicità
che comprendi solo se la provi
e quel nostro tipico amore
talmente grande, come grandine
che cade sull’asfalto e irrompe con prepotenza

continuando a gocciolare,
come l’amore che dilaga
in ogni posto
che incontriamo
e si espande dopo ogni tocco e ogni battito
e quel nostro amore
solo da noi compreso
come quella irrefrenabile pioggia dirompente.

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Poesia italiana del XXI secolo

Maurizio Evangelista è nato in Puglia nel 1980. Ha pubblicato le raccolte poetiche: Suonatore di corno (La Vallisa, 2010) l’opera bilingue italiano/serbo-croato La città inventata (Secop edizioni, 2015) con cui ha ricevuto il premio della critica “Vrdnicke Venac Vile” (La corona della fata di Vrdnik) a Sremski Karlovci in Serbia e Mr. me (Arcipelago Itaca, 2022) con il quale è risultato vincitore della VII ed. del Premio naz.le editoriale di poesia indetto dalla stessa casa editrice nel 2021. Organizzatore e direttore artistico dal 2010 dell’evento Notte di Poesia al Dolmen della città di Bisceglie, Evangelista è presente in diverse antologie in Italia e all’estero. Ha partecipato, in qualità di ospite, a diversi incontri internazionali tra cui: la XVII edizione della Giornata Mondiale della Poesia di Varsavia; la XI e la  XVI edizione del Trireme della Poesia Ionica a Saranda in Albania. Continua a leggere→

Poetry Kitchen Antologia di Poesia contemporanea

Nota di lettura di Gino Rago

Giorgio Linguaglossa (a cura di)
AA. VV. Poetry Kitchen Antologia di Poesia contemporanea
Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2022, pp.277, 18 euro
Nel postscriptum della risposta a una domanda di Roberto Bertoldo sulla natura della Poetry kitchen, a proposito della recentissima Antologia di poesia contemporanea, Giorgio Linguaglossa scrive: «Il fatto è che oggi parlare di «autenticità», di centricità dell’io, di «identità», di «soggetto», di «riconoscibilità» della scrittura poetica implica porre al centro dell’attenzione critica la questione di un’altra «rappresentazione», di un «nuovo paradigma». Il discorso poetico della poetry kitchen passa necessariamente attraverso la cruna dell’ago della lateralizzazione dell’io, della presa di distanza dal parametro maggioritario del tardo Novecento incentrato sulla metastasi dell’io egolalico e su una «forma-poesia riconoscibile». Il capitalismo cognitivo in crisi di identità e di accumulazione genera ovunque normologia e riconoscibilità, quello che occorre è l’«irriconoscibilità», una poiesis che abbia una forma-poesia irriconoscibile, infungibile, intrattabile, refrattaria a qualsiasi utilizzazione normologica». Continua a leggere→

Padre Elia Spezzano. Una poesia


Ferite, Stelle, Spina, Pesci

Tu sei la mia ferita più profonda,

La spina più acuta che ho dentro;

Ferita aperta dentro l’anima,

Spina viva nel cuore sanguinante.

Ed insieme sei stella luminosa

Nel mio cielo, e pesce più lucente

Nel mare sopra cui sto navigando,

Che nuota libero nelle sue acque.

E metterò un’esca su un amo,

Getterò una rete per pescarti,

E quando salirai sulla mia barca,

Scioglieremo le vele per andare

Spinti dal vento, in mare aperto

Verso terre alla fine del mondo.

E vivo nel dolore di amarti, di tenere vivo il tuo ricordo;

Nella gioia di renderti presente

Sapendoti ogni giorno lontana.

Poesia italiana del XXI secolo

Elisabetta Stragapede vive a Ruvo di Puglia e lavora nel campo dell’editoria. Ha fondato l’Associazione culturale In folio, per la quale si occupa dell’organizzazione di eventi, manifestazioni culturali e della realizzazione del format “Passeggiate letterarie”. Le sue poesie sono presenti su diverse antologie e enciclopedie poetiche. Ha partecipato all’album Anche se parto domani con il testo della canzone Se tornasse primavera, Osteria del mandolino Edizioni musicali Flipper/Cosmica (2020). Ha pubblicato La misura del tempo, Secop edizioni (2018) e La variabile umana Liberaria Editrice (2022).

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David Maria Turoldo. Maniaco di Dio

di Alida Airaghi

Vent’anni fa l’editore Rizzoli ha dedicato alla figura di Padre David Maria Turoldo un prezioso volumetto, Nel lucido buio, ormai recuperabile solo tra i Remainders o negli outlet di qualche libreria online. Vi sono raccolte brevi prose liriche e i versi scritti dal frate poeta pochi mesi prima della morte, avvenuta a Milano il 6 febbraio del 1972 per un tumore al pancreas. Continua a leggere→

Matera in alcune poesie di Danila Marchi

Danila Marchi è un’insegnante imperiese di scuola primaria. Come poetessa, ha ricevuto il riconoscimento della giuria nel concorso poetico letterario del ponente ligure ( Arma Di Taggia) “Ossi di Seppia” negli anni 2015, 2016 e 2017, e quello al concorso Engels Von Bergeiche nel 2015. Nel 2016 e nel 2017  è entrata tra le  finaliste al concorso Magnificat a Falconara Marittima e, nel 2016, ha conseguito il primo premio per il racconto “La ragazza del blues”in Basilicata. Ha partecipato al premio Poseidonia Paestum e nell’estate del 2022 ha ottenuto una menzione di merito per una poesia in vernacolo.

Seguono alcune sue poesie ispirate da Matera.

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LE ANIME TRA I SASSI

Mentre raminga vago tra i sassi
smuovo dalle rocce nitidi i ricordi
candore di anime scolpite sulla pietra

Vedo ancora grandi quegli occhi assorti
indugiare invocando ai piedi delle grotte
pane pietà e la misericordia di Dio

Avvolti nello spesso specchio vitreo bianco
assenti al vagito che fluisce dal mondo
agli sguardi ignari ai volti indifferenti

Malati di vita nel glaucoma antico
che opacizza il limpido cristallo
mentre moscerini mosche e pece
si posano sulle pupille imbrunite
retine vuote di laghi prospicienti
orli di anime senza sensibile sentire

E in quegli sguardi madidi mi perdo
tra quei destini amari avari mi protendo
nella viuzza all’uscio della spelonca al chiuso
che il buio della notte ingoia e inghiotte

E mi sento addosso gli affanni di quelle brevi vite
di quei tempi di quegli anni nelle rocce intrise
di quei corpi dolci amati avvolti di incolore
su quegli usci aperti in quelle vite acerbe di dolore Continua a leggere→