31. Ritorna?

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da qui

E’ una strana situazione. La guardi bene, non ti eri accorto che fosse così bella. Che fare? Mattea è sparita, dopo averti vomitato la sua rabbia. Tornerà? Dicono che l’amore ritorni, certe volte. E se morisse per sempre? Per questo l’hai portata al cimitero e sostate in silenzio davanti alla tomba di Simone de Beauvoir e Jean Paul Sartre? C’è una pianta grassa in un vasetto, con rami secchi che si slanciano in alto come cercassero qualcosa. Anche tu cerchi qualcosa. Ma all’improvviso cambi idea: Continua a leggere→

30. Sono qui

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da qui

Ricomincia, ricomincia. Ti senti stanco, ma non devi arrenderti. Col pullman della ditta nuova hai fatto dieci ore di viaggio, guida alla città e ritorno, ma ormai sei preso dalla smania, vuoi proseguire col romanzo in cui credi sempre più, convinto che ti porti a lei, non sai per quali vie, uno scrittore non sa mai dove lo porti il suo racconto, hai capito che non bisogna dar retta alle scuole di scrittura, ai falsi profeti degli schemi tutti uguali, hai imparato che la letteratura e la vita sono fatte della stessa pasta, ti sorprendono a ogni angolo e se provi a organizzare una struttura ci pensano i fatti e i personaggi a farli saltare ogni momento, Continua a leggere→

STORIA CONTEMPORANEA n.99: La Sicilia, il mio sangue. Salvo Toscano, “Sangue del mio sangue”

La Sicilia, il mio sangue. Salvo Toscano, Sangue del mio sangue, Palermo, Dario Flaccovio, 2009

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di Giuseppe Panella*

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Sangue del mio sangue, terzo episodio della saga dei fratelli Corsaro (dopo Ultimo appello del 2005 e L’enigma Barabba del 2006), coniuga polemica e rabbia nei confronti dei guasti commessi dalla casta politica di una Sicilia mafiosa e corrotta con una serie di variazioni sul tema dei rapporti tra fratelli nemici e l’”un contro l’altro armati” (ma che, alla fine, comunque, si riconcilieranno e torneranno felicemente a frequentarsi). I due fratelli Corsaro non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro. Roberto, avvocato rigoroso e innamorato della moglie che gli darà un secondo figlio nel corso della vicenda ma fortemente ipocondriaco e tendente a ricadere in abitudini noiose e poco stimolanti e Fabrizio, giornalista appassionato e incostante, con un folto carnet di conquiste femminili al suo attivo, sono in rotta e si frequentano il meno possibile (lo zio fa il suo dovere andando a trovare la nipotina Rebecca ma niente di più). In passato, i due fratelli erano stati assai più vicini di come sarebbe accaduto in seguito e avevano condiviso per molti anni la passione per gli stessi eroi e per gli stessi oggetti di culto (sarà, infatti, un film miticamente trash, Lo chiamavano Trinità di Enzo Barboni- E. B. Clucher con la coppia ormai leggendaria Terence Hill – Bud Spencer, a produrre l’effetto del necessario happy end che condurrà alla riconciliazione fraterna). Poi Nicasio Prestipino, capo dell’ufficio tecnico di Castelferro (ridente quanto immaginario paese sulle Madonie) viene assassinato. E qui comincia tutto:

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GORDIANO LUPI INTERVISTA CARLOS ALBERTO MONTANER

Introduzione e intervista di Gordiano Lupi

da Postpopuli.it

Carlos Alberto Montaner (da abiculiberal)

Incontriamo Carlos Alberto Montaner, autore de La moglie del colonnello (Edizioni Anordest) per parlare del suo ultimo romanzo, appena uscito in Italia dopo aver riscosso un buon successo negli Stati Uniti e in Spagna. Si tratta di una storia d’amore, ma diversa dal solito, perché è il racconto del tradimento della moglie di un eroe della rivoluzione cubana che si trasforma in un thriller erotico con un finale imprevedibile.

