Archivi categoria: Poesia

Lirico terapia. Bartolo Cattafi, Cautela.


Cautela

Bastarono quattro o cinque lampi

sparati tra nuvole d’argento

a stendere secca l’estate.

Con l’orecchio appiattito contro il suolo

ascolti il sopraggiungere dei tonfi

d’uccelli maturi sotto i colpi

di marroni di mele

cotogne ed il franare

d’un alto inverno con nuvole con piogge.

Calzando cauta lana come fanno

i piedi clandestini degli dei

vai dietro alla porta

del Fato per sapere

che decreto borbotta

che botta ti prepara.

Immagini che guidano verso un esito di diffidente incertezza: come non riconoscervi anche solo un momento passeggero  della nostra vita?

Nino Iacovella, “La parte arida della pianura”

Dall’inedito di Nino Iacovella “La parte arida della pianura”

LANDE

Ad occhi aperti dinanzi alla pianura
carezzi la sua lingua sconosciuta

Questa è una terra che ci segna:
il dito punta all’orizzonte che sfuma

La linea è continua, anche quando inciampa
sulla soglia del dirupo Continua a leggere→

Per Franz Kafka ( 3.7.1883-3.6.1924)

Alles werden, alles sein

Kafkas letzter Winter 1923/24

Ich kann dich hören, Dora. Ich tue einfach, als
werde ich dich immer hören, als habe ich dich
immer gehört. Dieser Winter ist alle Winter und
du bist alle Frauen. Die Zeit gibt es nämlich gar
nicht. Es ist wahr, dass wir niemals frieren und
es ist wahr, dass wir immer frieren. Die Zeit gibt
es nämlich gar nicht und den Mann, den du
liebst nur vielleicht, vielleicht Continua a leggere→

Lirico terapia. Gonzalo Rojas, Al silenzio.


Al silenzio

Oh voce, unica voce: tutto il vuoto del mare,

tutto il vuoto del mare non mi basta,

tutto il vuoto del cielo,

tutta la cavità della bellezza

non basta a contenerti,

e anche se l’uomo tace e questo mondo crolla

oh maestà, tu mai,

tu mai potresti smettere di stare dappertutto,

perché ti avanza il tempo e l’essere, voce unica,

perché ci sei e manchi, e sei quasi il mio Dio,

e sei quasi mio padre quando sono più oscuro.

Tra il silenzio e Dio c’è parentela stretta. Nella Bibbia la presenza del divino si identifica in una voce di silenzio sottile. È qui che si genera lo spirito, non bisogna sprecare le occasioni.

Lirico terapia. Fina García Marruz, Ormai anch’io sono insieme agli altri.


Ormai anch’io sono insieme agli altri

Ormai anch’io sono insieme agli altri

che dicevano guardandoci, con aria

di sì tenue tristezza «Su, giocate>>

per allontanarci. E nella penombra bella

delle panchine serali del parco

di che parlavano, di’, e chi erano?

Superiori, come dei, facevan pena.

Si somigliavano molto quando lenti

ci guardavano distanti, come un gruppo

di alberi uniti da un giorno d’autunno.

 

Ormai anch’io sono insieme agli altri

di cui ci prendevamo gioco a volte,

lì come dei tonti, così stanchi.

Noi, i piccoli, noialtri che nulla

possedevamo, guardavamo, senza vederli,

quel loro modo d’essere tutti d’accordo.

 

Ed ora

che ho camminato lenta fino alle panchine

per riunirmi con loro lì per sempre,

ormai anch’io sono insieme agli altri,

i più grandi d’età, i malinconici,

e come sembra strano, non è vero?

 

Il passaggio dall’infanzia alla vecchiaia è descritto dalla Marruz in modo magistrale: nel volgere di pochi versi, si consuma una vita.

Piccolo Magnificat. 3


di Giampaolo Centofanti 

Abramo, che sperò contro ogni speranza

Niente.

