
Contemplare e vivere: questo è il programma. Se sia più nobile passare ore in preghiera, o prendere armi contro un mare di problemi e, combattendoli, mettervi fine: è un’ipotesi scorretta. Contemplare e vivere, essere e fare, nella giusta successione, sono grazia e verità, desiderio realizzato.
Luigi Maria Corsanico legge T. S. Eliot. 2
Arrivare
La parola ai poeti. Lucetta Frisa

Quante volte mi hanno chiesto cosa ne penso della poesia. Non ricordo più, ma ricordo di avere sempre risposto: non lo so. Ancora adesso -e sono passati tanti anni dalla mia prima poesia e dalle mie prime riflessioni sulla poesia– non sono in grado di dare una risposta, non sono in grado di dire nulla a proposito di questa domanda che continua a inquietarmi.
Eppure qualcosa devo dire. La poesia è stata ed è la mia vita, mi ha accompagnato sempre, mi ha consolato sia scriverla che leggerla. Quando non la scrivo mi sento senza colonna vertebrale, come perdessi me stessa, mi svuotassi, dimenticassi il mio nome, la mia stessa identità.
Se non ho saputo farmi conoscere, vincere premi,intrallazzare per ottenere qualcosa che giovi alla mia visibilità, almeno ho scritto davvero poesie, e per tanto tempo.. Questo filo non si è ancora spezzato, così mi consolavo Continua a leggere
L’appuntamento
“Libertà” di Beatrice Fiaschi
Un racconto di Beatrice Fiaschi.
LIBERTÀ
Nel nero della notte, a una a una, si accendono sette piccole luci.
Il mio respiro è il loro interruttore: click e un globo caldo, mulinando nelle tenebre, ricava la sua nicchia di fulgore e illumina la notte sin dentro le sue più segrete viscere oniriche.
Quei piccoli globi potrebbero essere lucciole, almeno basandomi su quel vago ricordo che ne conservo di quando ero bambina e mi era concesso attraversare prati e cieli sterrati solo con lo sguardo, dal lucernario della mansarda, sdraiata sul letto della mia cameretta.
La mia fantasia aveva finito con l’assumere la forma squadrata del finestrone, la direzione obliqua del sottotetto e la voce insopportabile della solitudine. Tuttavia è stata l’unica strada attraverso la quale ho da sempre potuto accedere a quella porzione di cielo sopra di me, un mistero che solo con le parole avrei potuto dirimere: le stelle – all’apparenza vicine al punto da poterci scrivere una storia d’amore – erano in realtà distanti anni luce tra loro. Eppure creavano figure, frasi, disegni. Continua a leggere
Lo storiografo dei disguidi (Arkadia, 2022). Carola Guarnerio recensisce Paolo Codazzi.

