La parola ai poeti. Raoul Precht

Siamo nati e probabilmente moriremo in un paese di eroi, santi, navigatori nonché, ahinoi, poeti. Se per le prime tre categorie, tuttavia, si può almeno presumere che occorrano delle qualità o delle abilità specifiche, a seconda dei casi un cursus honorum o almeno un curriculum, dispiace dover ammettere che per la quarta, invece, non sembra richiesto alcun requisito. Ragion per cui tutti coloro che siano in grado di esprimere, frantumando opportunamente la frase e andando a capo in modo irregolare, un pensierino da quinta (o talvolta prima) elementare sono pressoché sicuri di poter essere promossi poeti, se possibile con la maiuscola, perché – fateci caso – nelle loro autorappresentazioni, siano esse tronfie o si ammantino di falsa modestia, poeta e poesia sono sempre scritti con una P intimidatoria. Continua a leggere

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


Come se

[1Cor. 7,29-31]

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!
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Vladimir Di Prima, “Il buio delle tre”

Recensione di Marco Candida

Vladimir Di Prima, Il buio delle tre (Arkadia Editore, 2023)

Credo qualsiasi appassionato lettore si formi nella mente prima o poi una sua antologia personale contenente pagine di alta scuola di romanzi italiani. Di sicuro, nella mia vi appare Un anno di corsa di Giovanni Accardo, in particolare l’episodio, interno al romanzo, della zuppiera. Vi appare senz’altro l’episodio della voliera contenuto in Seta di Alessandro Baricco. E adesso è da inserirsi l’episodio dell’eruzione vulcanica narrata nel romanzo Il buio delle tre di Vladimir Di Prima. Pinuccio Badalà, protagonista del romanzo, incontra per caso a un raduno Lucio Dalla, e questi amichevole gli richiede in lettura il suo romanzo eternamente in cerca di editore; così Badalà scappa a casa e stampa il libro, e corre alla sontuosa villa dove alloggia l’interprete di Attenti al lupo per consegnargli il manoscritto, ma mentre la stampante lavora all’Etna vien voglia di farsi sentire, e così Badalà deve affrontare una tempesta di cenere mentre a bordo della sua macchina porta il manoscritto al grande e generoso cantante. Bisogna leggerlo. Un capitolo che ti riconcilia con la voglia di letteratura, di grande letteratura. Ma data una simile premessa, si capisce che Il buio delle tre è in realtà un ben più esteso florilegio di episodi da antologia. Pinuccio Badalà anche col suo nome, e le sue tragicomiche peripezie per affermarsi come scrittore (cosa che detta così a schiaffo farebbe tremare il lato conformista del più libero dei bohemien), ti rimane nella testa simile a personaggi quali Vitangelo Moscarda o Mariano Grifeo Cardona di Canicarao o Giovanni Percolla. E il bello è pure che nelle prime pagine il romanzo fa pensare più a gag alla Ficarra e Picone che alla Muscarà e Scannapieco. Ti dà il tempo di farti acclimatare in una morbida atmosfera di puro divertimento; ma poi, dall’episodio della morte del padre sindacalista in seguito a un capriccio del destino, il livello narrativo vertiginosamente si alza, e comincia a risuonare, nella prosa brillante, affabulatoria, grande pregio. Continua a leggere

Nuovi libri di poesia


di Alberto Fraccacreta

Luca Nicoletti, Rappresentazione della luna, prefazione di Giancarlo Pontiggia, Puntoacapo

Rappresentazione della luna completa il percorso stilistico e concettuale aperto da Nicoletti in Il paese nascosto. Nel libro si avverte una maggiore interrogazione filosofica e un più sicuro itinerario introspettivo, peraltro ben illustrato dalla pagina in prosa postfativa. Se è evidente il contatto con Leopardi e Schopenhauer, un brivido esoterico percorre l’incremento di senso dato dall’iconografia egizia (“occhio divino e occhio umano”, “occhio della prospettiva che tutto inquadra”). In effetti, questa “doppia prospettiva” – il mondo che guarda la luna, la luna che guarda il mondo – colta già da Pontiggia come metafora della conoscenza in sé, è la cifra veramente significativa del libro, che dà ragione a uno scambio fluttuante, dantesco tra il “groviglio di storie” (i montaliani “atti scancellati” di In limine) e il silenzio di luce dell’universo, “mescolanza di pianeti e parole”. Sorprendente anche l’asciuttezza del linguaggio, del tutto impermeabile alla reificazione-mercificazione moderna, quindi assorto, elegiaco nelle sue slabbrature poematiche. Continua a leggere

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Due poesie di Monia Gaita

 

Spingiamo i giorni senza meta

Spingiamo i giorni senza meta,

e collochiamo fiori freschi di paura

dentro il vaso.

La gioia non ha più l’età per concepire,

non si ristabilisce dalla febbre

e lascia il sacco con le ossa cementato

in fondo al muro.

I morti non invecchiano,

versano il pianto della sera in una crepa.

È così forte la nostalgia dei vivi

e le ragioni sembrano dissanguarsi nel vestito.

A volte accade

che tremino i pilastri dalla base

e la giustizia finisca con la testa fracassata

sotto le sue vele.

