Archivi categoria: Poesia

La parola ai poeti. Marco Ercolani

Realtà e surrealtà

 

La poesia, in quanto enigma, è esperienza dell’inconciliabile. Tutto non è mai come appare: l’universo di ogni parola ha l’inafferrabilità e la potenza del miraggio. La magia del canto incrina la compattezza del discorso, lo dissolve e ne fa pulviscolo di prospettive, di sparizioni, di evocazioni. Il destino del poeta si affida a questo pulviscolo, dove il senso cerca il suono e il suono il senso, come l’onda che scontra nella roccia. In questo ondivago cercarsi abita il mio rapporto con le parole. Nella mia scrittura in versi lascio che le parole stesse mi suggeriscano, ipnoticamente, certe sequenze musicali. Mi lascio incantare da loro, come se vivessi un sogno, e poi in un secondo momento cercassi di dare a quel sogno un ordine possibile, nato da uno stato di trance: quell’ordine è l’universo fluttuante di una poesia. Al poeta, da sempre naufrago, tocca in sorte costruire nuove rotte e nuovi porti. Scrive René Char: “Il poeta deve accettare il rischio che la sua lucidità sia giudicata pericolosa. Il poeta è la parte dell’uomo refrattaria ai progetti prudenti”. Se il silenzio è l’approdo a cui tende la parola, non può mai essere il silenzio dell’inizio: deve essere il silenzio del viaggio. Lo scrittore vive l’impulso del nomade, l’esperienza di uno stupore sempre nuovo, perché la poesia è linguaggio allarmato, meraviglia per quanto non è ancora pensabile e dicibile, acqua dove navigare o dove naufragare: rischio, non prudenza. Continua a leggere→

Zbigniew Herbert, Mandel’štam

Mandel’štam

E alla fine come tutti i grandi poeti è diventato un buffone

alla corte dei muschi e dei licheni nel reame sovrano

della tundra

desta l’allegria generale quando a quattro zampe come

un cane

cerca gli avanzi di cibo vecno nenažratyj

e così per la gioia dei prigionieri compagni di sventura il

poeta canta come un gallo

fa le capriole si mette sulle mani a testa in giù

quando gli manca l’inventiva semplicemente fa l’ebreo

Sono passati decenni nessuno più ti cerca

adesso forse il signor Brodskij nell’aldilà cerca di ritrovare

una traccia

è sempre stato così preciso il tempo e il luogo lo hanno

abbandonato

contava le sillabe come un avaro ma parlava anche con le

ombre

E Mandel’štam balla per la gioia degli urka

con la camicia mortale della paura i torsoli

gettati in faccia

dimenticato sul fondo del mar rosso

che si è chiuso su di lui non vedrà Jerusalem

gettati in faccia

E Mandel’štam balla per aumentare la gioia di

esistere

e Mandel’štam balla da solo scalzo sulla neve

[1996-1997]

La parola ai poeti. Gianluca Garrapa

Innanzitutto ringrazio Fabrizio Centofanti per l’invito. 

 

Un piccolo avvertimento per la lettura di quanto segue: quel che leggerete è esso stesso una forma poetica, ovvero una forma di scrittura desiderante che cerca di illustrare il tema proposto. Quanto vado scrivendo  è esso stesso desiderante-poetico; il discorso intorno alla poesia è, a mio parere, sempre contorno del desiderio, passeggiata intorno e dentro uno spazio del desiderio: ancor prima di essere metrificata, storicizzata, conclusa in un ‘genere’ contraddistinto dalla prosa, la poesia è lo spazio del desiderio, spazio che è anticamera di ogni inconscio, ogni Dio, ogni materialismo. Lo spazio del desiderio è, in sostanza, l’anticamera di sistemazioni di comodo che etichettino il modo e il mondo poetico in.  Continua a leggere→

La parola ai poeti. Isabella Bignozzi


Poesia è anelito al vero, preghiera collettiva che va mendicando un luogo in parola. Poeta è colui che tenta, in piena inadeguatezza, di farsi tale luogo, radicando il suo dire in lacerti d’assoluto, oltre le orizzontalità e contingenze del tempo.

