Archivi categoria: Poesia

Lirico terapia. Federico Garcia Lorca.

Questo è il prologo

Vorrei lasciare in questo libro
tutto il mio cuore.
Questo libro che ha visto
con me i paesaggi
e vissuto ore sante.

Che pena quei libri
che ci riempiono le mani
di rose e di stelle
e lentamente passano!
Che tristezza profonda
lasciare i pannelli
di pene e dolori
che un cuore porta! Continua a leggere→

VOCI: “Bosco dell’essere” di Stefano Lanuzza

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? Noi cerchiamo la poesia. Potete quindi segnalare nei commenti il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine e in podcast. (f.s.)

Letture di Francesco Sasso da Stefano Lanuzza, Bosco dell’essere, pref. di G. Tesio, nota di G. Poli, Fermenti Editrice, Roma 2021, pp. 70, €. 12.00


Tutte le puntate di VOCI su La poesia e lo spirito

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Dove trovare le letture di VOCI a cura di Francesco Sasso:

 

 


 

Giulio MAFFII, Sequenze per sbagliare il bersaglio. Con nota di Antonio Fiori

Giulio Maffii

Sequenze per sbagliare il bersaglio

Pietre Vive, 2021

*

Sono rimasto molto colpito dalla metascrittura di Giulio Maffii. Intanto per come è stata pensata, disegnata e proposta e, in special modo, per la valenza filosofica di molti degli aforismi: disorientano, inducono a congetturare, fanno anche sorridere, ogni tanto. La contemporaneità è poi assolutizzata dalle slides e dalle figure geometriche illustrative.

Il suo bersaglio siamo noi, non c’è dubbio. Molto più che mera originalità’.

Antonio Fiori

 

Giulio Maffii, scrittore e critico, ha diretto la collana di poesia contemporanea per le Edizioni Il Foglio, ed è stato capo redattore della testata giornalistica «Carteggi Letterari» e adesso per la rivista «Atelier». È docente di storia contemporanea del corso di laurea in Scienze giuridiche della sicurezza presso l’ISP di Firenze. Nel 2013 è uscito per Marco Saya Edizioni il saggio breve Le mucche non leggono Montale. Nel 2014, ha pubblicato per Marco Saya Edizioni Misanabì sui miti della morte degli Indios Taino. Nel 2015 esce il poema storico Il ballo delle riluttanti (Lamantica Edizioni) e nel 2018 Angina d’amour (Arcipelago Itaca). Maffii fa parte dell’associazione “Pallaio” per gli studi antropologici e multidisciplinari di Firenze.

N.B. nota già apparsa con lievi modifiche su www.atelierpoesia.it

 

Poesia italiana del XXI secolo

 

Gianni Montieri è nato a Giugliano (Napoli) nel 1971. Dopo aver vissuto per molti anni a Milano, adesso vive a Venezia. Ha pubblicato: Le Cose imperfette (Liberaria, 2019), Avremo cura (Zona, 2014), Futuro semplice (2010). Suoi testi sono rintracciabili nei numeri sulla morte (VIXI) e sull’acqua (H2O) della rivista monografica Argo e sui principali siti letterari italiani e nel numero 19 della rivista Versodove. Ha riscritto la fiaba “Il pifferaio magico” per il volume Di là dal bosco (2012); il  racconto “La sarta di Herrera” per Deaths in Venice (2017). Sue poesie sono incluse nel volume collettivo La disarmata, (2014). Nel 2020 ha pubblicato il racconto “Abitava a Santa Chiara” per il numero 2 “La città muta”  della rivista monografica Menelique. Sempre nel 2020 è uscito il racconto “Un futuro di Gianni Rivera”, in 12 storie di sport Per rabbia o per amore, pubblicato da 66thand2nd con Effe. È stato redattore della rivista monografica Argo. È tra i fondatori del laboratori di scrittura Squero della parola. Scrive di calcio su Il Napolista. Collabora con, tra le altre, minima&moralia, Rivista Undici UltimoUomo e Doppiozero. È redattore di The FLR. Ha un blog dove scrive di libri su Huffington Post. È stato capo redattore del litblog Poetarum Silva per otto anni; è nel comitato scientifico del Festival dei matti.

