Editoria indipendente

di Alessandro Ansuini

Docufilm in due puntate sulle editrici clandestine Smith & Laforgue, IFigliBelli e Libera Stamperia Wang, girato fra il 2007 e il 2009 fra Roma e Bologna da Harold & Pinter. Produzione CaucasoMedia (www.caucaso.info)

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Il cielo coperto dal tendone

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da qui

E’ una sensazione insuperabile: voli da un estremo all’altro senza nessuna protezione, con gli occhi chiusi, perché conosci esattamente il punto in cui ti trovi. Avverti il silenzio sospeso, gli sguardi fissi su di te, lo spasmo dell’attesa, il desiderio di spingere le mani con la mente, le tue mani che cercano l’altro, in una stretta che significa la vita. Non ricordo perché e in che modo ho cominciato: forse per semplice abitudine, avendo visto i fratelli, i genitori; ma c’è un altro motivo, che preme dentro, e suggerisce che restare con i piedi per terra non è per te, sei fatta per il cielo coperto dal tendone, per un sogno che rischia ogni momento di trasformarsi in dramma. Continua a leggere→

“Deragliate”: un invito alla scrittura per aprire lo sguardo

Una sera Isabella (Moroni) propone a Monica (Mazzitelli) di scrivere un racconto a quattro mani per un concorso, a tema libero. Monica accetta, le propone un tema che le sta a cuore, che ha visto un po’ troppo spesso per strada, ultimamente: donne homeless, deragliate, sole, forse pazze, reiette dal mondo. Isabella sorride: è un tema su cui ha fatto già molto lavoro, è perfetto per lei! Il concorso salta, ma non la voglia di scrivere questa cosa: ognuna butta giù un racconto che esce qui su “La poesia e lo spirito”, di cui sono entrambe redattrici. Il titolo è “Deragliate”, e viene pubblicato con l’invito a contribuire, ognuno con la sua sensibilità e la sua esperienza. Due note appaiono in risposta al primo, una di Laura Costantini e l’altro di Alexandra Zambà, e altri commenti partecipati arrivano in coda al secondoallupa 52.
Qualcuno parla di buonismo, di sensibilità da due soldi, per sentirsi più giusti e più buoni. Non è sempre sbagliato fare queste affermazioni, spesso si fa finta di partecipare, ma non c’è il cuore. In questo caso però c’è un tentativo diverso, non solo speculativo, e per questo si aggiunge anche Gaja (Cenciarelli)  al discorso: diffondere, aprire, allargare il pensiero a queste donne deragliate. Non perché gli uomini non meritino la nostra attenzione, ma perché quella solitudine femminile è più debole, più vulnerabile, più scabrosa, e non fa che aumentare. Le donne sui marciapiedi sono sempre di più e la loro età diminuisce: questo ci DEVE preoccupare.
Quello che facciamo invitando chi vuole a partecipare con un proprio contributo di sensibilità e/o esperienza è portare l’accento su questo fenomeno, augurandoci che parlarne ci faccia portare lì l’attenzione, serva ad abbattere qualche muro di ostilità, farci vedere la cosa con occhi diversi.
Raccontateci le vostre storie, e il primo ottobre le pubblicheremo tutte in un unico post qui su La poesia e lo spirito e sui nostri blog, perché ora è estate, ma poi arriverà il freddo, soprattutto per loro.

Mandate i vostri contributi al contact form che trovate su www.monicamazzitelli.net grazie!

ROSAE RUGOSE

rosae rugosa

INTRODUZIONE

Nella selva umanata o nell’umanità inselvatichita è raro trovare un’immagine di bellezza, ordine e consolazione. Un dono dal cielo, un quaggiù di lassù. Come una rosa. Non una rosa qualsiasi, una rosa rugosa: una rosa, cioè, che ha dovuto sviluppare scorza coriacea e spine; rughe appunto, le rughe accumulate nel tempo per difendersi dall’aridità di un deserto rumoroso, popolato solo da uomini belligeranti. Difendersi, resistere. La Rosa indica la via della resistenza a noi viandanti in questa umanità inselvatichita. Bisogna però riuscire ad ascoltarne il canto segreto, la Musica. È la Musica, infatti, sonora e non sonora, che azzittisce il rumore senza senso e porta la consolazione dell’ordine e del significato, finalmente alla vittoria. Sotto un cielo minaccioso di bombe, è l’unica vera guida immediatamente comprensibile, per trasformare nuovamente l’umanità inselvatichita, in preda solo al Timore e al Tremore, in umanità civilizzata. Perché la bellezza della Rosa, e del suo canto, Musica e Poesia, sono l’unica vera ragione per sopravvivere.

