Plutotanatodadacronorgiasticaestop – di Giorgio Brunelli

DORMITO BENEEE STELLAAA…???
E lei a mach 2: smauk 1, smauk 2, smauk 3.
Mi scassava la mascella
sempre e solo col solito tris.
E iniziò così il suo sermone della
sua messa cantata delle 11.
Ma vabbuono tanto era
la domenica delle Palme e
per Antonio Masia e anche per me
il giorno incubo dei giorni di coppia,
che di solito finiscono
sotto a qualche quercia
con l’untume delle costine di porco
sulla bocca. Continua a leggere→

I denti del potere (2)

Legge sulle intercettazioni: il vero obiettivo è limitare le investigazioni

di Michele Polo (lavoce.info)

Il disegno di legge sulle intercettazioni mina senz’altro il diritto di cronaca. Ma il vero effetto dirompente del provvedimento è rendere meno efficace lo strumento investigativo più utile nelle inchieste giudiziarie. Non vorremmo quindi che nella discussione di questi giorni la giusta reazione dei media spostasse l’attenzione della discussione dal problema cruciale: le intercettazioni sono uno strumento di indagine e reperimento delle prove essenziale per la magistratura. E’ prima di tutto su queste limitazioni che va condotta una battaglia civile. Il mondo dell’informazione si è compattato nelle ultime settimane, coinvolgendo giornalisti con posizioni politiche anche diverse, nell’opporsi al disegno di legge sulle intercettazioni. È un segnale importante che fa emergere i media come uno dei poteri di controllo all’interno di una società democratica. Continua a leggere→

Ricordare, dimenticare

di Riccardo Ferrazzi

Qualche anno fa, su un muro pieno di manifesti incollati uno sopra l’altro e ormai mezzi stracciati ne ho visto uno che portava due nomi e sotto una scritta che diceva: “Milano non dimentica!”. E ho ricordato che i nomi erano quelli di due ragazzi uccisi durante gli anni di piombo. Erano ragazzi di destra e il manifesto era, immagino, di AN o di qualche gruppo estremista.
Mi sono domandato se è più civile ricordare o dimenticare. Mi sono risposto subito: no, ricordare si deve. Altrimenti bisognerebbe dimenticare tutto e tutto insieme: la stazione di Bologna e il rogo di Primavalle, oppure l’olocausto, il gulag e le foibe. Continua a leggere→

37, 25 anzi 7.

di Linnio Accorroni

“A un’età veneranda ho cominciato a scoprire che molte persone erano interessate al mio lavoro in tutto il mondo. Mi sembra strano, perchè mi ricordo di aver pubblicato un libro – dev’essere stato nel lontano 1932, mi pare- e alla fine dell’anno di aver scoperto che ne erano state vendute niente meno che 37 copie”. A parlare così è Jorge Luis Borges ( citazione di secondo grado: riprendo il brano infatti da ‘Letture’ di George Steiner, Garzanti, 2010). Borges esalta quegli happy few che s’erano accostati alla sua opera riflettendo sui motivi della felicità che gli derivava dall’esiguità del numero dei suoi lettori: una gioia paradossale questa, in netta controtendenza con ciò che ogni scrittore, nell’atto stesso della pubblicazione, ragionevolmente si augura. Infatti questi 37 lettori avevano per Borges una peculiarità che li rendeva preziosi e, in un certo senso, ‘ideali’: erano pochi e, in quanto tali, erano ‘reali’o quantomeno immaginabili: “ quelle persone sono reali, nel senso che ognuno di loro ha una faccia tutta sua, una famiglia, vive in una determinata strada. Perché se si vendono 2000 copie, è la stessa cosa che non averne venduta neanche una, perché 2000 sono troppe da cogliere per l’immaginazione. Forse sarebbe stato meglio 7 o 17” Continua a leggere→