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Lirico terapia. Salvatore Quasimodo

Forse il cuore

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
Nella notte di pioggia. Sarà vano
Il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo di un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta; forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore.

Non è questa la vocazione della poesia? Una parola che resta, dopo l’ennesimo fallimento, dopo ogni sconfitta.

Lirico terapia. Nazim Hikmet


Prima che bruci Parigi 

Finché ancora tempo,mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi né gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
– verso il Belgio o verso l’Olanda? –
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.

È possibile essere, nello stesso tempo, semplici e profondi? In queste immagini di Hikmet sembra non esserci nulla di complesso: perché, allora, l’esito è così palesemente suggestivo? Qual è il segreto dei versi, di tutti i versi che riescono a risuonare nella nostra anima, a toccare le corde del cuore?

Giù la maschera, di Giorgio Stella

Giù la maschera che é già caduta

tra l’ostello e l’aborto del censimento suo –

alle volte regalava un sorriso

altre elemosinava un fiore, un nome,

un fiore sul nome –

quanta aria pura passa dalle parti della croce

avvitata alla luce che la previene da dove viene –

la maschera é caduta,

sarebbe azzardato dire come dare un tozzo di pane a un cane

e invece il canile si apre e il forno é mozzo

quasi fosse vietato parlare in un medesimo teatro.

Lirico terapia. Conceicao Lima, Frammenti poetici.

Frammenti poetici

Dopo l’ardore della riconquista

non cadde manna sui nostri campi.

 

E nella dura traversata del deserto

imparammo che la terra promessa era qui.

 

Ancora e sempre qui.

Due isole indomite da dissodare.

Il cippo da innalzare

con l’insepolta nudità dei nostri pugni.

 

Emergeremo dal canto

come dal suolo emerge il giovane granturco

e nudi, interi recupereremo

la trasparenza del tempo iniziale.

Puri ritorneremo ad abitare la poesia e la chiarità

perché la parola risorga e il sogno non si perda.

 

Ricuperare la trasparenza iniziale: chi non ha nel cuore questo sogno?

