
Siamo troppo condizionati dal mi piace/non mi piace. Ciò che fa crescere, spesso, è ciò che è ostico, quello che fatico ad accettare, e di cui farei a meno volentieri. Quando andremo di là, ci sorprenderemo nell’apprendere che i nostri meriti staranno nell’aver fatto quello che con più convinzione avremmo cercato di evitare.
20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano
La poesia di Angela Caccia è esatta. Possiede un’armonia geometrica. Affonda nella tradizione senza pedanteria. Intravede una scrittura inedita senza posture sperimentali. Avesse un rumore la solitudine/ sarebbe silenzio/ e quello di una stanza d’albergo non dà eco/ eppure/ avanzano tamburi al suono di neve. Attraversando la sua opera L’alveare assopito (FaraEditore, 2022, premiata al Faraexcelsior), mi vengono in mente le passeggiate in uno dei nostri centri storici che testimoniano la civiltà alla quale apparteniamo.
Incontri XXVIII
Dedica alla nipote Samay
di Heinrich Böll (Germania 1917-1985)
Veniamo da lontano
liebes Kind
e lontano dobbiamo andare
niente paura
tutti sono con te
che sono stati prima di te.
Simmetria
di Ruxandra Niculescu (Romania, 1949)
Il corpo sogna
che gli crescono le ali
l’anima sogna
di mettere le radici.
Nota a piè di pagina
di Bill Knott (USA, 1940-2014)
Tutti noi che siamo vissuti sulla terra
e tutti i nostri amori e guerre
chi sa se la luna
si ricordi di loro. Continua a leggere
L’arte della vita
La parola ai poeti. Francesco Dalessandro
[foto di Dino Ignani]
Appunti (seri e provocatori) sulla Poesia
Del Paradiso non so dirvi nulla. Non ci sono mai stato.
Voyages and Travels of Sir John Mandeville
In una parola, la mia opera è digressiva, e progressiva
a un tempo.
Sterne, Tristram Shandy, vol. I, cap. XXII
L’egoismo del poeta è una dannazione che conosce solo salvezze apparenti.
Enzo Siciliano, su Lord Jim
Appropriandomi di quel che Truffaut scrisse di Hitchcock, dirò che i segreti di fabbricazione non andrebbero mai divulgati e che all’autore, come personaggio hitchcockiano, la spiegazione ripugna. D’altra parte, ricordo che Dante, considerando la poesia una pratica responsabile, intimava al poeta, all’occasione, di saper “aprire per prosa”; cioè, di saper dare ragione di quel che aveva scritto. Continua a leggere
Tre libri di, su e per la traduzione di Marino Magliani
Articolo di Giovanni Agnoloni
Tre libri di, su e per la traduzione di Marino Magliani
Una riflessione generale sull’opera di autore e traduttore di Marino Magliani è cosa pressoché impossibile da fare in poche righe, tanto è vasta e articolata. Per di più, per me s’intreccia con il fatto di essere suo amico da molto tempo. Anzi, scrivo su questo blog perché quindici anni fa (abbondanti) mi ci introdusse proprio lui. E insieme abbiamo fatto e continuiamo a fare tante cose, in ambito letterario e linguistico.
Qui, però, vorrei concentrarmi su tre momenti recenti del lavoro di Marino, ovvero il romanzo Il bambino e le isole (Un sogno di Calvino) (ed. 66th&2nd), l’opera critica Calvino, Biamonti, Magliani. Il racconto del paesaggio, lo sguardo, la luce (di Luigi Marfè, Claudio Panella, Luigi Preziosi e Fabrizio Scrivano) (ed. Exòrma) e il volume Islario fantastico argentino (di Salvador Gargiulo, Alejandro Winograd, Gonzalo Monterroso e Alberto Muñoz) (ed. Tarka), su numerose isole(tte) del territorio argentino, trattate con spirito tra il geografico e il fantasioso, che Magliani ha tradotto con una competenza che non nasce solo dalla conoscenza della lingua, ma da quella dell’Argentina, dove ha trascorso un periodo della sua vita.
C’è un elemento comune che attraversa tutte e tre queste opere; e si tratta di qualcosa che, nel mio lavoro di saggista e di narratore, ho sempre avuto a cuore, ovvero la dimensione sottile interna al reale. Questa non è indice di “fuga dal mondo” (Tolkien avrebbe detto di “escapismo”), ma al contrario della volontà di cogliere le dinamiche più intime e apparentemente inafferrabili del mondo e della vita. È, come ho già avuto modo di scrivere altrove, la “Terra di Mezzo della realtà”, strettamente connessa con i misteri dello spazio e del tempo.