A volte accade

che l’innocenza ruzzoli in un rigagnolo di fango

e la sostanza fermentata dei motivi

rimanga esonerata dal dovere.

I perché vorrebbero disseppellire

almeno 2 monete dalla fonte,

ma le risposte fumano nei desideri triturati come foglie

in mezzo ai denti.

E la parola,

nell’impotenza che esala dalla terra,

porta le antiche colpe sulle spalle,

filtra dalle persiane dei secoli

coi feti abortiti dei diritti, 

contusi e diffamati,

nell’addome

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Chaìm Guri

Quest'afa

Quest'afa l'ama moltissimo. 
Anche lei ama l'afa. 
Un'unione benedetta dal cielo. 
Che vuoi farci, l'estate.

Da cinquant'anni non c'era un'afa tale, 
usano dire gli anziani della città. 
E di nuovo vado incontro a quel tormento degli occhi, 
a una miscela locale, senza eguali, di caldo e vapori di smog.

Immoto il mare dopo mezzanotte. All'alba non tremava una foglia. "Umidità piú alta della norma": asciugamano ai bagni. 
Non temere, se fosse ipotizzabile qualcosa di diverso te l'avrei già detto.

Andiamo, con le spine andiamo, con l'immondizia; 
andiamo nella foschia e nel fumo che si innalza 
                   e nell'incendio, 
andiamo con in chioschi, coi giornali e le mosche. 
Non sei bella, purtroppo, non sei bella. 
Tu solo sei mia,
timorosa di ultime notizie, bisognosa di pietà divina.


[nota bene: per leggere far scorrere il testo]

Registro


Si prega per dovere? Bisogna raggiungere una quota di tempo, di parole? Immaginate due innamorati che riempiono un registro in cui si calcola il numero delle dichiarazioni d’amore giornaliere. Non ci riuscite? Bene, allora capite cosa intendo.

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La parola ai poeti. Flavio Santi

Vivo di ossessioni. La mia poesia si nutre di ossessioni.

Forse la mia principale, la più radicata e strutturale, la più tragica e profonda, lampante e bruciante, è quella tra natura e cultura, tra inconsapevolezza dell’esistere (il cuore è un muscolo automatico e inconsapevole) e consapevolezza dello scrivere (il cervello è un muscolo anch’esso, ma autodeterminato e conscio), tra pre-grammatica e grammatica. Dato ancora più marcato (marchiato a fuoco) se, come me, si lavora con le parole a più livelli – scrittura, traduzione, critica, insegnamento. Continua a leggere

Poesia artificiale

You

Mi scrivi una poesia in stile leopardiano?

ChatGPT

Sotto il manto stellato della notte,
ove il silenzio danza con l’oscurità,
un soffio leggero, lieve come un’eco,
svela segreti nell’ombra nascosti.

I cipressi, guardiani dell’eterno,
si ergono fieri nell’ardente mistero,
mentre il chiarore lunare bacia il suolo,
e le stelle tessono fili d’argento.

Nel profondo della mente, un eco lontano,
risonanza di antiche melodie d’altri tempi,
le ombre dei ricordi danzano con il vento,
un eterno ritornello, sospeso nell’infinito.

Così, nel tepore della notte silente,
la poesia si svela, come un sogno antico,
nei contorni vaghi di un mondo sconosciuto,
ove l’anima si perde, e il cuore s’incanta.

Antenne


Le piaghe di Cristo sono antenne che ci sintonizzano con una frequenza poco amata. Oggi, più della salvezza, conta la salute. Ogni tempo ha una sua lunghezza d’onda, la scala di valori che lo porta in alto oppure lo trascina verso il basso.

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Frammenti di Cinema # 72

Nel giornalismo ci sono cani da caccia e cani da cuccia. Dedichiamo questo frammento allo scomparso Andrea Purgatori. Prendiamo una battuta dal film Fortapàsc del 2009 di Marco Risi, dedicato alla vicenda di Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino ucciso dalla Camorra il 23 settembre del 1984. Purgatori, che firmò con altri la sceneggiatura, è stato senza alcun dubbio un cane da caccia del giornalismo italiano. Con un pedigree di grande valore. Un altro film sul giornalismo investigativo, Il muro di gomma del 1991 sempre di Marco Risi racconta le origini della sua attività, quando per il Corriere della Sera mise in dubbio la versione del cedimento strutturale nella strage dei passeggeri del DC-9 Itavia sul mare di Ustica.

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La parola ai poeti. Enza Silvestrini

Dire a che punto si è con sé stessi, anche poeticamente, resta un’operazione complessa: è un equilibrio instabile che bisogna ritrovare a ogni passo, è un rischio che sfiora troppi eccessi. Eppure la consapevolezza è un movimento necessario e vitale, un progressivo disvelamento e avvicinamento a ciò che proviamo a diventare.

Così del mio fare poetico dirò che si è determinato come un percorso dall’io al mondo.