Storiografo della commedia umana (o di una fugace danza di folli, ognuno con una propria mania) e dei falotici ed imprevedibili aspetti dell’esistenza, nella consapevolezza che ogni ricostruzione del reale è un’interpretazione soggettiva, intrisa di immaginazione, a dispetto o in concomitanza a una rigorosa acribia, (si veda in particolare , “L’insonnia di Garibaldi”) l’autore con questi quindici racconti che pur nella loro individuale compiutezza strutturale costituiscono una produzione narrativa unitaria, perché presieduta da una poetica elaborata fin dagli esordi sia in prosa che in versi, delinea la propria visione della storia e implicitamente del destino, descrive attentamente e al contempo demistifica la realtà, in un processo di ecologia mentale, spesso tramite l’arguto impiego del paradosso, racconta l’ordinaria straordinarietà quotidiana, l’epica odierna, paesana e cittadina, con sfrangiamenti nel surreale, in qualche caso perfino nel grottesco, propone personaggi singolari, tratteggiati con sguardo ora mordace ora umanamente indulgente, accosta il contesto culturale e temi sociali con sottile vis polemica, partecipata tramite sapida ironia.
Invano
Recensione di Giannino Piana a “La disciplina della nebbia”, di Massimiliano Bardotti
Massimiliano Bardotti, La disciplina della nebbia, peQuod, Ancona 2022, p. 81.
Ho vissuto per un lungo periodo a Novara immerso in una nebbia quotidiana, che iniziava a fine ottobre e si protraeva fino al termine di febbraio. Una nebbia fitta e umida, che penetrava dentro le ossa e creava nello stesso tempo un’atmosfera ovattata, intima, silenziosa, tale da favorire il raccoglimento e la meditazione. Anche la nebbia ha un suo fascino sottile! Essa impone tuttavia – come ci ricorda Massimiliano Bardotti in questa intensa e originale raccolta, che alterna a splendide poesie brani di alta prosa poetica – l’adozione di una particolare disciplina. L’attutirsi dei rumori e la scarsa visibilità suscitano disorientamento e impediscono di muoversi con speditezza, avendo a che fare con un muro apparentemente invalicabile. Continua a leggere
Crescita
Intervista a Primo Levi [1984] (Interzona)
Intervista a Primo Levi del 1984 (fascismo, Auschwitz, ritorno a casa, la vita, l’umanità, la memoria)
Ricchezza e povertà
Poesia italiana del XXI secolo

Francesco Tomada è nato nel 1966 e vive a Gorizia. Ha pubblicato le raccolte L’infanzia vista da qui, Sottomondo, 2005, A ogni cosa il suo nome, Le Voci della Luna, 2008, Portarsi avanti con gli addii, Raffaelli, 2014, Non si può imporre il colore ad una rosa, Carteggi Letterari, 2016, Affrontare la gioia da soli, Pordenonelegge/Samuele, 2021. Per la collana Autoriale, Dot.Com Press, è stata edita nel 2016 una sua antologia ragionata. Ha curato un volume sulla produzione letteraria della Provincia di Gorizia dal 1861 ad oggi; è coinvolto in diverse iniziative di divulgazione della cultura ed è redattore del sito web “Perigeion” e della rivista “Smerilliana”. I suoi testi sono stati tradotti in una quindicina di lingue straniere. Una selezione dal titolo “Questo è il mio tempo” è stata edita dalla casa editrice Scalino di Sofia. Nel 2022 è stato pubblicato Il figlio della lupa, Bottega Errante Edizioni, un romanzo scritto a quattro mani assieme a Anton Špacapan Von?ina.
Compagnia
La parola ai poeti. Marcello Comitini.
Dicono che le mie poesie sono tristi, che dimentico felicità e speranza, che il mio motto “il disinganno prima dell’illusione” è una negazione del sentimento umano. Dicono che il mondo non è come lo vedo io. Ma com’è il mondo? Felice e ebbro? Felice e ebbro di una gioventù che esiste soltanto in chi è giovane di età, che peraltro non è perciò stesso felice.
Un mondo felice e ebbro della bellezza mostrata dalle pubblicità, una bellezza desiderata ma impossibile da raggiungere, anche per coloro che dicono pubblicamente d’averla raggiunta: ricatti e umiliazioni gravano sulle loro spalle. Continua a leggere
Un segno, un senso
Luigi Maria Corsanico legge T. S. Eliot
La vittoria
Frammenti di Cinema # 55

Tutti danno per scontato che il balletto John Travolta e Uma Thruman in Pulp Fiction (1994) sia una citazione presa da 8½ (1963) di Federico Fellini. E se invece Quentin Tarantino si fosse ispirato a Totò di Notte n. 1 (1962) diretto da Mario Amendola? Non so, c’è qualcosa nella loro danza che li accomuna, nonostante la distanza tra i due film possa sembrare siderale. In entrambi i casi il passo è estraniato, mentre le movenze di Mario Pisu sono snob, dunque, reali, troppo presenti a se stesse. Insomma, penso che Totò sia più pulp che Fellini. Continua a leggere












