Lirico terapia. Alessandro Parronchi


Illusioni

Se questa sera non fosse vera

se l’erbe non tremassero e i monti non morissero col giorno

se questo viso non fosse il tuo

e la ruggine del bosco

non avesse vento e parole e fumi lontani,

se l’ombra volasse ugualmente sui prati

ma non fosse la stessa ombra

se non fosse davvero primavera

l’albero sarebbe fiorito invano

e i sassi bianchi qua e là

tra il nero della mortella e le grida

rauche dei cavalieri e i cavalli stanchi

non sarebbero stati veri

al lume di luna pei verdi sentieri.

Questi versi di Parronchi hanno il potere di aprire e chiudere qualcosa. Al lettore, come sempre, la risonanza personale.

Poesia italiana del XXI secolo

Raffaela Fazio è nata ad Arezzo nel 1971,  lavora come traduttrice a Roma, dopo aver vissuto dieci anni in diversi paesi europei. I suoi titoli universitari e post-universitari comprendono: lingue e politiche europee (Grenoble), traduzione e interpretariato (Ginevra), scienze religiose e arte cristiana (Roma). È autrice di due guide di iconografia cristiana: Face of Faith. A Short Guide to Early Christian Images (2011) e La corona che non appassisce: l’escatologia nell’arte funeraria dei primi cristiani (2020). Ha pubblicato vari libri di poesia, tra cui: L’arte di cadere (Biblioteca dei Leoni, 2015); Ti slegherai le trecce, Coazinzola Press, 2017; L’ultimo quarto del giorno, La Vita Felice, 2018; Midbar, Raffaelli Editore, 2019; Tropaion, Puntoacapo Editrice, 2020; A grandezza naturale 2008-2018, Arcipelago Itaca, 2020; Meccanica dei solidi/ Solid Mechanics, Puntoacapo Editrice, 2021; Un’ossatura per il volo, Raffaelli Editore, 2021. Nel 2021 e? uscito il suo primo libro di racconti come vincitore del primo premio Narrapoetando 2021, Next Stop. Racconti tra due fermate, Fara Editore, 2021. Si è inoltre occupata della traduzione dal tedesco di Rainer Maria Rilke, le cui poesie d’amore sono state raccolte in Silenzio e Tempesta , Marco Saya Edizioni, 2020. Nel 2021 uscirà una raccolta di poesie di Edgar Allan Poe, tradotte dall’inglese. I suoi libri hanno ricevuto segnalazioni e premi in vari concorsi letterari. Fa parte lei stessa della giuria di due premi. Ha partecipato ad antologie, festival di poesia, letture collettive.

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Desiderio


La vita è desiderio: dipende da ciò che amiamo, perché il cuore va in quella direzione. Se amiamo l’Amore, tutto è a posto. Ama e fa ciò che vuoi, diceva Agostino, e non aveva torto.

Lirico terapia. Eugenio Montale


Vento sulla mezzaluna

Edimburgo

Il grande ponte non portava a te.

T’avrei raggiunta anche navigando

nelle chiaviche, a un tuo comando.Ma

già le forze, col sole sui cristalli

delle verande, andavano stremandosi.

 

L’uomo che predicava sul Crescente

mi chiese “Sai dov’è Dio”? Lo sapevo

e glielo dissi. Scosse il capo. Sparve

nel turbine che prese uomini e case

e li sollevò in alto, sulla pece.

Ci vuole un grande poeta per creare un’atmosfera così suggestiva ed enigmatica.

“Sai dov’è Dio”? Lo sapevo/ e glielo dissi.

Ironia? In fondo, ognuno di noi lo sa, ma quasi sempre, in risposta, si scuote il capo.

Prossima pubblicazione. Il cammino per l’uomo.


Ho inviato a cinque case editrici la mia storia di peccato e di grazia. Attendiamo le risposte. Questo che segue è il primo capitolo. Il libro, scritto con Sabrina Trane, s’intitola Il cammino per l’uomo.

 