L’autore scrive la storia dalla parte della donna, compiendo un’indagine profonda sulla sessualità femminile e sul machismo cubano, ma non trascura di denunciare la mancanza di libertà che affligge Cuba dal 1959. Il romanzo è ambientato nella situazione cubana degli anni Ottanta, in piena guerra d’Angola, ma gran parte della storia (il tradimento di Nuria) si svolge a Roma. Continua a leggere→

“Viali dell’indipendenza” di Krzysztof Varga

Vi ricordo domani, venerdì 13 aprile, alle ore 18,00, presso la libreria Edison di Firenze (Piazza della Repubblica 27/r), la presentazione di Viali dell’indipendenza dell’autore polacco Krzysztof Varga (ed. Nikita, 2012), tradotto dal polonista Leonardo Masi, che sarà presente insieme all’autore.

29. Lungofiume

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Il lungofiume ti ricorda quello di Firenze. I lampioni sono uguali, come le curve delle insenature, i passanti che vagano con le camicie colorate e i cappelli di paglia, nonostante il cielo nuvoloso. Ti fermi davanti a un ristorante dalle tende verdi: Le Flor en l’Ile. All’interno, vedi coppie che si danno la mano, un ragazzo col berretto bianco che ride; sei tentato di varcare la soglia, ma non hai voglia di mangiare. Alzi gli occhi e inquadri i balconcini pieni di gerani, cerchi di leggere il nome della via, scritto in bianco su uno sfondo azzurro: Quai d’Orleans. Continua a leggere→

Riccardo Raimondo recensisce Effekappa su Critica letteraria

di Riccardo Raimondo

A una prima lettura, sembra che l’intero far poesia di K sia drammatico, in quanto drammatica ne è l’origine: stupore, tutto si capovolge, il drammatico diventa grammatica che definisce un mondo costruito da un ego spropositato che trancia via ogni fede precedente, fiducia, senso reale del tempo o regola di viaggio» – così Cristina Annino scrive nell’incipit della sua prefazione a Effekappa, l’ultima raccolta di versi di Franz Krauspenhaar (Zona Editrice 2011).

F. Krauspenhaar, molto più noto come narratore, esordisce in poesia nel 2005 con l’ebook Champagne (poesie 1981-2005), per poi arrivare, attraverso percorsi e raccolte più o meno organiche e coerenti stilisticamente, a Franzwolf nel 2009 – potrei dire: la sua prima vera raccolta (qui trovate una mia recensione a Franzwolf)
Effekappa rappresenta dunque, nel suo percorso poetico, la prova del nove, un approdo maturo attraverso il quale tirare le somme della sua evoluzione. Continua a leggere→