Al pari d’ogni altro essere umano, chi vive in poesia è anima colata in un corpo, e come tale sente, nel punto d’incontro tra membra e soffio del pensiero, una tensione, una sdrucitura. È in questo divario che s’annida il conato del dire: tra l’essere verticale e trasparente, parte di un tutto, e l’esserci nel fluire, forma che scorre. Continua a leggere→

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Giuseppe Gallo, Quattro mollette blu made in Cina, nota di lettura di Ewa Tagher

Giuseppe Gallo, Quattro mollette blu made in Cina, Progetto Cultura, Roma, 2022, pp. 70,€ 12

 

Giuseppe Gallo, è nato a San Pietro a Maida (Cz) il 28 luglio 1950 e vive a Roma. È stato docente di Storia e Filosofia nei licei romani. Negli anni ottanta, collabora con il gruppo di ricerca poetica “Fòsfenesi”, di Roma. Delle varie Egofonie,  elaborate dal gruppo, da segnalare Metropolis, dialogo tra la parola e le altre espressioni artistiche, rappresentata al Teatro “L’orologio” di Roma. Continua a leggere→

Joseph, di Alida Airaghi

di Alida Airaghi

Otto anni Benedictus

poi gravatus senectute

sofferente di salute 

a basite eminenze 

in concistoro

flebilmente scandisce

inaudita insospettata

decisionem

dopo fervida preghiera

tormentata riflessione

ribadisce 

pervenuto 

ad certam cognitionem 

supplicando comprensione

declaro renuntiare

io semplice operaio 

nella vigna del Signore

coscientia coram Deo

explorata

risolto ad abdicare

se si trova zizzania

più che grano

nel campo della Chiesa

Benedictus iam Joseph

preferisce migrare 

spogliato di mitrie

pivali fanoni

sontuose liturgie

si allontana silenzioso 

il più antiquus

vegliardo 

della storia vaticana 

invocando

la schiera dei santi

i saggi timonieri 

della barca di Pietro

testimoni 

di una croce sostenuta

restaurando

nel solco traditionis 

ha scelto

il vicino più spoglio

monastero

dove un gatto

lo attende

e Mozart lo consola

pontifex non summus

ma emerito soltanto

altero curvo bianco

patiendo 

et orando 

lui teutone severo

così stanco

del mondo. 

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Poesia italiana del XXI secolo

Antonella Pizzo è nata a Palazzolo A. nel 54 e vive a Ragusa. Ha pubblicato le sillogi dialettali Strati, E su paroli nuovi, Comu ‘n ciumi lientu. Gli e-book Partenope (Biagio Cepollaro, 2006), I morti non sono nervosi (Feaci Edizioni, 2007). Ha pubblicato le raccolte in lingua A forza fui precipizio (Lietocolle, 2005), Catasto (Fara Editore, 2006), In Stasi irregolare (Le voci della Luna, 2007),  Il sogno è miele (DARS, 2009), Dentro l’abisso luccica la storia (L’arcolaio 2011). Presente in numerose antologie. Suoi testi sono apparsi su riviste cartacee e in rete. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi letterari, tra i quali premio migliore sceneggiatura I corti di Mauri con Il passaggio, per la poesia edita il Premio Renato Giorgi 2007, Gorgone d’Argento 2009 per In stasi irregolare, Elsa Buiese 2009, Simone Cavarra 2010, per sonetto inedito premio Renato Fucini 2010. Seconda classificata,  Premio Ischitella-Pietro Giannone 2008 per la silloge dialettale inedita Trapassi, Nel 2022 per la poesia inedita finalista Lorenzo Montano, Premio Talamone 1 class. Evviva la mamma, per la narrativa inedita finalista Caffè letterario Moak,  Premio Pehnt – V edizione. Il suo sito personale è http://antonellapizzo.wordpress.com.

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Due Poesie di Giorgio Linguaglossa, Lettura di Marie Laure Colasson

Due Poesie di Giorgio Linguaglossa, Lettura di Marie Laure Colasson

 

 

Stanza n. 73

 

Cogito è in viaggio su un treno blindato

 

Il gioco dell’ombra tra gli hangar. Fasci di luci dai riflettori

posti sulla sommità delle torrette blindate.

 

Sulla terra battuta il passo dell’oca dei soldati.

I gendarmi giocano al gioco delle tre carte.

 

Gli ufficiali puntano alla roulette: sul rosso, sul nero,

sul numero 33.

 

Giocano con le bambole, giocano con le murene.