Se nella prima raccolta, Partenze (quelle definitive), i temi della perdita e del lutto sono declinati soprattutto in relazione al mondo interiore, in Controtempo, gli stessi temi trovano prospettive più ampie. Qui il nucleo è la categoria dell’Alzheimer che, oltre il dolore personale, diventa segno di un “controtempo”, un tempo di separazione perché non più condiviso. All’origine della raccolta sta una personale rilettura del libro II dell’Eneide virgiliana, il libro che racconta la distruzione di Troia. Enea, costretto a sopravvivere al suo mondo, così amato e così vanamente difeso, diventa la metafora di una voragine aperta nella propria mente e, nel contempo, della responsabilità di recuperare una radice di un mondo perduto per rifondarla in un indefinito altrove. Continua a leggere

La parola ai poeti. Mattia Tarantino

[foto di Antonio Simone Verde]

Palestina del linguaggio o macchine celesti

Pensare in angeli, “non avete da mostrarmi un’altra macchina?” (1), come installando ingranaggi luminosi, intervalli, come frazioni montate le une tra le altre e qualcosa che le eccede, tuttavia; possibilità nelle torsioni del ritmo, architetture o, più precisamente, strategie. Poesia come discorso strategico. Parola lunare, irregistrabile, espulsa dalla verità, dal raggio della sua ombra, dal gioco dei contrari, parola scoppiata, inaccessibile al fondale del Due, alle sue declinazioni – dialettica, dualismo, “attirano il pensiero nella comodità degli scambi” (2) -, provincia elettrica nella scollatura tra i segni. Pensare in angeli, convocare mandorle e ruggine, il circuito che le lega, ungerne gli ingranaggi, frantoio, cortocircuito. “ha una macchina ancora da mostrarmi? tu parles en prose” (3). Parlare al crocevia dei piani, negli interstizi, nei casi; parlare se i dadi lo ammettono, ma secondo altre regole, se la legge si salva cadendo preparare le tane, i cunicoli, dinamite in tutti i sottopassaggi. Ingegneria della visione o associazione biocosmica, uovo, archeologia oppure un passaggio tra i regni, scorciatoia. Pensare in angeli, una precisa violenza, “repeat rhythm”, sintassi al collasso e una ruota che gira. Continua a leggere

Davvero una Matematica per tutti

di Fabrizio Centofanti

Leggo Matematica per tutti perché è l’occasione della vita per entrare in territori che ho considerato estranei al mio desiderio genuino, tranne l’ultimo anno del Liceo classico “Anco Marzio”, a Ostia Lido, quando un professore un po’ fuori di testa riuscì a farmi innamorare di una partner impossibile, che abbracciai per un momento e portai con me all’esame di maturità, restandone bruciato, perché i miracoli li fa solo Cristo.

La particolarità del libro sta nel fatto che non toglie il difficile, ma ti ci fa arrivare come attraverso un percorso di montagna, facendoti sentire in compagnia, e soprattutto sulle orme di una guida che per me era, ad esempio, padre Fois, il gesuita sardo che con lo zaino e i pantaloni alla zuava ci scortava sulle ferrate delle Dolomiti, trovando sempre un rifugio dove fermarsi per una cioccolata calda, o una grappa per quelli più cresciuti. Sparzani è un padre Fois degli integrali e degli insiemi, ti scarrozza allegramente tra numeri reali, complessi, naturali, per cui se sei convinto di esserti perduto, sei subito raggiunto dalla voce che rassicura il gruppo: ecco, siamo arrivati. Non so se Antonello sia contento di essere paragonato a un gesuita: il fatto è che ci sono eccezioni anche fra i preti, non solo fra gli insegnanti di matematica al liceo. Se il professor Bini non mi avesse portato sull’orlo dell’abisso, non mi avesse fatto perdere tanto allegramente dieci punti nel giudizio finale, io non avrei tra le mani la Matematica per tutti, l’ultima fatica di un padre Fois delle strutture e dei piani cartesiani, per cui non puoi più esimerti dal trovare un angolo di spazio/tempo in cui riprendere il volume e cominciare a salire un’altra volta verso il Sassopiatto, le tre Torri del Vajolet, e persino – dico persino –  il Bus del Diaol non ti fa più paura.

Antonio Sparzani, Matematica per tutti, Milano, Mimesis Edizioni, 2023.

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Lo scenario


Vivere alla presenza del Signore: questo è il segreto. La solitudine scava un abisso, nelle nostre giornate, le relazioni sono spesso impossibili: chi conosce il cuore dell’uomo? Ma se Gesù è qui, lo scenario della verità appare per miracolo.

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La parola ai poeti. Vanna Carlucci

Leggere poesia. Scrivere poesia. Si entra in un luogo sacro. Sacro per me, dopo anni di letture e di studi. La poesia ha definito la mia vita. Ha parlato per me nei momenti di solitudine estrema, immobile dentro la vita. Adesso che sono io a parlare di lei, mi viene il pensiero di non esserne affatto in grado. Certo, magari prendo in prestito le voci e le parole dei poeti che ho amato, saldi dentro la loro opera mentre io continuo a stare qui – come sempre – un po’ fuori luogo e fuori tempo, fuori misura (a volte), fuori margine mentre la pagina viene scritta da altri . In ogni caso, straniera. Continua a leggere