Non vedo ancora niente lì sul monte.

Forse le stelle alpine sono le sole

a credere ancora ad un tempo che viene,

loro hanno in dono petali di lana per il vento e la neve.

Lì sulle cime calve battute dalla tramontana

vi è tanto turbinare che non alza in volo niente.

Ma una felicità insensata ancora pervade l’aria,

su per la mulattiera, ancora è come lana. Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

Antonio Bux è nato a Foggia nel 1982.  Ha pubblicato, tra l’altro, Trilogia dello zero (Marco Saya 2012; finalista premio Montano, vincitore premio Minturnae), Kevlar (SEF 2015; premio Alinari), Naturario (Di Felice 2016; finalista premio Viareggio), Sativi (Marco Saya 2017; selezione premio Città di Como) Sasso, carta e forbici (Avagliano 2018; premio Alfonso Malinconico), Terza persona interiore (Transeuropa 2019), e il recente La diga ombra (Nottetempo 2020). In spagnolo ha pubblicato 23 – fragmentos de alguien (Ediciones Ruinas Circulares 2014), El hombre comido (Añosluz Editora 2016), Saga familiar de un lobo estepario (Editorial Juglar 2018) e in vernacolo foggiano la silloge Lattèssanghe (Le Mezzelane 2018; selezione premio Città di Ischitella – Pietro Giannone). Nel 2014 gli è stato conferito il premio Iris di Firenze. Ha fondato e dirige il blog Disgrafie e alcune collane per Marco Saya Edizioni e per l’editrice RPlibri.

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VOCI

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? In La metrica italiana, Beltrami scrive «versificazione è un concetto tecnico, che riguarda i tipi di discorso dotati di certe caratteristiche formali, mentre “poesia” è un concetto estetico, sentito come diverso da quello di versificazione fin dalle più antiche teorie estetiche che hanno avuto importanza nella cultura occidentale» (Beltrami, 2011, p.13).

Noi cerchiamo la poesia con la p minuscola. Potete quindi segnalare nei commenti il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine. (f.s.)

Tutte le puntate di VOCI

 

Un’ossatura per il volo, di Raffaela Fazio

Raffaela Fazio. Un’ossatura per il volo (Raffaelli Editore, 2021)

Dalla Prefazione di Giovanna Rosadini

La grammatica dei sentimenti si struttura a partire dalla relazione primaria madre-figlio, il più antico e fondante dei legami umani. […] Ecco allora che Raffaela Fazio, due volte madre e arrivata alla soglia dei cinquant’anni, ha deciso di raccogliere le poesie scritte per i figli in una silloge a memento della stagione dell’infanzia, prima che sfugga […]. 

E se molto bene è descritto, nei versi per Juliette, il “corpo a corpo che caratterizza il rapporto madre-figlia nella sua originaria indifferenziazione” (Recalcati), ad esempio in Come te o in una memorabile poesia che restituisce tutto l’incanto di una totale devozione reciproca: “Nel buio vicina /come in una stiva /ti scopro sveglia / mia clandestina. / Non m’interpelli /solo parlotti piano / mentre mi tocchi /naso guance capelli / quasi impastassi in sordina / un drago di farina” (dove il drago, incarnazione della potenza materna, è una figura friabile plasmata da mani infantili), nelle poesie per David sono presenti icone (“piccolo forziere incustodito”, “ponte levatoio”) a riprova della consapevolezza che “nel legame madre-figlio l’eredità avviene sempre sullo sfondo di un’assenza,  di una discontinuità, di una differenza già costituita” (sempre Recalcati, che in Le mani della madre ha analizzato e raccontato la maternità nell’epoca contemporanea). 

