Straniamento è un sostantivo che ha spesso ragione di essere usato per circostanziare le narrazioni di Fabio Viola. Estraneo e poco comprensibile il mondo descritto, a linciare una realtà troppo banale, deludente. Ma stavolta Viola ci ha tenuti con i piedi su questa terra meschina e meneghina, che dissimula il suo essere provinciale fingendo eterna assenza di sorpresa e coolness (digitando questo vocabolo su Google il primo suggerimento è “coolness Milano”), cercando riparo dalla paura della noia, del nulla, attraverso un atteggiamento di «nichilismo addomesticato e ottimista». Temi che ricorrono dal suo primo romanzo (“Gli intervistatori”), ma che qui sono giocati meno sul filo dell’assurdo e dell’alienante per restare invece ancorati a un qualche senso di concretezza più reale. Forse proprio per questo più dolorosi, desolanti. Lontano dall’ambientazione nipponica di “Sparire”, questo romanzo che si svolge tra Roma e Milano è raccontato dal “solito” io narrante romano, che in questo caso è sia innamorato del Giappone che di una giapponese, Maki, la “Diva Futura”, sua compagna di vita.
Continua a leggere
Il libro e la divulgazione. La top 13 2014 secondo Guido Michelone
Nel mondo culturale italiano la parola ‘divulgazione’ sembra rimossa, fino a diventare un autentico tabù anche in ambito editoriale, dove la Nazione può addirittura vantare il record (positivo) del maggior numero di libri pubblicati e quello (negativo) di una esigua quantità di lettori stabili. Continua a leggere
MARINO MAGLIANI, “SOGGIORNO A ZEEWIJK”
Recensione di Mauro Francesco Minervino
Marino Magliani, Soggiorno a Zeewijk, Amos Edìizioni, Venezia 2014.
Marino Magliani vive e lavora in Olanda dal 1989. Lì fa l’operaio e scrive, in italiano prevalentemente (anche se traduce da anni Roberto Arlt, autore argentino che ama). In questa sorta di esilio iperboreo gli è accaduto qualcosa di simile a quello che è stato per il “norvegico” Luigi di Ruscio. L’emigrazione forzata, la lontananza dalla propria lingua e dal mondo generativo lasciato in Italia, gli ha distillato una lingua iperletteraria, poetica e nello tempo scabra, essenziale, con qualcosa della petrosità ligure (ereditata da Biamonti) che il lungo distacco ha mutato in ironia e leggerezza di scrittura. La lingua italiana di Magliani possiede infatti una concisione elegante e stralunata; qualità che certe volte solo lo straniamento ben meditato riesce a concederti.
Già in altri libri Magliani aveva raccontato storie che portano verso altri luoghi lontani, come ne La spiaggia dei cani romantici, un romanzo del 2011 (ed. Instar), ambientato nella sperduta città di Lincoln, in mezzo all’umida Pampa Argentina. Questo suo libro più recente però, è un romanzo che si approssima più di altri alla vita dell’autore. Magliani ci racconta del suo quotidiano “soggiorno” in questa ordinata banlieue olandese dagli ampi e azzimati spazi verdi, edificata sulla sabbia inospitale della costa del Mare del Nord, come rivela il suo stesso nome (“Zee”, mare e “Wijk”, quartiere) –, e sembra andare ancora oltre i confini della pagina, per descrivere uno dei bordi estremi della società attuale e dei suoi individui. Continua a leggere
“UMAFEMINITÀ- CENTO POET* ” – Antologia poetic*, a cura di Nadia Cavalera
“UMAFEMINITÀ- CENTO POET* ” – Antologia poetic*, a cura di Nadia Cavalera
_____________________________
“CENTO POET*” – chiamati dalla battagliera poeta Nadia Cavalera attorno alla sua stimolante e viva idea-progetto di umanità “femina”– si ritrovano come un compatto “noi” poetico attorno a lei e alla sua proposta costituente in itinere. È la proposta che per ora si è concretizzata nelle voci antologiche di “UMAFEMINITÀ- CENTO POET*. Nadia Cavalera, per ricordarla ai più, è la stessa poeta che a Modena ormai da anni porta avanti con successo il premio di poesia “A. Tassoni”.
L’antologia poetica, da lei voluta e curata, è il lancio di una progett-azione poetica di differenza e singolarità di stili di vita e coesistenza alternativi; e la sua coralità poetica vuole essere una poesia impegnata e mediatrice sul fronte di una “parola/lettera” volto nella direzione relativa del fine metamorfosante che auspica e persegue. Un’azione cioè che investe la parola come conatus politico-sociale modificante i luoghi comuni del “maschile”, quelli ormai fuori luogo quale aggregante persuasivo generale e attorcigliato nella spirale delle guerre del terrore, delle paure securitarie, degli infanticidi, dei femminicidi o, per dirla spinozianamente, delle “passioni tristi”, etc.
