Archivi categoria: Scritture

Hai eretto difese con in testa una favilla

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Hai eretto difese
Finite nelle campagne
Degli anni coltivate
Ad oblio sepolte
Con le armi hai
Scavato gallerie
Per fuggire sotto
Ai campi hai eretto
Sfide sbrecciate
Nei limes imperiali
Fortezze stellate per
Far giocare gli ufficiali
Hai inciso la terra
Fertile in mezzo al
Nulla difeso i figli
I santi in una bolla
Hai alzato bandiere
Diurne all’arrivo
Del terrore hai
Cambiato troppe
Volte la faccia del
Nemico hai imparato
A non fidarti di persona
Come un mantra antico
Hai fatto tutto questo
Con i piedi nell’argilla
Come un Golem muratore
Con in testa una favilla

Max Ponte
13 febbraio 2020

Poesia inedita dedicata alle due torri dette “Bisòche”, resti della fortezza cinquecentesca di Villanova d’Asti, vota le torri Luoghi del Cuore del Fai cliccando qui > https://fondoambiente.it/luoghi/torri-della-bisocca?ldc

Piedi 2: A piedi in città

di Kika Bohr

Dalla struttura alla scultura

Il mio studio in viale Jenner ha per tre quarti un soppalco in cemento armato che lo divide esattamente in due. L’entrata invece ha più di quattro metri d’altezza. Per un anno intero vi ho ospitato un enorme piede in tondino e tubi di ferro che era collocato lì proprio davanti alla porta, sicché per entrare ci passavo attraverso. Quel piede l’avevo disegnato alcuni anni prima ed era stato realizzato dal fabbro Parisi e dal suo aiutante trasponendo il modellino in scala 1:10.

Dancio salda il piede

Nell’officina del fabbro

Ogni pomeriggio, con uno scooter elettrico dei primi modelli che aveva un’autonomia di quaranta chilometri, andavo a Ponte Lambro, che è vicino all’aeroporto di Linate, dove questo Gennaro Parisi aveva una bella officina vicino al fiume in un non luogo bellissimo tra capannoni di lamiera e campi ancora coltivati e lì, dopo aver messo in carica lo scooter, abbiamo costruito quattro grandi strutture. Misuravamo, tagliavamo e piegavamo tondini secondo delle sagome di carta da pacchi che avevo disegnato e ritagliato a misura. Dancio (Iordan Neicev), l’aiutante bulgaro, saldava tutto. Continua a leggere

Ripensare la nostra maniera di vivere?

Tucidide, Boccaccio, Manzoni, Defoe, Camus… sono solo alcuni degli autori che nel passato ci hanno raccontato le devastazioni causate da epidemie e pandemie d’ogni genere, e rileggendo oggi le loro opere sorprende la straordinaria somiglianza con la contemporaneità.

Nella sua Guerra del Peloponneso, Tucidide descrive, con la dovizia di particolari e il presupposto d’oggettività che lo contraddistinguono, una malattia proveniente dall’Africa che, dopo aver mietuto innumerevoli vittime in Etiopia, Egitto e Libia, raggiunse il mondo greco devastando in particolare Atene, già stremata dalla guerra con Sparta. La piaga, che a detta dello storico greco non trovava precedenti nell’antichità, era così terribile e sconosciuta che chiunque la contraeva moriva nel giro di pochi giorni. In base alla ricostruzione offerta da Tucidide, quasi due terzi della popolazione ateniese scomparve, e l’unica ragione per cui l’epidemia non si diffuse in altre città (Sparta su tutte) fu che i soldati assedianti, spaventati dai roghi appiccati ad Atene per bruciare i cadaveri, decisero di ritirarsi lasciando la capitale del Peloponneso in preda a se stessa.