28. Un quadernetto nero

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La città è vuota: ci siete voi, in una brasserie ai confini del mondo, del tuo mondo, oltre il quale non riesci più a guardare.
– Scrivi un diario.
Cerchi di decifrare i suoi pensieri: ha gli occhi troppo grandi, impossibile gestirli.
– Per quale motivo?
Estrae un bloc notes dalla tasca dei calzoni, una moleskine con l’elastico scuro per assicurarla.
– Perché dovrei scrivere un diario?
Non risponde nulla. Prendi il notes  e lo apri alla pagina iniziale: c’è una frase in corsivo, difficile da leggere. Ti concentri: Quando gli chiesero cosa avrebbe salvato dalla casa invasa dal fuoco, lui rispose: il fuoco.
– Carina.
Fofner guarda lontano, sarà un vezzo, o un vizio. Cosa farai? Servirebbe a qualcosa annotare la tua vita?
– Finché non scrivi, è come se i pensieri e i sentimenti formassero una matassa ingarbugliata.
La proposta t’imbarazza: cerchi di distinguere le prime idee che ti vengono alla mente.
– Tu scrivi un diario?
Ha gli occhi fissi nei tuoi: provi paura, per un attimo.
– La mia vita la scrivono gli altri: sulle case diroccate, sui davanzali dei pontili.
Ti chini sulla pagina, prendi la penna dal taschino.
– Non pensarci, butta giù quello che passa per la testa.
Ti piace il bianco della carta: spalanca le possibilità, non ti costringe a essere quello che non vuoi. Rigiri la biro tra le dita. Alzi lo sguardo: Fofner ha ancora gli occhi puntati su di te. Ti ci specchi dentro, finché la testa non comincia a girare. Ti avvolge una nebbia fitta, che solo a poco a poco si dirada, mostrando un corridoio dai soffitti altissimi e le pareti chiare. Indossi un grembiule bianco con il fiocco azzurro. Cosa ci fai, da solo? Ti sei perso. Forse sei uscito dall’aula per andare al bagno, è il primo giorno di asilo, non conosci il posto. Le porte enormi sono chiuse, come potresti ritrovare quella tua? Saranno dieci: da dove sei venuto? Ascolti le voci che provengono da dentro, le maestre che gridano, gli scolari che si muovono tra i banchi, non riconosci l’intonazione alterata della tua insegnante, i pianti e le risate dei compagni di classe. Devi scegliere un’aula a caso, altrimenti starai qui per sempre. Ti dirigi verso quella che hai davanti. Ti slanci in tutta l’altezza, afferri la maniglia abbassandola appena, in modo da guardare di sbieco nella fessura sottile che si apre. Ecco, ce l’hai fatta. Qualcuno se n’è accorto, la maestra si volta di scatto, grida con quanta voce ha in corpo: chi è là! Sei costretto a entrare, con gli occhi socchiusi, il cuore che batte all’impazzata. Ti fai coraggio, getti lo sguardo sull’aula tutta bianca, piena di alunni col grembiule nero, più grandi di te, sgorbio minuscolo, al confronto. Dopo un attimo di esitazione, come obbedendo a un unico comando, scoppiano tutti in una risata acuta, terribile, sguaiata, mentre volano gli epiteti, asino, scemo, dove vai? Sei solo, col grembiule bianco, una lacrima enorme precipita sul pavimento grigio: la puoi vedere, spiaccicata come una pozzanghera in cui si specchiano la vergogna e la paura. Ti senti qualcosa tra le mani, un quadernetto nero, con un elastico per chiuderlo: cominci a scrivere qualcosa, sotto gli occhi grandi di Fofner.

La Fenice spennacchiata

di Mauro Baldrati

Ho seguito la diretta dell’adunata leghista di Bergamo, ieri. Per una volta non ho cambiato canale al primo apparire dei predicatori di “Roma ladrona”, alla quale hanno partecipato e banchettato alla grande, quando erano la colonna portante del governo Berlusconi. Al di là dei riscontri (quelli noti almeno), delle responsabilità, col “Trota” che si dava alla pazza gioia e alla bella vita, del ruolo di Rosy Mauro che rifiuta di dimettersi, insomma al di là delle vicende dure e pure di un partito che predicava male e razzolava da schifo, mi ha colpito l’onda impressionante di populismo e di demagogia che si è riversata dallo schermo televisivo come un corpo contundente. Il linguaggio era ridotto a zero. Diciamo che non c’era linguaggio, ma unicamente slogan, fatti di poche parole ripetute, declamati sopra e dentro un coro continuo di ovazioni del pubblico leghista che, dalle scarse zoomate, appariva composto perlopiù da anziani. Continua a leggere→

Il reddito minimo garantito

Perazzoli: “In Germania fino a 1850 euro al mese, in Europa solo l’Italia non ha il reddito di cittadinanza”

di Ignazio Dessì

 