I poeti, ivi raccoltisi in attivo poetare plurale di soggetti diversi, condividono i propositi di questa interazione atta a modificare la condotta pratica delle relazioni umane concrete, lasciando che la teoria si faccia corpo e insieme comportamenti coerenti con le nuove pratiche di soggettivazioni non violente. Pratiche “foemine” sottratte all’arché (principio e dominio) del maschio, “invidioso” della potenza generatrice della “femina”(capovolgimento del dogma freudiano: la donna come l’essere che è invidioso del pene maschile; un maschio mancato?). Continua a leggere
Murazzi Poetry Slam – Torino / Video
Il video promo del Murazzi Poetry Slam di Torino che inaugura un canale video dedicato interamente alle gare poetiche e alle iniziative letterarie che si tengono al Magazzino sul Po e in altri luoghi. Un punto di riferimento per la poesia orale e performativa in Italia. Una realtà aperta a poeti noti ed emergenti. Il canale You Tube. La pagina FB Info: [email protected]
37. Bene assoluto e bene relativo
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=bRrLMxp_Wkc]
da qui
Il bene è assoluto o relativo? Platone accenna al bene in sé, che si distingue da quello dipendente dalle situazioni in cui si manifesta: la forza è un bene, per esempio, ma dipende dal modo in cui si usa. Continua a leggere
“LA CASA DEGLI ANONIMI” DI GIOVANNI AGNOLONI
Articolo e intervista di Alfredo Citro
Citare la parola “Connettivismo” mi reindirizza senza esitazione i pensieri a Giovanni Agnoloni, laureato in Legge, traduttore di lingua inglese, francese, spagnola e portoghese, blogger e, soprattutto, scrittore. A voler citare tutto il suo lunghissimo “curriculum letterario”, si corre davvero il rischio di finire per smarrirsi nello stesso e non trovare più la via d’uscita. Ma è un piacevole smarrirsi, quello negli anfratti nascosti del suo mondo per scoprire nuove vie, scrutare nuove svolte, raggiungerle, oltrepassarle e ritrovarsi in altre stradicciole fatte di ghiaia rozza, di asfalto liscio o di sabbia morbida, che conducono dove non sappiamo e che, eppure, desideriamo raggiungere lo stesso. Perché ascoltarlo, leggerlo, conoscerlo, è un po’ come passeggiare placidamente lungo il viale costeggiato dagli alberi quando la brezza fresca ti smuove i capelli, narrandoti storie sconosciute. Quelle storie Giovanni le ha realizzate grazie al Tragitto vissuto in questo mondo: ha attinto dallo stesso e le ha trasformate in libri, facendo del suo amore per la cultura letteraria e per la scrittura una professione schietta e decisa.
Il suo ultimo romanzo, La casa degli anonimi (data di uscita: 15 dicembre 2014), edito da Galaad Edizioni, rappresenta il terzo della serie “della fine di internet”, costituita, sino ad ora, dai due precedenti Sentieri di notte e Partita di anime, pubblicati con lo stesso editore rispettivamente nell’ottobre 2012 e nel marzo 2014. Continua a leggere
“Quando muore uno famoso”, i miei post su FB e Zerocalcare
Vi riporto due post pubblicati sul mio profilo FB datati 8 dicembre 2014 e commentati dai miei “amici” in modo molto partecipato, e spesso infastidito per quanto scritto.
(1) e ritornano i necrologi a segnare la scomparsa dell’ennesimo personaggio con diffusione di falsi commiati e lacrimucce telematiche, come diceva mia nonna “quando nascono sono tutti belli, quando si sposano son tutti ricchi e quando muoiono son tutti buoni” Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 280
Da ragazzo Umberto abitava in una cittadina dove proprio dietro la sua casa c’era una montagnola. Tutti i ragazzi del luogo, come prova di valore, dovevano salire fino in cima di corsa, senza fermarsi neppure per un attimo. Chi non ci riusciva veniva poi per sempre dileggiato, o peggio ancora ignorato come una perfetta nullità.
