Hervé Guibert, “Le regole della pietà”: quando l’Aids diventa poesia

di Giovanni Inzerillo

 

Le protocole compassionel, ultimo romanzo di Guibert, apparso in Francia nel 1991 per le edizioni Gallimard venne pubblicato in Italia nel 1995 per i tipi della Marsilio con il titolo Le regole della pietà.

Autore assai discusso in Francia ancora oggi, specie a seguito della pubblicazione di La pudeur ou l’impudeur, agghiacciante documentario degli ultimi mesi della sua vita, in Italia di lui non resta che qualche timida ombra.

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NEL SEGNO DEL CANCRO di Cinzia Spadola

nel-segno-del-cancroCi sono argomenti più difficili da trattare, rispetto ad altri; ma non per questo meno importanti. “Nel segno del cancro” è il titolo di un libro scritto da Cinzia Spadola e pubblicato dal piccolo editore “Sampognaro & Pupi” (€ 10, pagg. 65). Che il titolo non tragga in inganno, però; giacché non ha nulla a che fare con l’astrologia o i segni zodiacali, ma con qualcosa che incide nelle nostre vite in maniera molto più significativa e devastante: la malattia. Questo libro, infatti, offre l’incredibile testimonianza di una donna colpita dal tumore al seno.
Credo che libri come questo meritino la massima attenzione. Anche perché secondo l’Airc, il tumore al seno colpisce una donna su dieci. È il tumore più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 25 per cento di tutti i tumori che colpiscono le donne. In Italia sono diagnosticati circa 37.000 casi (152 ogni 100.000 donne). Uno di questi casi è, appunto, quello di Cinzia Spadola. Continua a leggere→

Alessandro Fo racconta A.M.Ripellino

   
 

 
 

 
 
 

VENERDÌ 28 MAGGIO 2010, ORE 21.00
OSIMO CENTRO CULTURALE SAN SILVESTRO
IL CIRCOLO DI LETTURA MILTON
IN COLLABORAZIONE
CON LA BIBLIOTECA COMUNALE DI OSIMO
E L’ASSESSORATO ALLA CULTURA

Presentano

ALESSANDRO FO (poeta, saggista, docente universitario)
racconta

ANGELO MARIA RIPELLINO(1923-1978)

ITINERARIO
NEL MERAVIGLIOSO
 
 

 

Poesie e prose
di Angelo Maria Ripellino
 
 

 

PROGETTO MULTIMEDIALE
a cura di Laura Fo
MONTAGGIO VIDEO
a cura di Stefano Caprioli
INTERVERRÀ
Federico Lenzi

INGRESSO LIBERO

Claudio Leonardi, 1926-2010

Claudio Leonardi è stato un grande studioso del medioevo, uno dei maggiori nella comunità internazionale dei medievisti del Novecento. Attivissimo nell’insegnamento, al centro di iniziative e istituzioni che sono oggi una spina dorsale che sostiene gli studi storici, letterari, filologici e filosofici del medioevo, è stato il fondatore della Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino, e del repertorio bibliografico annuale Medioevo Latino.
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Vangelo di Nicodemo (ovvero, delle donne e della Chiesa)

Apparecchiata la croce, gliela diedero e cominciarono a camminare. Gesù giunse fin presso la porta della città. Veniva dietro anche uno dei suoi discepoli: Giovanni. A questo punto, allontanandosi di corsa, va dalla madre di Dio e le dice: “Perchè sei rimasta qui e non sei andata a vedere quello che succedeva?”
“Che cosa è successo?” – domandò essa.
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Ali nere

Le ali nere restano un mistero: per spezzare la luminosità del corpo efebico? Per indicare il lato oscuro di ogni somiglianza con la totalità e l’integrità di Dio? La fragilità dell’essere creato è anche nel sonno di Maria e nella debolezza del suo anziano marito, affaticato persino dal gesto semplice di sostenere lo spartito, regredito nella posa infantile dei piedi accavallati. Ma nella partitura musicale si nasconde il segreto della forza: gli studiosi vi rinvengono il mottetto dell’artista fiammingo Noel Bauldewijn, ispirato al Cantico dei cantici, parole ben note alla spiritualità cristiano – ebraica: io dormo, ma il mio cuore veglia. La vecchiaia e lo sfinimento rivelano un rovescio di energia e dinamismo, l’anima immortale che impregna la natura, l’albero, il paesaggio sullo sfondo, i sassi sparsi e il fiasco d’acqua piegato ad accogliere la musica come ospite dolce: solidale, nel simbolo oscuro delle ali, con l’imperfezione universale, ma pronto a sollevarsi alla somiglianza armonica col Tutto.

