La parola ai poeti. Pietro Romano



Oggi gli eventi sono prospettati in un flusso di continua imminenza. Tutto è
ora, in uno scorrere privo di scarti tra passato e futuro, poiché così deve essere: l’uomo contemporaneo, e mi riferisco a quello occidentale in particolare, deve essere posto dinanzi al disfacimento costante dell’attimo. L’istante non è colto nella sua significazione epifanica, ma scarnificato e ceduto a uno sguardo provvisorio. L’uomo di quest’epoca non crede nel futuro, perché ha smesso di ascoltare l’effimero.

L’effimero ha espressione nel canto, ma luogo nell’esperienza. È un rimosso di cui la poesia costituisce un segno parziale. E tuttavia, il poeta se ne fa custode, lo evoca a suggello della propria lingua, prova a rimarginare una perdita per sua natura irredimibile.

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La parola ai poeti. Domenico Lombardini

 

 

C’è un fenomeno della biologia che prende il nome di ipertrofia compensatoria: se una regione dell’organismo – un rene, una parte del cervello, un muscolo – viene meno o per qualche motivo non funziona come prima, allora un’altra parte dell’organismo, ipertrofizzandosi, ne assume le funzioni. Persone colpite da ictus reimparano a parlare, arti anchilosati riprendono a camminare. La poesia è ed è stata per me la stessa cosa. L’incapacità a comunicare in maniera adeguata ha causato l’ipertrofia di un’altra parte. Il ritiro dal mondo, a cui indulgevo da bambino, ha prodotto la poesia. Non c’è nulla di notevole in tutto questo: è fisiologia. Avrei preferito di gran lunga comunicare come fanno gli altri. La poesia è, infatti, un buon modo per complicare il pane (Samuele Bersani). Pian piano mi accorsi che avrei potuto far finta di essere come gli altri: I’m not like them, but I can pretend (Kurt Cobain). La poesia è il mio modo elettivo per simulare una comunicazione. Non c’è nulla di amabile in un mezzo che complica il pane e che simula, complicandola, una comunicazione altrimenti semplice, come il pane. A che pro questa inutile sofisticazione? Avrei preferito abbracci.

[Poesia come sintomo].

E il mezzo è il messaggio (Marshall McLuhan): leggi un verso e non lo capisci. Lo rileggi e credi di capirlo. Pensi: non avrebbe potuto scrivere semplicemente così e così? Il mezzo è la poesia, il messaggio è: devi sforzarti di capire. Nessuno ha così tanta pazienza. Ci limitiamo ad aspettare il nostro turno. E spesso capire non basta. La poesia non è un mezzo per comunicare: la poesia è un gioco linguistico.

Avete mai fatto caso ai bambini immersi nel gioco? Ecco, la poesia, che è gioco linguistico, è come l’ipnosi del fachiro sul serpente. Il fachiro, solo e povero (dall’arabo faqir significa appunto “povero”), ipnotizza il serpente con l’oscillazione del suo flauto. Il poeta, diverso e solo, giocando con le parole ipnotizza e ammansisce il bambino che lo abita.

[Poesia come autismo].

 

https://www.youtube.com/watch?v=llA-nMYPORg

Padre Elia Spezzano. Due poesie


Amore del mio ottobre, sei luce

Che a sera accarezza i colli

E poi cede la scena alla notte

Celandosi in un mucchio di stelle.

Sei la pioggia sottile al mattino

Che cade con piccolissime gocce

Ed irriga e feconda la terra

Arata e seminata da poco.

Sei le foglie che si posano mute

Sulle strade dove l’uomo cammina

Intessendo un tappeto dorato,

Volandogli attorno con il vento.

Sei l’odore secco del melograno,

Il suo sapore dolce e asprigno.

Il muschio che cresce sulla corteccia

Delle piú alte centenarie querce.

Il contorto ulivo che matura

E si incorona di perle nere.

La nebbia che si alza silenziosa.

Il colore di un cielo che varia

Di continuo, passando d’improvviso

Dal grigiastro al limpido azzurro.

Amore d’ottobre, nel mio silenzio

Sei voce amabile e nascosta,

Nel fondo dell’anima che sussurra,

Tutto ció che io vorrei sentire.

E sei speranza che i nostri giorni

Siano sempre lieti e sereni,

Che vivendo alla tua presenza,

Scopra quant’é bella ogni stagione.

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Premesse


Se pensassimo davvero che negli altri c’è il Cristo, i rapporti cambierebbero: gentilezze  inedite, attenzioni mai sperimentate, gesti d’amore non forzati, sarebbero all’ordine del giorno. Come sempre, le premesse sono tutto.