Annamaria Costalonga Continua a leggere→

Le città invisibili

le città invisibili

di Anna Pannega

Un debito con un amico, a Fabrizio da Anna, lettrice.

Era il 2005 quando ho saputo che a Palermo, città di sole e di bellezza, ci sarebbe stata una mostra di Pedro Cano intitolata “Le città invisibili”, ho pensato subito che fosse uno di quei regali inaspettati della Tyche che ti fanno esclamare, ingenuamente: “questo è per me, solo per me! “

La magia degli acquarelli di Cano dedicata alle città di Calvino: summa di leggerezza , aerea, fragrante, che però si fa nebbia densa ed avviluppante ad entrarci dentro.

Leggerezza come categoria estetica, ma anche come obiettivo etico; sottrazione di peso; …ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città … ( ci lascia detto il maestro Calvino nelle sue Lezioni americane, p.7, Oscar Mondadori, 1999). Continua a leggere→

Una cosa

gioventù

Sto traslocando da camera a camera e viene fuori di tutto. Foto a non finire. Mi stupisce vedere l’incoscienza nei miei occhi di allora: un’attesa vaga ma decisa, come se, prima o poi, qualunque desiderio potesse essere esaudito. La gioventù è una follia per certi versi salutare: non ci fosse, nessuno muoverebbe un passo, saremmo pensionati stancamente divisi fra il campo di bocce e la televisione. Continua a leggere→

La sofferenza dei pesci e la devastazione dei mari

I pesci sono animali come tutti gli altri: e, come gli altri, sono sfruttati, allevati in modo intensivo, uccisi senza pieta’.

Parliamo un po’ di pesci. La loro situazione non e’ certo migliore di quella degli altri animali usati senza scrupoli per l’alimentazione umana. Ma se nel caso dei mammiferi si fa strada una certa sensibilita’ e sempre piu’ persone smettono di mangiarli, la sofferenza dei pesci resta ancora per tanti versi nascosta e misconosciuta, tanto che molte persone pensano che i vegetariani “il pesce lo mangino”, come se il pesce non fosse un animale, ma una sorta di “pianta”.

La sofferenza dei pesci nella pesca industriale Continua a leggere→

A mio modesto avviso – Appunti di poetica, IL VERRI, 2009

il verri

di Lello Voce

Cchiu’ luntana mi staje
Cchiu’ vicino te sento

(Libero Bovio, Passione)

La poesia è un arte che abita il tempo. E che ne è abitata. Quale che sia la sua storia, più o meno dal Quindicesimo secolo in avanti, i millenni precedenti l’hanno formata come arte dell’oralità e l’oralità abita il tempo (e fa risuonare lo spazio).
La poesia è, innanzi tutto, la sua durata, il suo realizzarsi, eseguirsi, performarsi nel tempo, attraverso le vibrazioni della voce del poeta, o di chi, in vece sua, la ‘recita’: troviere, trovatore, o giullare che sia.
Essa percorre il tempo, scorre dentro di esso; l’esistenza di figure come la dialefe, o la sinalefe, la dieresi e la sineresi, (essendo evidente che l’accorciamento, o l’allungamento a cui queste figure presiedono, non è certo di natura grafica, o segnica, ma piuttosto riguarda l’articolazione concreta dei segni, la loro esecuzione nel tempo, il loro ‘decorso’) è la prova inoppugnabile di quanto una poesia sia qualcosa che ha una durata nel tempo, un’esecuzione, un’azione agita con il corpo e con la mente, una disciplina della lingua e delle corde vocali, dei polmoni e del cuore, nel suo realizzarsi in un dato momento, con una certa velocità, con una durata, formalmente decisiva, che divide il suo nascere dallo spegnersi della voce che la esegue. Continua a leggere→