Da un altro monte

Tra mezz’ora ho l’incontro. Qualcuno mi presenterà, indicandomi agli astanti. Abbasserò lo sguardo, incrocerò le mani, con un certo imbarazzo. Sarò indeciso se tenermi o togliermi il soprabito, la giacca, perché sarò su un monte e sono un tipo freddoloso. Nella mano destra avrò qualcosa, una penna, una matita, perché non so stare al tavolo senza impugnare qualche oggetto: mi serve per concentrare l’attenzione, così come don Mario batteva le dita sopra il notes. Sarò esposto al pubblico come un povero Cristo nelle mani di Pilato. Non arretrerò, ora che la parola sarà un riflesso della luce che viene da lontano, mentre un amico pregherà per me, da un altro monte.

I denti del potere (1)

“Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC, vd. foto) identificato dall’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“; la prossima settimana il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.
Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo… il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito. Continua a leggere→

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.42: L’usignolo resta senza voce. Gennaro Oriolo, “Mute parole e ingannevoli delizie”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

L’usignolo resta senza voce. Gennaro Oriolo, Mute parole e ingannevoli delizie, con una prefazione di Franco Manescalchi, Cosenza, Ferrari Editore, 2010

 

Di Oriolo e della sua scrittura mimetica scrive proficuamente Franco Maniscalchi nella sua notevole presentazione di questo volume di poesie:

«Si può parlare, perciò, di un autore per il quale la scrittura è fine e mezzo, strumento per dare voce ad una complessa articolazione dove lo spazio tempo prende corpo e identità storica in un vivo e vivido divenire di parole che amplificano e definiscono il farsi medesimo degli eventi. L’ecletticità che emerge anche ad una lettura immediata è dunque movimento modulare e non dispersione stilistica. Un movimento modulare che conferma, come già abbiamo scritto, un operatore di grande cultura e di sapiente mimesi nel quale il “divertissement”(nel senso del pensiero divergente e della reinvenzione ludica) conduce fino alle radici di un’estrema drammaticità dove finito e infinito, vota e morte, esistere ed essere, tutto e nulla confermano la pienezza di una coscienza alimentatasi al mito mediterraneo di una terra dove un tempo abitarono gli dei e dove ancora è possibile respirarne gli ultimi pollini. E questo è possibile perché nel poeta si fondono tre archetipi: la monovalenza del “logos” che inizialmente in lui sembra prevalere, l’entropia dell’ “eros” che, sottesa, crea tensioni telluriche nell’uomo e dunque sulla pagina, e, infine, la non deperibilità del “ludus” confortato dalla “tèchne” del mondo primigenio» (pp. 7-8).

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Tradire Gemma Gaetani è cosa buona e giusta

Che cosa è questo Elogio del tradimento (Milano, Vallecchi, 2010, pagg. 244, 12,50 euri)? Tanto per cominciare, un oggetto che mantiene le promesse. Qui, in fatto, si cantano le lodi del tradimento, alla luce di motivi lessicali e filologici, economici, giuridici, ideologici. Sembra uno scherzo e, in parte lo è. Gemma Gaetani era nota finora per l’ibridissimo Colazione al Fiorucci store (Milano, Fazi, 2005) e per difettare in simpatia. A metà 2010 trae fuori da non si sa quale suo cilindro un libello sardonico e tutto paradossale, giocandosi un sarcasmo scettico che tutto sembra fuor che femminile. La dimensione virile, un po’ feroce, molto irridente di queste paginette distinguono l’autrice dalle sue coeve e contemporanee. Non che Gaetani manchi affatto di gentilezza; è che la nasconde benino, così come nega recisa che ci sia spazio per i sentimentalismi. Non ha importanza se l’autrice crede o no a quel che racconta e dimostra – è convincente, autentica, a tratti le si dà persin fiducia. Soprattutto, questo qui è un libro che fa ridere. Ora, poche storie, le donne non hanno questo gran senso dell’umorismo. Per carità, son convinte d’averne a iosa e, come noto, fra di loro ridono un sacco. Qui, al contrario, con l’aria di enunciare verità quasi scientifiche, Gaetani è sovente assai umoristica.
Elogio del tradimento ha come modello scoperto la Modest proposal di Gionata Swift e Defending the undefendable, dell’anarco-capitalista austriaco Walter Block. Rimandi piuttosto alti, come alta è la tessitura culturale di tutto il volume. A fronte di questo, però, Gaetani mostra una capacità non corriva di giocare coi registri tonali. Se il libro diverte, in sostanza, è anche perché si coglie il divertimento dell’autrice a scriverlo.
Di questo Elogio s’è già molto parlato nel blog Satisfiction, ammirevolmente gestito da Gian Paolo Serino. Vale la pena che se ne parli anche qui, perché nel tempo in che le idee stentano a circolare, Gaetani fa la cortesia di sciorinarne parecchie e per lo più non banali.