Parecchi secoli dopo è il turno di Boccaccio, che ci descrive la peste nera del 1348, di cui fu diretto testimone. La peste, primo esempio ben documentato di pandemia, ebbe origine in Asia centrale, durante gli anni ‘30 del ‘300, e da qui si diffuse in Medio Oriente, Africa e Turchia, fino a raggiungere l’Italia e il resto d’Europa. La devastazione della peste durò fino al 1853, quando i focolai andarono rapidamente spegnendosi fino a scomparire dopo aver causato circa 20 milioni di vittime, un terzo della popolazione europea del tempo. Scrive il Boccaccio: “… e più avanti ancora ebbe di male: ché non solamente il parlare e l’usare cogli infermi dava a’ sani infermità o cagione di comune morte, ma ancora il toccare i panni o qualunque altra cosa di quegli infermi tocca o adoperata pareva seco quella cotale infermità nel toccator trasportare”. Continua a leggere

Vivalascuola. Tutti i bambini meritano il massimo dei voti

Tutti i bambini sono stati piccoli cittadini collaborativi e meritano il massimo dei voti. La classe docente guardi ai piccoli con il sorriso di chi appunta scherzosamente una metaforica medaglia sulla maglietta dei propri allievi, quasi a chiudere un brutto periodo di sofferenza collettiva. Per adesioni: [email protected]

Un appello: 10 in pagella a tutti gli alunni della primaria
di Giovanna Lo Presti

È mai possibile che ai maestri delle primarie non sia corso un brivido lungo la schiena dopo aver letto l’Ordinanza che regola lo svolgimento degli scrutini finali? Continua a leggere

Vetro a pendolo

di Giorgio Stella

                                                

P o l [l] y dal diamante di grano

Con la frode dell’armatura in croce

Alla corda d’arpa latina

Annaffiata nell’ombra

Della miniera polare –

alla mercè della neve la fionda

Della cancellata sbattuta

Dai ponti in basso al fiocco cannocchiale… 

[…]

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La prospettiva

La città ideale, di Anonimo (1470-1490)

di Sabrina Trane

La prospettiva lineare è un sistema basato su precise regole matematiche che, nel XV secolo, alcuni artisti italiani hanno individuato attraverso diligenti studi. Brunelleschi per primo comprese che, per dare una rappresentazione verosimile dello spazio, era necessario adottare un punto di vista fisso. E alla fine lo trovò.

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Quell’amore che è un nido, o forse una persona

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di: Guido Tedoldi

(dopo la lettura di «Tutto per amore», romanzo di Catherine Dunne, Guanda, 2011, pp. 358, € 18)

Per le donne l’amore è un nido, da condividere con una certa persona. Per i maschi l’amore è una persona, e non importa dove lei sia: si va e la si raggiunge.

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La vita che verrà

di Raffaele Greco

Come sarà la vita dopo il covid-19? Cambieranno e in che modo le nostre precedenti abitudini?

Trascorso ormai molto tempo dall’inizio del “tutti a casa”, il desiderio di riacquistare la normalità di un tempo si associa a una diffusa sensazione che nulla potrà tornare a essere identico a prima.

Una percezione non necessariamente sfavorevole; anzi, sembra crescere l’idea di trovarsi di fronte a un’occasione da non sprecare, per provare a non ripristinare anche i non pochi aspetti negativi che caratterizzavano la nostra esistenza.

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Intervista a Sara Maria Serafini, rivista Risme

Intervistiamo Sara Maria Serafini, fondatrice e direttore editoriale di “Risme, la rivista che non devi spolverare”.

Sara, visto che voi di Risme lavorate con le parole (e con i racconti), ti propongo un gioco. Partiamo dai luoghi comuni più famosi e parliamo di voi.
Il primo, con cui sicuramente sarete stati tormentati:
In Italia non si leggono racconti, il racconto non vende
In parte è vero, si legge poco e si leggono più romanzi che racconti. Perché hai scelto di fondare una rivista di racconti (e illustrazioni, e anche in questo caso, si lotta per il dovuto riconoscimento)?