Accompagnano al pianoforte la bella Marlene

 

Che canta il Lied della nostalgia e della morte.

In alto, le sette stelle dell’Orsa maggiore.

 

Beltegeuse è una stella nana, Enceladon è lontana.

Firmamento stellato.

Cogito è in viaggio su un treno blindato,

 

Sta scrivendo una cartolina ad Enceladon:

«Mia amata, il mio posto è qui».

 

[…] Continua a leggere→

Carlo Magitto, poesie dal Ponente ligure

Una migrazione mediterranea di un bimbo isolano sradicato dalla sua terra e gettato nella piazza di un villaggio alpino nel confronto con la lingua dei suoi novelli coetanei. I versi dedicati al Ponente Ligure sono un omaggio a questa terra che lo accolse e lo adottò.

Un innamoramento col mare tra silenziosi pescatori, un contatto senza rituali con una natura contratta dal mare e il suo infinito e la montagna impervia che sbarra lo sguardo.

Questi versi di Carlo Magitto ci dicono che l’adattamento fu scuola con la secca tradizione del vecchio che conosce funghi e raccoglie erbe medicinali e il tanfo del gozzo colmo di reti e di nasse nel porticciolo di Cervo scavato tra le rocce di Capo Mimosa. Ma c’è la fata morgana che manda al mattino al vecchio poeta ora il suo miraggio: la Corsica perduta dalla storia e il desiderio di riportarla. La sfida nel dopoguerra con la gioventù di Mentone e il desiderio di essere accettati come fratelli, forzando nel bistrot un aperitivo con il pastis, calice amaro di ogni odissea per uno scambio in patois. Questa terra lui canta, ultimo mohicano, che vede la fine di una epoca nella tiritera di motori correre sulla tangenziale, una fila smisurata di uomini a cavallo e moschetti colmi di fumo. Continua a leggere→

La parola ai poeti. Vincenzo Mascolo

FRAMMENTI DI UN DISCORSO POETICO, UN PO’ RETORICO E UN PO’ NO. COME D’USO. 

  1. Metti in versi la vita: questo verso di Giovanni Giudici mi torna alla mente ogni  volta che mi accingo a scrivere una poesia. Meglio “mettere la vita in versi”, scrivere  di ciò che appartiene alla quotidianità, oppure avere il coraggio di “turbare  l’universo”, sondare il mistero in cui siamo immersi? Non penso possa esserci una  risposta univoca. E forse rispondere non serve perché, come recita l’ultimo verso di  quella poesia di Giudici, in ogni caso l’essere è più del dire. 

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Poesia italiana del XXI secolo

Fabio Franzin è nato nel 1963 a Milano. Vive a Motta di Livenza, in provincia di Treviso. È redattore della rivista di civiltà poetiche “Smerilliana”. Ha pubblicato le seguenti opere di poesia Il groviglio   delle   virgole, Stamperia   dell’arancio,   2005 (premio   “Sandro Penna”),  Pare (padre), Helvetia, 2006,  Muscio e roe (Muschio e spine), Le voci della luna, 2007 (premio “San Pellegrino”, premio “Insula Romana” e premio “Guido Gozzano”), Fabrica,  Atelier, 2009 (Premio “Pascoli”, Premio “Baghetta”), Rosario de siénzhi (Rosario di silenzi – Rožni venec iz tišine), Postaja Topolove, 2010, edizione trilingue con traduzione in sloveno di Marko Kravos,  Siénzhio e orazhión (Silenzio e preghiera), Edizioni Prioritarie, 2010, Co’e man monche (Con le mani mozzate), Le voci della luna, 2011 (premio “Achille Marazza”, finalista al premio “Antonio Fogazzaro”), Canti dell’offesa, Il Vicolo, 2011, Margini e rive, Città Nuova, 2012, Bestie e stranbi, Di Felice (I poeti di Smerilliana), 2013, Fabrica e altre poesie, Ladolfi editore, 2013, Sesti/Gesti,  Puntoacapo, 2015, Erba e aria, Vydia, 2017 (Premio “Thesaurus” 2017, premio “Luciana Notari” 2018);  Corpo dea realtà/Corpo della realtà, Puntoacapo, 2019 (Premio “Franco Fortini” 2019); Prà de paròe,  Sassiscritti, 2020; ‘A fabrica ribandonàdha, Arcipelago Itaca, 2021.