IL CONTO DELLE MINNE di Giuseppina Torregrossa

recensione di Michele Mangiafico

http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788804591689Mi trovavo all’aeroporto di Roma, poco dopo il check-in. In barba ai contenuti, la strizzatina d’occhio di quei due dolci di glassa con la ciliegina sopra in bella mostra sulla copertina, l’ha avuta vinta sulla parola scritta. E non ha tradito le attese, né la promessa di accompagnarmi, tra illusioni e ammiccamenti, fino all’ultima pagina di questa storia.
“Il conto delle minne” è una promessa di delicatezza, un patto non scritto con il lettore, una di quelle offerte che non si possono rifiutare. Parlerò di un argomento difficile – sembra dire l’autrice dallo scaffale della libreria – vi racconterò una storia triste, affronterò un tema spigoloso e pesante, ma lo farò con dolcezza, con estrema delicatezza.
“Il conto delle minne” è la fase del corteggiamento, il gioco delle allusioni, il continuo pretesto per parlar d’altro. E se così non fosse stato, Giuseppina Torregrossa non avrebbe sostenuto se stessa, la sua storia professionale, la quotidiana fatica di una ginecologa impegnata sul campo nella prevenzione del tumore al seno. Continua a leggere→

Le radici sono i nostri figli – seconda parte

Le radici sono i nostri figli – seconda parte
Ragionamento/ipotesi n. 1

Di Matteo Telara

Premessa:
1) La televisione non è Il Male. La televisione è un mezzo di comunicazione di massa ed esiste in tutto il mondo. Ogni casa nel mondo industrializzato ha oggi una televisione. L’Italia è agli ultimi posti in Europa per consumo di libri. In Italia, dopo cena, non si legge, si guarda la TV.
2) I programmi televisivi sono ad oggi una delle poche cose in comune che i genitori hanno coi loro figli.
3) La maggior parte della programmazione televisiva di fiction, in Italia, ha provenienza estera.

Dopo quasi 5 anni di vita oltreoceano, sono tornato in Italia e ho scoperto che una delle poche cose che io e mia madre abbiamo avuto in comune in tutto questo tempo sono state le serie televisive. Americane o inglesi, per lo più. Continua a leggere→

Fiera

A quest’ora sarò in viaggio. Mi sembra strano lasciare la parrocchia, uscire, anche se il sogno, forse, è quello di girare il mondo, sfidarsi in situazioni inedite, vedere che faccia farebbero, dall’altra parte del pianeta, sentendo ciò che dico nella ventisettesima prefettura della diocesi di Roma. Potrei essere tentato di tenere la mano sullo specchio, pronto a rimandare un’immagine replicata all’infinito; il fiore sarebbe una ricerca esasperata di dolcezza, di attenzione, e il pettine il segno di un ordine eccessivo, un’immagine curata con solerzia equivoca. Meglio ascoltare l’appello struggente di una coscienza sorella, piegata a supplicare di cambiare prospettiva, dal suo angolo in ombra, lontano dalle luci del successo, implorando di trasformare il fiore da simbolo di piacere effimero a pegno di nozze eterne con la verità, che è specchio per l’altro, mai per la fiera insensata della propria vanità.