Ciao Francesca, innanzitutto grazie per averci coinvolto e dato voce con questa intervista molto originale. Per rispondere alla tua prima domanda, quella del racconto è una dimensione temporale completamente diversa da quella del romanzo. La storia lunga ti coinvolge pagina dopo pagina, il racconto, invece, deve saper catturarti in poche righe. Scrivere è un’arte complessa che, secondo me, deve passare attraverso la narrazione breve. Una rivista di racconti come la nostra, scaricabile gratuitamente dal web, che puoi stampare o leggere su un qualsiasi tablet, avvicina molte più persone alla lettura perché è una lettura da ritagli di tempo (ad esempio tra una metro e un’altra o nella mezz’ora della pausa pranzo), ma soprattutto dà la possibilità a molti autori validi di farsi leggere.

Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala!
Ormai lo sanno tutti, e sul vostro sito, la presentazione del progetto è bella anche da leggere, oltre che per trarne informazioni; ma vale la pena ricordare come nasce Risme. Quando, come e perché avete scelto di… montare in bici e andare? Come si svolge la vostra vita di redazione?

Risme nasce da un mio desiderio nel settembre del 2018. Oddio sono passati già quasi due anni. Incredibile. Era una cosa con cui mi volevo misurare e così mi sono lanciata (che mi sembra il verbo più appropriato) in questo progetto con altre cinque persone che si occupano di scrittura. La vita di redazione è molto semplice: tutti leggiamo tutti i racconti, li valutiamo e editiamo quelli che vengono ritenuti adatti alla pubblicazione tra le nostre pagine. Continua a leggere

ALESSANDRA CORBETTA – tre inediti

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ANNI DOPO

Ridere sarebbe come stare a galla
e un silenzio inseparabile, vietare
di scambiarsi le posate nei giorni di festa.
Sul fondo del bicchiere ritrovare
ciò che prescrive il bugiardino,
non con minore sorpresa. Ridere
al treno che parte con lo zaino in spalla
sottrarsi alla trama del pieno/vuoto:
di solito è 16 o 4 o viola il gioco.

Qualche caramella restata nella tasca
segna l’ora, riporta fino a casa.

BACÀ

Un libro giallo in mano per schivare lo sguardo
di chi ha provato a incrociarti
tra treno e banchina perché leggere – pensi –
è fare stare tutto in una riga, evitare
gli strappi di chi piange. Dritto e distratto
neghi la paura di un saluto perché – vuoi convincermi –
scrivere è la briciola del non aver vissuto.

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25 aprile. Primo Levi

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Avevamo freddo e fame, eravamo i partigiani più disarmati del Piemonte, e probabilmente anche i più sprovveduti. Ci credevamo al sicuro, perché non ci eravamo ancora mossi dal nostro rifugio, sepolto da un metro di neve: ma qualcuno ci tradì, ed all’alba del 13 dicembre 1943 ci svegliammo circondati dalla repubblica: loro erano trecento, e noi undici, con un mitra senza colpi e qualche pistola. Otto riuscirono a fuggire, e si dispersero per la montagna: noi non riuscimmo. I militi catturarono noi tre, Aldo, Guido e me, ancora tutti insonnoliti. […]
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Steven Soderbergh, Elmore Leonard e l’amore vero

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di: Guido Tedoldi

In questi giorni di ritiro casalingo causa virus sono passati in tv 4 (almeno) film di Steven Soderbergh, regista tra i più premiati degli ultimi 30 anni con all’attivo premi Oscar e Palme d’Oro di Cannes, oltre a svariate nomination in questi e altri premi cinematografici. Continua a leggere

Un libro singolare


Nel diciannovesimo secolo è esista una potente Loggia massonica chiamata “Alta Vendita”, il ramo più elevato della Carboneria, costituita da quaranta membri di alto lignaggio, in cui tutti usavano pseudonimi. Era diretta da un nobile che si faceva chiamare Nubius, e lo scopo che si ponevano era quello di conquistare i vertici ecclesiastici. Ma conquistarli a cosa? Al pensiero gnostico, che avrebbe dovuto sostituirsi, gradualmente, a quello cattolico.