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Poesia italiana del XXI secolo

 

Doris Emilia Bragagnini è nata in provincia di Udine dove risiede, suoi testi sono presenti in  riviste letterarie, antologie e poemetti collettivi, in vari lit-blog tra cui “Neobar” e “Giardino dei poeti” dove collabora in entrambi come redattrice. Il suo libro d’esordio è “Oltreverso” (Zona 2012), seguito da “Claustrofonia” (Ladolfi 2018) segnalato al Premio Lorenzo Montano (2017 inedito/ 2019 edito), segnalato al Premio Bologna in Lettere (2019), selezionato tra i venti editi finalisti al Premio Pagliarani 2019, segnalato al Premio Umbertide xxv Aprile (2020). Finalista con “Terra Nullius” sezione – Una poesia inedita – al Premio Lorenzo Montano 2020. Finalista con “Shhhh” sezione – Una poesia inedita – al Bologna In Lettere 2021.

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VOCI: “Lockdown” di Andrea Gruccia

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? In La metrica italiana, Beltrami scrive «versificazione è un concetto tecnico, che riguarda i tipi di discorso dotati di certe caratteristiche formali, mentre “poesia” è un concetto estetico, sentito come diverso da quello di versificazione fin dalle più antiche teorie estetiche che hanno avuto importanza nella cultura occidentale» (Beltrami, 2011, p.13).

Noi cerchiamo la poesia con la p minuscola. Potete quindi segnalare nei commenti il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine. (f.s.)

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“L’isola dei topi”, Alberto Bertoni


La lingua

Come quel nonno mai incontrato
vedrai che morrò soffocato
da un nòcciolo di pesca

E tu soffocherai sulle mie labbra
lingua che parli la ferita
tragica e perversa,
romantica e vitale,
molto più grande
del mio corpo incapace di migrare
dove l’aria è della migliore
sfumatura verderame, Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

Franco Di Carlo è nato a Genzo di Roma nel 1952. Dal 1974 al 1980 ha insegnato Storia della Letteratura Italiana moderna e contemporanea all’università La Sapienza di Roma. Ha scritto numerose e variegate opere di critica su: Tasso, Leopardi, Verga, Ungaretti, Poesia abruzzese del ‘900, Pasolini, per citarne solo alcuni. Ha pubblicato varie opere poetiche: Nel sogno e nella vita (1979) con prefazione di G. Bonaviri; Le stanze della memoria (1987) con prefazione di L. Canducci e postazione di D. Bellezza e E. Ragni; Il dono (1989) con prefazione di D. Maffia e postfazione di G. Manacorda. Fra il 1990 e il 2001, numerose raccolte di poemetti. Nel 2002 è uscita la silloge poetica Il nulla celeste, con prefazione di Giorgio Linguaglossa. Sulla sua opera hanno scritto tra i più importanti autori e critici: lo stesso Pasolini,  poi, Luzi, Zanzotto, Sanguineti, Spagnoletti. Traduttore di poeti antichi e moderni,  ha curato la pubblicazione di inediti di Parronchi, Fracassi, Rippo, Landi. La sua ultima opera è La morte di Empedocle, Edizionio Divinafollia, 2019.

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Lirico terapia. Rainer Maria Rilke.


da
Sonetti a Orfeo

1,3

Un dio lo può. Ma un uomo, dimmi, come

potrà seguirlo sulla lira impari?

Discorde è il senso. Apollo non ha altari

all’incrociarsi di due vie del cuore.

 

Il canto che tu insegni non è brama,

non è speranza che conduci a segno.

Cantare è per te esistere. Un impegno

facile al dio. Ma noi, noi quando siamo?

 

Quando astri e terra il nostro essere tocca?

O giovane, non basta, se la bocca

anche ti trema di parole, ardire

 

nell’impeto d’amore. Ecco, si è spento.

In verità cantare è altro respiro.

E un soffio in nulla. Un calmo alito. Un vento.

La poesia è un’arte difficile, divina. Come dirlo meglio di Rilke? I versi scritti dal genio sembrano far parlare da sola la realtà.