Continua a leggere
36. Il senso del dolore
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=hwxNp-LzDYo]
da qui
Il tema della sofferenza è sempre attuale, anche, e forse soprattutto, in un discorso sull’essere e i valori. Continua a leggere
Vivalascuola. E si udì sulla terra

A bambine/i dedichiamo questa puntata natalizia di vivalascuola. Bambine/i sempre più strette/i fra indigenza, la vita in aree metropolitane e una scuola dimezzata. In un Paese sempre più povero e sfiduciato, in cui la mafia detta legge alla politica. Come persone di scuola pensiamo sia proprio il caso di dire che “Non serve una una cattiva legge sulla scuola, che colpisca gli stipendi degli insegnanti e aumenti i loro carichi di lavoro, che distrugga la libertà d’insegnamento e che renda gli insegnanti sempre più asserviti e succubi di una dirigenza sempre più potente, serve ben altro. Forse in Italia servirebbero altre “leggi punitive”, capaci di arginare quei fenomeni di putridume corruttivo che stanno colpendo il Campidoglio e i salotti buoni romani, compresi quelli dove siedono politici vicini all’attuale governo“. (vedi qui). Ringraziamo la redazione della rivista “Gli Asini“, dal cui n. 12/13 è tratto il bel testo di Grazia Honegger Fresco che qui presentiamo. Un grazie di cuore a collaboratori e lettori e a tutti auguri di buone feste e buon anno 2015.
Eva Strittmatter (Germania 1930-2011)
Widmung I
Ich würde gerne etwas sagen,
Was dir gerecht wird und genügt.
Du hast mich, wie ich bin, ertragen
Und mir, was fehlte, zugefügt.
Es ist nicht leicht, mit mir zu leben.
Und oft war ich dir ungerecht.
Und nie hab ich mich ganz ergeben.
Du hattest auf ein Ganzes Recht.
Doch ich hab viel für mich behalten.
Und dich ließ ich mit dir allein.
Und du halfst mir, mich zu gestalten
Und: gegen dich mir treu zu sein. Continua a leggere
“Gatti, poesie e matite colorate” alla radio con Enrica Merlo
Continua il felice rapporto della poesia con il mezzo radiofonico. Proprio LPELS lanciò un progetto di poesia alla radio, “Le radio che fanno poesia”, che è attualmente un attivissimo gruppo su FB che riunisce numerose esperienze e più di 10 emittenti diverse impegnate sul fronte poetico. Tra i nuovi programmi proposti vi consiglio “Gatti poeti e matite colorate” di Enrica Merlo, poetessa e artista torinese. Enrica Merlo propone sul suo canale Spreaker e su You Tube brevi puntate che affrontano temi letterari e artistici, a Torino e in Italia, coniugando il tutto con la sua passione per i felini e un’ottima selezione musicale.
Per ascoltare “Gatti, poesie e matite colorate” potete andare al Canale Spreaker, oppure alla pagina You Tube e iscrivervi alla Pagina FB
35. Un’opera d’arte
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=I-d-vsUYFr8]
da qui
Nel pensiero di don Mario Torregrossa, come in quello cristiano in generale, l’essere umano è concepito come il vertice del creato, espressione massima della bellezza, nelle intenzioni del Creatore. Continua a leggere
Sguardi dal Novecento di Nicola Vacca
Se ci sono autori che pur avendo scritto molte opere hanno in fondo scritto sempre lo stesso libro, ci sono lettori che hanno fatto un’opera delle proprie letture. Hanno realizzato in questo modo un monumento di civiltà che può servire agli altri per ritrovare la propria identità perduta. Ed è un’opera meritoria e attualissima in un’Italia che il “favoloso” Leopardi definirebbe ancora priva di un popolo civile, ammorbata dalla borghesia più ignorante d’Europa. Continua a leggere
34. Il braccio forte
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=qQ-VV99RDPU]
da qui
Il ruolo della madre ha tratti più noti e condivisi di quello del padre, che rischia d’essere, spesso, un mistero indecifrabile, innanzitutto per il padre stesso. Continua a leggere
I LIBRI DEGLI ALTRI n.105:
Pigmalione incatenato. Chiara Savettieri, L’incubo di Pigmalione. Girodet, Balzac e l’estetica neoclassica, Palermo, Sellerio, 2014
_____________________________
di Giuseppe Panella
1. Sarrasine on demand
Il breve romanzo Sarrasine di Honoré de Balzac, peraltro uno dei suoi più complessi nella stesura e nell’articolazione della narrazione, è anche uno dei suoi più inseguiti, direi lungamente perseguitati, dalla critica filosofica e letteraria. I saggi di Roland Barthes1 e di Michel Serres2 dedicati all’analisi e alla decostruzione di questo breve testo la dicono lunga sulla sua natura impervia e solo apparentemente facile e liscia (si tratta, in realtà, di una parete di montagna assai difficile da scalare la sua e per la quale occorrono attrezzi specifici e appositamente costruiti).
Non respiro
Viviamo in un mondo in lotta tra diritti e soprusi, povertà crescente e ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Viviamo in una società basata sempre più sui conflitti, di razza, di genere, di religione e non ultimo, appunto, di ricchezza, che poi è divenuta l’attuale scala di valori su cui giudicare gli altri, dopo la scomparsa di quel concetto di ‘classe’ che tanto a lungo aveva caratterizzato il secolo scorso.