Teresa Caligiure recensisce “L’inquieto vivere segreto” per “Transfinito”.

“L’inquieto vivere segreto” di Franz Krauspenhaar
Teresa Caligiure
(26.04.2010)

«Oggi hai ripreso a scrivere sulla carta, perché cerchi affetto in te stesso non avendo altra compagnia che la scrittura». Queste le parole che compaiono nelle prime pagine de «L’inquieto vivere segreto» di Franz Krauspenhaar, edito da Transeuropa (Massa, 2009), un libro che si legge tutto d’un fiato, un romanzo breve, ma potente, che costringe il lettore a fare i conti con una cruda e indecifrabile realtà. Continua a leggere→

Da: Immaginate la ragazza – di Giovanni Catalano

Coincidenze

È qui che una coincidenza

potrebbe farsi destino.

Già da tempo, ancora adesso.

All’improvviso.

Avresti potuto

incrociarmi ai tornelli

o nella ressa ai gradini

o fermo sulla destra

d’una scala mobile.

Sulle maniglie d’un vagone

o qui seduti, solo divisi

dalle cuffie di un ipod

avresti potuto

lasciar cadere un segnalibro

che quel giorno

avrei raccolto. Continua a leggere→

SCOMPARSA

di Roberto Saporito

“Credo che si debba uccidere per

avvicinarsi al mistero; o uccidersi.”

(Lorette Nobécourt)

Mia sorella è scomparsa il 6 giugno 1992. Quel giorno avevamo festeggiato la firma del contratto per il mio secondo romanzo e il suo relativo anticipo: dieci milioni di lire, un sacco di soldi, quanto meno per me, sicuramente tanto per un mio libro.

Quella sera avevo dato una piccola festa, molto piccola: oltre a mia sorella, c’era Clemente, che è poi il mio migliore amico, Cecilia, che è la mia migliore amica, Diego, che era il mio vicino di casa, pittore, nonché recente amico e Stefania, la sua convivente. Un paio di bottiglie di champagne, formaggio, salame, olive, e per finire una bottiglia di vodka.

Alle undici e mezzo mia sorella Angela, mi ha baciato entrambe le guance, mi ha rifatto gli auguri, mi ha sorriso benevola, ha salutato tutti, ha inforcato la sua bicicletta olandese nera e se n’è andata. Per sempre. Inghiottita dalla notte quasi estiva. Continua a leggere→

La tela del mondo

Più mi inoltro nell’opera di Caravaggio, più penso che i suoi quadri siano uno stimolo potente per la fantasia. La dinamicità delle figure spinge a prolungare il movimento che racchiudono in sé. Qui, per esempio, è evidente l’evoluzione implicita nei corpi e negli sguardi: la mano che suona lo strumento e quella che accorda, l’altra che sfoglia lo spartito e quella che anticipa già il ritmo, fino al fanciullo che manipola l’uva, simbolo dal significato misterioso (forse erotico). Il concerto sta per iniziare, ma la musica richiede un punto di partenza e un punto di arrivo, un retroterra e un presagio di affetti ed emozioni, brividi e slanci. Il pittore intravedeva un prima e un poi, perché nessun istante della vita può eludere il confronto col passato e il futuro: il presente è un groviglio di eventi consegnati dalla mola infaticabile del tempo. C’è chi ritiene che il ragazzo sullo sfondo sia un autoritratto dell’autore: solo dal grembo dell’ombra emerge l’ordine dell’avventura umana, la prospettiva sempre sorprendente della tela del mondo.

De delictis gravioribus / 8

di Ezio Tarantino

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Analisi e rimedi (continua)

Rimedi! Fosse facile. Ma bisogna pur cominciare a parlarne.
E come farlo se non partendo dalla parola tabù per eccellenza? Celibato.

Per Enzo Bianchi è un falso problema. Per il papa è un valore “sacro”, una “autentica profezia evangelica” (anche se, occorre ricordarlo, è obbligatorio solo a partire dal Concilio di Trento), ma per il Cardinal Martini lo si può ripensare. Hans Kung, in un’accorata lettera ai Vescovi ha indicato chiaramente, fra altre soluzioni più “semplici”, anche quella di cominciare, dal basso, con atti concreti, a corrodere questo tabù dalle radici profondissime. Che non sia un cammino facile è chiaro. E pieno di insidie collaterali (come dimostra anche un recente caso avvenuto nella Chiesa anglicana negli Stati Uniti, dove una donna dichiaratamente lesbica è stata ordinata Vescovo: non è un fatto che si può liquidare con giubilo o sconcerto a seconda di come la si pensi, perché coinvolge il sentire di migliaia, milioni di persone dalle quali non si può pretendere che accettino serenamente di dover prendere atto che tutto sta cambiando e così rapidamente senza che si sia fatto un percorso di avvicinamento avveduto, magari lento, non discriminatorio di nessun punto di vista).