Poesia italiana del XXI secolo

Maria Pia Quintavalla è nata a Parma, e vive a Milano. Ha pubblicato: Cantare semplice (Tam Tam Geiger 1984, nota Livia Candiani), Lettere giovani (Campanotto, 1990, nota Maurizio Cucchi), Il Cantare (Campanotto 1991, nota Nadia Campana), Le Moradas (Empiria, 1996, nota Giancarlo Majorino), Estranea (canzone) (Piero Manni, 2000, nota di Andrea Zanzotto), Corpus solum (Archivi del 900, 2002, nota  Giampiero Neri), Album feriale ( Archinto, 2005 nota Franco Loi), Selected poems (Gradiva, nota Andrea Zanzotto), China ( Effigie, 2011), I Compianti ( Effigie 2013 /2015, nota di Bianca Garavelli), Vitae (La vita felice, 2017, nota di Giueseppe Marchetti) Quinta vez (Stampa 2009) 2018, nota di Maurizio Cucchi). Ha curato antologie: Donne in poesia, Presidenza Comune di Milano 1985, 1988, ristampa Campanotto, dell’omonima rassegna;  Atti convegno Bambini in rima/ La poesia nella scuola dell’obbligo Provincia di Milano, 1985 pubblicati su Alfabeta, 1987. Compare su riviste, tra cui: Nuovi Argomenti, 1995; Cantari dolorosi: sulla poetica di Maria Pia Quintavalla a cura di Andrea Zanzotto; Almanacco dello specchio Mondadori, 2008, a cura di Maurizio Cucchi; Almanacco di poesia, Raffaelli editore, a cura di Gianfranco Lauretano, 2018.  Per Donne in poesia festival ha sviluppato reading, antologie, seminari, interviste, una ricerca sul canone del secondo novecento, tramite le rubriche: Le Silenziose (Book City, 2013, Milano ) per la ristampa di poete italiane contemporanee. La giovinezza del canone/ Donne in poesia  a Parma, Parma capitale cultura 2021. Altre rubriche di Donne in poesia: Muse; Autori; Resurrezioni, Casa cultura di Milano; Scrivere al buio, Casa della Poesia liberty, Milano; Essere autrici/ essere curatrici, presso principali sedi museali cittadine: Palazzo Sormani, Palazzo Marino, Casa museale Alda Merini. E’ redattrice della rivista Il Menabò e fa parte della giuria del Premio Città di Virgilio – Terra dei poeti. Ha vinto molti premi: Cittadella; Alghero Donna; Città di S. Vito; Alda Merini; Ponte di legno; Città di Como; Europa in versi; Cinquina al Viareggio. Tradotta in molte lingue, è presente in numerose antologie, l’ultima, Braci, a cura di A. Colasanti, Bompiani, 2020. E’ presente in Ossigeno Nascente, AlmaMater, Bologna 2020. Conduce numerosi laboratori di lingua italiana presso l’Università di Milano. Ha partecipato alle installazioni di Giovanna Iorio in recenti mostre internazionali: ATLANTE MAPPA DELLE VOCI;  TALKING CHAIRS;  TORNERANNO LE SERE (Londra e Praga, 2019).

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Rosa Salvia, Quella strana assenza di gravità.

Rosa Salvia, “QUELLA STRANA ASSENZA DI GRAVITÀ”, Giuliano Ladolfi Editore 2021

 

Recensione di Davide Toffoli

 

Due anni di vita… due anni di poesia. Luoghi e opere dell’uomo che divengono fonte di conoscenza empatica, perché “gli oggetti sono vivi e ti osservano con sguardi familiari” e le baudelairiane foreste di simboli sembrano disseminate ovunque. Poesia civile, ma anche echi di Eliot con l’eterna ossessione dell’umanità per il tempo. Scrive Giuliano Ladolfi nella prefazione: “La scrittura rasenta il fianco dell’ombra vicina alla morte e, dopo questo ascolto delle cose, non resta che la vita, la vita autentica, quella sostanziata di speranza, di supplica, di implorazione”. Le parole-chiave sono tempo, silenzio, ombra, grazia. Continua a leggere→

Poesie di Giulia Chianese

Mi chiamo Giulia Chianese e sono napoletana di nascita. Dopo anni in giro per l’Italia, sono
tornata a vivere ai piedi del Vesuvio, terra dove mi sono formata artisticamente e dove ho
cominciato a incontrare parole e versi nel caos armonico e infuocato dei figli della lava. Di
questa città mi sento parte evocativa e scollata (come molti di noi) ed ho vissuto sempre divisa
tra la scrittura e le arti figurative a fasi alterne e, a volte, in una sovrapposizione non sempre
facile. Sono un’illustratrice e arredatrice, frequento la poesia da che ho memoria, poesia come
luogo che mi raggiunge nel luogo fisico che mi accoglie e che mi soccorre. Ho pubblicato i
miei versi e racconti in varie collane e su diversi blog come Formicaleone di Valentina di
Cesare e Un marziano a Roma, su Comunità provvisorie di Franco Arminio e Poesia in azione.
Ho fede nell’arte e in tutto quello che nell’arte trova accoglienza.