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“È come se io / rinascessi al tramonto”: su “Ineluttabile incontro di sguardi” di Milena Ri

 

di Alessandro Burrone

“È come se io / rinascessi al tramonto”: su Ineluttabile incontro di sguardi di Milena Ri (L’erudita – Giulio Perrone Editore, 2022)

 


Dunque, usiamo la pagina come uno specchio, intanto. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci ascolti, vi arriviamo per questo. Dobbiamo dirci qualcosa, intorno è piattume o incredibilmente bello. Fissare un ricordo. Come in un dialogo con se stessi, si passa dal tu all’io, e la domanda finale è grido: Continua a leggere→

La parola ai poeti. Niccolò Nisivoccia

Cos’è la poesia, per te? È una domanda ad altissimo rischio di retorica nella risposta, ma non è retorica se dico che, al di là della sua pura e semplice bellezza, la poesia è secondo me un modo, al tempo stesso, per sentire più forte che mai l’attaccamento alla vita e per guardarla da una giusta distanza. L’attaccamento alla vita: perché la poesia ha molto a che fare con i sensi, con la sensualità, è il tentativo di afferrare quello che Robert Frost chiamava il “suono del senso” – e credo che la vita possa e debba essere vissuta e sentita proprio attraverso i sensi, la sensualità, prima ancora che attraverso la ragione. La giusta distanza, al tempo stesso (e per lo stesso motivo): perché la poesia ci libera dal vincolo e dall’ossessione di dover dare sempre un significato a ciò che accade, a tutte le nostre azioni. La parola della poesia, a differenza di altre, non pretende di dominare il mondo, ma al contrario: prende atto dell’irriducibilità del mondo ad unità, e l’accetta. Non pretende risposte assolute alle proprie domande, perché non ne cerca. Continua a leggere→

Cinque pensieri di Ungaretti, tratti dalle “Lettere a Bruna”.

 

a cura di Giselda Pontesilli

 

Cinque pensieri di Ungaretti, tratti dalle Lettere a Bruna

inviate in Brasile alla poetessa Bruna Bianco dal ‘66 al ‘69

e pubblicate nel 2017 da Mondadori a cura di Silvio Ramat.

 

«Quando verranno a Roma, Bruno e Marco, vorrei mostrare loro diverse cose. Qui è nato il Barocco. Roma è la città barocca più straordinaria del mondo. Vi hanno lavorato il Bernini e il Borromini. Del Borromini vorrei mostrare loro alcune opere. Era l’architetto più fantastico che abbia avuto il mondo, forse il maggiore in ogni senso. Era Ticinese. È morto giovine, suicida. I suoi monumenti sono pazzi d’equilibrio. Le diverse parti si tengono su, con un’armonia insuperabile, come gli oggetti che porta uno sopra l’altro, un monte di oggetti, un illusionista di circo.

/ Eppoi desidero che scoprano gli Etruschi. Non potranno venire con me sino agli scavi di Pompei e di Ercolano? Sarebbero visioni incancellabili per sempre.

Anche i Musei di Napoli, sono ricchi da impazzire.

Come sarei felice di mostrare loro com’è stata grande, come sarà grande l’Italia: arte e sapere. Non abbiamo altre strade, sono le strade maestre.» (lettera 184) Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

Annalisa Teodorani è nata Rimini  nel 1978 , vive a Santarcangelo di Romagna. Esordisce nel 1999 con la  raccolta di versi in dialetto romagnolo Par sénza gnént, Per nulla, Rimini, Luisè cui fanno seguito La chèrta da zugh, La carta da gioco, 2004 e Sòta la guàza, Sotto la rugiada, 2010 entrambe per i tipi del Ponte Vecchio di Cesena con cui, nel 2013, dà alle stampe la seconda edizione del libro d’esordio.  Nel 2014 esce, per i tipi di Carta Canta (Forlì), la sua quarta raccolta di poesie nel vernacolo di Santarcangelo ovvero La stasòun dagli amòuri biénchi La stagione delle more bianche.  Nel 2016 esce il suo primo e-book Nient’altro che parole edito da Feltrinelli nella collana Zoom poesia e nel 2017 Dei luoghi la natura: guida poetica del territorio di Poggio Torriana,  Maggioli Musei. È compresa nel saggio a cura di Pietro Civitareale, Poeti in romagnolo del secondo Novecento, Imola, La Mandragora, 2005 e, a cura dello stesso autore, nella selezione antologica eponima uscita nel 2006 per le edizioni Cofine di Roma. È presente anche nel Dizionario dei poeti dialettali romagnoli del Novecento, a cura di Gianni Fucci e Giuseppe Bellosi, Villa Verucchio, Pazzini, 2006.  È compresa anche nell’antologia in lingua inglese Poets from Romagna, uscita nel 2013 per la casa editrice gallese Cinnamon Press e nell’antologia Italia a pezzi, Gwynplaine. Ha partecipato a svariate rassegne e diversi festival di poesia e letteratura tra cui: Pordenonelegge,  Cabudanne de sos poeatas (Settembre dei poeti), La luna e i calanchi, La punta della lingua, Notturni diversi, L’importanza di essere piccoli, Il piccolo festival della Parola, Salerno Letteratura, Napoli Teatro Festival, Parco Poesia, Cantiere Poetico per Santarcangelo,  Nottilucente, Anteprima Sponzfest 2022. Continua a leggere→