Energia

di Antonio Sparzani

Diogene Laerzio

[mi permetto di ripetere qui, con opportuni aggiornamenti e aggiunte, un post che avevo pubblicato su Nazione Indiana 15 anni fa, dato che di questi tempi il termine “energia” mi pare essere fortemente tornato alla ribalta, date le varie vicende del petrolio, del gas e tutte le altre fonti, rinnovabili e non, di questa cosa che chiamiamo energia: ma che cos’è esattamente?]

Come ci riferisce Diogene Laerzio (III sec. d.C.), allorché nelle sue Vite dei Filosofi parla del grande Epicuro (IV-III sec. a.C.), nell’antichità, ma anche – aggiungerei – poi nel Medioevo, si dibatteva del singolare tema se il piacere fosse connesso necessariamente col movimento o se consistesse semplicemente nell’assenza di dolore (piacere catastematico, ovvero calmo e stabile). Diogene osserva che, a differenza dei Cirenaici che “non ammettono il piacere catastematico, bensì soltanto quello che consiste in un movimento”, Epicuro li “ammette entrambi, quello della mente e quello del corpo”. E infatti, entrando poi nel merito della dottrina epicurea, Diogene cita esplicitamente la seguente affermazione di Epicuro:

“Infatti, l’imperturbabilità e l’assenza di dolore sono piaceri catastematici, mentre la gioia e la letizia sono viste come piaceri in movimento e in azione” (1)

Questa locuzione “in azione” è, nell’originale, (energeìa), dove la parola vale ‘attività’, qualcosa comunque di dinamico. Continua a leggere

Quel poco


A Gesù basta poco: un pensiero, uno sguardo fugace. Sarà Lui a trasformare il contatto in risveglio, l’incontro in sorgente di vita. A noi spetta quel poco, quel nulla donato, affidato all’amore.

La parola ai poeti. Annelisa Addolorato

La poesia… dello spirito?!

La poesia è sia uno spiraglio di luce che un orizzonte illimitato di chiaroscuri. È un perpetuo ringraziamento che fa eco al vivere, al sentire, e si rifrange come onda sulla battigia di verso, universo, multiverso. Il testo poetico è come il tessuto leggero, l’abito sottile, la veste leggiadra, eppure scalda e ricopre, accoglie e modella; e diviene anche filtro per la luce, in ogni respiro si espande e condensa, sulla pagina, nel cuore.

Si arriva al limite del giorno, a percepirne nuovo afflato.

La poesia accompagna ed è accompagnata. Sorge e vive nel pensiero e nelle cose. È natura, alba, spirito.   

La poesia è un’ancora leggera, di macramè e pizzo delicato, e anche acciaio e metalli nobili insieme. Ondeggia nella vita e nell’oceano dei pensieri. Tra studium, condivisione (senza la quale non esiste, come ci ricorda Aurora Luque, Premio Nacional de Poesía, Spagna 2022), conoscenza e sensibilità affini o distanti come catene montuose lontane. Una vista attenta all’altro, sguardi sottili che comunicano con parole e pensieri mai fermi. Altibajos della coscienza, specchio stabile, fluido fiume che sfocia in un mare senziente. Dialogo tra credo e storie personali, tra spiritualità e religione: i legami delle parole, con la musica incontrano l’anima e diventano poesia. Sicuramente con occhi e anima, meridiani energetici e mudra, mani giunte e sguardo che si alza, grato e spontaneo come il sorgere del sole, come l’onda che nasce e il vento che fa sorridere ogni gesto e oscillare con grazia ogni pianta.  Continua a leggere

Guerra / Operazione speciale) Russia – Ucraina. Avvio urgente di negoziazione.

Al Sig. Ambasciatore in Italia della Federazione Russa

[email protected]   [email protected]

 Al Sig. Ambasciatore in Italia della Repubblica Ucraina

[email protected]

 Al Sig. Presidente della Commissione Europea

[email protected]

 

Egregi Signori,

la concatenazione di azioni e inerzie riconducibili alle parti in conflitto – in particolare, alla Federazione russa – e, anche, ai comportamenti di Paesi e istituzioni internazionali dell‘occidente, può far precipitare in una situazione drammatica e irreversibile i destini degli stati europei e delle loro popolazioni. Continua a leggere