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Il morso della storia

Sto invecchiando, e il ramarro lo distinguo a malapena: un’ombra esile, che s’indovina sospesa al dito del ragazzo. Tutto il quadro dipende dal dettaglio appena percettibile: la smorfia del giovane, la sua rigidità, la luce che rischiara la spalla discinta e la rosa curiosamente femminili, la caraffa di vetro, la mano rappresa nel dolore. E’ come se la sensazione di benessere fosse minacciata dal morso dell’angoscia, dalla puntura insidiosa di uno strazio in agguato. L’invito sembrerebbe chiaro: mai cedere al’esca ambigua dell’ozio, alle illusioni della prosperità. Rimane una domanda: il ramarro che  cosa rappresenta? L’etica esigente della vita, il pungolo aspro della coscienza retta? L’invidia predisposta a colpire? O la falce del tempo che incombe sul piacere, anche legittimo? L’unica certezza è la smorfia sofferente, simbolo dell’imperfezione inevitabile della realtà creata, dell’esistenza esposta al morso della storia.

Uno scrittore famoso (soluzione)

Tempo fa, avevo scritto queste righe:

Parlerò bene di uno scrittore famoso. E’ un impresa titanica, in genere. Mandi messaggi e non rispondono; tocchi con mano il non essere come categoria esistenziale, non solo filosofica. Nulla di tutto questo, con ***.Ti accoglie, aiuta, consiglia. Mi chiedo se lo faccia con me, esclusivamente: sono un tipo speciale, mi dico, è giusto che mi trattino bene. Ma rinuncio alla versione narcisista. *** è gentile e disponibile a prescindere. Che gli scrittori famosi non siano tutti pessimi soggetti? Finché *** esiste, la letteratura non è una élite di snob insopportabili. Ciò mi costringe a rivedere le mie idee. Mi complica la vita, segnala sfumature impercettibili, insinua il dubbio, mi impone la fatica del pensiero.
***, fammi un favore: non rispondermi più, ignorami, lasciami il gusto acre della malevolenza
.

Ora posso dire di chi si trattasse: anzi, lo documenta questo articolo, uscito sul Primo amore.
Grazie, di cuore.

Fabrizio

Da “Notte di nebbia in pianura”

Ecco l’incipit del romanzo Notte di nebbia in pianura, di Angelo Ricci (Manni Editore).

«E così, anche per questa sera, abbiamo finito, signori. Come sempre, stare in vostra compagnia, è stata un’occasione unica. Arrivederci e grazie a tutti.»
Il capannone era giallo. Le porte erano di un verde smorto.
«Eppure è in mezzo alla città. Però sembra in campagna.»
I pensieri te li trascini dentro. Tanto per avere qualche cosa da fare. Tanto per avere qualche cosa che ti distragga. Tanto per avere qualche cosa da dire.
Dopo.
Semmai. Continua a leggere→

fluSSidiverSi 2010 – Poesia e poeti di Alpe Adria

Flussidiversi, il festival di poesia nato nel 2007 a Caorle si ripropone dal 28 al 30 maggio nella cittadina veneziana.

Nella tre giorni, infiniti “semi di poesia” voleranno sulle acque della Laguna e sui campielli dell’antico centro di Caorle, innalzati nelle sette lingue di in cui si esprimono i poeti di fluSSidiverSi. Sono le lingue che si parlano nelle nazioni e regioni aderenti alla Comunità Alpe Adria.
Voleranno in senso metaforico attraverso un file rouge di versi dipanato lungo più di 56 ore e che vedrà impegnati 26 poeti. Ma volerà anche in senso letterale grazie a migliaia di palloncini, vettori di versi, liberati dai ragazzi di Caorle.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.41: Buon giorno si spera. Giuseppe Iuliano, “Rosso a sera (versi contro-versi)”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

… Buon giorno si spera. Giuseppe Iuliano, Rosso a sera (versi contro-versi), Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2010

Giuseppe Iuliano è un poeta meridiano. Così lo qualifica Paolo Saggese nella seconda di copertina del suo ultimo libro (il quindicesimo della serie). Il critico irpino così continua:

«Iuliano è un poeta meridiano che, attraverso la scrittura, traccia un percorso di idee, immagini, riflessioni: un mosaico di testimonianze che leggono, travestono ed interpretano in modo attento, critico, antagonista, appunto meridiano, i tempi moderni. Ed è proprio questa la linea di confine, questo lo spartiacque che fa di Giuseppe Iuliano un poeta vero, una voce fuori da taluni cori, sicuramente fuori dai cori della cultura salottiera contemporanea».