Danza e poesia

1 giugno 2010 ore 18 Palazzina Liberty, Mi

Nell’ambito del “Laboratorio “Moltinpoesia”
a cura di Ennio Abate dedicato al sogno

Marina Massenz (poetessa) e Franca Ferrari (danzatrice e coreografa)

eseguiranno due poesie di Marina Massenz:

Due treni e un separé

Stupita per le simultanee visioni

e seguirle entrambe, due sogni

paralleli come rotaie, due treni

nella testa tra cui c’è un separé, Continua a leggere→

Lettura della non lettura. I dati Istat.

Scorrendo i dati Istat relativi alla lettura dei libri in Italia, riferiti agli anni 2000 e 2006 e al 2009, trova conferma quanto già in parte si sapeva: che il 10,3% degli italiani non possiede in casa neanche un libro, che a leggere sono più le donne (66%) degli uomini (39%) nella fascia d’età 20-24 anni, che i maggiori lettori sono, tra le diverse categorie sociali, i dirigenti, gli imprenditori, i liberi professionisti e i direttivi, i quadri, gli impiegati, mentre tra coloro che leggono meno ci sarebbero le casalinghe. Il 37% della popolazione non legge libri, soprattutto perché la lettura “annoia”, “non appassiona”. I maggiori lettori – quelli che hanno letto più di dodici libri nei dodici mesi precedenti l’intervista – sono compresi nella fascia di età 45-54 anni. Le famiglie che posseggono in casa più di quattrocento libri vivono, nell’ordine, in Friuli, in Toscana, in Emilia Romagna, nel Lazio, in Sardegna, nel Veneto, in Umbria. Continua a leggere→

Tra due musiche

Domattina vado al Festival biblico. Dico che canterò, scherzando con gli amici. La Bibbia, in fondo, è musica, attraversata da ritmi, suoni, melodie: il canto del mare, quello di Deborah, l’inno implacabile di Lamech. La Scrittura è uno spartito interpretato da corni e trombe, zufoli, flauti e cimbali, accompagnato dall’arpa e dalla cetra, sospinto dall’autorevole shofar, capace di schiantare le mura di Gerico antica. Quasi un controcanto rispetto all’armonia femminea del Suonatore di liuto, la linea morbida e sensuale delle mani, le labbra stillanti il testo sconosciuto, la pagina che si affloscia lentamente, i fiori appena colti, la frutta già segnata dal tempo e un violino che pare offrirsi all’estro dell’osservatore. Tra le due musiche cerco la mia voce, sospesa tra il liuto e lo shofar, fra il tempio e la stanza, visitata dalla luce.

Sergio Rotino, “Un modo per uscirne”

Estratto da

Sergio Rotino, Un modo per uscirne
Abramo editore, 2009
pp. 235, euro 15
postfazione di Marcello Fois

Mi ricordai di un album di fotografie che avevo sfogliato da piccolo. Era un compendio della loro vita, foto del matrimonio di papà e mamma, di loro due in gita da qualche parte o in gruppo, con amici.
Entrai in salotto, aprii le ante della libreria e mi accosciai a scrutare il ripiano più in basso, dove erano rimasti i libri di mio fratello.
Quando decise di andar via, mio fratello assicurò che sarebbe venuto più in là a prenderseli. Imballò prima la collezione di fumetti di cui era gelosissimo e una parte dei suoi dischi, poi la macchina da scrivere, le risme di carta, le carpette di plastica colorata. Ai libri dedicò pochissima attenzione, come se dopo averli letti e riletti non gli servissero più o non gli dessero più stimoli, consumati all’osso. Continua a leggere→

LA FORMULA CHIMICA DEL DOLORE di Giacomo Cardaci

http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788804597957Giacomo Cardaci, classe 1986, è nato a Udine e vive a Milano da diversi anni. Nel 2008 aveva pubblicato, per Mondadori, «Alligatori al Parini». Di recente Cardaci ha pubblicato un nuovo volume, sempre per i tipi di Mondadori: «La formula chimica del dolore». Un libro autobiografico, dove il protagonista – Filippo – racconta l’esperienza traumatica di una grave malattia (un tumore) e delle conseguenti “traversie” vissute in ospedale.
Ne parliamo con l’autore.

