Provocazione in forma d’apologo 190

E va bene, ci sono cascato anche stavolta. Lo so che avrei dovuto tacere a costo di staccarmi la lingua a morsi, ma come al solito la foga del dire è stata più forte di me; e del resto la mia dolce 3/4 (7/8, 10/11…) avrebbe letto ciò che avevo in animo sul mio viso troppo eloquente, e che per lei ha meno segreti che per chiunque altro. Così ora lei, signora delle mansuetudini, forte del buon diritto suo e dell’Umanità cui quelli come me attentano, m’incombe di fronte con occhi che lanciano lampi e un sorriso di sprezzo, e incalza sibilandomi: “Tu che sussulti, tu che tremi ad ogni nonnulla… tu sei un guerrafondaio, un violento… con uno come te che ci sto a fare…”.
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18. Cene

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Tornato a casa, il dottor Cavedagna trova a stento il tempo per cenare. Apre il frigo alla ricerca di avanzi che non lo privino della lucidità necessaria per continuare a scrivere. Si getta sul formaggio fresco della Land, ma si accorge che è scaduto: il donnone che lavora in casa lo ha tradito ancora. Continua a leggere→

IL TERZO SGUARDO n.23: Vivere per raccontarla e scrivere per viverla. Marilù Oliva, “Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo”

Vivere per raccontarla e scrivere per viverla. Marilù Oliva, Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo, prefazione di Omero Ciai, Bologna, CLUEB, 2010

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di Giuseppe Panella*


Gabriel García Márquez è ormai universalmente riconosciuto come un maestro della narrazione romanzesca e l’autore di romanzi importanti e molto letti costruiti con il metodo letterario del “realismo magico”. A questa prospettiva di poetica sono legati romanzi ormai considerati come opere-mondo quali Cent’anni di solitudine e l’ Autunno del patriarca.

Eppure fino alla consacrazione ufficiale come scrittore con la saga secolare dei Buendía, García Márquez era stato quello che lui stesso definiva “un giornalista felice e sconosciuto” (1).

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Vivalascuola. Quando la diversità viene giudicata patologia

Bambini che non giocano più fuori casa, bambini stressati dalle aspettative dei genitori, bambini incompresi per avere una diversa intelligenza, bambini a cui i tagli all’istruzione impediscono una didattica personalizzata, bambini danneggiati da una alimentazione sbagliata. Allora via libera agli psicofarmaci, anche quando una terapia non farmacologica è possibile.

Quando la diversità viene giudicata patologia
di Chiara Gazzola

Mi inserisco in questa rubrica prendendo spunto da altri interventi pubblicati riguardanti da un lato la critica al sistema scolastico vigente, dall’altro le differenti sfaccettature della relazione adulto-bambino.

Se la scuola è lo specchio della società, sorge subito un primo interrogativo: su quali fondamenta si baserà il futuro dei nostri ragazzi, se nella scuola prevarrà quell’impostazione che privilegia lo standard, l’arrivismo, la produttività, la mercificazione degli individui e del sapere, e un forzato adeguamento a una “normalità” comportamentale e intellettuale? Continua a leggere→

La parola e lo spessore

Dice bene Lucini parlando di durata, di opere che restano perché continuano a provocare una reazione non solo estetica, ma anche esistenziale. Cosa ti ho dato di buono / Non lo so: la grandezza della poesia è nell’incoscienza di un dono inestimabile, non quantificabile, capace di cambiare il corso della storia personale e universale. Sono così le poesie di Fortini, Betocchi, Pasolini; così le tue, tracce invisibili che scavano nel cuore, lasciando questioni in sospeso che perdurano in un loro lavorio sommerso: Vita non è solo quella che vedi, Ce n’è un’altra nascosta; uno spessore, appunto, attingibile solo da chi ha una vocazione da speleologo, umile e pronto a un eroismo non riconosciuto né rimunerato. Continua a leggere→

17. Pensioni

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La Beretta sul petto di Simone Vangelis gli ricaccia dentro la rabbia contro Brice. I due si fissano, cercando l’uno nell’altro le ragioni che sentono mancare, perché chi ha la certezza di non essere nel torto? Simone è il primo a parlare, con un filo di voce per la sorpresa e la paura: Continua a leggere→

“L’impoetico mafioso”. 105 poeti per la legalità. Recensione di Marco SCALABRINO

“Ci siamo abituati: tutti i giorni … morti ammazzati stesi sull’asfalto … ma questa indifferenza … è un sintomo del male”, Davide Puccini.