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La nostra vita di là (Dalla De Gregori)

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=EtoEbBSp6Nk]

da qui

Trentun anni dopo. Come fosse ieri, si potrebbe dire. E invece no, qualcosa è cambiato, siamo cambiati noi, dall’altra parte, le illusioni si sono esaurite nella sarabanda di menzogne, nell’inganno irriducibile che continua a logorare i nostri giorni, incurante dei segnali di tregenda che fanno balenare riflessi sinistri all’orizzonte. E’ cambiata la platea, ancora disposta, tuttavia, a entusiasmarsi per chi non crede che la vita sia uno spettacolo indecente da mostrare come le cosce e i seni delle donne, nell’incoscienza generale che pensa solo ad arraffare l’arraffabile, senza calcolare che alla fine deve pure tornare qualche conto, e se i conti non tornano ci sarà qualcuno che dovrà pagare. Eccoci qua: siamo una grande famiglia; abbiamo lasciato solo un momento la nostra vita di là. La nostra vita di là.

Luigi DI RUSCIO – “La neve nera di Oslo”

Dalla prefazione di Angelo Ferracuti

Un Di Ruscio scatenato, vitale, comico e caustico allo stesso tempo, irriverente al massimo, torna nelle pagine di questo libro con una lingua graffiante ed eversiva che, come scrisse Italo Calvino: «Ricorda Céline, per la volontà di scaricare nel flusso delle parole una cupa aggressività».
Attuale e potente come pochi per la forte capacità di testimonianza, oltre che per l’indiscusso valore stilistico, La neve nera di Oslo cresce lungo una narrazione fluviale in prima persona, e in presa diretta, che lo scrittore fa avanzare tra bizzarre considerazioni politiche e filosofiche, intrecciate al vivere sociale e quotidiano, alle aspirazioni e ai sogni di un emigrato italiano. Argomenti della narrazione sono la privata quotidianità, l’odissea della vita di fabbrica e l’orgoglio di far parte di una classe operaia che va oltre l’appartenenza diventando condizione umana universale. Intorno il malinconico ed esistenzialissimo paesaggio lunare di Oslo, che il nostro attraversa in bicicletta o a piedi, una metropoli tra i ghiacci che sentirà per sempre straniera.
Ottantenne, molto amato da Franco Fortini, Paolo Volponi, Salvatore Quasimodo – che lo definì «uomo d’avanguardia nel senso positivo, cioè della fede nell’attualità e per la violenza del discorso» – con questo nuovo libro, forse tra i suoi il più bello e lirico, Luigi Di Ruscio sembra chiudere un’esperienza letteraria durata oltre mezzo secolo dove vita e scrittura s’incontrano per diventare una cosa sola, mostrandoci qui cosa significa per uno scrittore emigrare in Scandinavia e vivere in un isolamento linguistico e sociale che è da sempre quello di tutti i migranti. Continua a leggere→

Piedi gonfi

Eh, Loreto! Quante volte siamo arrivati con i piedi gonfi, come quelli con cui Caravaggio scandalizzò i benpensanti del momento, sempre pronti a cogliere il capello fuori posto. Anche la casa scalcinata destò imbarazzo e turbamento, se non indignazione. Chissà se fossero al corrente del fatto che il modello per Maria fu una prostituta amante del pittore, ritratta anche nel quadro della Madonna dei palafrenieri. Ce n’è abbastanza per demolire qualsiasi nozione di pellegrinaggio religioso. Ma il risultato potrebbe essere antitetico: proprio perché svaniscono le bancarelle con la merce in vendita, i volti compunti dei fedeli tuttofare, i soliti riti uggiosi e sonnolenti, e resta invece l’esistenza nella sua nuda e accidentata imperfezione; appunto per questo la Madonna dei pellegrini potrebbe convertire, spingere a visitare quello che fu – e ancora oggi è – il santuario nostro, dove approdiamo sempre con i piedi gonfi, reduci dalla marcia impervia della vita.