Altro a cui pensare

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=_IldsVLoXLk&feature=fvw]

da qui

Aldo è morto. Voi direte: e chissenefrega. Era un barbone. Bisognava sudare sette camicie per farlo lavare e non ci si riusciva quasi mai. Beveva, gridava, litigava. Oltretutto, se n’è andato nella settimana santa, che per noi preti è un massacro senza pari. Ci mancava lui, in questo caos. Puzzava, Aldo; ultimamente, era coperto di pidocchi e pulci, per cui alcuni avevano timore di accostarlo. All’obitorio ho pregato imponendogli la mano: lo Spirito Santo non teme malattie dermatologiche. Continua a leggere→

3 febbraio 2020, Convegno Simon Weil, Barchessa di Mirano -Appunti –

di Annalisa Busato

Un leone rosso nella neve guarda

tre altissimi pioppi al centro

del prato, oggi bianco e splendente,

nel Giardino Romantico di Mirano.

Dicono che tu, Simon, scrivevi messaggi

affettuosi alle tue studenti “Piccola cara…”

educandole all’attenzione, a cogliere

il punto, il centro di ogni giardino.

Tu, Simon, musa vaticinante, pasionaria

difficile e distante, superba,

sapevi insegnare, ispirare, spronare

senza perdere la tenerezza. Continua a leggere→

vecchie strade

via orologio vecchio era molto lunga.

chi abitava all’inizio vedeva il tramonto

molto prima di quelli che lo vedevano alla fine.

la merda degli asini si raccoglieva

nella curva dove i ragazzi giocavano a pallone.

facevamo sul serio allora,

ci riempivano anche le vene di sudore. Continua a leggere→

La ricerca del Graal (XVIII)

di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII)


*** *** *** Continua a leggere→

La Gettoniera di Giulio Mozzi

C’è solo un modo per far conoscere l’opera di uno scrittore. Farla conoscere.
Giulio Mozzi è uno che ha fatto questo. Parallelo al suo lavoro di scrittore, come pochi altri in Italia, credo io, Mozzi ha lavorato perché le cose scritte da altri scrittori, diventassero dei libri, delle narrazioni lette da altri.
Per far questo, per non venire massacrato dall’esposizione, e per altri motivi necessari al ruolo che si è scelto, si è costruito una specie di guscio, talvolta anche una “legittima difesa”.
Ma le antenne hanno continuato a muoversi e a guardarsi attorno. La Gettoniera, il progetto che potete leggere qui, assomiglia a una resa. Non riesco più, signori, a leggere tutto, sembra dire. Ciò che ricevo è troppo. Creo la Gettoniera. Conoscendo Mozzi – ma mica poi tanto – è un ragionamento sbagliato.
La Gettoniera è un altro “spazio” creato da Mozzi, un qualcosa di nuovo individuato dalla sua antenna, uno spazio libero, anche stavolta, di speranza e costruzione, per chi scrive e legge.

Link: http://vibrisse.wordpress.com/2010/04/02/la-gettoniera-di-vibrisse

Processo a Kafka

di Marisa Cecchetti

Fare un processo a Kafka oggi e scriverci un romanzo – tre sono le autrici- è un’impresa quantomai originale, quasi surreale,  se il capo d’accusa è la follia e la pericolosità sociale di Kafka. E soprattutto  se si vuol processare un morto, quando ci sarebbe tanto da fare nei confronti dei vivi, oggi. In realtà questo processo  è uno strumento, tra le altre cose,  per parlare della mala gestione del potere, del mancato funzionamento della legge, dell’impotenza dell’uomo di fronte ad un sistema che schiaccia. Continua a leggere→

Editoria: stop a tariffe postali agevolate.