Dagli Stati Uniti, nazione che fino a non molti anni fa veniva indicata come luogo simbolo delle lotte per i diritti civili, e che all’indomani dell’elezione di Barack Obama sembrava aver definitivamente superato i fantasmi della discriminazione razziale, arrivano ogni giorno storie di violenze e ingiustizie operate dalle forze dell’ordine nei confronti di persone di colore. In Italia più che il colore sembrano contare (come spesso accade dalle nostre parti) le conoscenze. E così, per un’escort appena maggiorenne che fa la vita della milionaria tra il Messico e Dubai, ci sono i vari Giuseppe Uva, i Federico Aldovardi, gli Stefano Cucchi, entrati Continua a leggere
Alberto Casiraghy e le edizioni Pulcinoelefante in mostra a Milano
Alberto Casiraghy è un protagonista assoluto dell’editoria d’arte e della cultura italiana, creatore della piccola casa editrice Pulcinoelefante è attivo da 30 anni in un mondo in cui i materiali la poesia il sogno e la carta si incontrano. Le sue opere saranno in mostra fino al 10 gennaio presso la galleria Eroici Furori di Milano assieme ai lavori delle artiste Patrizia Novello e Katia Dilella. Casiraghy è un protagonista anche in rete, dove la pagina Facebook di PulcinoElefante (curata da Roberto Bernasconi) arriva a 16 mila likes e molte sono le condivisioni di aforismi che fanno il tour della rete distinguendosi per l’incisività del contenuto e la nobiltà dell’impressione tipografica. Le frasi di Alda Merini ad esempio o veri e propri lavori di poesia visiva che parrebbero stampe per pochi eletti lasciano un segno forte anche nel mondo telematico. Infine Casiraghy, editore poeta artista, è una persona aperta al dialogo e il suo laboratorio di Osnago in questi anni è diventato un punto di riferimento. La generosità dell’essere del fare e del poetare è la cifra di Casiraghy. Da non perdere la mostra milanese curata da Silvia Agliotti. Forse avrei dedicato l’intero spazio espositivo a Pulcinoelefante, rimandando le pur brave artiste compresenti ad una esposizione ulteriore. In ogni caso si tratta di un’ottima iniziativa, calata in un piacevole angolo della città.
Gianmario Lucini, “Vilipendio”. Prefazione di Antonino Contiliano
In certi momenti storici il testo, per essere fruito
esteticamente, deve avere obbligatoriamente una
funzione non solo estetica […].
Jurij M. Lotman (La sttuttura del testo poetico)
_____________________________
di Antonino Contiliano
Se “Vilipendio”, l’ultima fatica poetica di Gianmario Lucini, – come lui stesso si affretta ad anticipare (Nota dell’autore), – non «è un libro di poesie “civili”», in quanto «epica della coscienza, dei suoi conflitti e dei sentimenti che li agitano», piuttosto che il sentire individuale dei singoli “cives” e insieme delle contraddizioni paradossali e/o aporetiche che ne attanagliano stile di vita e destino solo personali, è anche vero che questa raccolta di nuovi testi poetici ha una dimensione etico-politica pubblica di indubbia e rilevante rivelazione “estetica”. Rilevante, la funzione estetica, in quanto rivela simultaneamente un’incidenza etico-politica di pubblico e comune interesse. L’aisthesis poetica di questo lavoro, infatti, avvia a una lettura e un’interpretazione che non è solo artistico-poetica, o riconducibile alla sola autonomia linguistica autoreferenziale. Anzi, si potrebbe dire che la percezione artistico-poetica di questi testi de il “Vilipendio” risalta per un rovesciamento tipico di quel che viene suggerito nei dis-corsi dei versi del ductus subtilis. La strategia che propone come tema dell’idea l’inverso di quello che si vuole dimostrare per testimoniarne l’insostenibilità. Il vilipendio – scrive infatti il poeta Lucini (Nota dell’autore, p. 8) – è solo una provocazione: «una dichiarazione di ostilità intesa come sommo atto d’amore». È il disprezzo (vilipendio) che si rovescia nel suo contrario: la scelta dell’innocenza e dell’amore trascendenti/trascendetali come bene – «Lasciami settembre dalla tiepida aria / rammentare le nostre sventure / nella carezza del sole che deterge lo sgomento / per ciò che siamo e che potremmo essere. Il cuore // … Insegnami, settembre, l’arte di obbedire / alla benedetta collera del cuore //… pronta a scattare / non appena l’uomo dimentico della morte / la vada a cercare. Questo è il dovere /del poeta capace di amare» (Congedo, p. 75).