Non a caso, Il bambino e le isole ha come sottotitolo Un sogno di Calvino. Il tema è quello che il grande autore avrebbe voluto sviluppare in un suo racconto, che però non scrisse mai, e che Magliani ha “recuperato” e sviluppato con la sua voce genuina, intrecciandolo con scene e momenti attinti dalla vita stessa di Calvino, anche legati al suo supposto incontro, da ragazzo, con il filosofo Walter Benjamin durante un suo soggiorno in Liguria. Continua a leggere
Tutto il resto
La parola ai poeti. Alfredo Rienzi


Qualche pensiero su poiesis, funerali e le quattro vite della parola poetica.
Scrivo poesie da oltre quarant’anni. A metà circa di quest’arco temporale, diciamo nel mezzogiorno del mio arco di vita poetica, l’avvento della rete, di Internet, delle riviste online e, più tardi, verso l’ora dei vespri, dei social e il proliferare di blog ha creato l’illusione che il processo poietico fosse anch’esso cambiato nel tempo. Al risuonare caotico di un ipotetico posto ergo sum la vita della parola poetica pare doversi confrontare con nuovi aliti, venti e bufere.
Ma sarà (stato) davvero così nel mio incontro con la parola? Provo a raccogliere idee e osservazioni che mi accompagnano da alcuni anni. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Erasmo da Rotterdam
Pazienza
La parola ai poeti. Stefania Bortoli
Tre sentieri per desiderare
Nella mia esperienza vita – desiderio – scrittura sono inscindibili e il desiderio è come un filo invisibile che attraversa il passato e il presente, tracciando i passi “verso il futuro più breve”. Il titolo Desiderare, con il verbo all’infinito, e l’esergo al libro, sottolinea questo percorso di interminabile ricerca: “Si scrive col proprio desiderio, e io non smetto mai di desiderare”. (Roland Barthes).

Dalla pubblicazione dell’ultima raccolta di poesie, intitolata Con la promessa di dire, (Book editore, 2016) sono trascorsi alcuni anni abitati da conflitti geopolitici, smarrimenti e personali svolte esistenziali. Desiderare è stato scritto durante il periodo di isolamento determinato dal Covid: la necessità di scrivere è diventata urgenza di dire, da custodire con attenzione e cura.
Il libro, che ho dedicato a mia madre, è articolato in cinque sezioni: Il giardino dell’attesa, Canto del silenzio, Confini d’acque e isole, L’amore accade, La vita tenace che sono tra loro collegate dal filo rosso del desiderio, e dall’inquietudine, nei differenti spazi e tempi della mia vita. Continua a leggere
L’infinito
La parola ai poeti. Ilaria Giovinazzo

“L’ombra prepara lo sguardo alla luce”
Giordano Bruno
In questo periodo buio per il mondo, nella mia vita stanno accadono meravigliose sincronicità. Stamattina ho trovato questa frase di Giordano Bruno tra i post che scorrevo prima di entrare a scuola e voglio usarla come tessera da cui partire per parlare di poesia, ed anche della mia poesia.
Credo che in queste poche parole sia contenuto il senso profondo dell’arte come della vita stessa: senza l’ombra non potremmo mai comprendere il senso e la bellezza della luce. D’altra parte, quello che proprio l’arte riesce a fare è trasmutare in bellezza, in luce, le ombre dell’inconscio, le ferite, le offese della vita. Ombra e luce, come nella pittura di Caravaggio, quando la bellezza nasce dal riverbero della luce che fugge dall’ombra. O come la luce sprigionata dalle crepe dorate delle ceramiche kintsugi, perché, come dice Leonard Cohen “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.” Continua a leggere
Domenico Pelini legge Saint John Perse
Il filo
Intervista a Daìta Martinez
di Luca Pizzolitto
La tua scrittura poetica è, dal mio punto di vista, una scrittura particolare, di ricerca, di intersezione tra vari mondi e percorsi (poetici). È stata, fin dall’inizio, questa – la dimensione del tuo scrivere -, o ci sono state fasi diverse che hai attraversato?
Non un punto di intersezione ma un sussurro di parola, luogo e origine di suono, il respiro nel cuore del silenzio. E nel silenzio l’estensione del mio scrivere, gesto che trova spazio in quel prima dello sguardo, ombra e immagine di una ricerca simmetrica all’interezza di una ferita schiusa nel cammino.
“Nell’ora dell’aurora” è una raccolta in cui un’esperienza tua personale di dolore molto forte trova spazio (e redenzione?) nella scrittura. Qual è (o quali sono) i riverberi che lo scrivere poetico ha/hanno su di te?