Angelo D’Arrigo: “In volo senza confini”

Articolo di Alberto Pezzini

Durante una conferenza agli allievi dell’Istituto aeronautico, il giorno prima di incontrare la sua morte, Angelo D’Arrigo diceva:” Il volo è poesia. Dall’alto il mondo è diverso”. Il 26 marzo del 2006, il giorno dopo, scompariva in cielo. In un cielo siciliano, a bordo di un piccolo velivolo da turismo. Lascia la moglie ed i figli. Laura Mancuso scrive così il libro che non avrebbe mai e poi mai voluto scrivere, In volo senza confini – Corbaccio 2009 – pagg. 179, euro 16,60. Continua a leggere→

Ombrelli

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da qui

Gli ombrelli non servono più: erano enormi, dovevano coprire non solo due persone, ma anche una sedia a rotelle, le gambe e i piedi che tendevano sempre a uscire dal perimetro protetto. Erano anche ridicoli, per i colori sgargianti: verde, rosso, giallo, arancione. Così ce li avevano donati. Anzi, così ce li aveva dati lui, l’ineffabile Agatino, l’uomo oscuro, escluso da ogni contesto sociale, da ogni mondo civile. Lui che conosceva un colore solo, il nero. Continua a leggere→

L’autobiografo

Georges Lapassade, L’autobiografo, ed. Besa, collana Astrolabio.

di Angelo Petrelli

Alla base di una cultura forte nel Salento deve esserci un’editoria in grado di sfornare e pubblicare libri di spessore, attenta al locale come al resto del panorama nazionale e internazionale. Questo è il caso de “L’autobiografo” di Georges Lapassade, edito da Besa nella collana “Astrolabio”. In un’opera di autoanalisi, il filosofo francese (1924-2008) indaga nei meandri della propria coscienza alla scoperta delle ragioni di un’esistenza perlomeno singolare. Il problema posto è vivo in ciò che attiene la fenomenologia scritturale del raccontare e che, attraverso i frammenti di una vita, tenta di districare il gomitolo del senso. Dopo “Gente dell’ombra. Trance e possessioni”, uscito sempre per editrice neretina nel novembre del 2007, la pubblicazione de “L’autobiografo” è un ulteriore tentativo di sondare e comprendere l’esperienza dell’intellettuale transalpino. Continua a leggere→

Il poeta

libri

di Felice Muolo

Stringeva la canna da pesca in pugno e fissava i raggi del sole danzare sulla superficie del mare. L’acqua era limpida e poteva scorgere piccoli pesci muoversi pigramente attorno all’amo sommerso. Qualcuno di tanto in tanto abboccava e lo tirava su ma non gli importava di prenderli. Anzi, spesso si dispiaceva per la loro sorte e li riconsegnava al mare. Da ore sedeva solitario al margine della scogliera, disinteressandosi totalmente del tempo che passava. Probabilmente, com’era già successo, all’ora di pranzo, sua madre avrebbe mandato suo fratello a cercarlo, per riportarlo a casa. Nessuno avrebbe mai immaginato che tutto il suo interesse consisteva nella speranza di poter vedere emergere dalle acque una sirena e diventarne l’amante. Continua a leggere→

Non avete il profilo giusto

di Antonio Sparzani
ecco come il noto foglio trotzkista, al servizio della sinistra estrema internazionale, Le Monde, sintetizza la nostra sana politica nei confronti dei migranti.
"Regard de Plantu", da Le Monde del 2/3 agosto 2009, prima pagina.

da Le Monde del 2/3 agosto 2009, prima pagina.
(Plantu è il bravo vignettista del sopra menzionato foglio.)