Giovanni IBELLO, Dialoghi con Amin. Recensione di Antonio Fiori

Giovanni Ibello
Dialoghi con Amin
Crocetti, 2022

Introduzione di Milo De Angelis

 


“Il poeta più antico dei nostri giovani poeti”, così definisce Milo de Angelis il nostro
Giovanni Ibello, che ha qui ripreso – e disteso – la breve silloge dal titolo omonimo, edita
nel 2018 quale vincitrice del Premio Città di Fiumicino (all’originale unica sezione di dodici
poesie, ridenominata
Yucatan, si aggiungono – fino a rendere la silloge poematica –
Teorema dei roghi, Be aware of God e Luce cariata dall’avvenire). Nella sua mirabile
introduzione, de Angelis parla di “grande e originale poema notturno” che ci prepara ad
una “pura attesa senza oggetto”, e ci segnala il silenzio come “uno dei protagonisti di
questo libro splendido e irripetibile”.
La voce che tiene il filo del dialogo e del racconto è quella di Giovanni, che non è solo
voce autoriale ma è anche voce rimodulata del Giovanni dell’Apocalisse, peraltro
irriconoscibile in queste nuove e lapidarie asserzioni; egli infatti non solo non crede che
stiamo per rinascere e non ha mai chiesto di essere amato ma contesta Dio radicalmente:
Dichiaro guerra al Cielo, afferma. Giovanni è l’interlocutore di Amin, che invece non ha mai
vissuto bensì solo sognato la vita:
Io sono Amin,/ colui che restò nel noncanto. Amin è
libero perché non può morire, perché non è mai nato, perché può sognare soltanto:
Hai
sognato/ lo scisma dei santi,/ il mistero della cernia ermafrodita./ Hai sognato/ la vergine
delle dune/ e aceto per le antilopi erranti.
I dialoghi condurranno infine al silenzio, alla presa d’atto non tanto dell’insufficienza quanto
dell’inutilità della parola, sia perché inascoltata sia perché è tramontato ormai il tempo
delle parabole e delle profezie (
Di quello che sognavi veramente/ non resta che un
silenzio siderale/ una lenta recessione delle stelle
). Al silenzio si arriva però anche perché
si passa con lucidità in rassegna il tema della morte, il suo senso introvabile e i suoi
strascichi: è la morte che toglie di bocca ogni parola. Trovo emblematico, in tale percorso,
l’omaggio a Maradona nelle quattro poesie poste sotto il titolo
25 novembre, questa la
prima:
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La parola ai poeti. Monia Gaita

La poesia è la spremuta di un fertile scambio tra interno ed esterno. È un ponte sfavillante che collega il mondo individuale al mondo universale. Quando mi concentro sul foglio potrei sembrare un artigiano scostante e solitario, eppure non è così: si stabilisce un dialogo robusto non solo tra me e la parola, ma anche tra la parola e il mondo. Questo è scontato dal momento che si tratta più che di corpi finitimi, di corpi combacianti e commisti, non convergenti in entità separate. La poesia mette il cuore in ogni cosa, prende parte delle vicende, dei fenomeni, della materia visibile e invisibile; non lavora a compartimenti stagni, non erige barriere divisorie. Ha cura di noi, carezza e bacia pure i nostri silenzi. Continua a leggere→