EDITORIA: AIE PROTESTA PER STOP A TARIFFE POSTALI AGEVOLATE

“Siamo profondamente indignati per un provvedimento improvviso, non annunciato e che per la sua applicazione immediata sconvolge tutte le pianificazioni commerciali del mondo dell’editoria libraria’. E’ dura la reazione del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo dopo la lettura in Gazzetta Ufficiale del decreto, pubblicato ieri sera, che abolisce da un giorno all’altro le tariffe agevolate postali per tutta l’editoria libraria, quotidiana e periodica. ‘Al di la’ del merito e delle ragioni dell’iniziativa – ha proseguito Polillo – siamo allibiti del fatto che in nessuna occasione ne’ Poste, ne’ gli organi istituzionali competenti ci abbiano dato la minima indicazione di una decisione imminente e sconvolgente per il nostro settore. Continua a leggere→

Stupore nel traffico – Daniele Mencarelli

“Stupore nel traffico”

Quando appare un buon libro di poesia di una persona giovane ci si vorrebbe inginocchiare per strada, baciare il selciato dove passano tutti e dire: qualcosa di grande, di umanissimo abita ancora questa terra dura, questa gente che siamo, vile e piena di ingombri idioti. C’è aria per la nostra fame di respiro.

Questo libro piccolo per dimensioni edito dalla semplice e raffinata Nottetempo lo ha scritto, anzi composto anche procedendo da vari precedenti lavori, un poeta che stimo fin dal suo apparire manoscritto in una mia notte di quindici anni fa. È Daniele Mencarelli. Il libro Bambino Gesù è così titolato perché la più cospicua sezione di testi viene da un libro scritto quando il poeta era operaio all’ospedale romano per bambini che porta quel nome. Continua a leggere→

Sentinella

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da qui

Vi saluto tutti qui. Non pensavo che il tempo potesse essere ingoiato dal tempo, senza lasciarti un osso. Spolpato vivo, trovo la casella della posta piena, ma non ho la forza di rispondere. Di risposte ne ho date tante, al dolore del mondo. Ci vorrebbe qualcuno che ascoltasse me, ma è tardi, sono tutti a letto. Quanto manca alla fine della Pasqua? Non lo so. Ma tu, ostinato, resisti.
Sentinella, quanto resta della notte?

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.34: Non ci resta che ridere… Giancarlo Tramutoli, “L’ ultimo tram”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

Non ci resta che ridere… Giancarlo Tramutoli, L’ ultimo tram, San Cesario di Lecce (LE), Piero Manni Editore, 2009

«In questa nuova raccolta affiorano due tipi di suggestioni. Tutte e due giocose e leggere. Quella italiana dei Vito Riviello, Toti Scialoja, Gianni Rodari, Totò. E quella americana dei Carl Sandburg, Frank O’Hara, E. E. Cummings. Più un’estetica visionaria e comica che è quella delle strisce dei Peanuts o di certi cartoni animati della Warner Bros che son stati assai importanti nella mia formazione poetica. Invece, a liberarmi dal “poetese”, fu la lettura a diciottenni di Spoon River di Edgar Lee Masters, con quella sua lingua piana, asciutta, priva d’enfasi. A vent’anni, leggendo e rileggendo Howl di Allen Ginsberg, imparai quante possibilità pirotecniche ci sono nelle parole. L’importanza di scrivere di slancio con onestà e senza autocensure. E quanto conta il ritmo, la musica, l’intuizione. E nei beat americani, ammirai la capacità di trovare illuminazioni e pathos anche nelle piccole cose vissute tutti i giorni. E nelle poesie ruvide dell’anarchico reazionario Bukowski, apprezzai l’antilirismo come poetica. L’uso del sarcasmo come ombrello per ripararsi dal sentimentalismo sempre in agguato» (p. 79).

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Rede vom Gedicht ( Christoph Meckel, Germania 1935)

Rede vom Gedicht

Das Gedicht ist nicht der Ort, wo die Schönheit gepflegt wird.

Hier ist die Rede vom Salz, das brennt in den Wunden.
Hier ist die Rede vom Tod, von vergifteten Sprachen.
Von Vaterländern, die eisernen Schuhen gleichen.
Das Gedicht ist nicht der Ort, wo die Wahrheit verziert wird.