Nell’ora dell’aurora è l’ora esatta di un infinito farsi luce nel nome del padre. Un padre, il mio papà, nella dimensione altra eppure vita presente che mi racconta figlia nello spazio privilegiato di una promessa sua a me, promessa che ha forma di una carezza che provo a trattenere dove è preghiera il mio chiedere a lui perdono per ogni mio istante distratto alla sua voce. Il riflesso della parola sulla linea delle ciglia è una piccola goccia di rugiada, mia sintassi d’attesa, sintomo di una sempre attesa.
Progetti per il futuro: stai già lavorando a qualcosa oppure attraverserai una fase di “meritato riposo”?
Impossibile, o almeno lo è per me, il “meritato riposo”, perché è sempre la scrittura a determinare il suo momento, così accade di non scrivere per giorni o mesi, poi l’improvviso sopra a ogni mia ritrosia. Il futuro è già un presente progettuale. È un alito di vento tutto dentro a una narrazione in movimento.
Tre poetesse/poeti (e relative opere) che sono stati “punti cardine” all’interno del tuo percorso poetico.
Difficilissimo rispondere.
Tre incontri ricorsivi, oggi: Paola Malavasi, A questo servono le lacrime, Interlinea, 2006
Piera Oppezzo, Una lucida disperazione, Interlinea, 2016
Alejandra Pizarnik, Poesia completa, LietoColle, 2018
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
[Mt 23,1-12]
“ La legge è preceduta da Tu sei amato e seguita da un Tu amerai.
Tu sei amato: fondamento della Legge.
Tu amerai: il suo superamento.
Chi astrae la Legge da tale fondamento e da tale fine amerà il contrario della vita, fondando la vita sulla Legge invece che la Legge sulla vita ricevuta” (P. Beauchamp)
In altri termini, al di fuori di una logica di amore, tutto, anche la Legge, diventa Idolo. Diventa, cioè, manipolazione, seduzione schiavizzante, illusione di giustizia, alienazione.
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La parola ai poeti. Enrico Marià
Un luminoso massacro
«Mai stato un giorno senza paura, / senza la luminosa paura / di essere dimenticati» (Remo Pagnanelli).
Questo mio tentativo di osare la poesia è un cercare, in qualche modo, di chiamarmi a testimone del nostro breve esserci. E nel farlo usare un mezzo crudele. Un mezzo che ho scelto e non mi ha scelto. Lasciandomi, nell’incertezza, la certezza di non avere nulla da dire. Mi rimane, quindi, il cadere di e senza radici; uno scagliarmi, prima di tutto, contro me stesso in un non dove. Mi resta, altresì, lo scavare fino al silenzio l’abisso; il sottrarmi; il togliermi; l’eliminarmi pezzo dopo pezzo, nella vita e nella non vita, sognando la trascendenza nel mio non sapere se esista un compromesso tra espiazione e riconciliazione.
Io ho avuto l’immensa fortuna di essere pubblicato. Ogni giorno, più volte, ringrazio, per questa opportunità.
E sino a che avrò istanti lo farò.
«Dopo tanti bombardamenti a tappeto / rimase intatto soltanto un muro della grande chiesa / con l’alta finestra; intatta anche / la bella vetrata della finestra / con colori viola, arancioni, azzurri, rossi / e raffigurazioni di fiori, uccelli e santi. / Perciò confido ancora nella poesia». Così scrive Ghiannis Ritsos in Molto tardi nella notte.
Leggere una meraviglia simile, ogni volta, mi zittisce nel portarmi a credere al mistero che ci conduce oltre le parole. “Perciò confido nella poesia”. E spero che lei si affidi a me.
Anche solo per qualche attimo.
Nel senso di un respiro.
Bruno fasani, Quel prete è da fucilare
Bruno Fasani, Quel prete è da fucilare, Tau, Todi 2023, p. 252
Quarantacinque brevi capitoli e un’introduzione compongono il romanzo di Bruno Fasani Quel prete è da fucilare, recentementepubblicato dalla casa editrice umbra TAU.
L’autore ricostruisce avvenimenti storici accaduti nell’autunno del 1944, quando la guerra fratricida tra italiani seguita alla proclamazione della Repubblica di Salò insanguinava il paese, stravolgendo rapporti familiari e distruggendo amicizie di lunga data. Attraverso la formula della narrativa d’invenzione, Fasaniracconta le vicende della propria famiglia residente sulle montagne in provincia di Verona, così come gli erano statetramandate nell’infanzia, recuperate poi in età adulta dal diario dattiloscritto dello zio prete, in seguito pubblicato dall’Istituto Veronese per la Storia della Resistenza, con un commento critico che ne autentica l’attendibilità storica. Continua a leggere














