

Oggi gli eventi sono prospettati in un flusso di continua imminenza. Tutto è ora, in uno scorrere privo di scarti tra passato e futuro, poiché così deve essere: l’uomo contemporaneo, e mi riferisco a quello occidentale in particolare, deve essere posto dinanzi al disfacimento costante dell’attimo. L’istante non è colto nella sua significazione epifanica, ma scarnificato e ceduto a uno sguardo provvisorio. L’uomo di quest’epoca non crede nel futuro, perché ha smesso di ascoltare l’effimero.
L’effimero ha espressione nel canto, ma luogo nell’esperienza. È un rimosso di cui la poesia costituisce un segno parziale. E tuttavia, il poeta se ne fa custode, lo evoca a suggello della propria lingua, prova a rimarginare una perdita per sua natura irredimibile.