Muove Gianmario Lucini, nella prefazione a questo volume, dal confronto fra il ruolo della poesia nell’età classica e quello nell’attuale società. “La poesia epica parlava della pòlis, del suo popolo e della sua vita, dei suoi problemi, dei suoi dubbi, delle sue paure ataviche. Era una poesia capace di stare dentro la società storica e proporsi con un ruolo molto chiaro, quello di interprete della umanità più profonda, di metterla in scena anche nelle sue contraddizioni e nei suoi dolorosi paradossi. La poesia contemporanea invece, troppo spesso, è la noiosa e monocorde proposta di un Io poetico solipsistico, che non si cura dell’altro, ma solo di se stesso, non si sente responsabile del processo di comunicazione ma si mette gegenstand, di fronte, troppo spesso da un pulpito, dall’interno di un gioco le cui regole non sono chiare a nessuno. Non c’è da meravigliarsi se la gente non legge poesia.” Continua a leggere→

SENZA STUPORE: ECCEZIONE E NORMA AI TEMPI DI ARCORE

 

 

«Lo stupore perché le cose che noi viviamo sono “ancora” possibili nel ventesimo secolo non è filosofico.

Non sta all’inizio di alcuna conoscenza, se non di questa: che l’idea di storia da cui deriva non è sostenibile».

Walter Benjamin, 1940.

 

Con queste parole, Walter Benjamin impartiva una lezione di metodo critico che continua a valere: quando di fronte ad accadimenti politici ci si appella all’eccezione – oppure ci si indigna denunciando un regresso rispetto a una presunta norma di civiltà – ciò significa semplicemente che non si è capito nulla o non abbastanza, che non si dispone di strumenti adatti a comprendere il proprio tempo. A partire da questa considerazione – assunta come strategia metodologica – è possibile costruire una riflessione sugli scandali sessuali che hanno scosso la cronaca italiana delle ultime settimane, cercando di sottrarsi sia alla trappola del cinismo che a quella del moralismo.

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Vizionario

«Telecom perde mezzo punto», «Fiat ricorre al giudice», «Il presidente di Confcommercio si confessa», «PFM parte in tour», «Settimana prossima, al più tardi mese prossimo mi sposo». L’articolo deve aver offeso qualcuno, sì, dev’essere accaduto proprio questo, perché da qualche anno è vilipeso, evitato, abolito. Nessuno osa ancora, ma tempo pochi mesi tutti diranno «Rai rinuncia ai reality show», «Università di Roma esplode», «Commissione Giustizia a scuola di giurisprudenza», «Beatles saranno commemorati in giugno», «Incrocio prossimo giri a sinistra».

«Gino è uno di quelli che ama lo sport», «Non sono uno che giudico senza sapere». Ormai si parla e si scrive così: in televisione, nei giornali, sulla metro, al mercato; lo fa il droghiere, l’avvocato, l’editorialista, la portinaia, il professore, il giudice, il chirurgo plastico, il cuoco, i presidenti emeriti della repubblica. Fuorché i linguisti “usaioli”; ma non datevi pena: presto o tardi si adegueranno: sono persuasi che il loro mestiere consista nel registrare pedissequamente l’uso, non già nell’orientare, per amor di Dio. Si accoderanno i lessicografi, si accoderanno i grammatici, potete giurarci, pur continuando a pensare «Uno di quelli che amano», «Non sono uno che giudica». Perché c’è un limite alla vergogna, non per altro. Continua a leggere→

Fermenti

“FERMENTI”
PERIODICO A CARATTERE CULTURALE, INFORMATIVO, D’ATTUALITÀ E COSTUME
n. 236, anno XL, (2011)
e-mail: [email protected] – sito: www.fermenti-editrice.it

Fermenti

L'ultimo numero della rivista "Fermenti"

Sommario

SAGGISTICA
5 “Frequentare la letteratura” (su Giuliano Manacorda, 1919-2010)
di Antonella Calzolari
9 Testimonianza per uno storiografo del Novecento
di Francesco De Nicola
11 I luoghi e gli incontri
di Rodolfo Di Biasio
16 Poesia-valore e Poesia-mercato
di Donato Di Stasi
su Alda Merini
28 Soprascritte
di Marcello Carlino
34 Il libro e la lettura – un inedito di Giorgio Manganelli
a cura di Gualberto Alvino
37 Panorama mimetico
di Francesca Fiorletta
40 Giovanni Fontana e gli attriti dei linguaggi
Massimiliano Borelli
con testi poetici di Giovanni Fontana Continua a leggere→

Confutationes (II)

L. Baldacci

Luigi Baldacci

Questo mi separava dal mio amico Luigi Baldacci: l’idea che la narrativa viva di stati tiepidi: «a volte i narratori dovrebbero essere più ‘crociani’: pensare cioè che il mondo di uno scrittore è una cosa che c’è, sì, ma che non si vede da vicino. Essi credono invece alla teoria del “tutto è in tutto”, e che uno scrittore vero debba sempre esser riconosciuto dall’unghia: la pagina, il rigo, la parola» (L. Baldacci, Ricette per il romanzo, in Id., Libretti e altri saggi, Firenze, Vallecchi, 1974, p. 15).