L’asse Monti-Fornero batte la lingua sul tamburo intonando il mantra “più licenziabilità più posti di lavoro per i giovani” e il magico cilindro governativo sputa fuori un nuovo articolo 18 dello Statuto dei lavoratori frutto della mediazione con la politica. Ma nella realtà proliferano gli esodati, i disoccupati e i disperati che si suicidano. La società italiana è in fermento e la categoria lavoratrice sembra percossa da un senso di impotenza. Del resto dopo il licenziamento si avrà diritto a 12 mesi di indennità (Aspi) e poi si finirà sulla strada. Così quando per forzare la mano e far passare le riforme auspicate dal trionfante mercato molti esponenti del governo fanno riferimento a quanto esiste in Europa dimenticano quella parte di tutela sociale (la più importante) che il Vecchio Continente offre ai cittadini. In primo luogo il Reddito di cittadinanza che nel resto d’Europa è considerato un diritto fondamentale e solo l’Italia, insieme alla Grecia e all’Ungheria, continua a negare. Dell’argomento abbiamo parlato con Giovanni Perazzoli, penna di punta di Micromega, direttore di Filosofia.it ed autore di alcune illuminanti pubblicazioni sull’argomento. Continua a leggere→

Gianfranco Morino. Da “Equatore”

Ho letto con gioia le poesie di Gianfranco Morino, un uomo che dedica la sua vita ai malati delle baraccopoli di Nairobi, la capitale del Kenya.
Non sono un critico letterario, ma la lettura di questi poemi mi ha fatto capire meglio l’animus di questo uomo. In queste poesie scarne (com’è scarno Gianfranco!), ho sentito battere e pulsare il cuore ferito del continente nero.
In una delle prime poesie Salmo1 , scritta a Tigania nel 1989, quando Gianfranco era da poco arrivato in Africa, c’è tutta la tragedia di questo continente:una tragedia che lo ha toccato profondamente.Gli stessi sentimenti emergono nel poema:”Il bambino della foresta” ,scritto nello stesso anno sul lago Kivu. Continua a leggere→

27. Parlare

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Le hai raccontato tutto, almeno credi, alla stazione di Parigi, tra la selva dei pali che reggono il soffitto, le vetrate ad arco che gettano luce sui binari, la gente che passa con la fretta dei rappresentanti, il fiato grosso dei vecchi, i bambini che fuggono ridendo dalle madri in ansia. Le hai detto dei viaggi in treno per raggranellare qualche offerta, dei quattrocentomila chilometri in macchina in un’Italia tutta da scoprire, del viaggio nella città assolata in cui cercavate un uomo di cui si sapeva solo il nome. Continua a leggere→

Le donne di Gramsci

Di Augusto Benemeglio

Non era più desiderato da nessuno
Settantacinque anni fa , il 27 aprile 1937 , moriva in una clinica di Roma Antonio Gramsci. Al funerale non andò nessuno, eccetto la cognata , Tatiana , e la polizia fascista.(“ Non ci sono gloriose memorie, /né inespresse beatitudini a buon prezzo,/ma il mistero della luce e dell’ombra/ che vela e disvela parole”) Arrestato l’8 novembre del 1926 , era stato liberato definitivamente da soli tre giorni ( aveva ottenuto un paio di anni prima la libertà condizionale , per gravi motivi di salute , solo grazie ad un’intensa campagna di stampa , sviluppatesi soprattutto all’estero ) , ma era ridotto a “morto vivente”. (“Di che era maceria/ quel silenzio?/ della storia dell’uomo/perfino della sua ultima pagina bianca”). Ricoverato presso ospedali e cliniche , sfibrato , demolito , massacrato dall’ estrema durezza dell’infame carcere di Turi , dagli sbocchi di sangue , dall’”insonnia forzata” ( sono mesi che dormo solo 45 minuti per notte) , dai dolori alla schiena, alle mani, alle gengive, le nevralgie che lo assillavano già da anni , Gramsci aveva dovuto subire anche le incomprensioni , le critiche e il disprezzo degli stessi compagni del partito comunista italiano che aveva fondato e di cui era stato Segretario. (Sandro Pertini , che era stato rinchiuso nella stessa prigione disse che i carcerati comunisti gli tiravano palle di neve con dentro delle pietre, il tutto perché aveva osato criticare aspramente l’ascesa al potere di Stalin ). Continua a leggere→