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Fiducia estrema

di Serena Fioris

Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male? è la nota affermazione di Giobbe. Che entra in crisi quando questo male si prolunga oltremisura, in una vera e spietata persecuzione, di cui – non ne dubita – è Dio stesso la causa ultima. Tu sei un duro avversario verso di me, e con la forza delle tue mani  mi perseguiti; e ancora: Oh, avessi uno che mi ascoltasse! Ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda!

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Eresie. Sergio Calzone

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1.

La quasi recente fortuna di Charles Bukowski, pur in assenza (diciamolo, infine!) di un’autentica qualità letteraria, mi sembra apparentarlo a Jack Kerouac, cioè a un genere di scrittori che illustrano il “momento”, cioè interpretano, coscientemente o meno, un desiderio, quasi sempre giovanile, di disordine, non necessariamente violento ma proprio della violenza, assai borderline, per quanto c’è di potenziale, di a stento trattenuto, e che non può non interessare una nuova generazione o anche una “vecchia”, come in parte è avvenuto proprio con Bukowski, nostalgica dei “tempi di Kerouac”, divenuti mitici soprattutto per chi, all’epoca, non vi ha partecipato davvero (ed è quindi sopravvissuto!).

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Poesie del lontano amor – di Max Ponte

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I.
Di quando dormivamo assieme [2020]

Di quando dormivamo assieme
ricordo sempre che tenevamo
una lampada accesa per
restare aggrappati alla luce
per attraversare – abbandonati
come in un quadro di Casorati

II.
Morsi evidenti sulle labbra [2019]

Scriverò una poesia per
ogni giorno della tua
assenza assolderò le
migliori prefiche sarà
pianto e processione
scorrimento tragico
del tempo ricoperto
di scuse candite
e granella di pistacchi
La tua assenza si farà
sempre più forte ed
invadente fino a
diventare prima
presenza e poi
immanenza morsi
evidenti sulle labbra

III.
Ho provato a star senza di te ma poi mi appassivo [2013/2014]

Ho provato a star senza di te ma poi mi appassivo
il cielo diventava plumbeo plumcake plastico
i giorni non sterzavano più in curva
anche il mio rapporto con i gatti diventava difficile
mi pareva che tutto mancasse di sostegno
gli alberi si afflosciassero e anche le auto
le auto se ne andassero in giro stancamente
Ho provato a star senza di te ma poi mi appassivo
non capivo la funzione della ghiaia e continuavo
continuavo a pensarci senza motivo

In copertina la torre di Villanova d’Asti detta “della Bissoca”, resto della fortezza cinquecentesca, in uno scatto dell’autore al tramonto

Il blog personale di Max Ponte è: http://maxponte.blogspot.com/

Buona Pasqua

Che a ognuno di voi giunga un pensiero di pace, perché possa sbocciare stanotte, senza far rumore. In questo tempo di paura, vi auguro di trovare la via che conduce alla missione personale, all’unica cosa per cui siamo fatti veramente, e che nessuno può fare al posto nostro. Solo toccando con mano l’unicità della storia che viviamo è possibile dire la parola che i cuori si aspettano, al di là dei divieti, degli isolamenti e dei permessi. Se sono me stesso, non ho bisogno di autorizzazioni per essere libero, per essere felice. Buona Pasqua a chi crede di poter rinascere, anche adesso.

Andrea legge nel tubo: “La Veglia di Venere”.

Un nuovo ciclo di letture, con Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Qui di seguito vi proponiamo una sua video-lettura de La Veglia di Venere (Pervigilium Veneris) che, in tempi di quarantena da Coronavirus, ha sostituito il consueto appuntamento nelle biblioteche.
Buon ascolto!

Vita vel regula, di Domenico Lombardini

*

Solo ora ci si accorge

di essere contamina(n)ti

*

Quando la polis si approssima al bios

e la polis e il bios sfumano

l’una nell’altro e divengono

immagini speculari, ricambiabili

ecco che la polis si riduce allo spasimo di durata,

alla feroce, liminale volontà animale

di aggiungere un attimo

ancora un attimo prima dell’ultimo accesso di tosse.

*

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