La parola ai poeti. Rita Pacilio


Attraverso la poesia mi educo e incoraggio a non temere la debolezza, ma, anzi, a farne una forza per rifondare la comunità dei viventi. La parola poetica si rigenera di continuo, con una forza che non si arrende: mi interrogo incessantemente sul tempo, sull’assenza, sulla compassione, sul perdono, sull’amore e sul dolore. Diverse, dunque, le tematiche sottese tra scienza e coscienza: la solitudine e la frustrazione dell’ammalato, l’indifferenza sociale, la dimenticanza correlata ad alcune patologie cliniche che mettono a dura prova quella parte del cervello che custodisce la memoria a breve e a lungo termine e, inoltre, l’amore, in tutte le sue forme, amore come vera e unica motivazione di vita: testamento simbolico e spirituale per l’umanità intera. Continua a leggere

Più grande


Gesù è stato l’Uomo dei dolori, dell’abbandono radicale, della solitudine assoluta. La Passione è la tenebra senza consolazione e senza luce, l’espiazione del peccato dell’altro. Non c’è amore più grande di questo, come Lui stesso ha insegnato.

Su “Sogni del fiume” di Chandra Candiani

Il fantastico poetico nei Sogni del fiume di Chandra Candiani
di Giorgio Morale

Sogni del fiume è il titolo della raccolta di quindici racconti di Chandra Candiani appena pubblicata da Einaudi, con una bellissima copertina e bellissimi disegni di Rossana Bossù. Per chi conosce la poesia di Chandra Candiani (Io con vestito leggero, Campanotto 2005; La bambina pugile, Einaudi 2014; Bevendo il tè con i morti, Interlinea 2015; Fatti vivo, Einaudi 2017; Vista dalla luna, Salani 2019; La domanda della sete, Einaudi 2020), questi racconti presentano attraverso figure e azioni le stesse emozioni e lo stesso mondo della sua poesia. Continua a leggere

Poesia italiana del XXI secolo

Cinzia Demi, Laurea Magistrale in Italianistica, nata a Piombino vive a Bologna. Dirige con G. Pontiggia la collana Cleide (Minerva), cura la rubrica Missione Poesia, Altritaliani. Pubblicazioni con Pendragon, Prova d’Autore, Raffaelli, Fara, Puntoacapo, Carteggi Letterari, Minerva, Interno Libri,: Incontriamoci all’Inferno; Il tratto che ci unisce; Incontri e Incantamenti; Caterina Sforza. Una forza della natura fra mito e poesia; Ersilia Bronzini Majno. Immaginario biografico di un’italiana fra ruolo pubblico e privato; Ero Maddalena; Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri; Nel nome del mare; Voci Prime. Antologie: Tra Genova e Livorno: il poeta delle due citta?. Omaggio a Giorgio Caproni; Amori d’Amare; Ritratti di poeta. È tradotta in inglese, francese, romeno, ungherese, arabo, spagnolo, è traduttrice per la Puntoacapo. Tra gli eventi: Un the? con la poesia, Bologna; Festival Piombino in Arte. Tra i riconoscimenti: 2019, Acade?mie Mihai Eminescu Craiova: Me?daille pour ses me?rites dans la diffusion de la culture universelle e Prix Special pour l’excellence de sa cre?ation; 2020, Nomina a membro titolare de l’Acade?mie Tomitane di Costanza; 2021, Premio Inter.le Camaiore a Corpo impossibile di Attila F. Bala?s, da lei tradotto; 2021, Premio Narrativa INPS per Voci Prime e video su Rai Cultura Letteratura.

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Martello e scalpello


“Un muratore che vuole edificare una casa innanzi tutto deve ben ripulire le pietre che vuole usare per la costruzione. Cosa che ottiene a colpi di martello e scalpello. Allo stesso modo si comporta il Padre celeste con le anime elette, che la somma sapienza e provvidenza fin dall’eternità ha destinate ad innalzare l’edificio eterno”.

C’è poco da aggiungere a queste parole che san Pio da Pietrelcina rivolge a un’anima da lui diretta. L’unico appello è a prenderne atto, seriamente.

Mauro GERMANI, Tra tempo e tempo. Nota di lettura di Giovanni Nuscis

 

Di questo nuovo, bellissimo libro di Mauro Germani, poeta, critico e studioso, leggiamo sulla quarta di copertina: “Pagine di un diario spirituale e intellettuale nelle quali l’autore, in una prosa coinvolgente ed evocativa, a tratti visionaria, ci offre un bilancio della propria esistenza mediante memorie personali, confessioni, moti dell’anima e riflessioni sul senso della letteratura, della morte, del sacro e del mistero (…). Continua a leggere