«La parola? Di più: la sillaba — replicavo con un sorriso di sfida —, il fonema, la virgola! Non ho bisogno che la narrativa simuli la vita e riproduca la realtà. Io esigo costruzione, sintassi, musica. Artificio».

Umberto Eco, “Il cimitero di Praga”

Umberto Eco, Il cimitero di Praga (Bompiani – 2010)

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di Amedeo Buonanno

“Il solo personaggio inventato di questa storia è il protagonista, Simone Simonini […] tutti gli altri personaggi […] sono realmente esistiti e hanno fatto e detto le cose che fanno e dicono in questo romanzo” (pag. 515). Questo scrive Umberto Eco alla fine del suo ultimo romanzo “Il cimitero di Praga” ed è per questo motivo che partiremo dalla Storia, quella vera, in cui si segue la nascita de “I protocolli dei Savi di Sion” con la successione dei testi che ne hanno ispirato la genesi e ne vedremo l’intreccio con la storia, quella di finzione, che Eco crea usando il protagonista Simonino Simonini.

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16. Il ballo

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Cosimo e Amerigo procedono sulla loro strada, l’uno cercando nella letteratura un rifugio dalla nevrosi quotidiana, convinto che esista un ordine in cui il mondo trovi un senso, sfugga all’entropia che lo divora istante dopo istante; l’altro tentando di comprendere se la voce possa essere tradotta, se il tono, il timbro, le risonanze quasi impercettibili di un termine possano trapiantarsi in un’altra cultura e un’altra lingua, se un testo sia comunicabile universalmente o debba rassegnarsi all’isolamento nazionale, a una vita senza permesso di soggiorno, a una solitudine etnica invincibile. Continua a leggere→

Daniela RAIMONDI “Diario della luce”

MATTINO
                                                          “Porque toda la noche
                                                           senti pasar las tortola
                                                           me tocaban, limpias,
                                                           que con su ala de espuma.”
                                                               Juana Castro

Questo è per te, che ti siedi e mi ascolti.
Ogni dettaglio è tuo,
fermo da secoli sulle righe del legno.
Il prato è bianco,
la pance delle pecore intrise di brina
e gli uccelli sognano,
la testa piegata sotto l’ala.

Esco dall’acqua della notte.
Vivo insieme a loro questa povertà
fatta di erba e sale
il rigore del cielo
nell’attesa di un tempo più mite.

La vita con il pane, con un poco di bene.
E’ solo a questo che crediamo:
al ruotare magico del tempo
alla raccolta dell’acqua,
alla fede terrena del seme.

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Presentazione di “Nuova letteratura fantasy” (con musica)

Sabato 5 febbraio, alle ore 17,00, presso la BiblioteCaNova Isolotto, a Firenze (via Chiusi, 4/3A), si svolgerà una nuova presentazione di Nuova letteratura fantasy di Giovanni Agnoloni (ed. Sottovoce). Interverrà il Prof. Giuseppe Panella, critico letterario e docente presso la Scuola Normale di Pisa, e parteciperà, con letture recitate di passi d’autore, l’attore e regista teatrale Carmine Arvonio, Presidente dell’Associazione Teatro I Camminanti, con l’accompagnamento musicale del flautista Matteo Romoli.

Manifesto presentazione

“Il Cinema western mi ha insegnato il valore del paesaggio”

Articolo di Gianluca Bonazzi

Amo il cinema di molti generi e autori, ma quello che considero il genere ‘ponte’ tra l’idea del passato e del futuro, che mi ha insegnato a sentire il valore del paesaggio e delle storie umane, è il cinema western.
E’ vero che il cinema è stato inventato in Francia dai fratelli Lumière, ma una volta che è sbarcato in America
è servito ad una nazione, ad una società ed ad una comunità per rappresentarsi.
Cresciuta l’ America fino a diventare nazione guida del mondo, quei film hanno cominciato a parlare anche a noi, al cuore dell’Europa, in quanto crescente appendice americana, e quindi anche a noi italiani. Continua a leggere→