Forse non è il momento migliore per cominciare un libro. E’ una giornata di quelle in cui vorresti buttare tutto all’aria, in cui ti sembra che la fatica, le rinunce, i sacrifici, siano solo uno spreco di energie. Non sai neanche prevedere se questa storia starà in piedi o sia destinata a disgregarsi, come le stelle che vedi cadere e non sai dove, anzi, non potresti nemmeno giurare che siano proprio stelle e non, magari, mozziconi lanciati dall’auto che sfreccia avanti a te. Questo della macchina è un simbolo importante: una memoria di evasioni folli da una vocazione che non sentivo mia, che mi ero ritrovato addosso quasi casualmente, una sera in cui il mio amico sacerdote era arrivato con l’agenda rossa su cui annotavo i miei pensieri e mi diceva: ecco, questa è la frase che aspettavo.
Quanti eventi, da allora, si sono succeduti, e quanti se n’erano già verificati! L’ictus di don Mario, la precarietà della parrocchia, il panico di non poter prevedere se il faro della mia esistenza si sarebbe svegliato vivo o morto, la mattina. Il tempo, come dice la Bibbia, s’era fatto breve; non era più possibile tirarla in lungo, e anche se il segno chiesto nel santuario di Loreto (“facciamo così: se celebra quel sacerdote vuol dire che la chiamata è vera”) aveva dato parere negativo, il dado era tratto: sarei entrato in seminario.
Fu un problema anche questo: al Capranica non mi vollero accettare, probabilmente a causa del prete che avevo abbandonato per don Mario; si vendicava così, non avendo altri modi per sfogare la sua rabbia. Fu allora che contattai il rettore del Seminario Maggiore: mi accolse come un padre, dimostrando come gli uomini di Dio siano sparsi a macchia di leopardo, e che puoi ritenerti fortunato se ne trovi uno che faccia al caso tuo. Per don Mario la fortuna si chiamava Provvidenza, e io ci credetti, come a tutto il resto. Ormai ero sicuro che il Padreterno mi volesse sacerdote, e se oggi non è il giorno più indicato per cominciare un libro, se un macigno più pesante del solito mi appesantisce il cuore, devo dire che ci credo ancora, che in quello che successe dopo, in mezzo al crollo di tutti i punti fermi, fu questa l’unica certezza, come se la frase sull’agenda rossa non l’avessi scritta io, ma il dito dello Spirito Santo, che a volte s’infila così nelle pagine gualcite della vita.

Lirico terapia. Mario Luzi


Ridotto a me stesso?

Ridotto a me stesso?

Morto l’interlocutore?

O morto io,

l’altro su di me

padrone del campo, l’altro,

universo, parificatore…

                                           o no,

niente di questo:

il silenzio raggiante

dell’amore pieno,

della piena incarnazione

anticipato da un lampo? –

                                                     penso

se è pensare questo

e non opera di sonno

nella pausa solare

del tumulto di adesso…

Belle domande, queste di Mario Luzi. È l’orizzonte ampio del poeta, lo sguardo che scruta nel profondo, ma anche in superficie.

Lirico terapia. Angelo Barile

Uscire dalla vita come quando

Uscire dalla vita come quando

s’esce di chiesa

in un finale d’organo: s’avventa

l’anima a scale prodigiose, trova

il piede sulla soglia

un bianco che vi palpita: e la luce

è nuova.

 

Ma uscire non è dato in rapimento.

Ch’io possa almeno

lasciarmi dietro la mia stanza, un poco

volgendo il capo a riguardarla, alfine

pulita, sgombra

d’ogni discordia, in ordine sereno

come la chiesa ora vuota: le croci

fanno una chiara ombra

sul pavimento.

È difficile vedere la morte in modo più sereno. Angelo Barile ci stupisce, con questi versi cristallini e memorabili.

Buona lettura 30: “I lenti tram”, di Noé Jitrix

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Una delle caratteristiche più convincenti di Noé Jitrix, autore e critico argentino fra i più noti, è l’orecchio infallibile del racconto, ritmico e credibile al tempo stesso.

I lenti tram (Amos Edizioni), primo volume tradotto in Italia, si rivela sin da subito il racconto in prima persona dell’io narrante, dove la rievocazione di se stesso avviene attraverso avvenimenti dell’adolescenza – talvolta rarefatta dalle emozioni che convivono con la durezza della vita – e dove lo sfondo è rappresentato dalla multietnica Buenos Aires degli anni Quaranta. Continua a leggere

VOCI: “Fai come me…” di Anna Salvini

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? Noi cerchiamo la poesia. Potete quindi segnalare nei commenti il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine e in podcast. (f.s.)

Lettura di Francesco Sasso da Anna Salvini, Calma apparente, pref. di G. Montieri, Interno poesia Ed., 2017, pp. 88, €. 10.00


Tutte le puntate di VOCI su La poesia e lo spirito

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Dove trovare le letture di VOCI a cura di Francesco Sasso:

 

 


 

Intervista ad Alfredo Panetta, di Raffaela Fazio

La tua scrittura si muove su due binari: il dialetto materno, quello di Locri (Reggio Calabria), e l’italiano. Il risultato è solido e convincente in entrambi, per l’estrema cura che dedichi all’aspetto specifico di ciascuno (con il loro rispettivo lessico, ritmo e timbro). Cosa significa per te scrivere in dialetto e cosa significa scrivere in italiano? 

 

Grazie per la domanda, Raffaela; penso tu abbia centrato al primo colpo il nocciolo del mio lavoro più intimo sulla parola. I binari sono due, come tu correttamente affermi, ma la parola è una sola, o almeno questa è l’intenzione. Una parola o meglio una voce che ha bisogno di due strutture linguistiche diverse per concepire e manifestarsi sulla pagina scritta. Ho necessità di dire sia attraverso la voce materna primordiale e istintiva che tramite la magnifica lingua di Dante, che mi permette maggiore ricchezza di lessico e una struttura sintattica più articolata. Le due lingue lavorano in collaborazione stretta; talvolta s’interrogano l’una con l’altra anche durante la fase di composizione. Ogni verso, ogni strofa deve funzionare in entrambi gli impianti linguistici. Quindi la risposta alla tua domanda è: scrivere in dialetto e scrivere in italiano significa suonare la stessa musica con due strumenti diversi, entrambi indispensabili. Continua a leggere