—

Certi pensieri sono vicoli
pericolosi e malfrequentati
Se entri può cambiare il corso
di una giornata
ed è una guerra
Dovresti
dovrei
evitarli
Prendere quell’autostrada
al centro del cervello
Dovremmo essere nella fatica
di una corsa
da qui alla spiaggia
la riva dei nervi
Morire di stanchezza
ed arrivare a domani
Quasi amanti Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

Nazim Comunale è nato a Guastalla (Reggio Emilia) nel 1975. Insegnante di lettere, giornalista musicale e musicista. Sue poesie sono apparse sulle riviste Dea Cagna, Versante Ripido, e on line su Interno Poesia, Diario di passo, Ipoet, e Poetarum Silva. E’ stato tradotto in Venezuela e negli Usa. Ha pubblicato Aguaplano (autoproduzione, 2015), Lei Oceano, Terra d’Ulivi, Lecce, 2017, e Chiamala febbre, Edizioni San Lorenzo, Reggio Emilia, 2020, ed è presente nella collettive Non ancora silenzio,  NMZ edizioni, Ravenna, 2019, ed in Emilia Romagna,  Bertoni Editore, Perugia, 2020. Ha collaborato e collabora con i musicisti Francesco Massaro, Elio Martusciello e Cristian Maddalena e con il pittore Peter Bartlett. Menzione speciale nel 2019 al premio Raffaele Crovi e vincitore del Premio Pietro Carrera 2021 con la silloge inedita Tu, ira, che uscirà in autunno per i tipi de Il Convivio Editore di Castiglione di Sicilia (CT).

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Lirico terapia. José Craveirinha, Voglio essere tamburo.


Voglio essere tamburo

Il tamburo è vecchio di gridare

Oh, vecchio Dio degli uomini

Lasciami essere tamburo

Corpo e anima solo tamburo

Solo tamburo che grida nella calda notte dei tropici.

 

Non fiore nato nel bosco della disperazione

Non fiume che scorre verso il mare della disperazione

Non lancia temperata al vivo fuoco della disperazione

E nemmeno poesia forgiata nel dolore rosso della disperazione.

 

Niente.

 

Solo tamburo vecchio da gridare alla luna piena della mia terra

Solo tamburo di pelle conciata al sole della mia terra

Solo tamburo scavato nei duri tronchi della mia terra.

 

Io

 

Solo tamburo che spezza l’amaro silenzio della Mafalala

Solo tamburo vecchio da sedere alla festa della mia terra

Solo tamburo perduto nelle tenebre della notte perduta.

 

Oh! Vecchio Dio degli uomini

io voglio essere tamburo

e non fiume

e non fiore

e non lancia per ora

e nemmeno poesia.

Solo tamburo che echeggia come la canzone della forza e della vita

Solo tamburo giorno e notte

notte e giorno solo tamburo

fino alla consumazione della grande festa dei negri!

Oh! Vecchio Dio degli uomini

lasciami essere tamburo

solo tamburo!

 

Una poesia aperta a tutti i significati. Impossibile non pensare cosa vorremmo essere noi. Come vorremmo essere.

Barbara Carle, Le parole delle cose


di Domenico Vuoto

Poeti, scrittori, artisti hanno riservato all’universo oggettuale quello che i latini chiamavano studium, un’attenzione sorretta da una profonda ragionata dedizione agli oggetti d’uso e non, considerando che essi definiscono i percorsi dell’uomo sulla terra, la sua storia, i suoi destini, l’inesauribile facoltà creativa e anche, perché no, distruttiva. Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

Viola Amarelli, campana, ha pubblicato, tra l’altro, il poemetto Notizie dalla Pizia, Lietocolle, 2009, le raccolte di poesie Le nudecrudecose e altre faccende, L’arcolaio,2011), L’ambasciatrice, autoprodotta, 2015, Il cadavere felice, Sartoria Utopia, 2017, L’indifferenziata, Seri Editore, 2020, i racconti di Cartografie, Zona, 2013 e di Singoli plurali, Terra d’ulivi, 2016. Suoi testi sono presenti in numerose antologie, riviste cartacee e on line, e sono stati tradotti in tedesco.

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