Madri

fujenti

di Viola Amarelli

Corre, senza respiro, è in ritardo. La maglia bianca si è appiccicata sulla panza e gratta tutta, ma la salita è ancora lunga. Sente la banda, mannaggia, sì, è proprio tardi. Nella svolta del vico quasi sbatte contro la paranza, la sua. Hanno iniziato. Suo zio regge il labaro nuovo, d’argento e oro. Con la faccia di Rafiluccio stampata sotto quella della Madonna. Il labaro l’ha regalato la mamma di Rafele, che è schiattato per una dose di merda. La mamma spacciava, e spaccia, e piange Rafiluccio. Ma questo a Chiattulillo poco importa. Lo zio lo guarda storto, anche se si è sistemata la maglia e s’è messo in fila, rigoroso. Che bella paranza. Una delle più grosse. Solo loro, e’ criature, saranno una trentina. Puliti tutti in bianco, passati c’a varecchina. “Chiattulli’, ti si fatta a pizza fritta, eh?” il biondino ha nove anni, uno meno di lui, ma è figlio di un cugino e se lo può permettere di parlare. “No, mi so’ fatto a’ soreta”. Continua a leggere→

In questo castello di carte

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da qui

Non voglio essere fatto santo. Non perché conosca i miei peccati, ma perché tocco con mano gli alti e bassi delle folle, l’alternarsi dei giudizi, il proliferare dei pettegolezzi. Se anche fossi santo, vorrei che nessuno lo sapesse; vorrei lasciare nel dubbio la massa sempre pronta a trovare la malizia, l’intenzione riposta, il fine occulto. Vorrei che fossero tentati di pregarmi, ma sospettando di ottenere il contrario. Vorrei essere, in vita, un santo poco di buono, confondere le forme borghesi della falsa religione, mettere in imbarazzo le maschere tirate degli ipocriti. Vorrei essere uno di quei santi che fanno tossire le signore perbene e storcere il naso agli uomini azzimati col fazzoletto nel taschino. Se anche fossi un santo, non vorrei essere lodato ma piuttosto maledetto, per la generosità imprudente, la manica larga verso gli zingari di merda, l’abbraccio all’alcolista puzzolente, vorrei che la mia insopportabile bontà mi facesse condannare dal buonsenso regnante in questo castello di carte che è la vita.

Lalli. Brigata partigiana Alphaville

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Testo della canzone: Brigata partigiana Alphaville di Lalli. 1999 Il Manifesto cd

 

Brigata partigiana Alphaville.

 

Scesi dall’auto a toccare il mondo,

come venuti dalle stelle,

ci guardavamo attorno senza fretta.

 

I colletti alzati delle giacche erano rondini senza vento,

nella testa solo un richiamo,

rumore sordo di mare, un uragano.

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Alessandro Zaccuri su “Rumeni” di Anna L.B.

Inquietante bellezza: la Milano rumena di Lamberti-Bocconi
di Alessando Zaccuri (“Avvenire”, 25 luglio 2009)

«Romanzo di storie », promette il sottotitolo, e probabilmente non c’è miglior definizione possibile per una narrazione che porta inscritto dentro di sé il punto di vista della poesia. Fin dall’inizio degli anni Novanta Anna Lamberti-Bocconi si è imposta come una delle voci più libere e interessanti della nostra letteratura in versi, elaborando una bibliografia personalissima, di cui la raccolta poetica (si pensi all’esordio nel 1994 con Sale rosso) è soltanto un elemento, sia pure il più caratteristico e determinante. Continua a leggere→

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 122

La signora davanti a me alla cassa del supermercato chiede di pagare col bancomat perché non ha contanti.
“Non è possibile”, risponde il cassiere,
“la linea è interrotta da stamattina.”
“Se ti fidi domani ti porto i soldi, altrimenti ti devo lasciare la spesa.”
“Non si può, signora, mi spiace.”
E quella se ne va abbandonando quattro articoli in croce.
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Per ora

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da qui

Caro Mario,
non andremo più a Firenze né a Verona né in alcun altro posto. Non faremo, non vedremo più niente. Quanto c’era da fare, l’ho fatto; quanto c’era da vedere, l’ho visto. Mi hanno detto che vivere è restituire l’amore ricevuto. Ne ho avuto abbastanza, per l’eternità. Non ho bisogno di viaggiare: l’arena di Verona, Palazzo Vecchio, sono dentro me, come un chiodo conficcato nel polso. Nel polso di un curato di campagna, crocifisso ai ricordi. Continua a leggere→