Hier ist die Rede vom Blut, das fliesst aus den Wunden.
Vom Elend, vom Elend, vom Elend des Traums.
Von Verwüstung und Auswurf, von klapprigen Utopien.
Das Gedicht ist nicht der Ort, wo der Schmerz verheilt wird. Continua a leggere→

L’arte della guerra del Profeta

di Mauro Baldrati

Se qualcuno nei film cerca risposte etiche, per esempio un riscatto dal male, o l’etica della fuga da un carcere infernale, o l’etica del crimine, come i “criminali onesti” rappresentati da Nicolai Lilin nel romanzo Educazione siberiana, è meglio che eviti Il Profeta, di Jacques Audiard, perché non le troverà. E’ come leggere il Sun Tzu, o l’Arte della Guerra, pensando che è un testo sbagliato perché insegna la strategia militare, mentre è la guerra ad essere sbagliata. E Il Profeta sembra girato, e soprattutto scritto, col Sun Tzu come testo-guida, in particolare questa strofa, che ne costituisce una sorta di manifesto:

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Gli occhi di Caino

di Franz Krauspenhaar

Vittorio è un manager milanese spesso in Spagna per lavoro. Ma non solo per questo. La sua passione per la grande nazione iberica si mischia agli affari, così che Salamanca, la città castigliana famosa soprattutto per l’università, diventa la sua seconda patria, o forse addirittura il suo luogo d’approdo dell’anima. Nella Spagna e nella tauromachia Vittorio trova quello che l’insipida monotonia di Milano non potrà mai offrirgli. Il cinismo da commendatori, la sveltezza dell’incedere affaccendato dei milanesi, lui lo sa bene, non portano da nessuna parte. Certo, Vittorio è lì, nella città natale, che prende il lavoro; ma poi, per fortuna, si tratta di svolgerlo altrove. E la Spagna si è formata in lui come il luogo della realizzazione. Un mondo pieno di passioni che coinvolgono a tal punto i nativi che anche uno straniero si puo’ fare prendere facilmente da questo morbo vitale, tra il simbolico e il surreale. Continua a leggere→

LETTERA DI PROTESTA

Ho ricevuto questa lettera di protesta che mi ha parecchio colpito e ho pensato di renderla pubblica. A (piccola) espiazione della mia colpa.

Gentile Autrice, chi ti scrive, con qualche difficoltà a causa di arti non predisposti a tale faccenda, è un rappresentantedella specie equina che tu non hai mai preso in considerazione nei tuoi racconti.                  

Il mio nome è Romeo, e sono un mulo.    

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SI!

Volete voi ancora una forza politica capeggiata da chi, a dispregio del principio di uguaglianza, ha modificato codici e introdotto leggi per evitare processi e giudizi a lui sfavorevoli?

Volete voi ancora credere al partito dell”amore” rappresentato da chi ha guadagnato nel 2009 quasi dieci milioni di euro in più rispetto all’anno precedente, mentre l’emorragia di posti di lavoro procede inarrestabile insieme alla miseria crescente?

Volete voi ancora credere a una coalizione politica presieduta da chi ritiene che un grande problema del paese siano i “comunisti e i magistrati politicizzati” che complottano contro il premier impedendogli di governare? Continua a leggere→

Pablo Armando FERNANDEZ – Poesie

Città

Città, chi cancellerà
i miei passi, i miei stupori?
Ricorderanno il giorno
che pranzai in un albergo,
entrai in un teatro,
o errabondo
seguii della notte
i passi frettolosi?
Sapranno che vagai, stretto
il cuore per non lasciarlo,
fra la folla,
rotolare, gridando: “vi amo”,
per ponti e vicoli solitari?
Penseranno che vi incontro,
vi saluto e accompagno nell’ultimo viaggio?
Solo per me la veglia?
Città, nessuno sa
che siete grandi sepolcri.

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Tombeau de mon ami B.

di Linnio Accorroni

La morte questo c’ha di buono: che l’amico morto prematuramente (ma quale è la morte che arriva alla scadenza giusta, quella per cui si possa dire: era ora che lui si congedasse dal mondo?) per noi rimarrà sempre somigliante a come ce lo ricordavamo. Così almeno non si invecchierà ed il suo corpo non subirà lo stillicidio degli oltraggi e dei patimenti che caratterizzano quel massacro che si chiama vecchiaia. È come se i morti ringiovanissero,

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