Njuz.net, quando il potere lo si prende in giro

Impostato come una vera e propria testata giornalistica online, di cui riproduce stile e linguaggio, il portale Njuz.net offre al lettore articoli di politica, di economia, di costume e sport. Se le notizie pubblicate chiamano in causa personaggi reali della vita pubblica serba, i contenuti sono invece sempre surreali e grotteschi. Un vero e proprio fenomeno che sta spopolando non solo in Serbia

La satira sta vivendo un periodo di grande rilancio anche grazie alle potenzialità del web 2.0, basti pensare a realtà come Spinoza.it, uno dei blog più seguiti e premiati in Italia negli ultimi anni. Si tratta di un fenomeno di scala mondiale che sta in qualche modo trasformando i rapporti tra la satira ed i diversi sistemi di potere, con la prima non più ridotta agli spazi offerti dai mezzi di comunicazione tradizionale, ma in grado di sfruttare canali propri e godere di livelli di libertà e di divulgazione impensabili fino a pochi anni fa. Continua a leggere→

26. Il disegno

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Dovresti descriverla sul letto sospeso, tra il sonno e la veglia, col viso d’angelo che non diresti mai capace di ammazzare; indovineresti i suoi pensieri, la lotta tra l’abbandono fiducioso e la resistenza orgogliosa all’impulso di parlarti, di baciarti. Continua a leggere→

Mia sorella Emanuela

Segnalo questo evento, dedicato alla presentazione del libro Mia sorella Emanuela di Pietro Orlandi e Fabrizio Peronaci (Edizioni Anordest), sulla triste e misteriosa vicenda di Emanuela Orlandi.

Mercoledì 11 aprile alle ore 17,30 a Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 1, Firenze (Sala Luca Giordano).

Coordinerà il giornalista Mario Bonciani e saranno presenti i due autori.

Francesco MAROTTA – ESILIO DI VOCE

così la grazia delle immagini

rovesciate nel palmo venute via dall’ombra

che ora ricordi accampata da sempre

alla tua soglia ma

si trattava di attese esercizi

privi di simboli come adornare sbrinati

specchi col battito salino

di una pupilla naufragata

* Continua a leggere→

25. Come va a finire

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Hai deciso di fare ancora un giro sulla litoranea, prima di partire. I ricordi ti entrano dentro come sabbia negli occhi. Ogni centimetro di strada ti ricorda qualcosa, ogni cespuglio, ogni tratto di mare che appare all’improvviso tra un corbezzolo e un pino. Compi i gesti di allora, sbirci verso gli occhi di lei che regge sconsolata le birre acquistate chissà dove, eri già brillo prima di comprarle. Continua a leggere→

PASQUA DI RISURREZIONE

di Guglielmo Spirito

Il giovedì santo la chiesa aveva posto a suggello della celebrazione del triduo pasquale l’affermazione del vangelo di Giovanni: “Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). Certamente non vuol significare solo che Gesù starà fedele al suo amore fino alla morte, ma più precisamente che va incontro alla morte perché si sveli in tutto il suo splendore l’amore che lo muove rispetto al Padre e a tutti noi. Nella stessa celebrazione, con l’istituzione dell’eucaristia e la lavanda dei piedi, l’amore era definito nel suo mistero di dono (“questo è il mio corpo, che è per voi”) e di servizio (“Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”). La posta in gioco è ‘aver parte con lui’. Accogliere il servizio di Gesù e non praticarlo al fratello significa non riconoscere quel ‘corpo, che è per noi’, tanto il mistero dell’amore parla di Dio e dell’uomo insieme. Continua a leggere→