Giacomo, quando hai scritto questo libro? Raccontaci un po’ la tua esperienza…
Ho scritto il libro fra un ciclo di chemioterapia ad alte dosi e l’altro, spesso di notte, quando ero ricoverato in ospedale e non riuscivo a prendere sonno per “la tosse del soldato”, ovvero i rantoli di quegli anziani che combattevano contro la malattia che gli sbranava il corpo, tossendo, mugolando anche di notte, rubandomi il sonno con quegli aiuto-aiutatemi-aiuto che sentivo provenire dalle altre camere del reparto; ricordo che, quando ero in camera sterile, litigavo col caposala perché notoriamente la tastiera del computer è l’oggetto più infetto che si possa immaginare, ma su quadernetti dove annotare le mie sensazioni o dettagli salienti dei miei compagni di camera, e sul computer dove rielaborarli in racconti, non ero disposto a transigere: a costo di farmi venire un febbrone per quei “batteri-batteri-batteri!” che erano banditi dal reparto. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 161

Anni fa ebbi l’occasione di realizzare un desiderio, quello di andare a vivere in un appartamento con grandi balconi affacciati sul verde. Veramente era il verde degli alberi di un corso trafficatissimo, sicché, a parte l’inquinamento, c’era da mettere in conto il rumore, da sempre per me la cosa più insoffribile. Ma nello stabile c’erano i doppi vetri, e mi lasciai tentare.
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Parrocchie di periferia

Sul pavimento si scorgono alcuni gioielli e un’ampolla, citazione dell’unguento versato sui piedi di Gesù da una donna identificata per secoli con la Maddalena: si disfa del benessere terreno, dei proventi di una professione deprecata e miserabile eppure sempre favorita e apprezzata da qualcuno, almeno di nascosto. Lo stesso Caravaggio non parve disdegnarla, se alcune modelle cui fece più ricorso non erano che cortigiane utilizzate anche per quadri a tema religioso – come il Riposo durante la fuga in Egitto, appena analizzato. Non c’è alcuna forma di penitenza estrinseca, bensì un semplice raccoglimento, segno della profondità sincera del sentire, del proposito di cambiare vita: un poeta amico del pittore disse che la tela avrebbe mosso a compassione Dio. Anna Bianchini, la donna qui ritratta, voleva a tutti i costi un dipinto che la effigiasse nei panni della Maddalena, al punto da essere accusata di un furto riguardante, verosimilmente, l’opera in questione. Una storia struggente, di quelle che potevano accadere solo nella vita avventurosa del grande Caravaggio, o di qualche parrocchia sgangherata dell’estrema periferia della città.

Vivalascuola. La scuola che non c’è

In base alla Circolare del Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna Marcello Limina questa puntata di vivalascuola non dovrebbe esserci: il Direttore depreca infatti che si assista “a dichiarazioni sulla stampa nelle quali si esprimono posizioni critiche sull’amministrazione di cui si fa parte”. Insomma, c’è lo smantellamento del tempo pieno, tagli mai visti alle superiori, lo Stato non dà il più di un miliardo che deve alle scuole pubbliche, riduce il sostegno, non finanzia le attività didattiche… I docenti però non dovrebbero parlarne. Si vuole estendere a chi lavora nella scuola il bavaglio alla stampa in discussione in queste ore.

La scuola che non c’è, i regolamenti che non ci sono
di Marina Boscaino

L’epocale “riforma” delle superiori ancora non è legge, eppure abbiamo iscritto figli ed alunni alle nuove superiori. Mancano gli attori principali di una rappresentazione che vede un unico protagonista: la triade Gelmini-Brunetta-Tremonti.

Latitano in percentuale rilevante tutti gli altri: gli insegnanti Continua a leggere→